Mappa dell'Eneide
Eneide Libro I
Eneide Libro II
Tu mi comandi, o regina, di rinnovare un inenarrabile dolore. (II, 3)
Infandum, regina, iubes renovare dolorem.
Non credete al
cavallo, o Troiani. Io temo comunque i
Greci, anche se recano
doni. (II, 48-49)
Equo ne credite, Teucri.
Timeo Danaos et dona ferentes.
Da uno capisci come son tutti. (II, 64-65)
Ab uno disce omnis.
La sola
speranza per i
vinti è non sperare in alcuna
salvezza. (II, 354)
Una salus victis nullam sperare salutem.
Arma imbelle senza forza. (II, 544)
Telumque imbelle sine ictu.
Conosco i segni dell'antica fiamma
[3]. (IV, 23)
Adgnosco veteris vestigia flammae.
La
fama, andando, diventa più
grande, e acquista vigore nell'andare. (IV, 174-175)
Fama crescit eundo | Viresque acquirit eundo.
Resta immutato nel suo pensiero, e lascia scorrere inutilmente le lacrime. (IV, 449)
Mens immota manet, lachrimae volvuntur inanes.
La
donna è sempre cosa varia e mutevole. (IV, 569-570)
Varium et mutabile semper | Femina.
Sorga dalle nostre ossa un qualche vendicatore! (IV, 625)
Exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor!
Eneide Libro VI - L'inferno di Enea
Perdonare quelli che si sottomettono e sconfiggere i
superbi. (VI, 853)
Parcere subiectis et debellare superbos.
La
paura aggiunse ali ai piedi. (VIII, 224)
Pedibus timor addidit alas.
La
fortuna aiuta gli
audaci. (X, 284)
Audentes fortuna iuvat.
Ciascuno ha fissato il suo giorno. (X, 467)
Stat sua cuique dies.
Ma fugge intanto, fugge irrecuperabile il tempo. (III, 284)
Sed fugit interea, fugit inreparabile tempus.
Il
lavoro è tenue, ma darà non tenue gloria. (IV, 6)
In tenui labor, at tenuis non gloria.
Finché il re è sano e salvo, tutte (le api) la pensano in egual maniera, ma, perduto il re, il patto è infranto. (IV, 212)
Rege incolumi mens omnibus una est; amisso rupere fidem.
VIRGILIO - ENEIDE
(Traduzione di Guido Vitali)
LIBRO I
[Io che già modulai le mie canzoni
su pastorale gracile zampogna,
indi, uscito dai boschi, astrinsi i campi
ad obbedire al cùpido colono
(opera che agli agricoli fu grata),
or io canto le orrende armi di Marte,]
1. [IL PROEMIO]
2. l'armi io canto e il prisco eroe che venne
3. dal suol di Troia, per voler dei Fati,
4. pròfugo alle lavinie itale sponde:
5. lungamente sbalzato in terra e in mare
6. dalla forza del Ciel per la tenace
7. ira dell'implacabile Giunone,
8. ed anche a lungo travagliato in guerra,
9. fin che nel Lazio una città costrusse
10. e vi raccolse i patrii Penati,
11. donde la stirpe dei Latini e gli avi
12. d'Alba e le mura dell'eccelsa Roma.
13. Musa, tu le cagioni or mi ricorda:
14. per quale offesa al voler suo, per quale
15. corruccio la regina degli Dei
16. spinse un sì pio guerriero ad affrontare
17. tante vicende, a patir tanti affanni.
18. Han còllere sì grandi i cuor dei Numi?
19. [L'IRA DI GIUNONE]
20. Cartagine, colonia di Fenici,
21. fu vetusta città ricca e guerriera
22. che alle foci del Tevere e all'Italia,
23. pur da lungi, era vòlta; essa a Giunone
24. più d'ogni terra e più di Samo stessa
25. era diletta; quivi l'armi e il carro
26. ella teneva; quivi ella in quel tempo,
27. se pur l'avesse consentito il Fato,
28. già nutriva il proposito e la brama
29. di stabilir la signorìa del mondo.
30. Ma seppe invece che sarebbe scesa
31. dal sangue dei Dardànidi una stirpe
32. che abbatterebbe un dì le tirie mura;
33. che da quel seme un popolo uscirebbe
34. di vasta signorìa, superbo in guerra,
35. a sterminar le libiche contrade.
36. Tali eventi filavano le Parche.
37. Questo temeva la Saturnia dea,
38. mèmore ancora della guerra antica
39. ch'ella per Argo aveva mossa ad Ilio ;
40. né ancor dalla sua mente eran cadute
41. le cagioni dell'ira e il duolo acerbo ;
42. anzi fitti sentìa nel cuor profondo
43. il giudizio di Pàride, il dispregio
44. ingiurioso della sua bellezza
45. e il ratto ed il favor di Ganimede.
46. Ond'ella, furibonda, in tutti i mari
47. sbalzava e lungi sempre più dal Lazio
48. respingeva i superstiti Troiani
49. scampati ai Greci ed al feroce Achille,
50. sì che questi vagavano da lunghi
51. anni raminghi per il vasto mare
52. preda dei Fati. Fu ben dura impresa
53. dar fondamento alla romana gente !
54. Eran da poco usciti fuori al largo
55. della Sicilia e velcggiando lieti
56. fendean col bronzo le marine spume,
57. quando Giunone, che nel cuor profondo
58. alimentava la fcrita eterna,
59. pensò: <<Ch'io ceda? Ch'io mi dia per vinta?
60. E ch'io non valga a disviar dal Lazio
61. il re dei Teucri? È vero, òstano i Fati.
62. Ma non potÉ Minerva arder le navi
63. greche e nel mar sommcrgere gli Achei
64. pel furore colpevole del solo
65. Aiace d'Oilèo? Giù dalle nubi
66. vibrò rapidi fulmini, e coi vènti
67. l'acqua sconvolse e sterminò le navi;
68. fiamme gli uscìan dal fulminato petto,
69. ed in un turbine ella lo travolse
70. e l'inchiodò sopra uno scoglio acuto.
71. Ed io, che incedo fra gli Dei regina
72. e son moglie di Giove e sua sorella,
73. da tanti anni guerreggio un popol solo.
74. Chi più sarà che or vèneri Giunone
75. e sacrifichi e preghi ai nostri altari?»
76. [L'ANTRO DEI VENTI]
77. Così fremea nell'animo infiammato,
78. e su l'Eolia, patria di procelle
79. e pregna di furenti austri, discese.
80. Eolo quivi in una gran caverna
81. regge ed infrena e incàrcera i cozzanti
82. turbini e le tempeste fragorose;
83. fremon essi nel chiuso impazienti
84. sì che ne tuona e ne rimugghia il monte ;
85. ma Eolo sul vertice roccioSo
86. alto si asside con lo scettro in pugno
87. e gl'impeti rallenta e frena l'ire.
88. Ch'ei non lo faccia, e quei travolgeranno
89. l'oceano, le terre, il ciel profondo
90. disperdendoli nell'immensità.
91. Ma, ciò temendo, il Padre onnipotente
92. li chiuse in antri bui, vi sovrappose
93. vasta mole di monti, e un re lor diede
94. che al cenno suo, con ordine sicuro,
95. trarre sapesse ed allentar le briglie.
96. A lui Giunone supplice si volse:
97. <<Èolo, poi che il padre dei Celesti
98. e il signore del mondo a te commise
99. di alzar l'onde coi vènti e di placarle,
100. or nel Tirreno naviga una gente
101. nemica a me, che trasferir vorrebbe
102. Iho nel Lazio e i suoi sconfitti Numi.
103. Su, disfrena i tuoi turbini, sommergi
104. e inabissa le navi. O tutti spèrdili
105. e le lor membra sémina pel mare.
106. Ho quattordici ninfe tutte belle
107. e tra lor la più bella è Deiopèa;
108. a te l'assegno, a te con saldo nodo
109. io la congiungo; per codesta grazia,
110. teco trascorrerà tutta la vita
111. e padre ti farà di bella prole.>>
112. <<A te, regina,>> disse il Dio, <<conviene
113. il giudlzio di ciò che tu domandi;
114. a me si addice adempiere il tuo cenno.
115. Da te, qual esso sia, viene il mio regno
116. e vien lo scettro ed il favor di Giove;
117. per te mi assido alle celesti mense,
118. per te domino i vènti e le tempeste.>>
119. [LA TEMPESTA]
120. Così rispose e capovolta l'asta
121. colpi nel fianco il cavernoso monte;
122. i vènti, per lo sbocco disserrato,
123. si avventarono in groppo impetuoso
124. zo e turbinando corsero la terra.
125. E rapidi piombarono sul mare,
126. e il Noto e il procelloso Àfrico e l'Èuro
127. lo sconvolsero fin dal pi· profondo,
128. lo cacciarono ai lidi in onde immani.
129. Urlo d'uomini, stridere di gòmene
130. lacerò l'aria; un improvviso nembo
131. tolse agli occhi dei Teucri il cielo e il giorno
132. ed un notturno orror gravò sul mare.
133. Tutto il cielo tonò, l'aria si accese
134. di baleni incalzanti, e tutto intorno
135. era minaccia d'imminente morte.
136. Al padre Enea si sciolsero le membra
137. in un gelido brivido; gemette
138. e gridò, tese al cielo ambe le palme:
139. <<O mille o mille volte fortunati
140. quelli ch'ebbero in sorte di morire
141. dinnanzi ai padri e all'alte mura d'llio !
142. tra i Greci fortissimo Tidide,
143. perchÉ non caddi negl' ilìaci campi
144. e per tua mano non gittai la vita
145. ov'Ettore guerrier per man d'Achille
146. giacque, ove giacque il grande Sarpedonte,
147. e dove il Simoènta ha tranghiottito
148. ed ancora travolge in sua rapina
149. tanti elmi e scudi e tante eroiche spoglie?>>
150. Diceva; e in furia stridula Aquilone
151. urto da prua le vele e alzo le ondate
152. fino alle stelle. S'infransero i remi
153. la prua giro, volgendo il flanco all onde,
154. e un monte d'acqua in tutta la sua mole
155. rmnoso su lor precipito.
156. Pendeano questi al vertice di un'onda,
157. di sotto a quelli il mar s'inabissava
158. mettendo in secco, di tra i gorghi, il fondo,
159. e fin sul fondo infuriava il mare.
160. Tre navi il Noto a turbine travolse
161. su li scogli latenti (Are han chiamato
162. gl' Itali queste rupi in alto mare
163. che son come un gran dorso a fior dell'onde);
164. e tre dall'alto mar l'Euro sospinse
165. (miserabile vista!) in secche e sirti,
166. le incagliò per i banchi e tutte intorno
167. le recinse di un argine d'arena.
168. Un immenso maroso, alto scrosciando,
169. urto da poppa innanzi a lui la nave
170. che portava coi Lici il hdo Oronte;
171. fu sbalzato dal colpo il timoniere
172. e cadde giù riverso a capo fitto;
173. tre volte il flutto roteò la nave
174. e con rapido gorgo l'inghiottì.
175. Sparsi appariano naufraghi nuotanti
176. pel vasto mare, ed armi di guerrieri,
177. e tavole e gl'ilìaci tesori.
178. Già la tempesta avea sfasciato il saldo
179. legno d'Ilonèo, quello di Acate
180. e quel di Abante e quel del vecchio Alète;
181. aveano le compàgini dei fianchi
182. tutte sconnesse e per le vaste falle
183. accogliean la marina onda nemica.
184. [L'INTERVENTO DEL DIO NETTUNO]
185. Udì Nettuno il gran fragor del mare,
186. udì l'imperversar della tempesta
187. che sconvolgeva i pi· riposti fondi,
188. e in cuor turbato sporse a fior dell'acque
189. placido il volto e si guardo d'intorno.
190. Vide sparsa pel mar l'iliaca flotta,
191. vide i Troiani battuti dall'onde
192. e dall'immenso rovinio del cielo;
193. e ben egli, il fratello, allor conobbe
194. l'ire e l'insidie della Dea Giunone.
195. E chiamo l'Èuro e il Zèfiro, e lor disse:
196. <<Tanto il vostro lignaggio ora vi gonfia,
197. che sconvolgere osate e terra e ciclo
198. e sì gran moli alzar senza mio cenno?
199. Io vi... Ma prima converrÈ placare
200. gli agitati marosi. Un'altra volta
201. con altra pena voi mi sconterete
202. le vostre colpe. Via di qui! Sgombrate!
203. E dite al vostro re che non a lui
204. ma che il regno del mare a me fu dato
205. e fu dato il temibile tridente.
206. A lui le rupi che vi son dimora,
207. Èuro; in quella sede Èolo regni
208. e regga il chiuso carcere dei vènti.>>
209. Così disse, né aveva ancor finito
210. ch'eran placati i tùmidi marosi,
211. sperse le nubi, ricondotto il sole.
212. Tritone e Cimotòe con grande sforzo
213. svelsero i legni dagli acuti scogli;
214. egli stesso li alzo col suo tridente
215. ed aperse le sirti, e la distesa
216. abbonaccio del pèlago, scorrendo
217. con le ruote leggiere a fior dell'onde.
218. Come talvolta il popolo adunato
219. imperversa a tumulto, e la plebaglia
220. torbida infuria, e volan sassi e faci,
221. ed il furore somministra l'armi;
222. ma, se veggono un uomo venerando
223. per valore e pietà, tacciono tutti
224. e ad ascoltarlo immobili ristanno,
225. ed egli affrena gli animi iracondi
226. e coi suoi detti intenerisce i cuori;
227. cadde così tutto il fragor del mare
228. non appena il gran Dio, guardando l'acque,
229. in corsa sotto il ciel rasserenato
230. piegò i cavalli e al rapido suo cocchio
231. oltrevolando abbandonò le briglie.
232. [L'APPRODO IN LIBIA]
233. Si affrettarono allora i Teucri affranti
234. verso il lido più prossimo, e dal vento
235. furono volti su le libie sponde.
236. Ivi s'apre una lunga insenatura;
237. un'isola, opponendole il suo fianco,
238. ne forma un porto, e là essa urta e si frange
239. ed in lontani circoli si allenta
240. ogni ondata che vien dall'alto mare
241. Da una parte e dall'altra immense rupi
242. e due gèmini scogli minacciosi
243. s ergono al cielo, e sotto i lor pinnàcoli
244. Il mar si allarga tacito e tranquillo;
245. sopra, dall'alto, pende uno scenario
246. corruscante di selve e un nero bosco
247. trèmulo d'ombre, c su l'imbocco s'apre
248. sotto i ripidi scogli un ampio speco;
249. vi son dolci acque e seggi in viva pietra
250. ed in esso le Ninfe hanno dimora;
251. non ivi alcuna gòmena raffrena
252. gli stanchi legni, non col morso adunco
253. Èncora alcuna li trattiene al fondo
254. Ivi approdo, con sette navi, Enea;
255. ivi, con grande bramosia di terra,
256. scesero i Teucri a invadere l'arena
257. tanto agognata, a riposar sul lido
258. le membra di salsédine stillanti.
259. Trasse Acate da prima una scintilla
260. fuor dalla selce; diede fuoco a secche
261. foglie e intorno vi aggiunse aride stipe
262. e suscito dal cùmulo la fiamma.
263. Poi, sfiniti da tante traversìe,
264. trassero fuori i cereali arnesi
265. e 1l frumento bagnato e l'altre biade
266. sottratte al mare, e attesero a tostarle
267. e a frangerle col fuoco e con le mole.
268. Ascese intanto Enea sopra uno scoglio
269. e con lo sguardo il pèlago percorse,
270. se mai vedesse, ancora in preda ai vènti,
271. Capi o Antèo con le birèmi frigie
272. l'armi su la poppa di Caìco.
273. Nulla era in vista; ma tre cervi ei scorse
274. che scendevano verso la marina,
275. e miro dietro quelli intere torme
276. pascenti per la valle in lunghe schiere.
277. Ivi il duce ristette, e pose mano
278. all'arco ed alle rapide saette
279. che fu pronto a recargli il fido Acate;
280. e prima uccise i primi tre, che altere
281. le teste ergean con le ramose corna;
282. poi colpi dentro il follo, e con gli strali
283. tutta pel bosco sbaragliò la torma.
284. E non ristette fin che trionfante
285. egli non ebbe sul terren distesi
286. sette splendidi capi, uno per nave.
287. Poi torno al lido e li parti tra i suoi,
288. ed i vini parti che il buono Aceste
289. avea chiusi negli otri e dati ai Teucri
290. nel lor distacco dal trinàcrio lido;
291. e per conforto agli animi dolenti
292. disse: <<Compagni, non siam nuovi ai mali
293. e peggiori travagli anche soffrimmo;
294. ed anche a questo porrà fine un Dio.
295. Voi sapete le collere di Scilla
296. e rasentaste i suoi sonanti scogli,
297. voi conoscete le ciclopee rupi.
298. Rinfrancate gli spiriti. Cacciate
299. ogni triste timore. Un giorno, forse,
300. sarà dolce il ricordo anche di questo.
301. Noi, per tante vicende e tanti affanni,
302. pur al Lazio tendiamo, ove i destini
303. ci assegnano una placida dimora
304. laggi· per noi risorgere potranno
305. le fortune di Troia. Or resistete
306. e serbate voi stessi a dì più belli.>>
307. Così parlò; da tante cure afflitto,
308. ei simulo nel volto la speranza
309. e nel cuore compresse il duol profondo.
310. Quelli alla preda furon tutti intorno
311. preparandosi il pasto: e chi dai fianchi
312. togliea la pelle, i visceri scoprendo;
313. chi tagliava le carni e le figgeva
314. palpitanti agli spiedi, e chi sul lido
315. poneva i bronzi ed accendea la fiamma.
316. Indi si ristorarono le forze
317. saziandosi, stesi in mezzo all'erbe,
318. d'annoso vino e di ferine carni.
319. Poscia, come appagata ebber la fame,
320. tolsero i resti, favellando a lungo
321. dei compagni perduti, e dubitosi
322. erano l'ra il timore e la speranza:
323. se ancor fossero vivi, o già periti
324. e insensibili fatti al lor richiamo.
325. E con lutto più lungo Enea compianse
326. ora la fine del gagliardo Oronte,
327. ora la fine d'Àmico; e nel cuore
328. pensava al fato misero di Lico
329. ed al forte Cloanto e al forte Gìa.
330. [IL LAMENTO Dl VENERE]
331. E Giove intanto dalle somme sfere
332. guardava il mar velìvolo, le terre
333. umili, i lidi, le infinite genti,
334. così stando al vertice del Cielo
335. l'occhio alfine piego sul libio regno.
336. Come lo vide in quei pensieri assorto,
337. Venere tristemcnte a hli si volse
338. con i suoi luminosi occhi piangenti:
339. <<O tu che reggi con perenne imperio
340. gli uomini ed i Celesti, e folgorando
341. spargi il terrore, qual sì gran delitto
342. i Troiani e il mio figlio hanno commesso
343. contro di te, se dopo tanti lutti
344. su la via dell'ltalia a lor si chiude
345. tutta la Terra? Eppur tu m'hai promesso
346. che un dì, volgendo i secoli, i Romani
347. nasceranno da lor, da lor verranno
348. dal rinnovato stìpite di Teucro
349. duci che su la terra e che sul mare
350. domineranno in tutta signorìa!
351. Qual pensiero, o mio padre, ora ti muta ?
352. Ben da questo finora ebbi conforto
353. al triste crollo e alle ruine d'llio,
354. e compensavo ogni destino avverso
355. con la speranza di miglior destino;
356. ed ecco, un'immutabile fortuna,
357. so dopo tante vicende, ancor li preme!
358. Qual limite, gran re, dunque tu poni
359. ai lor travagli? E potè pure Antènore,
360. sfuggendo al folto delle mischie achèe,
361. negl'illirici seni entrar sicuro
362. e fin nel cuore del libùrnio regno;
363. poté varcar le fonti del Timàvo,
364. onde per nove bocche un mar prorompe,
365. sì che ne tuona e ne rimugghia il monte,
366. e fiumana sonante i campi inonda.
367. E la città di Padova ei costrusse
368. per sede ai Teucri, e diede un nome ai suoi,
369. ed ivi alfine l'armi ilìache appese;
370. lieto or riposa in placida quiete.
371. Noi, che siamo tua prole c a cui prometti
372. l'alto dei Cieli, ahimè, perse le navi,
373. per l'odio di una sola or siam traditi
374. e cacciati dall'itala contrada
375. tanto lontani! È questo dunque il premio
376. della pietà? Così ci rendi il regno?>>
377. [LA ROMA FUTURA]
378. Il Genitor degli uomini e dei Numi
379. la guardò sorridendo, e con quel volto
380. con cui serena i vènti e le tempeste
381. sfiorò il labbro alla figlia e le rispose:
382. <<Non temer, Citerèa; per la tua gente
383. ferme e immutate restano le sorti.
384. Vedrai della lavinia urbe le mura,
385. come promisi; inalzerai nel Cielo
386. il magnanimo Enea fino alle stelle.
387. Nessun pensier mi muta. E, poi che questo
388. cruccio ti accora, parlerò, svelando
389. e aprendo a te gli arcani del destino.
390. Egli in Italia moverà gran guerra,
391. assoggettando popoli feroci
392. ed assegnando ai suoi leggi e dimore,
393. fin che tre verni i Rùtuli domati
394. abbian trascorsi, fino a che si compia
395. sopra il Lazio il suo terzo anno di regno.
396. Ascanio giovinetto, or detto Iulo
397. ed Ilo al tempo dell'iliaco impero,
398. regnando compirà, volgendo i mesi,
399. trenta giri di sole, e, da Lavinio
400. in Alba Lunga trasferito il regno,
401. la munirà con opere possenti.
402. E quivi per trecento anni compiuti
403. terrà la gente ettorea lo scettro
404. fin che Ilia, regal sacerdotessa,
405. darà luce, da Marte, a due gemelli.
406. Romolo poi, che lieto andrà vestito
407. nel fulvo pél della nutriCe lupa,
408. sottentrerà nel reggere le genti,
409. e, costruite le mavorzie mura,
410. romane le dirà dal proprio nome.
411. A costoro non limiti di spazio
412. io metterò, non limiti di tempo;
413. l'impero che lor diedi è senza fine.
414. Ed anche l'implacabile Giunone,
415. che terra e mare e cielo or affatica
416. nel suo timore, con miglior consiglio
417. vorrà pur ella accrescere i Romani,
418. àrbitri della pace e della guerra
419. Così vogliono i Fati. E verrà tempo,
420. nell'infinito scorrere degli anni,
421. che la casa di Assàraco assoggetti
422. Micène e Ftia, che in Argo vinta regni.
423. E troiano uscirà dal bel lignaggio
424. Cesare Giulio, che dal grande Iulo
425. prenderà nome: al regno suo l'oceano,
426. sarà confine alla sua fama il Cielo.
427. Onusto delle spoglie orientali
428. tu in Ciel serena un dì l'accoglierai
429. e in Cielo anch'egli avrà divini onori.
430. L'aspro secolo allor, deposte l'armi,
431. si farà mite; allor l'antica Fede
432. e Vesta e Remo e il fratel suo Quirino
433. daranno leggi; chiuse allor saranno
434. con ferro e con saldissimi serrami
435. le terribili porte della Guerra,
436. e dietro vi starà l'empio Furore
437. che orrendo, su le bieche armi seduto
438. e stretto a tergo in cento bronzei ceppi,
439. fremerà dalla bocca insanguinata.>>
440. [APPARlZIONE Dl VENERE]
441. Così le parla. Ed il figliuol di Màia
442. egli manda dal Ciel, perché la terra
443. cartaginese e le sue nuove mura
444. si schiudano ospitali ai teucri eroi;
445. perché Didone, ignara ancor dei Fati,
446. non li respinga fuor della sua terra.
447. Va il Nume per l'immenso aere volando
448. e col remeggio rapido dell'ali
449. discende su la lìbica marina.
450. Ecco, e l'ordine esegue; ed i Fenici
451. depongono gli spiriti feroci,
452. e più di tutti, al suo divino cenno,
453. la regina pei Teucri in cuor si apprende
454. di miti sensi e di benigno affetto.
455. Ma il pio Enea, che avea trascorso insonne
456. e tra mille pensier tutta la notte,
457. volle, nel primo biancheggiar dell'alba,
458. esplorare l'incognita contrada
459. e i luoghi in cui l'avea gettato il vento;
460. e, poi che tutti gli apparìano incolti,
461. conoscer volle e riferire ai suoi
462. se d'uomini o di belve eran dimora.
463. In fondo alla selvosa insenatura,
464. nel cavo della pèndula scogliera,
465. egli spinse le navi, e tra le piante
466. sotto le trèmule ombre le nascose;
467. poi mosse in compagnia del solo Acate,
468. bilanciando due larghe aste di ferro.
469. E nella selva gli si fece incontro
470. la Madre sua, con portamento e volto
471. e con armi di vergine spartana,
472. simile ad Arpàlice treìcia
473. quando affatica i rapidi cavalli
474. e vince al corso il velocissimo Ebro;
475. aveva appeso all'òmero, in aspetto
476. di cacciatrice, il maneggévole arco
477. e lasciava la chioma in preda al vento;
478. libere aveva le ginocchia, e un nodo
479. le succingeva il fluttuar dei veli.
480. <<Olà, giovini, udite», ella gridò;
481. <<non vedeste una delle mie sorelle,
482. che portava faretra e avea sul dorso
483. una chiazzata pelle di pantera,
484. passare qui, mentre inseguiva in corsa
485. un cinghiale schiumoso, alto gridando?»
486. Così Venere disse; e le rispose
487. il figliuolo di Venere: <<Non vidi
488. né udìi nessuna delle tue sorelle,
489. o... ma qual nome ti darò, fanciulla?
490. Ché certo il tuo non è volto mortale
491. e non umano è il suon della tua voce.
492. E tu certo sei Dea: forse sorella
493. di Febo? O delle Ninfe una tu sei?
494. Oh, chiunque tu sia, propizia e buona
495. alla nostra incertezza or tu soccorri!
496. Rivélaci in quale angolo del mondo,
497. sotto qual cielo siam genati ancora;
498. ché, sospinti dai turbini e dal vento,
499. erriamo ignari d'uomini e di luoghi.
500. Molte vittime innanzi ai sacri altari
501. le nostre mani, o Dea, t'immoleranno.o
502. E Venere: <<No, certo, io non son degna
503. di tanto onor; le vergini di Tiro
504. usan portar farètra ed alle gambe
505. cingere alti calzari porporbfi.
506. Tu vedi il regno e la città dei Tìrii
507. agenorèi; ma lìbica è la terra
508. e indomabile in armi è la sua gente.
509. Didone ha il regno, che fuggì da Tiro
510. per sottrarsi al fratello. E un'infinita
511. serie di offese e d'intricate insidie;
512. per sommi capi io narrerò gli eventi.
513. [LA VICENDA Dl DIDONE]
514. Era a Didone coniuge Sichèo,
515. il più ricco di terre in tutto il regno,
516. ch'ella, misera, amò d'immenso amore,
517. a lui data dal padre in prime nozze
518. fanciulla ancora. Ma regnava in Tiro
519. il germano di lei Pigmalione,
520. uomo scelleratissimo e feroce;
521. e un odio furibondo in lor si accese.
522. Questi, accecato dall'amor dell'oro
523. e incurante del cuor della sorella,
524. empio assali con traditrice spada
525. e trafisse Sichèo dinanzi all'ara.
526. Ei celò lungamente il suo misfatto
527. e, con menzogne e con speranze vane,
528. astuto illuse l'angosciata sposa
529. Ma nei sogni a lei venne il simulacro
530. del marito insepolto, e alzando il viso
531. orribilmente pallido e mostrando
532. l'altare atroce e il trapassato petto
533. tutto le aperse il criminoso arcano.
534. E l'indusse a fuggire, a esiliarsi
535. dalla sua patria, e a scorta del cammino
536. svelò sotterra un gran tesoro antico,
537. massa d'ori e d'argenti a tutti ignota.
538. Turbata da quei mòniti, Didone
539. appresto la sua fuga e i suoi compagni.
540. Vennero tutti, quanti avean per l'empio
541. ira feroce o trèpido terrore;
542. presero alcune navi a caso pronte,
543. dentro vi caricarono il tesoro.
544. E così le ricchezze dell'ingordo
545. Pigmalione andarono pel mare,
546. e fu duce la donna a tanta impresa.
547. Giunsero a questo lido, ove tu vedi
548. sorger la rocca e le possenti mura
549. della nuova Cartagine, e con oro
550. acquistarono un tratto di terreno,
551. quanto potesse cingerne una sola
552. pelle di bove: d'onde il nome Birsa.
553. Ma voi, dunque, chi siete? E da qual terra
554. giungeste qui? Dove drizzate il corso?>>
555. [LA MADRE E IL FIGLIO]
556. E con voce che uscìa dal cuor profondo
557. a quelle sue domande egli rispose:
558. <<Diva, se dal principio io cominciassi
559. e tu volessi tutta udir la serie
560. delle nostre vicende, Èspero prima
561. nasconderebbe la diurna luce
562. nel chiuso Olimpo. Dall'antica Troia
563. (se pur venne il suo nome al vostro orecchio)
564. fummo sbalzati per diversi mari:
565. la tempesta or ci trasse a suo talento
566. sul suol di Libia. Io sono il pio Enea,
567. che trasporto con me, nelle mie navi,
568. i Penati sottratti all'armi achèe,
569. e son noto per fama oltre le stelle.
570. Cerco l'Italia avita e la mia stirpe
571. che dal massimo Giove a me discende.
572. Con venti navi entrai nel mar di Frigia
573. seguitando il mio fato in quei cammini
574. che mi mostrò la mia divina Madre;
575. me ne sono rimaste appena sette
576. sconquassate dal vento e dai marosi.
577. Ed ora, miserabile ed ignoto,
578. pel libico deserto io vado errando,
579. fuor dall'Europa e fuor dall'Asia espulso!»
580. Ma la Dea, non soffrendo altre doglianze,
581. I'interruppe così nel suo dolore:
582. <<Chiunque sii, non certo inviso ai Numi
583. tu spiri, io credo, l'ètere vitale
584. se alla tiria città salvo giungesti.
585. Avanza, dunque, e inòltrati alle soglie
586. della regina! Però ch'io t'annunzio,
587. se i genitori miei non mi hanno appreso
588. fallacemente l'augural dottrina,
589. che la tua flotta e i tuoi ti saran resi,
590. qui spinti in salvo dai mutati vènti.
591. Vedi! Dodici cigni in lieta schiera!
592. Dal ciel calata, l'aquila di Giove
593. li avea dispersi per l'aperto cielo;
594. in lunga fila or toccano la terra
595. già sembran cercare ove posarsi!
596. E come quelli, dopo aver tessuto
597. giri e festosi cantici nel cielo,
598. rèduci batton l'ali fragorose,
599. or così le tue navi e i tuoi compagni
600. sono giunti nel porto o a piene vele
601. già toccano l'entrata. Or dunque avanza,
602. e volgi i passi tuoi per questa via.>>
603. Disse la Diva e si rivolse. Il collo
604. le balenò di roseo splendore;
605. effusero gli ambrosii capelli
606. dalla sua testa un celestial profumo;
607. scese ai piedi la veste, c agli atti e al passo
608. ella apparì veracemente Dea.
609. Pronto la Genitrice egli conobbe
610. e coi detti inseguì la tuggitiva:
611. <<Oh crudele anche tu! Perché sì spesso
612. con aspetti fallaci inganni il figlio?
613. Perché non posso unir destra con destra
614. e dirti e udir da te schiette parole?>>
615. Ei così si doleva, e il passo volse
616. alla città. Ma Venere li cinse
617. in aere oscuro e in folto vel di nebbie
618. perché nessuno scorgerli potesse
619. né potesse accostarli o trattenerli
620. interrogarli intorno al lor cammino.
621. Ed ella a Pafo ritornò pel cielo
622. e alla sede gioconda ov'è il suo tempio,
623. ove cento are le ardono d'incensi
624. sabèi, le odoran di perpetui serti.
625. [LA CITTÀ' OPEROSA]
626. Quelli mossero allor per il sentiero
627. e furon presto su l'eccelso colle
628. che, sovrastando la città, dall'alto
629. dòmina a fronte le turrite mura.
630. Le moli, che pur ora eran capanne,
631. guarda ed ammira Enea, mira le porte,
632. l'alto clamor, le lastricate strade.
633. Vasta e febbrile è l'opera dei Tirii:
634. chi con le braccia vòltola macigni
635. per alzare l'acropoli e le mura,
636. chi sceglie il luogo della sua dimora
637. e lo cinge d'un solco. Altri le sedi
638. per le magistrature e per le leggi
639. disegnano e per l'ìnclito senato;
640. altri scavano il porto; altri, ponendo
641. le fondamenta per un gran teatro,
642. scalpellano dal marmo alte colonne
643. per ornamento alle future scene.
644. Così le api alla stagion novella
645. s'affaticano al sole in mezzo ai fiori
646. quando traggono fuor la prole adulta,
647. quando, il miele liquido stipando,
648. di nèttare soave empion le celle,
649. se prendono il carco alle tornanti
650. loro compagne, o se in serrata schiera
651. dall'alveare cacciano gli sciami
652. infingardi dei fuchi; e l'opra ferve,
653. ed aulisce di timi il miel fragrante.
654. <<Oh voi felici, che già i muri alzate
655. della vostra città!», proruppe Enea
656. contemplando gli aèrei fastigi;
657. e avvolto nella nube (oh maraviglia!)
658. entro la moltitudine si spinse
659. e, invisibile a lei, vi si confuse.
660. [IL TEMPIO ISTORIATOI
661. In mezzo alla àsorgeva un bosco
662. giocondissimo d'ombre ove i Eenici,
663. sbalestrati dai turbini e dall'onde,
664. avean scavato il simbolo augurale
665. a lor predetto dalla Dea Giunone:
666. un teschio di cavallo impetuoso;
667. onde per molti secoli la gente
668. ricca d'agi sarebbe e insigne in guerra.
669. Ivi un tempio a Giunone edificava
670. la sidonia Didone, un vasto tempio
671. ricco di doni e del favor del Nume:
672. di bronzo, sui gradhli, eran le soglie,
673. di bronzo gli architravi, e tutte in bronzo
674. stridevano sui cardini le pone.
675. E là nel bosco un inatteso aspetto
676. placo l'ansia di Enea, che finalmente
677. spero salvezza, e al misero suo stato
678. guardare oso con più fidente cuore,
679. Ché mentre ai piedi dell'immenso tempio,
680. aspettando il venir della regina,
681. egli lo contemplava in ogni parte,
682. mentre ammirava l'opulenza tiria,
683. la gara degli artefici, l'industle
684. pregio dell'opre, in ordine disposte
685. egli vide le iliache battaglie
686. e la guerra già nota in tutto il mondo:
687. Priamo, l'Atride e ad ambi infesto Achille.
688. Stette e ad Acate lagrimando disse
689. <<Qual luogo ormai, quale contrada al mondo
690. piena non è delle sciagure nostre?
691. Ecco Priamo! Dunque anche costoro
692. esaltano gli eroi. L'umana doglia
693. anche qui tocca i cuori e sforza al pianto.
694. Pi· non temere; questa nostra ìama
695. ti darà qualche ausilio.» Ei così disse,
696. e delle vane imagini pasceva
697. I ammo e lungamente sospirando
698. d un gran fiume di pianto asperse il volto.
699. Che vedea, guerreggianti intomo a Troia,
700. di qua Greci fuggire, e teucri eroi
701. perseguirli; di là Frigi, e col cal-ro
702. premerli a furia il cimierato Achille
703. E poco lungi riconobbe, e pianse
704. I padiglioni candidi di Reso
705. che a tradimento, nel suo primo sonno,
706. Dlomède assali, rosso di strage,
707. traendo seco i fervidi cavalli
708. che ancora non avevano gustato
709. l'erbe di Troia né bevuto il Xanto.
710. Vide altrove fuggir, perdute l'armi,
711. Tròilo, infelice giovine disceso
712. contro il Pelìde ad impari duello,
713. che, impigliato supino al carro vuoto
714. e tratto via dai suoi cavalli in corsa,
715. pur reggeva le redini; sul suolo
716. la chiomante sua testa era travolta,
717. mentre la lancia attraversata al corpo
718. incideva la polvere. Frattanto
719. le troiane ascendean, sciolte le chiome,
720. verso il tempio di Pàllade nemica
721. recando un peplo, e supplici ed afflitte
722. il seno si battevano; con gli occhi
723. bassi all'opposta parte ella guardava.
724. Tre volte Achille aveva trascinato
725. Ettore intorno ad Ilio e a prezzo d'oro
726. vendeva la sua salma inanimata.
727. Che gemito mando dal cuor profondo
728. quando il carro miro, le spoglie e il corpo
729. del suo compagno, e Priamo nell'atto
730. di tendere le palme disarmate!
731. Anche sé riconobbe in mezzo ai greci
732. principi, ed anche le falangi Eòe,
733. forze del negro Mèmnone. Guidava
734. Pentesilèa lo stuolo delle Amàzoni
735. dagli scudi lunati, infuriando
736. entro la mischia innùmere: guerriera
737. che avea succinto in alto, sotto il seno,
738. un bel cingolo d'oro e che, fanciulla,
739. osava mlsurarsi con gli eroi.
740. [LA REGINA DIDONE]
741. Mentre il dardÈnio Enea pur contemplava
742. quelle scene mirabili, e stupiva
743. fisso ed immoto in quella sola vista,
744. ecco avanzarsi la regina al tempio,
745. ecco Didone, fiore di bellezza,
746. in mezzo a folto giovanil corteggio.
747. Come Diana in riva dell'Eurota
748. pei gioghi del Cinto adduce i cori,
749. e mille e mille Oreadi seguaci
750. si affollano dovunque a lei d'intorno;
751. ella con la farètra su le spalle
752. plocede innanzi e tutte le sovrasta
753. dl statura, e a Latona una dolcezza
754. silenziosa intenerisce il cuore;
755. tal Didone apparia, con tal letizia
756. la regina scendea tra le sue genti
757. l'opre incitando del novello regno.
758. Poi, davanti alla soglia della Dea,
759. sotto la gran navata, ella si assise
760. nell'alto trono, tra una siepe d'armi;
761. leggi impartiva agli uomini e diritti
762. ed equamente lor distribuiva
763. per sorte assegnava opere e uffici.
764. A un tratto Enea vide venire al tempio
765. tra gran folla i compagni: Antèo, Sergesto
766. ed il forte Cloanto e gli altri Teucri
767. che la procella aveva in mar dispersi
768. spinti più lontano ad altri lidi.
769. Di stupor, di letizia e di timore
770. egli ed Acate furono percossi,
771. e ardevano di unir destra con destra;
772. ma pure, ignari degli eventi, occulti
773. stettero nella nuvola, spiando
774. qual tosse stata la lor sorte, hl quale
775. parte del lido avessero la flotta,
776. e perché qui venissero. Eran pochi
777. gruppi trascelti da ciascuna nave
778. che giungevano là, diretti al tempio
779. mercé chiedendo con vocìo confuso.
780. [LE RIMOSTRANZE Dl ILIONÈO]
781. Or come entrati furono, ed ammessi
782. a parlar con Didone, in tuon pacato
783. incominciò l'annoso Ilionèo:
784. <<O regina, cui Giove ora concesse
785. di edlficare una città novella
786. e di reggere popoli superbi
787. con giuste leggi, noi, miseri Teucri
788. volti dai vènti verso tutti i mari,
789. ti supplichiamo! Salva i nostri legni
790. da un incendio terribile! A una gente
791. giusta e devota sii benigna! Guarda
792. più da vicino alla vicenda nostra.
793. Noi non venimmo con nemico ferro
794. a invadere le libiche dimore
795. a trarne prede da rapir sul mare;
796. non han tal forza o tale audacia i vinti.
797. V'è un paese che i Grài chiamano Espèria
798. terra vetusta, fertile e guerriera;
799. gli Enòtri l'abitarono, ma è fama
800. che, dal nome d'un re, le nuove genti
801. or la chiamino Italia. A quella terra
802. noi tendevamo; ma Orion nemboso
803. d'un tratto insorse con gran flutti, e in cieche
804. secche e tra furiosi austri ci spinse;
805. e per marosi e per impèrvii scogli
806. ci soverchio, poi tutti ci disperse:
807. pochi, a nuoto, giungemmo al vostro lido.
808. Ma che gente è mai questa? E qual contrada
809. rozza è così che tal costume accolga?
810. Su l'arena ci negano un asilo,
811. e minacciano guerra, e fan divieto
812. di stare sopra un breve orlo di terra!
813. Ma se il genere umano e le mortali
814. armi sprezzate, almen temete i Numi
815. che son del bene mèmori e del male!
816. Era re nostro Enea: nessuno al mondo
817. fu così giusto mai né così pio,
818. nÉ sì grande nell'armi e nella guerra.
819. Se i Fati ci han serbato un tanto eroe,
820. s'ei beve le vitali aure, se ancora
821. tra l'Ombre inesorabili non giace,
822. più non temiamo, e tu non ti dorrai
823. se per la prima fosti a noi cortese
824. d'accoglienza ospitale: anche in Sicilia
825. armi sono e città ; v'è il nostro Aceste,
826. ìnclito figlio del troiano sangue.
827. Deh lasciateci trarre in secco i legni
828. conquassati dai vènti ed allestire
829. tavole nelle selve e foggiar remi,
830. perché, se ritrovar ci sia concesso
831. duce e compagni e volgere all'ltalia,
832. in Italia e nel Lazio alfin si giunga!
833. Che se invece è perduta ogni salvezza:
834. se il mar di Libia, ultimo re dei Teucri
835. già ormai ti tiene, e se neppur ci resta
836. speranza più del giovinetto Iulo.
837. torneremo alle sicule marine,
838. alle sedi già pronte onde venimmo
839. ed al regno di Aceste.» Ilionèo
840. così parlava, e dai dardanii petti
841. un fremito di assenso gli rispose.
842. [L'OFFERTA Dl DlDONE]
843. E la regina allor con occhi bassi
844. brevemente parlò: <<Sgombrate, Teucri,
845. ogni sospetto, ogni timor bandite.
846. Dure vicende, novità del regno
847. mi forzano a codesti aspri divieti
848. e a vegliare con guardie i miei confini.
849. Ma chi la stirpe degli Enèadi ignora,
850. le imprese, i duci, la città di Troia
851. e il vasto incendio dell'immensa guerra?
852. Non animo sì rozzo hanno i Fenici
853. e il Sole non aggioga i suoi cavalli
854. tanto lontano dalle tirie mural
855. Se all'ampia Espèria e al suolo di Saturno
856. giunger vorrete, o all'Ericìna terra
857. e al teucro Aceste, vi faro partire
858. sicuri in tutto, ed ogni mio soccorso
859. vi fornirò. Ma se restar vorrete
860. con eguali diritti in questo regno,
861. questa città ch'edifico è la vostra;
862. traete in secco i legni; il tirio e il teucro
863. entrambi io reggerò senza divario.
864. Oh se qui, spinto dagli stessi vènti,
865. anche il re vostro Enea fosse con voi!
866. Ma io spedirò messi in ogni parte,
867. farò frugare i luoghi più lontani,
868. per vedere se mai, gettato a riva,
869. in villaggi o per selve andasse errando.>>
870. [APPARIZIONE Dl ENEA]
871. Già il magnanimo Acate e il padre Enea,
872. rincorati a quei detti, ardean da tempo
873. di eromper dalla nuvola. Ed Acate
874. parlò per primo: <<O figlio della Dea,
875. che pensi or tu? Che ti consiglia il cuore?
876. Tutto, vedi, è sicuro, e sono in salvo
877. flotta e compagni; quello sol vi manca
878. che sommerso vedemmo in mezzo al mare.
879. Tutto il resto risponde alle parole
880. della tua Madre.>> Egli diceva, ed ecco,
881. la circonfusa nuvola si scisse
882. e si dissolse nell'aperto cielo.
883. Fulgido in chiara luce apparve Enea
884. simile a un Dio negli omeri e nel volto
885. poi che gli aveva la sua stessa Madre
886. fatte adorne le chiome, e nello sguardo
887. gli aveva infuso un fascino raggiante
888. e un ardente fulgor di giovinezza;
889. come aggiunge l'artefice splendore
890. all'avorio all'argento al marmo pàrio
891. quando intorno v'intàrsia il fulgid'oro.
892. Tale Enea d'improvviso a tutti apparve
893. e così si rivolse alla regina:
894. <<Ecco quei che cercate; il teucro Enea
895. son io, strappato ai lìbici marosi.
896. Oh tu, che sola sei misericorde
897. ai mali inenarrabili di Troia;
898. che noi, reliquie ai Dànai scampate,
899. noi, spossati da tutte le fortune
900. della terra e del mar, privi di tutto,
901. nella città fai soci e nella casa;
902. nessun potrebbe renderti, Didone,
903. grazie degne: non noi, non quanti ancora
904. restano della dardana progenie
905. disseminati nell'immensa terra.
906. Degna mercé ti rendano gli Dei,
907. se il Cielo onora i pii, se ancor nel mondo
908. giusti e nobili sensi hanno valore.
909. Quale beata età, quali magnanimi
910. avi ti generarono sì bella?
911. Oh, fin che i fiumi andranno ai mari, e l'ombre
912. trascorreranno sui pendii dei monti,
913. oh, fin che il cielo pascerà le stelle,
914. presenti avrò, qualunque suol mi attenda,
915. Da tua gloria, il tuo nome e la tua lode.>>
916. Disse, e porse la destra a Ilionèo
917. e la manca a Seresto, e quindi agli altri,
918. ed al forte Cloanto e al forte Gìa.
919. [ACCOGLIENZE OSPITALI]
920. Stupì da prima all'improvviso aspetto
921. del duce e poscia a tante sue fortune
922. la sidonìa Didone; e così disse:
923. <<O figlio della Dea, quale destino
924. t'incalza in tante avversità? Qual forza
925. ti volse a queste inospiti contrade?
926. Sei tu l' Enea che Venere divina
927. al dardànide Anchise ha generato
928. su l'acque del dardànio Simoènta?
929. Ben io ricordo che a Sidòn già venne
930. Teucro, espulso dai suoi, quando cercava
931. col soccorso di Belo un nuovo regno
932. e fu nel tempo che il mio padre Belo
933. metteva a sacco l'opulenta Cipro
934. e la vinse e la tenne in signoria.
935. Già d'allora il tuo nome io conoscevo
936. ed il crollo di Troia e I re Pelasgi.
937. Benché vostro nemico, ei con gran lode
938. i Dardani esalto, ché si vantava
939. nato dal ceppo dei Troiani antico.
940. Entrate dunque, eroi, nella mia casa.
941. Trasse me pure simile fortuna
942. per mille affanni, e poi sostar mi fece
943. su questa terra; anch'io conobbi il pianto
944. e soccorrere so gli sventurati.>>
945. Così dicendo ella introdusse Enea
946. nella regia dimora e fe' disporre
947. sacrifici nei templi agl'Immortali;
948. ed ai Troiani fe' recar sul lido
949. venti buoi, cento pingui ispidi porci,
950. cento pecore grasse e cento agnelli,
951. doni per la letizia di quel giorno.
952. La reggia intanto si faceva adorna
953. splendidamente, con regal decoro,
954. e nell'aula apprestavano il convito:
955. drappi intesti con arte in superbo ostro,
956. e gran copia d'argenti su le mense,
957. ed incisi nell'oro i fatti egregi
958. degli avi, lungo séguito d'imprese
959. che d' eroe in eroe si avvicendava
960. fin dall'inizio dell'antica gente.
961. Ma prima Enea (l'ardente amor paterno
962. non lasciava ancor pace al suo pensiero)
963. mandò Acate rapido alle navi
964. perché, recando queste nuove al figlio,
965. l'adducesse in città: tutto in Ascanio
966. era il tènero cuor del genitore.
967. Ed anche volle ch'ei portasse i doni
968. salvati dall'iliaca ruina:
969. un pàllio, irto d'aurei ricami,
970. e un velo orlato di foglie d'acanto
971. color del croco: splendidi ornamenti
972. d'Elena argiva, ch'eran stati il dono
973. meraviglioso di sua madre Leda
974. e ch'ella da Micene avea portati
975. movendo al teucro illécito imenèo;
976. e lo scettro d'llione, la prima
977. delle figlie di Priamo, e con esso
978. un monile di perle e una corona
979. di gemme e d'oro. Rapido, al suo cenno,
980. Acate si avviò verso le navi.
981. [LE <<ARMI>> Dl VENERE]
982. Tra sé frattanto Venere volgeva
983. nuovi disegni e nuove accorte insidie,
984. onde invece d'Ascanio il suo Cupìdo
985. col dom andasse ed in mentito aspetto
986. a mflammar la regina di follia,
987. a figgerle il furor nelle midolle.
988. Che sospettava dell'ambigua casa
989. e dei Tìrii bilingui, e l'accendeva
990. il timor della perfida Giunone
991. che con la notte le s'accrebbe in cuore.
992. E all'alìgero Amor così si volse:
993. <<Figlio, o mia forza, o sola mia potenza,
994. figlio, che irridi i fulmini tiféi
995. del sommo Genitore, a te ricorro,
996. supplico te, la tua potenza invoco.
997. Tu già ben sai ch'Enea, che il tuo fratello
998. dall'odio dell'acèrrima Giunone
999. è sbalzato sul mar per tutti i lidi,
1000. e ti dolesti già del mio dolore.
1001. La fenicia Didone or lo ritiene
1002. e a sé l'avvince con le sue lusinghe;
1003. ma dùbito del termine a cui tende
1004. quest'ospitale cortesia giunònia ;
1005. ella certo non resta, in sé gran punto,
1006. inoperosa. Or io vo meditando
1007. di sùbito sorprendere Didone,
1008. con insidie, di cingerla di fiamme,
1009. sì che nessuna volontà la muti,
1010. anzi con grande amore ella si stringa
1011. meco ad Enea. Come adoprar tu debba,
1012. odi. Dal caro genitor chiamato,
1013. il regale fanciullo a me diletto
1014. si appresta a entrar nella cittÈ sidònia
1015. coi doni che sfuggirono alle fiamme
1016. d'llio ed al mare. Io l'addormenterò,
1017. nell'eccelsa Citèra o su l'ldàlio
1018. lo deporrò nella mia sacra sede,
1019. sì che non possa intendere l'inganno
1020. e non possa frapporsi ai miei discgni.
1021. Sìmula tu per una notte sola
1022. le sue fattezze; assumi tu, fanciullo,
1023. il suo ben noto volto puerile;
1024. così che quando, piena di letizia
1025. tra il gran convito ed il Lièo liquore,
1026. ti avrÈ Didone accolto nel suo grembo,
1027. ti abbraccerÈ, ti darÈ dolci baci,
1028. tu spiri in lei la tua segreta fiamma
1029. e la sorprenda con il tuo veleno.»
1030. Alle parole della dolce madre
1031. Amor fu pronto: si spoglio dell'ali
1032. e col passo di lulo Èlacre mosse;
1033. e Venere frattanto diffondeva
1034. nelle membra d'Ascanio un dolce sonno
1035. e stretto in grembo In porto su l'alte
1036. foreste dell'ldÈlio, ove l'accolse
1037. la maggiorana tènera odorante
1038. nell'ombre soavissime e tra i fiori.
1039. [IL CONVITO]
1040. Or lieto dunque, docile al comando,
1041. portando ai Tìrii le regali offerte
1042. con la guida di Acate Amor veniva.
1043. E già nel mezzo del triclìnio d'oro
1044. la regina Didone, allor ch'ei giunse,
1045. giacea sotto fastosi cortinaggi;
1046. già il padre Enea, già i Teucri eran venuti
1047. e giacean su purpurei tappeti.
1048. Versavano i valletti acqua alle mani
1049. andavano con ceste dispensando
1050. pane e lisci mantili. Eran cinquanta
1051. le ancelle che lÈ dentro avean la cura
1052. di ordinar le vivande in lunghe file
1053. e di avvivar le fiamme sugli altari;
1054. e cento ancelle ed altrettanli servi
1055. di pari etÈ portavano vivande
1056. sopra le mense e vi ponean le coppe.
1057. Ed anche i Tìrii alle festanti soglie
1058. vennero in folla, e al cenno di Didone
1059. Si assisero su drappi ricamati.
1060. E ammiravano i doni dei Troiani
1061. e lulo e i fiammeggianti occhi del Nume
1062. e il suo finto parlare, e il pallio e il velo
1063. dipinto a foglie crocee d'acanto.
1064. Più di tutti la misera fenicia
1065. giÈ condannata all'imminente fato,
1066. dal fanciullo e dai doni era commosSa
1067. e, non mai sazia in cuor, lo rimirava
1068. e più e più ne ardeva. Or come quegli
1069. stretto al collo d'Enea, tra le sue braccia,
1070. fe' pago il cuor del falso genitore,
1071. venne a Didone. Ed ella in lui perduta
1072. con gli occhi, in lui con l'anima si affisse;
1073. ed anche alfine se lo prese in grcmbo
1074. infelice Didone, e non sapeva
1075. l'iddio tremendo che sedea su lei.
1076. E, ricordando l'acidàlia Madre,
1077. quello giÈ cominciava a poco a poco
1078. a toglicrle dall'anima Sichèo,
1079. a sopraffarle, con l'amor d'un vivo,
1080. il cuore ormai da palpiti disuso
1081. ed i sensi da tempo ormai pacati.
1082. [LA NOTTE]
1083. Com'ebber posto fine alle vivande
1084. e levate le mensc, ampii cratèri
1085. posero e coronarono le coppe.
1086. Sonavano le voci alte echcggiando
1087. per l'ampic volte; dal soffitto d'oro
1088. pendeano accese lampade, e le luci
1089. splendidissime vinsero la notte.
1090. E la regina fece porre innanzi
1091. e nempi di puro vin la coppa
1092. grave d'oro e di gemme ove giÈ Belo
1093. e i nipoti di Belo avean libato
1094. e si fece nell'aula alto silenzio.
1095. <<Giove padrc, ella orò, che il Dio sei detto
1096. delle leggi ospitali, oh fausta rendi
1097. per gli esuli di Troia e per i Tìrii
1098. questa giornata e fa' che il suo ricordo
1099. viva anche in quelli che da noi verranno.
1100. Ci assista Bacco, largitor di gioia,
1101. e Giunone ci assista; e i Tìrii tutti
1102. con lieto cuor festeggino il convito.»
1103. Disse, e libò sopra la mensa il vino
1104. in onor dci Celcsti, ed ella prima
1105. lo toccò leggermente a fior di labbro;
1106. indi a Bìzia lo porse, ed all'invito
1107. pronto egli bevve e s'inondo la gola
1108. dcllo spumante colmo nappo d'oro;
1109. poi bevver gli altri. Ed il chiomato Iopa,
1110. egli ch'ebbe maestro il sommo Atlante,
1111. fece sonare la sua cetra d'oro.
1112. Egli cantò le fasi della 1una
1113. i corsi del Sol, come le umane
1114. stirpi son nate e i bruti e l'acqua e il fuoco;
1115. e Arturo e l'Orse e l'Iadi piovose,
1116. e perché tanto nell'inverno il Sole
1117. a calar nell'Oceano si affretti
1118. e tanto tarde sian le notti estive.
1119. Addoppiavano plausi i Teucri e i Tìrii.
1120. E frattanto la misera Didone
1121. traeva in lungo conversar la notte
1122. e lungamente bcveva l'amore;
1123. e d'Ettore c di Prìamo chiedeva,
1124. e con che forze era venuto Mèmnone,
1125. quali cavalli avesse Diomède
1126. e quanto fosse valoroso Achille.
1127. Ed alfine gli disse: <<Orsù, comincia
1128. fin dal principio; nàrrami l'insidia
1129. greca, il crollo dei tuoi, le tue vicende,
1130. ospite. Ché da sette anni ramingo
1131. vai per tutte le terre e per il mare.>> 1110
1132. LIBRO II
1133. [IL CAVALLO Dl LEGNO]
1134. Tacquero tutti, immobili ed intenti;
1135. e dall'alto triclìnio il padre Enea
1136. a parlar comincio: Tu vuoi, regina,
1137. che un dolor disperato io rinnovelli:
1138. come gli Achèi prostrarono la grande
1139. e miseranda signorìa troiana,
1140. e tutte le tristissime vicende
1141. ch lo stesso vidi e di che fui gran parte.
1142. Qual del guerrieri dolopi o mirmìdoni
1143. qual guerriero del feroce Ulisse
1144. nel raccontarle frenerebbe il pianto?
1145. E giÈ l'umida notte in ciel declina,
1146. e tramontando invitan gli astri al sonno.
1147. Ma se tanta, o regina, è la tua brama
1148. di brevemente apprendere le nostre
1149. vlcende e la suprema ora di Troia,
1150. benchÉ pur ora l'animo rifugga
1151. dai funesti ricordi inorridito,
1152. comincerò.
1153. Sfiniti dalla guerra
1154. e respinti per tanti anni dal Fato,
1155. I ducl achèi costrussero, con artc
1156. msplrata da PÈllade divina,
1157. un enorme cavallo, una montagna
1158. intessuta di tavole e di travi,
1159. come se fosse una votiva offerta
1160. per 1l ritorno; e n'ando lungi il grido.
1161. Ma, tratti a sorte i lor migliori eroi,
1162. h chiusero di furto entro gli oscuri
1163. suol ìianchl e tutta empirono d'armati
1164. la sterminata cavitÈ del ventre.
1165. Tènedo sta di fronte, un'isoletta
1166. ricca e famosa fin che il grande impero
1167. di Prìamo fiorì, semplice approdo
1168. e rifugio di navi or mal sicuro.
1169. Ivi gli Achèi discesero in agguato
1170. su la spiaggia deserta, e noi credemmo
1171. che fossero partiti e giÈ diretti
1172. verso Micène con le vele al vento.
1173. Dal suo lungo dolor la Tèucria tutta
1174. era discioltal Furono dischiuse
1175. le porte, uscimmo, visitammo i greci
1176. accampamenti, le sgombrate sedi
1177. e tutta la marina abbandonata.
1178. <<Erano qui le dòlope falangi.
1179. Qui spiegava le tende il truce Achillc,
1180. Questo era il luogo delle flotte achÉe.
1181. Qui scendevan le schiere alle battaglie.>>
1182. Altri, stupìti del funesto dono
1183. destinato alla vergine Minerva,
1184. pur rlmlrava la gran mole equina.
1185. Primo allora Timète (o fosse inganno
1186. questa ormai fosse la sorte d'llio)
1187. propose d'introdurlo entro le mura
1188. per collocarlo al sommo della rocca.
1189. Ma Capi ed altri, con miglior consiglio,
1190. precipitar volevano nel mare
1191. quel greco dono, dubbio e insidioso,
1192. àrderlo cingendolo di fiamme
1193. squarciarlo con ferro ed esplorargli
1194. le cavernose làtebre del ventre.
1195. Così la moltitudine esilante
1196. fra contràrii consigli era divisa.
1197. [IL CONSIGLIO Dl LAOCOONTE]
1198. Allora, primo innanzi a una gran folla
1199. che lo seguiva, giù dall'alta rocca
1200. furibondo calo Laocoonte,
1201. e da lontano: <<Qual follìa vi acceca,
1202. miseri cittadini? E voi credete
1203. dunque partite le nemiche navi?
1204. che dono di Achèi non celi inganni?
1205. Sì poco dunque conoscete Ulisse?
1206. si occultano Greci in questo legno,
1207. è un ordigno in danno delle mura
1208. fatto per esplorar le nostre case
1209. per calar nella città dall'alto;
1210. ma, sia quel che si voglia, è certo insidia.
1211. Non fidatevi, Teucri, del cavallo.
1212. Io temo i Greci anche se portan doni.»
1213. E, detto ciò, con tutta la sua forza
1214. la grand'asta vibrò contro quel mostro
1215. nelle curve eompÈgini del venlre;
1216. vi restò conficcata essa, oscillando,
1217. e le caverne del ventre percosso
1218. rombarono con cupi echi mugghiando.
1219. E se non era sì contrario il Fato
1220. e sì stolto il cuor nostro, ei ben ci aveva
1221. spinti a squarciar le argoliche latèbre
1222. col ferro ! E Ilio ancor sarebbe ! Ancora
1223. alta staresti, rocca priamìde !
1224. [IL PRIGIONIERO SINONE ]
1225. Ed ecco intanto dàrdani pastori
1226. che traevano al re con alte grida
1227. un giovinetto con le mani avvinte
1228. dietro le reni; (sconosciuto a tutti,
1229. s'era egli stesso dato in lor balìa
1230. pcr ordir questa frode e per aprirc
1231. Troia agli Achèi, ben risoluto e pronto
1232. alle due sorti: o compiere la trama
1233. di morte certissima perire).
1234. Accorrean d'ogni parte i teucri eroi
1235. cupidi di vederlo, e tutti in folla
1236. irridevano a gara il prigioniero.
1237. Or senti l'arti perlide dei Greci:
1238. da una, tutti li conoscerai.
1239. Come si vide in mezzo a tanti sguardi
1240. e, turbato ed incrmc, intorno intorno
1241. gli occhi giro su la gran folla frigia:
1242. <<Ahimè, qual mare ormai, quali contrade»,
1243. egli proruppe, <<accogliermi potranno?
1244. Misero mc, dove trovar pi· scampo?
1245. Tra gli Achivi, per me, non v'è più luogo;
1246. e i DardÈnidi, anch'essi a me nemici,
1247. vendetta nel mio sangue or prenderanno.»
1248. Gli anin i si mlltarono a quel pianto
1249. e ýutta si placo la furia ostilc
1250. l'invitammo a parlar: di quale stirpe
1251. fossc, con quali nuove cgli venisse,
1252. che sperasse nel rendersi prigionc.
1253. E senza più temcre egli parlò.
1254. [IL PRIMO RACCONTO Dl SlNONE ]
1255. <<Sì, tutto il vero, o re, segua che vuole,
1256. io ti confessero; né ti nascondo
1257. che della gente argolica son nato.
1258. Questo per primo, chÉ, se la fortuna
1259. fece Sinone misero, la trista
1260. non falso lo farà né mentitore.
1261. Forse giunse talvo]ta a] vostro orecchio
1262. i[ nome e la prec]ara ìnc]ita gloria
1263. di Palamède, del Belìde eroe,
1264. che i Greci, sotto accusa menzognera
1265. di fellonìa, con perfido giudizio
1266. innocente dannarono alla mortc,
1267. perchÉ ostile alla guerra; ed ora estinto
1268. lo piangon tutti. Come suo scudiero
1269. e comc suo congiunto anche di sangue,
1270. il padre mio, ch'era di basso stato,
1271. qui mi mando fin dai primi anni di guerra.
1272. Fin ch'egli fu tra i prìncipi in onore
1273. e sedette con loro a parlamento,
1274. ebbi anch'io qualche nome e qualche pregio.
1275. Quando, per l'àstio del fallace Ulisse,
1276. (com'è noto) ei lascio l'aure superne,
1277. trassi nell'ombra e nel dolor la vita,
1278. mcco piangcndo su l'indegna sortc
1279. dcll'amico incolpevole. E non tacqui
1280. folle, ed anzi promisi aspre vendette,
1281. se mi si offrisse il modo o quando fossi
1282. vittonoso ritolnatO in Argo.
1283. Suscitai col mio dire odii feroci.
1284. Da ciò la prima origine dei mali;
1285. ecco Ulisse percio con nuove accuse
1286. pur atterrirmi, e spargere nel volgo
1287. ambigue voci, e insidlosameme
1288. preparare l'agguato k non ristettc
1289. fin che non ebbe, c¾mplice Calcante
1290. Ma perchÉ dunqlle vo nevocando
1291. queste ingrate viccllde? A che v'indugio
1292. se tutti eguali son per voi gli Achivi
1293. nÉ chiedete di pi· per condannarli7
1294. Or fate dunque le vostre vendettc!
1295. Questo ben vuole l'ltaco! Gran prezzo
1296. vi daranno per questo i duci Atrìdi.
1297. Allora sì di cl-iedere e dl udirc
1298. cupidi ardemmo, ignari che si scaltra
1299. fosse la scellerata arte pelasga!
1300. Ed ei riprese, timido e bugiardo.
1301. [IL SECONDO RACCONTO]
1302. Avean più volte i Dànai bramato
1303. di ritrarsi da Troia e di partirsi,
1304. ormai stremati dal!a lunga guerra.
1305. Oh se fatto l'avessero! Ma sempre
1306. nel lor partire li atterrìano i vènt;
1307. e li fermo la furia del mare,
1308. e pi·, quando di tavole e di travi
1309. giÈ contesto sorgea questo cavallo,
1310. I'ètere tutto risono di nembi.
1311. Onde anslosi Euripilo inviammo
1312. a interrogar !'oracolo di Febo,
1313. e un triste annLmzio egli reco dal tempio:
1314. Greci, col sangue di un'uccisa vergine
1315. placaste i vènti per recarvi ad llio;
1316. col sangue or impetrate anche il ritorno
1317. e con l'offerta d'una vita argolica.
1318. Sbigottirono gli animi e un profondo
1319. brivido corse tutte le midolle
1320. quando venne l'anmmzio: a chi la morte
1321. si preparava? Chi voleva Apollo?
1322. L'ltaco allora, tratto in gran tumulto
1323. il profeta Calcante in mezzo a tutti,
1324. chiese che fosse quel divin comando.
1325. E molti allor predissero l'insidia
1326. che l'artefice tristo a me tesseva,
1327. nel silenzio attesero. Per dieci
1328. giorni in sÉ chiuso l'Èugure si tacque,
1329. negando di voler con la sua voce
1330. dir nome alcuno, esporre alcuno a morte.
1331. Poi, d'accordo con l'ltaco, cedendo
1332. alle sue grida e aprendo alfin le labbra,
1333. me designo per vittima all'altare.
1334. Assentirono tutti, alfin conlenti
1335. che quanto ognuno avea per se temuto
1336. in rovina di un altro or si volgesse.
1337. Ed ormai m'era sopra il dì funesto,
1338. giÈ mi s'apparecchiava il sacrificio
1339. con le bende pel capo e il salso farro.
1340. Mi sottrassi, non nego, a quella morte,
1341. ruppi i legami, in un fangoso stagno
1342. tra giunchi, al buio, mi appiattai la notýe,
1343. ed attesi che avessero spiegate,
1344. se pur partìan, tutte le vele al vento,
1345. Né più spero veder la patria antica,
1346. i dolci figli, il deslato padre;
1347. anzi in loro gli Achèi ìaran vendetta
1348. de la mia fuga, miseri, e il mio fallo
1349. forse con la lor morte emenderanno.
1350. Ond'io ti prego: per gli Dei superni,
1351. pei Numi consapevoli del vero,
1352. per la fede illibata, ove pur resti
1353. fede nel mondo, abbi pietÈ di tante
1354. mie sofferenze, abbi pietÈ d'un cuore
1355. che sopporta dolori immeritati.
1356. [IL TERZO RACCONTO]
1357. Lasciammo a quelle lagrime la vita
1358. e più misericordi anzi gli fummo:
1359. Priamo stesso sciogliere gli fece
1360. i vincoli ed i rigidi legami,
1361. e a lui si volse con amica voce:
1362. <<Chiunque sii, dimentica per sempre
1363. gli Achèi perduti; or tu sarai dei nostri.
1364. E alle domande mie rispondi il vero.
1365. PerchÉ sì gran cavallo hanno costrutto?
1366. Chl Ihdeo? Che vogliono? E un'offerta
1367. votiva? O qualche macchhla di guerra ?>>
1368. Quegli, instrutto di greca arte e d'inganni,
1369. al cielo alzo le giÈ disciolte mani:
1370. <<Chiamo voi testimoni, o stclle eterne»,
1371. disse, <<ed il vostro nume inviolabile,
1372. e voi, altari, e voi, tremende spade
1373. cui mi sottrassi, e voi, sacrificali
1374. bende che come vitthna portai.
1375. Sciogliere or posso i vincoli giÈ sacri
1376. ch'ebbi coi Greci, detestarli posso
1377. ed aprire alla luce i lor segreti
1378. pi· non mi leaa alcuna patria ;egge.
1379. Ma tu manticni a me le tue promcsse,
1380. Troia; com'io ti salvo, a me tu serba
1381. la tua parola, s'io ti dico il vero
1382. se grande compenso or te ne rendo.
1383. Tutta la fede e la speranza greca
1384. nell'impresa di guerra, in ogni tempo,
1385. su l'ausilio di Pàllade posò.
1386. Ma da poi che il sacrilego Tidìde
1387. e l'inventore di delitti Ulisse
1388. voller rapire dal suo sacro tempio
1389. il fatale PallÈdio, e, trucidate
1390. le sentinelle su l'eccelsa rocca,
1391. trafugarono il santo simulacro,
1392. osando profanar le verginali
1393. bende divine con cruente mani,
1394. da quel dì retrocesse e venne meno
1395. ogni speranza, caddero le forze
1396. e il cuore della Dea divenne ostile.
1397. E la Tritonia con prodlgl aperti
1398. ne diede segno. Avean deposto appena
1399. nel campo greco la dlvina effigie,
1400. che torvi gli occhi le arsero di fiamme
1401. lampeggianti, un sudore acre le corse
1402. lungo le membra, ed ella per tre volte
1403. (mirabile a ridir!) con un sussulto
1404. agito la fremente asta e lo scudo.
1405. Sùbito allor vaticino Calcante
1406. che si tentasse di fuggir pel mare:
1407. non puo, per l'armi d'Argo, llio esser vinta
1408. se in Argo non sian presi auspicii nuovi
1409. e se qui non si renda il simulacro
1410. che seco han tratto su le curve navi
1411. E se dal vento alla natìa Micène
1412. or son condotti, la preparano armi
1413. e Dei propizi, e ripassando il mare
1414. qui d'improvviso rlappariranno.
1415. Così Calcante intèrpreta i prodigi
1416. Per suo consiglio, in luogo del Palladio
1417. e per placare il vlolato Nume,
1418. hanno costrutto questo simulacro
1419. come un'ammenda al loro tristo oltraggio.
1420. E immensa volle questa mole il vate,
1421. volle che con le tavole conteste
1422. tanto sublime si elevasse al cielo,
1423. pcrche non possa trapassar le porte,
1424. varcar le mura, esser tutela a voi
1425. che col culto di un di l'adorercste.
1426. ChÉ, se la vostra mano vlolasse
1427. questo dono di PÈllade (ma i Numi
1428. volgano contro il vate il suo presagio!),
1429. un grande ccemrlio allor si abbatterebbe
1430. su l'impero di Prìamo e su voi;
1431. ma, se ascendesse per le vostre mani
1432. nell'urbe vostra, con immensa guerra
1433. l'Asia stessa insorgendo assalirebbe
1434. le mura pelopèe: questo il destino
1435. che sui nostri nepoti ormai sovrasta.»
1436. E a tale insidosa arte spergiura
1437. di Sinone credemmo! E furon presi
1438. a mentitrici lagrime e ad inganni
1439. quelli che non avevano domati
1440. nÉ Achille larissèo nÉ Diomede,
1441. nÉ dieci anni di guerra e mille navi!
1442. [LAOCOONTE]
1443. Ed allora un prodigio anche pi· grande
1444. e più tremendo, miseri!, ci apparve,
1445. che travo!se gli spiriti smarriti.
1446. Laocoonte, designato a sorte
1447. sacerdote a Nettuno, un gran giovenco
1448. sacrificava sui solenni altari.
1449. Ed ecco (inorridisco a raccontarlo!)
1450. incombere da Tènedo sul mare
1451. due con immense spire enormi draghi
1452. e insieme su le calme acque avanzarsi
1453. verso la riva. Alti emergean dai flutti
1454. con irti i colli di sanguigne creste,
1455. e traevano il corpo a fior dell'onde
1456. snodando in gran volute i terghi immani.
1457. Crosciavano sul pèlago le spume.
1458. Giunsero al lido. Avevano pupille
1459. rosse di sangue e r·tile di fiamme,
1460. snodando in gran volute i terghi immani.
1461. Crosciavano sul pèlago le spume.
1462. Giunsero al lido. Avevano pupille
1463. rosse di sangue e r·ble di fiamme,
1464. e lambivano i labbri sibilanti
1465. con le lingue vibrÈtili. A tal vista
1466. pallidi ci sperdemmo. Essi avanzarono
1467. dirittamente su Laocoome.
1468. E prima entrambi avvolsero e in un groppo
1469. strinsero due suoi pargoletti figli,
1470. pascendo a morsi i miseri lor corpi.
1471. Indi su lui, che giÈ sopravveniva
1472. con la spada nel pugno in lor soccorso,
1473. piombarono, lo cinsero d'immense
1474. spire, si attorcigliarono due volte
1475. con le anella squammose intorno al corpo
1476. e due volte sul collo, alti sorgendo
1477. con le teste e con l'ardue cervìci.
1478. Ei tento con le mani (e avea le bende
1479. di bava intrise e di mortal veleno)
1480. di svincolarsi dall'allacciamento,
1481. ed al cielo mandava ululi orrendi
1482. e simili ai muggiti del giovcnco,
1483. quando ferito fugge dall'altare
1484. da sÉ scrollando la fallita scure.
1485. Si ritrassero alfine i due dragoni
1486. con molli spire verso gli alti templi;
1487. indi si rifugiarono nell'arce
1488. dell'ostile Tritònia ed ai suoi piedi
1489. sparvero sotto il cerchio dello scudo.
1490. [L'lNGRESSO DEL CAVALLO]
1491. Ed un nuovo sgomento, ecco, sentimmo
1492. insinuarsi nei tremanti cuori:
1493. giustamente, si disse, era punito
1494. Laocoonte per il suo delitto,
1495. per aver violato il sacro legno
1496. la sacrìlega lancia in lui vibrando:
1497. trarre al tempio l'effigie, alzar preghierc
1498. al nume della Dea fu in tutti il grido.
1499. Dirocchiamo le mura! Apriam la cinta
1500. della città! Si accingon tutti all'opra,
1501. e gli pongono rulli sotto i piedi,
1502. e cànapi gli aggiustano sul collo!
1503. La macchina fatale asccnde i muri
1504. gravida d'armi. Ed i fanciulli intomo
1505. e le fanciulle cantano, cd a gara
1506. porgono lieti al cÈnapo la mano.
1507. E quella avanza, e per le vie dell'urbc
1508. rotola minaccÉvole ed enorme.
1509. Oh patria, oh llio sede degli Dci,
1510. oh dardÈnidi mura inclite in guerra!
1511. Per quattro volte urto contro le soglie
1512. e di strepito d'armi entro sono;
1513. ma immèmori, ma ciechi di follìa
1514. noi persistemmo e nella sacra rocca
1515. issammo alfine il maledetto mostro.
1516. E anche allora Cassandra aprì le labbra,
1517. per volontÈ del Dio non mai credute,
1518. ad annunziare l'imminente fato;
1519. ma noi miseri (e quello era per noi
1520. l'ultimo giorno!) di festive frondi
1521. incoronammo i templi degli Dei.
1522. [TROIA INVASA]
1523. Volgeasi intanto la celeste volta
1524. e balzò dall'Oceano la notte
1525. a involgere di tènebra profonda
1526. la terra, il ciel, I'agguato degli Achèi.
1527. Noi tornammo alle case, e fu silenzio
1528. per tutto, e il sonno ci allaccio le mcmbra.
1529. E da Tenedo giÈ l'armata achÉa
1530. si avanzava con prore allineate
1531. verso il lido ben noto, entro gli amici
1532. silenzii della taciturna luna,
1533. e la nave ammiraglia alzo una fiamma
1534. e col favore degl'iniqui fati
1535. Sinon furtivo aprì la lignea chiostra
1536. agli Achèi che nell'alvo erano chiusi.
1537. Li rese all'aure il gran cavallo aperto
1538. Eruppero dal concavo fasciame,
1539. per il calato cÈnapo scorrendo,
1540. I'infesto Ulisse e Stènelo e Tessandro
1541. Atamante e Toante e Neottolemo
1542. e il duce Macaòne e Menelao
1543. e il costruttore del congegno, Epèo.
1544. Corsero la cittÈ nel vin sepolta
1545. e addormentata, uccisero le scolte,
1546. e attraverso le porte spalancate
1547. tutti i compagni fecero passare,
1548. tra lor serrando le giÈ conscie schiere.
1549. [L'OMBRA Dl ETTORE]
1550. Era giÈ l'ora che i mortali stanchi
1551. s'abbandonano al primo assopimento
1552. che, divin dono, grato in lor si effonde,
1553. e in sogno mi sembro che a me dinnanzi,
1554. in atto d'ineffabile dolore
1555. e in lagrime disciolto, Ettore stÉsse,
1556. come giÈ dalla biga a furia tratto:
1557. 0 tutto polvere e sangue, e con i piedi
1558. tùmidi dalle redhli trafitti.
1559. Quale l'aspetto suo! Quanto mutato
1560. dall'Ettore che un dì fece ritorno
1561. vestito delle spoglie del Pelìde,
1562. e poi ch'ebbe lanciato il fuoco frigio
1563. nei legni grcci: con la barba incolta,
1564. con lordo il crine d'aggrumato sangue,
1565. segnato dalle inn·meri ferite
1566. onde fu rotto intorno ai muri d'Ilio.
1567. E allor mi parve che con mesti accenti
1568. primo io dicessi in lagrime: <<O splendore
1569. della DardÈnia, o valida speranza
1570. nostra, perchÉ sì tardo a noi tu giungi?
1571. Ettore tanto atteso, onde ritorni?
1572. Oh come stanchi, oh dopo quanti lutti
1573. dei Priamìdi e dopo quanti affanni
1574. d'llio e di nostra gente or ti vediamo!
1575. Da qual corruccio e indegnamente offeso
1576. quel tuo volto sereno? E perchÉ mostri
1577. tante ferite?» Nulla egli rispose,
1578. nulla ei curo le mie domande vane,
1579. ma mise un lungo gemito profondo
1580. e: <<Fuggi», disse, <<figlio dclla Dea!
1581. Scampa al fuoco! 11 nemico è nelle mura,
1582. e Troia dall'eccelsa arce precìpita.
1583. Per la patria, per Priamo assai pugnammo.
1584. Se potesse da un braccio essere salva
1585. giÈ salva pel mio braccio llio sarebbe.
1586. A te Troia confida i sacri arredi
1587. e i suoi Penati. Prèndili compagni
1588. del tuo destino; una cittÈ novella
1589. cerca per essi; grande l'alzerete
1590. dopo aver corso lungamente il marc.>
1591. Disse, e dai più segreti penetrali
1592. con le sue mani trasse fuor le bende
1593. e la possente Vesta e il fuoco eterno.
1594. [TROIA NELL'INCENDIO]
1595. Tutta era intanto la cittÈ sconvolta
1596. da gemiti e da grida; e, benchÉ cinta
1597. d'alberi intorno e in appartato luogo
1598. fosse la casa del mio padre Anchise,
1599. sempre più chiaro mi giungeva il rombo,
1600. sempre maggior l'orrendo tuon dell'armi.
1601. Balzai dal sonno, in cima al tetto fui
1602. e con tesi gli orecchi immoto stetti;
1603. attonito così da un'alta rupe
1604. sta l'ignaro pastore a udire il rombo,
1605. se incalzate dal turbine le fiamme
1606. si appresero alle mèssi, o se un torrente
1607. gonfiato dalle rÈpide montane
1608. abbatte i campi, abbatte le fiorenti
1609. seminagioni e l'opere dci buoi,
1610. e i boschi inghiotte nella sua ruina.
1611. Allor tutto fu chiaro, allora aperto
1612. fu il greco inganno. GiÈ la vasta casa
1613. di Deìfobo in fiamme era crollata,
1614. già bruciava il vicino Ucalegonte;
1615. splendea tutto di fuoco il mar Sigèo.
1616. Era un vasto urlìo d'uomini, un diffuso
1617. clangor di tube. Corsi, folle, all'armi
1618. nÉ ancor sapevo sc giovasser l'armi;
1619. sol mi tardava di accozzarc un pugno
1620. d'uomini, di combattere, di accorrere
1621. con compagni alla rocca: ira e furore
1622. l'animo mi travolsero, e pensai
1623. che pur bella è la morte in mezzo all'armi.
1624. E improvviso ecco Panto, il figlio d'Otri,
1625. sacerdotc di Febo e della rocca,
1626. ch'era sfuggito ai colpi degli Achèi
1627. e traeva egli stesso i vinti Numi
1628. e i sacri arredi e un piccolo nipote,
1629. forsennato accorrendo alla mia casa.
1630. <Panto, a che siam? Qual rocca ora ci resta?»
1631. Come appena finii, quello gemendo
1632. grido: ½Per la DardÈnia il giorno estremo,
1633. il tempo ineluttabile è venuto!
1634. Furono i Troi! Fu llio e la superba
1635. dÈrdana gloria. Lo spietato Giovc
1636. in Argo ha trasferito ogni potenza.
1637. Spadroneggian gli Achèi per l'urbe in fiamme!
1638. In mezzo alla cittÈ giganteggiando
1639. l'alto cavallo vomita guerrieri,
1640. e Sinonc beffardo e trionfante
1641. semina incendi. Ed altri ed altri irrompono
1642. attraverso le porte spalancate,
1643. a mille a mille, quami venner mai
1644. dalla grande Micène. Altri hanno invaso
1645. le strade anguste con le spade in pugno;
1646. è una siepe di ferro, irta di punte
1647. fulgide, pronta a uccidere. Alle porte
1648. le prime guardie a stento osano opporsi
1649. ferme nella battaglia disperata !»
1650. [IL GRUPPO Dl DIFENSORI]
1651. Da questi detti e dal voler d'un Nume
1652. son lanciato tra l'armi e tra le fiamme,
1653. dove mi chiama la furente Erinni
1654. dove l'urlo e il clamore urta le stelle.
1655. Mi appaiono nel lume della luna
1656. e si adunano stretti a me d'intorno
1657. e meco si accompagnano Rifèo,
1658. Epito il prode ed Ipani e Dimante
1659. e il Migdonìde giovine Corèbo.
1660. Del folle amore di Cassandra acceso,
1661. in quei giorni egli ad llio era vcnuto
1662. e, come giÈ suo genero, adduceva
1663. soccorsi d'armi a Prìamo e ai Troiani;
1664. misero, ché fu sordo ai vaticinii
1665. della sposa veggente! A quella schiera
1666. anelante a combattere allor dissi:
1667. <<Giovini, cuori valorosi invano!
1668. Se una brama invincibile v'incalza
1669. a seguitarmi all'ultimo cimento, s20
1670. voi vedete qual sorte ora ci resta;
1671. tutti dai templi e dai deserti altari
1672. son fuggiti gli Dei che al nostro impero
1673. eran sostegno; a una cittÈ che arde
1674. voi recate soccorso. E sia! Tra l'armi s2s
1675. gettiamoci a morire. Unico scampo
1676. è per i vinti non sperar salvezza.>>
1677. S'addoppiò l'ira negli eroici petti.
1678. Come lupi rapaci in notte cupa
1679. cacciati dalla rabbia della fame 530 c
1680. sbucano furibondi abbandonando
1681. i lupatti in attesa a denti asciutti,
1682. tra i nemici, tra l'armi, a certa morte
1683. noi movemmo così lungo le strade
1684. della cittÈ: d'intorno ci volava
1685. negra con la sua vasta ombra la notte.
1686. [IL PRIMO SCONTRO: ANDRòGEO]
1687. Come ridir le morti e lo sterminio
1688. di quella notte? Chi di noi potrebbe
1689. adeguare il suo pianto a quegli orrori?
1690. L'urbe vetusta che regnò tanti anni
1691. precìpita; cadaveri infiniti
1692. giacciono per le vie, dentro le case,
1693. nei templi inviolabili dei Numi.
1694. Ma non cadono uccisi i Teucri soli :
1695. spesso nei vinti la virtù risorge
1696. e cadono anche i vincitori Achèi.
1697. E ovunque il lutto, ovunque lo spavento,
1698. e l'innùmere volto della morte!
1699. Primo, tra folto sÉguito di Achèi,
1700. ci venne incontro Andrògeo, credendo
1701. che fossimo un manipolo dei suoi,
1702. e a noi si volse con amica voce:
1703. <<Uomini, presto! Che lentezza è questa?
1704. Gli altri mettono Troia a sacco e a fuoco,
1705. e voi, dall'alte navi, ora giungete?>>
1706. Così parlo; ma subito si avvide,
1707. alle nostre risposte mal sicure,
1708. d'esser caduto in mezzo a schiera ostile.
1709. Stupì, tacque, arretro. Come repente
1710. fugge tremando un viator, se prema
1711. sotto aspri rovi un serpe inavvertito
1712. che minaccioso drìzzasi col gonfio
1713. livido collo, a noi di fronte Andrògeo
1714. atterrito così retrocedette.
1715. Ci avventammo; una sìepe irta di ferro
1716. lor serrammo d'intorno, e, come nuovi
1717. eran del luogo e dal terror percossi,
1718. di qua di lÈ noi li stendemmo al suolo.
1719. La fortuna arrideva al primo scontro;
1720. ed allora Corèbo, imbaldanzito
1721. per tal successo e per il suo coraggio,
1722. dlsse <<Avanti, compagm! Or che la sorte
1723. da se ci mostra questa vla di scampo,
1724. seguiamola ove amica essa ci guida!
1725. Cambiam gli scudi, vestiam l'armi achèe.
1726. Sia valore o sia frode, in un nemico
1727. chi la ricerca? Essi daranno l'armi!»
1728. Disse, e indosso la gàlea chiomata
1729. e il bello adorno clìpeo di Andrògeo,
1730. e l'argolica spada al fianco cinse.
1731. Così fece Rifèo, così Dimante,
1732. tutta così !a lieta eroica schiera:
1733. ciascun si armo delle recenti spoglie.
1734. E innanzi andammo, ai DÈni commisti
1735. ma in odio ai Numi; e per la cupa notte
1736. in mischie innumerabili pugnammo
1737. e molti Achèi precipitammo all'Orco.
1738. Altri si rifugiarono, corrrndo
1739. verso il lido sicuro, entro le navi
1740. sso ascesero allri, pavidi e codardi,
1741. a nascondersi ancor nelle ben note
1742. lÈtebre del cava!lo mostruoso.
1743. [IL SECONDO SCONTRO: CASSANDRA]
1744. Ahi, nulla speri chi nemici ha i Numi!
1745. Ecco avanzarsi, con le chiome sciolte,
1746. strappata all'ara e al tempio di Minerva,
1747. la priamìde vergine Cassandra
1748. con gli occhi ardenti invano al ciel rivolti:
1749. gli occhi, perchÉ le tènere sue palme
1750. in rigidi legami erano chiuse.
1751. Non si tenne Corèbo a quella vista,
1752. e infunando si caccio nel folto
1753. risoluto a morire; e noi seguimmo
1754. e tutti con serrate armi irrompemmo.
1755. Ma qui dall'alto culmine del tempio
1756. prima ci tempestarono di dardi
1757. gli stessi Teucri, ed il fallace aspetto
1758. delle armature e dei cimieri achivi
1759. fece di noi miserrimo sterminio.
1760. Indi gli Achivi, tra furore e cruccio
1761. per la fanciulla alle lor man ritolta,
1762. ci assalirono in folla e d'ogni parte:
1763. il durissimo Aiace, ambi gli Atridi
1764. e tutta insiem la dolope falangc.
1765. Così Zèfiro e Noto, e così l'Èuro
1766. che va superbo dei cavalli eòi,
1767. si urtan tra loro al rompere dei nembi;
1768. urlano le foreste; entro le spume
1769. imperversa Nerèo col suo tridente
1770. e va dai fondi sommovendo il mare.
1771. Ed anchc quelli che col nostro inganno
1772. avevamo dispersi e ricacciati
1773. nella notturna tènebra e nell'ombra
1774. per la città, ci apparvero improvvisi,
1775. e conobbero e dissero ai compagni
1776. quella frode dell'armi e degli scudi
1777. e del nostro linguaggio il suon diverso.
1778. E allor fummo dal numero travolti.
1779. Cadde primo, per man di Penelèo,
1780. Corèbo, all'ara della Dea guerriera;
1781. cadde Rifèo ch'era il pi· giusto ed equo
1782. (ma non parve agli Lei) di tutti i Teucri;
1783. e morirono Ipani e Dimante
1784. spenti dai nostri; e mentre tu cadevi
1785. non la tua gran pietà, Panto, ti valse
1786. e non ti valse l'infula di Apollo.
1787. cÉneri di Troia! O voi, supremo
1788. rogo dei miei ! Voi testimoni io chiamo
1789. che non all'armi, non ai greci assalti
1790. mai nel vostro cadere io mi sottrassi;
1791. che, se tal fosse stato il mio destino,
1792. meritai di cader nella battaglia.
1793. [INTORNO ALLA REGGIA]
1794. Noi di là ci strappammo, ed eran meco
1795. Ifito e Pèlia, quello d'anni grave
1796. e questo infermo ancor d'una ferita
1797. ricevuta da Ulisse; e il gran clamore
1798. al palagio di Prìamo ci trasse.
1799. V'infuriava la pi· gran baltaglia,
1800. come se altrove non si combattesse,
1801. come se fuor di lÈ non si morisse;
1802. e vedemmo una mischia furibonda:
1803. i DÈnai scalavano la reggia
1804. ordinati a testùdine, e alla soglia
1805. davan l'assalto; avean poggiate ai muri
1806. scale, s'inerplcavano pei gradi,,
1807. fino al ciglio del tetto, ed opponendo
1808. gli scudi ai dardi con la man sinistra
1809. si apprendean con la destra all'alte cime.
1810. Diroccavano i DÈrdani sul tetto
1811. tègole e torri, chÉ vedean la fine
1812. e tentavano, prossimi alla morte,
1813. pur con quell'armi l'ultima difesa;
1814. e gi· scaraventavano le travi
1815. dorate, vanto dei lor padri antichi,
1816. le soglie gremìan con l'armi in pugno
1817. vigilandole stretti in densa schiera.
1818. E allor animo e ardire in mc si accrebbe
1819. di salvare la reggia, e volli otfrire
1820. soccorso a quegli eroi, forza a quei vinti.
1821. V'era lÈ dietro, a tergo della reggia,
1822. un cieco ingresso, agèvole passaggio
1823. tra l'una e l'altra casa priamìde;
1824. per esso, al tempo dell'iliaco regno,
1825. la sventurata Andromaca soleva
1826. sempre venire ai suoceri, ed all'avo
1827. accompagnare il bimbo Astianatte.
1828. Salii per essa al sommo della reggia,
1829. d'onde i miseri Teucri a piene mani
1830. gi· scagliavano invano armi e macigni.
1831. LÈ, su l'estremo margine deý tetto,
1832. una torre si alzava alta alle stelle;
1833. tutta di là si contemplava Troia,
1834. tutta la flotta e il campo degli Achèi.
1835. Ci mettemmo col ferro intorno ad essa
1836. dove le congiunture eran men salde;
1837. la scardinammo dall'eccelsa cima
1838. e la spingentmo in gi·; precipitando
1839. ruinò con fragore e si abbattÉ
1840. quant'era lunga sui guerrieri achèi.
1841. Pur altri sottentrarono, e macigni
1842. piovvero senza tregua e dardi a nembi.
1843. [LA PORTA ABBATTUTA]
1844. Proprio innanzi al vestibolo, alle soglie
1845. dell'alta reggia, imperversava Pirro
1846. lampeggiante in fulgenti armi di bronzo:
1847. come serpente che nel freddo inverno
1848. aggrovigliato si acquattò sotLerra
1849. nutricandosi d'erbe velenose,
1850. e or, deposta la sua vecchia spoglia
1851. e lustrante di nuova giovinezza,
1852. nella luce del sol con erto il collo
1853. snoda le anella l·briche, e la lingua
1854. trifida gli balena dalla bocca.
1855. Eran con lui l'enomlc Perifante
1856. ed il fido scudiero Automedonte
1857. aurìga dei cavalli del Pelide;
1858. v'erano tutti i giovini di Sciro
1859. che premevan la reggia e che sul tetto
1860. lanciavan fiamme. Primo innanzi a tutti,
1861. egli intendea con la bipenne in pugno
1862. a rompere la soglia e l'architrave,
1863. a svellere dai cÈrdini la porta
1864. cinta di bronzo; aveva giÈ recisa
1865. la traversa e squarciato il duro r¾vere
1866. e fatta del gran foro ampia fbleslra.
1867. L'interno apparve: I'atrio spazloso,
1868. i tàlami di Priamo, le stanze
1869. degli antichi monarchi, e genti armate
1870. che stavan ferme a guardia delle soglie.
1871. Ma tutte piene eran le stanze interne
1872. di tumulto, di gemiti e di pianti:
1873. I'atrio ululava di femminee strida
1874. e n'andava il clamore alto alle stelle.
1875. Di qua di là fuggivano le donne
1876. impaurite, e per le vaste sale
1877. baciavano e abbracciavano le porte.
1878. Ma Pirro, forte come il padre, instava;
1879. non valsero a resistere i serrami,
1880. non i custodi, tentennò la porta
1881. percossa e ripercossa dall'ariete,
1882. e scardinata alfin precipitò.
1883. Con la forza si apersero la via,
1884. sgozzarono, irrompendo per il varco,
1885. le prime guardie, e tutto fu pien d'armi.
1886. Non irrompe così, travolti gli argini
1887. e scrollate coi gorghi impetuosi
1888. le opposte dighe, uno schiumante fiume,
1889. quando con addensate acque imperversa
1890. nei solchi arati, e per aperti campi
1891. via rapina con sÉ stalle ed armenti.
1892. Io vidi su la soglia, ebbri di strage
1893. Neottòlemo e i due fratelli Atrìdi,
1894. Ècuba vidi e le sue cento nuore,
1895. e Prìamo all'ara tingere di sangue
1896. i sacri fuochi da lui stesso accesi!
1897. E quei cinquanta tÈlami, promessa
1898. di tanta prole, e quelle porte, d'oro
1899. superbe e di barbarici trofèi,
1900. ruinarono tutte; ove le fiamme
1901. non eran giunte, giunsero gli Achèi.
1902. [LA MORTE Dl PRIAMO]
1903. E quale fu di Priamo la fine
1904. tu forse chiederai. Com'egli vide
1905. tutta invasa così Troia crollare,
1906. e divelte le soglie della reggia
1907. e il nemico accampato entro le stanze,
1908. il gran vecchio adattò le inutil armi,
1909. da tempo disusate, ai suoi tremanti
1910. omeri annosi, cinse invan la spada
1911. e si getto nel folto dei nemici
1912. risoluto a morir. Sorgea nel mezzo
1913. sotto l'aperto cielo un'ara eccelsa,
1914. e un alloro antichissimo su l'ara
1915. si ripiegava ad abbracciar con l'ombra
1916. gli Dei Penati. Invano a piè dell'ara
1917. Ècuba e le sue figlie erano accorse
1918. quali colombe gi· volanti a furia
1919. nella negra tempesta; e lÈ raccolte
1920. si abbracciavano ai santi simulacri.
1921. Or com'ella lo vide, il vecchio Prìamo,
1922. cinto nell'armi dei suoi giovini anni,
1923. gridò: <<Misero sposo, qual follia
1924. a cingerti quell'armi ora ti trasse?
1925. Ahi, dove corri? Non di tal soccorso,
1926. non di tali difese è questo il tempo,
1927. no, se pure qui fosse Ettore mio.
1928. Ors·, vieni tra noi, chÉ questo altare
1929. salverÈ tutti, o tutti qui morremo.>>
1930. A sc trasse, ciò detto, il gran vegliardo
1931. e in quella sacra sede lo compose.
1932. Ecco allora Polìte, un priamide,
1933. che, scampato tra l'armi e tra i nemici
1934. dalla strage di Pirro, or si aggirava
1935. fuggitivo e ferito per i lunghi
1936. portici e nel vestibolo deserto.
1937. Ma impetuosamente gli fu sopra
1938. Pirro incalzante con mortal ferita
1939. e lo raggiunse e lo passo con l'asta.
1940. e quello, giunto sotto il volto e gli occhi
1941. dei suoi parenti, si abbatte sul suolo
1942. e con gran sangue l'anima diffuse.
1943. Non a tal vista Priamo si tenne,
1944. e, benchÉ ormai giÈ preda della morte,
1945. non raffreno la collera e la voce
1946. e gridò: <<Ma gli Dei, se ancor v'è alcuna
1947. giustizia in Cielo che di ciò si curi,
1948. gli Dei per tale scellerato ardire
1949. ti dian degna mercedc e il giusto premio
1950. chÉ m'hai fatto veder con gli occhi miei
1951. il mio figlio morire, hai con la morte
1952. i paterni occhi miei contaminati.
1953. Oh non tale, con Priamo nemico,
1954. fu quell'Achille di cui tu mentisci
1955. d'essere nato. Rispetto la fede
1956. il dritto riveri del supplicante
1957. rese al sepolcro il corpo esangue d'Ettore
1958. e me restitui nella mia reggia!>>
1959. Così disse il vegliardo; e contro Pirro
1960. scaglio la lancia imbelle senza colpo
1961. chÉ, spuntandosi al bronzo in rauco suono
1962. a fiol del cuoio pèndula ricadde
1963. E Pirro a lui: <<VÈ dunque messaggero
1964. e narra questo al genitor Pelide:
1965. digli come son turpi i miei misfatti
1966. e come Neottòlemo traligna.
1967. Intanto muori!>> Ed all'altar lo trasse,
1968. trèmulo e vacillante, in mezzo al sangue
1969. sparso dal figlio; con la man sinistra
1970. l'afferro per la chioma, e con la destra
1971. levo su lui la spada balenante
1972. e fino all'elsa gliel'immerse in seno.
1973. E questa fu di Prìamo la fine;
1974. ebbe tal sorte, per voler dei Fati,
1975. quel giÈ superbo re di tante genti
1976. e contrade dell'Asia, arsa vedendo
1977. Troia, Pèrgamo al suol precipitata:
1978. giacque gran tronco su l'arena, capo
1979. dal busto avulso, corpo senza nome.
1980. [ELENA TlNDARIDE]
1981. Un fiero orrore e un s·bito sgomento
1982. mi percorsero a un tratto; e mi sovvenne,
1983. vedendo il re che gli era eguale d'anni
1984. così trafitto l'anima esalare,
1985. I'immagine del dolce genitore;
1986. mi sovvenne Cre·sa abbandonata,
1987. la nostra casa messa a sacco e a fuoco
1988. e del piccolo Iulo il dubbio fato.
1989. Guardai, cercai chi mi restasse intorno:
1990. tutti, affranti, mi avevano lasciato,
1991. precipitando con un balzo a terra,
1992. gettandosi feriti nelle fiamme.
1993. Così ero ormai solo. E su le soglie
1994. di Vesta, come in un segreto asilo,
1995. vidi tacita e immobile appiattarsi
1996. Elena Tindarìde: i chiari incendii
1997. davan luce ai miei passi e agli occhi miei.
1998. Là si celava l'odiosa donna,
1999. comune Erinni ai Dàrdani e agli Achivi;
2000. era seduta là, presso l'altare,
2001. ai Teucri invisa per il crollo d'Ilio
2002. ma pur temendo le vendette greche
2003. e l'ira dello sposo abbandonato.
2004. Il cuore mi avvampò, I'ira mi accese
2005. a punir le sue colpe, a far vendetta
2006. della patria città precipitante.
2007. <<Potrà dunque costei salva e impunha
2008. tornare a Sparta e alla natia Micène
2009. come regina in pompa trionfale?
2010. VedrÈ il marito, il patrio tetto, i figli, 8s5
2011. e le faran corteo donne troiane
2012. e Frigi schiavi? E sarà stato spento
2013. Prìamo dal ferro! Ed Ilio sarà stata
2014. arsa dal fuoco! E tante volte il lido
2015. avrà sudato di dardànio sangue! 860
2016. No! Se vanto non v'è, se non v'è gloria
2017. nel punire o nel vincere una donna,
2018. pur lode avro d'avcr estinto un mostro,
2019. d'avergli inflitto il debito castigo ;
2020. mi sarÈ dolce avermi sazlato
2021. l'animo nell'ardor della vendetta,
2022. e avro placato il cÉnere dei miei.>>
2023. [I DIVINI PROTAGONISTI DELLA
DISTRUZIONE]
2024. Questo mi dissi, e all'impeto furente
2025. cedevo giÈ, quando improvvisa agli occhi
870
2026. mi si offerì la mia divina Madre;
2027. non mai sì chiara innanzi ella m'apparve.
2028. Splendea dall'ombra in tutta la sua luce,
2029. palesemente Dea, sì bella e grande
2030. quale vederla sogliono i Celesti.
2031. e per mano mi prese, e mi trattenne,
2032. e con la bocca rosea mi disse:
2033. <<Qual immenso dolore eccita e sfrena
2034. la tua collera, o figlio? A che deliri?
2035. Questa è la cura che di noi ti prendi? 880
2036. Non vuoi prima vedere ove lasciasti
2037. rotto dagli anni il genitore Anchise,
2038. e se Creusa, la tua donna, è viva,
2039. se vivo e ancora il pargoletto Ascanio ?
2040. Premon loro d'intorno achive schiere;
2041. s'io non fossi a difenderli, già il fuoco
2042. li avrebbe avvolti o il ferro achèo trafitti.
2043. Non la colpa di Pàride o il bel volto
2044. dell'odiata Tindarìde achèa:
2045. sono gli Dei, sono gl'inclementi Dei
2046. che rovesciano gi· questa potenza,
2047. che atterrano llio giu dall'alta cima!
2048. Guarda! A te innanzi io dissipo la nube
2049. che I tuoi occhi mortali ancora offusca
2050. e d'umida calìgine li avvolge;
2051. e tu, senza temer, pronto obbedisci
2052. tutti i comandi e i moniti materni.
2053. Guarda laggiù quelle dirotte moli
2054. ove tra i sassi dai sassi divelti
2055. s'alzan nembi di polvere e di fumo
2056. Nettuno è quello, che co! suo tridente
2057. scrolla e sconquassa fondamenta e mura
2058. e tutta la città dalle sue basi
2059. precipita. Colei che innanzi a tutti
2060. or Imperversa su la porta Scèa
2061. e Glunone che infuria e tutta in armi
2062. le amiche schiere chiama su dal mare.
2063. Guarda! E' piantata PÈllade Tritonia
2064. su l' alto della rocca e dal suo nembo
2065. folgora con la Gòrgone feroce.
2066. Perfino il Padre infonde animo ai Greci
2067. e vigor fortunato; il Padre aceende
2068. contro l'armi dei DÈrdani gli Dei.
2069. Cessa, figlio, la lotta e volgi in fuga;
2070. saro teco dovunque, e in sicurezza
2071. tl rlporro nella paterna casa.»
2072. Poi vanì nella spessa ombra notlurna.
2073. Io vldi allor gli spaventosi aspetti
2074. e la solenne maestÈ dei Numi
2075. avversarii di Troia; io vidi allora
2076. llio tutta crollar nel vasto incendio
2077. e rasa al suolo la nett·nia Troia!
2078. Tal su l'alto dei monti un orno antico,
2079. che gli agrìcoli han prima intorno inciso
2080. e quindi a gara con pi· spessi co!pi
2081. si sforzano d'abbattere, minaccia
2082. di pur cadere, e con la chioma oscilla,
2083. e lo squassato vertice tentenna:
2084. finchÉ, vinto dai colpi, a poco a poco
2085. mette un ultimo schianto e si divalla
2086. diradicato dalla sommitÈ.
2087. [IL VECCHIO ANCHISE ]
2088. Scesi; guidato dalla Dea, trascorsi
2089. tra le fiamme e i nemici; a me dinnanzi
2090. cessero l'armi, si arretro la fiamma.
2091. E eome giunsi alle paterne soglie,
2092. nell'antica mia casa, il genitore,
2093. a cui primo io mi volsi e che per primo
2094. io bramavo portar su gli a!ti monti,
2095. disse di non vo!ere, llio caduta,
2096. vivere pi·, di non voler !'esilio.
2097. <<No: voi, che avete giovin sangue intatto
2098. e forze salde di viril vigore,
2099. preparate la fuga>> egli diceva.
2100. <<S'io dovessi pur vivere, i Celesti
2101. mi avrebbero serbato anche la patria.
2102. Basta, ed è troppo, che giÈ un altro eccidio
2103. vidi e giÈ sopravvissi a un crollo d'llio.
2104. Eccomi, giÈ son qui come sepolto!
2105. L'ultimo vale datemi, e partite.
2106. Da qualche mano avro la mortc; i Greci
2107. mi avran pietÈ, le spoglie mie vorranno;
2108. perdlta lieve è quella del sepolcro.
2109. Da tempo io traggo inutile la vita
2110. ed in odio agli Dei, da quando il Padre
2111. dei Celesti e degli uomini mi colse
2112. col soffio della fòlgore fiammante
2113. Insisteva nel dir, tenace e fermo:
2114. ma sciolti in pianto noi gli fummo intorno,
2115. Cre·sa e Ascanio e tulLa la mia gente,
2116. perch'egli, il padre, seco non volesse
2117. tutto precipitar nella rovina
2118. ed affrettare l'imminente fato.
2119. Egli pur ricusava e stette immoto
2120. nel suo seggio e nel suo divisamento.
2121. Io disperai; volli tornar tra l'armi
2122. e cercarvi la fine; e qual consiglio
2123. pi· mi restava ormai, qual altra sone?
2124. <<Padre, e pensavi ch'io partir polessi
2125. senza di te? Dal tuo paterno labbro
2126. come uscire potÉ l'empia parola?
2127. Se è voler degli Dei che nulla resli 970
2128. di sì grande cittÈ; se questo è il fermo
2129. pensiero tuo; sc te, se la tua casa
2130. compagni vuoi della cittÈ crollante,
2131. schiuso è il varco a tal morte: or or, dal sangue
2132. sparso del re, ci sarÈ sopra Pirro,
2133. Pirro che sgozza innanzi all'ara il padre
2134. e che innanzi al suo padre il figlio uccide.
2135. Per questo dunque, o mia divina Madre,
2136. m'hai salvato tra l'armi e tra le fiamme?
2137. Perch'io vegga il nemico entro la casa
2138. e scannati Cre·sa e il ìiglio e il padre
2139. l'un nel sangue dell'altro? Armi, qua l'armi,
2140. uomini! Chiama i vinti il giorno estremo.
2141. Ch'io ritorni fra i DÈnai! Lasciate
2142. ch'io rivòli alla mischia e la raccenda.
2143. Non tutti invendicatl oggi morremo.>>
2144. [LA STELLA PRODIGIOSA]
2145. GiÈ, ricinta la spada, avevo chiusa
2146. nello scudo la manca ad imbracciarlo,
2147. e giÈ fuor mi lanciavo oltre la soglia,
2148. quand'ecco, ferma attraverso la soglia,
2149. la mia moglie Cre·sa ai miei ginocchi
2150. stringersi, e al padre tendere il fig!iuolo.
2151. <<Se tu vai per morire, anche noi porta
2152. teco dovunque andrai; ma, se pur nutri
2153. qualche speranza nel riprender l'armi,
2154. questa casa difendi! A chi tu !asci
2155. il tuo piccolo Iulo, a chi tuo padre
2156. e me che un tempo tu chiamasti sposa?»
2157. Così dicendo empia del suo lamento
2158. tutta la casa; quando a un tratto apparve
2159. un prodigio stupendo: ai tristi sguardi
2160. dei genitori, sotto le lor mani,
2161. su la testa di lulo, ccco, leggiero
2162. spandere lume un Èpice di fuoco
2163. e intorno intorno cingere le tempie
2164. e lambir senz'ardore il molle crine!
2165. Noi sbigottiti scuotere volemmo
2166. i capelli che ardevano, e con acqua
2167. spegnere quella tiamma portentosa.
2168. Ma il padre Anchise alzo giocondo gli occhi
2169. verso le stelle, e tese al ciel le palme
2170. così dicendo: <<Onnipotente Giove,
2171. se muovere ti puo preghiera alcuna,
2172. deh volgiti su noi! Questo so! chieggo.
2173. Indi, se la pietà ce ne fa degni,
2174. padre, mÈndaci un segno e riconferma
2175. questi presagi.» Par!o il vecchio appena,
2176. che un s·ùbito fragor tonò a sinistra
2177. e dal ciel per le tcnebrc trascorse
2178. una stella cadente a cui seguiva
2179. una scìa fulgidissima di luce.
2180. La vedemmo !ilar sopra la casa
2181. e vivida caýar sui boschi idèi
2182. indicando che que!!a era la via;
2183. la scìa risfavillò per lungo tratto
2184. e tutto intorno fumigò di zolfo.
2185. [LA FUGA]
2186. Allora, Vinto, il genitor protese
2187. gli occhi al cielo e le mani e, venerando
2188. la santa stella, supplico gli Dei:
2189. <<Orsù, più non s'indugi! Ecco, vi seguo:
2190. ove mi condurrete anch'io saro!
2191. Salvate la mia stirpe, o Numi d'llio,
2192. e il mio nepote! Un vostro segno è questo,
2193. e nella grazia vostra llio ancor vive!
2194. Sì, figlio; cedo, e ti saro compagno.»
2195. GiÈ pi· forte si udiva ollre le mura
2196. il mugliar delle fiamme, e pi· vicini
2197. estuavano i soffii dell'incendio.
2198. <<Su le mie spalle ascendi, o genitore;
2199. io ti sorreggero, nÉ la fatica
2200. mi graverÈ. Qualunque sia la sorte,
2201. uno stesso pericolo comune
2202. e la stessa salvezza avremo insieme.
2203. Mi starÈ a lato il piccolo; Cre·sa
2204. seguirÈ, poco lungi, i nostri passi.
2205. Servi, attenti or udite i detti miei.
2206. All'uscir di cittÈ, sorge un'altura
2207. con quell'antieo tempio abbandonato
2208. di Cèrere e il vecchissimo cipresso
2209. che la pietÈ dei padri ancor ci serba;
2210. lÈ per diverse vie noi converremo.
2211. Prendi tu, padre mio, con le tue mani
2212. gli arredi sacri e i patrii Penati;
2213. io sono giunto or or dalla battaglia
2214. e dalla strage e non potro toccarli
2215. prima d'essermi asterso a un'onda viva,>>
2216. Poi, sul collo reclino e all'ampie soalle
2217. stesa una fulva pelle di leone,
2218. mi sottoposi al earico; il fanciullo
2219. si apprese alla mia destra e si affrettava
2220. con più piccoli passi a me d'accanto;
2221. dietro, la moglie. Per cupe ombre andammo;
2222. io, che pur or non mi turbavo ai dardi
2223. nÉ all'urto avverso delle achive schiere,
2224. per la soma or temevo e pe! compagno:
2225. trasalivo ad ogni Èlito di vento,
2226. trepidavo ansloso ad ogni suono.
2227. [SCOMPARSA Dl CREUSA]
2228. GiÈ quasi ero alle porte c giÈ pensavo
2229. d'essere in salvo, quando d'improvviso
2230. ci oarve udire un calpestìo frequente
2231. e mio padre grido, I'ombra scrutando:
2232. <<Fuggi, fuggi, figliuolo! Eccoli! L'armi
2233. splendere veggo, balenar gli scudi.>)
2234. E allor, sì trepidante ero e smarrito,
2235. non so qual Nume ostil mi tolse il senno.
2236. Ché, mentre in corsa per impèrvii luoghi
2237. movevo, lungi dalle vie più note,
2238. misero me!, la moglie mia Creusa
2239. si fermo forse, toltami dal Fato?
2240. Smarrì la via? Stanca si abbandonò?
2241. Non so; più non fu resa agli occhi nostri.
2242. Né mi volsi a guardar s'era perduta,
2243. né a lei pensai, finché non fummo al sacro
2244. tempio antico di Cerere raccolti.
2245. Ella sola mancava, ella deluse
2246. i compagni, il figliuolo ed il consorte.
2247. Qual, fuor di me, non accusai degli uomini
2248. e dei Celesti? Qual più crudo strazio
2249. vidi nella città precipitante?
2250. Lasciai presso i compagni il Padre Anchise
2251. coi Penati troiani c con Ascanio,
2252. e li nascosi in fondo d'una valle.
2253. Ed io mi cinsi ancor le fulgide armi
2254. e alla cittÈ tornai, ben risoluto
2255. a ritentare tutte le fortune,
2256. a frugar tutta Troia, a riopporre
2257. contro tutti i pericoli la vita.
2258. Corsi alle mura, presso il tenebroso
2259. valico della porta ond'ero uscito,
2260. a ritroso tornai sui nostri passi,
2261. esplorai con acuti occhi la notte.
2262. Dovunquc il cuor mi si stringea di gelo,
2263. ed il silenzio stesso era terrore.
2264. A casa ritornai, s'ella, chi sa?,
2265. vi fosse andata. V'erano giÈ irrotti
2266. c tutta l'occupavano gli Achèi.
2267. L'inghiottiva struggendola l'incendio
2268. mosso dal vento, alte salìan le fiamme
2269. e la gran vampa tutto empiva il cielo.
2270. Più oltre andai, la reggia priamide
2271. vidi e la rocca. Erano ormai deserti
2272. i portici del tempio di Giunone;
2273. ivi Fcnicc cd il feroce Ulisse,
2274. scelti a tal guardia, custodian le prede.
2275. Qui d'ogni parte le dovizie nostre
2276. sottratte dai sacrari incendlati
2277. (mense di Dei, cratèri tutti d'oro
2278. e drappi tratugati) eran raccolte,
2279. e fanciulli e matrone sbigottite
2280. stavano intorno ad esse in lunghe schiere.
2281. Osai anche lanciar voci nel buio,
2282. feci echeggiar le vie delle mie grida,
2283. e iterandole afflitto invan chiamavo
2284. pi· e più volte il nome di Cre·sa.
2285. Or, mentre in corsa smaniando erravo
2286. senza fine così di casa in casa,
2287. innanzi agli occhi mi appari l'aspetto
2288. dolente, I'ombra stessa di Cre·sa
2289. e maggior dell'usato il noto viso.
2290. Stupii, mi si drizzarono i capelli,
2291. mi si strozzo la voce nella gola.
2292. Ed ella mi parlo, con questi detti
2293. consolando il mio cruccio: <<Oh non ti vale,
2294. dolce marito, a così vano affanno
2295. abbandonarti ! VolontÈ di Numi
2296. così dispone. Non di qui potrai
2297. comc compagna toglierti Creùsa;
2298. non lo consente il re dell'alto Olimpo.
2299. Tu dovrai sopportare un lungo esilio
2300. e arare un'infinita onda di mari,
2301. E giungerai fino all'espèria terra,
2302. dove, per mezzo a popolosi campi,
2303. il lidio Tebro placido discende.
2304. Ivi ti si Preparano il potente
2305. italo regno e una regal consorte;
2306. cessa di pianger per la tua Cre·sa!
2307. Non io vedro nelle lor casc altere
2308. i Dolopi c i Mirmìdoni; non io,
2309. dàrdana e nuora a Venere celeste,
2310. diverro schiava delle donne achèe.
2311. La grande Genitricr degli Dei
2312. qui seco mi ritiene. Or dunque addio,
2313. e del nostro fié1iuolo abbi l'amore!>>
2314. Com'ebbe detto, e mentre lagrimando
2315. io parlare volea, mi si sottrasse
2316. e nell'aere lieve dileguò.
2317. E per tre volte con le braccia io volli
2318. cingerle il collo; inutilmente ! L'Ombra
2319. sfuggi l'amplesso, pari a vento licve
2320. e simile ad un sogno fuggitivo.
2321. [I PROFUGHI]
2322. Così, scorsa la notte, ai miei compagni
2323. feci ritorno. Qui maravigliando
2324. una gran moltitudine trovai
2325. di compagni novelli: eroi, matrone,
2326. tutta una folla, volgo miserando
2327. raccolto per l'esilio. Erano accorsi
2328. d'ogni parte, col cuor pronti e coi beni
2329. a seguitarmi in tutte le contrade
2330. dov'io volessi volgerli pel mare.
2331. E ormai dietro le vette alte dell'Ida
2332. Lucìfero sorgea recando il giorno;
2333. si accampavano i Greci ad ogni porta
2334. né v'eran più speranze di riscossa.
2335. Cedetti al Fato; presi in collo il padre
2336. e mi diressi verso gli alti monti. 1175
2337. LIBRO III
2338. [VERSO L'ESILlO]
2339. Poi che i Celesti vollero distrutta
2340. l'incolpevole gente priamìde
2341. e il regno d'Asia, e cadde llio superba,
2342. e fumò tutta la nett·nia Troia
2343. dai fondamenti, i moniti divini
2344. ci spingevano lungi, in vario esilio,
2345. alla ricerca delle antiche sedi;
2346. onde noi presso Antandro e sotto i monti
2347. dell'lda frigio costruimmo navi
2348. e adunammo una ciurma, incerti ancora
2349. dove ci porterebbero i destini,
2350. dove ci fermeremmo. Incominciava
2351. l'estate appena quando il padre Anchise
2352. ci comando d'aprir le vele ai Fati;
2353. ed allor lagrimando io salutai
2354. le patrie rive e i porti e le contrade
2355. ove Troia era stata. E coi compagni
2356. e col figlio e coi grandi iddii Penati
2357. verso l'esilio andai, sul vasto mare.
2358. [L'ARRIVO IN TRACIA]
2359. Una gran terra stèndesi lontano,
2360. coltivata dai Traci e a Marte cara,
2361. che all'immìte Licurgo un dì fu regno
2362. e che con Troia ai dì della ventura
2363. ebbe patti ospitali e Dei comuni.
2364. Tratto colÈ contro il voler dei Fati
2365. ed approdato sul ricurvo lido,
2366. della prima cittÈ fondai le mura
2367. e dal mio nome Enèade la dissi.
2368. Celebravo sul lido un sacrificio
2369. ai Numi e alla mia madre Dlonèa
2370. per propiziarli alla cittÈ nascente,
2371. ed immolavo un candido giovenco
2372. all'alto re dei Numi. Un monticello
2373. sorgea lÈ presso, incoronato al sommo
2374. da virgulti di cornio e da un mirteto
2375. irto d'innumerevoli asticelle.
2376. Tentai allor di svellere dal suolo
2377. quel cespo verde per coprir l'altare
2378. dei suoi rami frondosi, e mi si offerse
2379. un orrendo mirabile prodigio:
2380. dal primo arbusto ch'io dal suol divelsi
2381. e trassi su con rÈdiche troncate
2382. stillavano atre gocciole di sangue
2383. macchiando di putrÉdine la terra
2384. Mi guizzo freddo un brivido per l'ossa,
2385. mi s'agghiaccio per lo spavento il sangue.
2386. A un altro, allora, svelsi il molle fusto
2387. per indagar le cause del mistero:
2388. sangue dalla corteccia ancor stillava.
2389. Allor tutto turbato io supplicai
2390. le Ninfe agresti e il genitor Gradivo
2391. che le campagne gètiche protegge,
2392. perchÉ fausto rendessero per noi,
2393. per noi felice quel sinistro augurio.
2394. Ma quando mi appigliai con più gran forza,
2395. puntando contro il suol con le ginocchia,
2396. a un terzo arbusto (debbo dirlo o taccio?),
2397. un gemito piangÉvole sono
2398. su dal profondo, ed una voce intesi:
2399. <<Ahi me misero! Enea, perchÉ mi schianti?
2400. Oh risparmia un sepolto! Oh non volerti
2401. contaminare le pietose mani!
2402. In llio io nacqui. Prossimo ti fui,
2403. e non da un legno que5to sangue stilla.
2404. Ah fuggi via da quest'avaro lido,
2405. fuggi da questa perfida contrada
2406. Polidoro son io, qui mi trafisse
2407. e mi coperse una gran selva d'aste;
2408. poi di sopra mi crebbe in punte acute.»
2409. Allor sì sbalordii, percosso in cuore
2410. di doppio orror. Mi si drizzo la chioma,
2411. mi si strozzo la voce nella gola.
2412. Aveva un tempo Prìamo affidato
2413. occultamente, con gran copia d'ori,
2414. quel figlio Polidoro al re di Tracia
2415. che l'allevasse; chÉ vedeva stretta
2416. d'assedio la cittÈ nÉ pi· fidava
2417. nelle forze dei DÈrdani. Ma quegli,
2418. quando fu rotta la potenza teucra
2419. e la Fortuna ci ebbe abbandonati,
2420. volgendosi alla parte agamennonia
2421. e all'esercito suo vittorioso,
2422. ruppe ogni legge, ed il fanciullo uccise
2423. e usurpo l'oro. O maledetta sete
2424. d'oro, a che tu non sforzi i petti umani?
2425. Poscia, quando il terror m'uscì dell'ossa,
2426. riferii quel portento sovrumano
2427. ai primati del popolo ed al padre,
2428. e richiesi qual fosse il lor consiglio.
2429. Uno in tutti il pensiero: uscir da quella
2430. terra contaminata, abbandonare
2431. quel suolo offeso, aprir le vele ai vènti.
2432. Onde apprestammo a Polidoro il rito:
2433. terra su terra al t·mulo aggiungemmo;
2434. I'are pei Mani sorsero, addogliate
2435. d'atro cipresso e di cerulee bende,
2436. e intorno, sciolte come d'uso il crine,
2437. eran le donne iliache. Effondemmo
2438. tazze spumanti di tepente latte
2439. e pÈtere di sangue; indi, composta
2440. nel suo sepolcro l'anima, a gran voce
2441. la salutammo con l'estremo vale.
2442. [L'APPRODO A DELO]
2443. Quando potemmo al pèlago affidarci,
2444. e i venti si placarono, e la brezza
2445. c'invito, lieve mormorando, al largo,
2446. i miei compagni trasser giu le navi
2447. e il lido popolarono; salpammo:
2448. terre e città disparvero lontane.
2449. In mezzo al mare stendesi una sacra
2450. isola, dilettissima alla Madre
2451. delle Nereidi ed all'egeo Nettuno;
2452. lei, già vagante intorno a coste e prode,
2453. I'Arciero pio con due catene avvinse
2454. a Giaro ed a Micono, e la rese
2455. ferma e sfidante Ihmpeto dei venti.
2456. La giunsi, la noi rlparammo stanchi
2457. in quel placido porto; indi sbarcammo
2458. per venerare la città di Apollo.
2459. I1 re Anio, signor degli abitanti
2460. e ministro del Dio, ci mosse incontro
2461. incoronato d'infula e d'alloro
2462. e riconobbe il vecchio amico Ancbise;
2463. poi, congiunte le destre ospitalmente,
2464. penetrammo con lui dentro la reggia.
2465. La, nel tempio vetusto, io supplicai:
2466. <<Da' una stabile sede, o Dio Timbreo,
2467. da' mura certe a questi esuli stanchi,
2468. e prole, e una città non peritura.
2469. Salva la nuova Pergamo di Troia
2470. scampata ai Greci ed al feroce Achille.
2471. Or chi ci sara scorta? Ove dobbiamo
2472. volgere il corso, ove posar le sedi'?
2473. Padre, mandaci un segno e in noi discendi.>>
2474. Finivo appena, e tutto intorno vidi
2475. scuotersi il tempio e gli apollinei lauri,
2476. ed il monte scrollarsi, e la cortina
2477. rimugghiare dagli aditi dischiusi.
2478. Umili a terra allor ci prosternammo
2479. e una voce sono: <<Duri Troiani,
2480. quella terra ch'espresse il seme vostro
2481. fin dalla prima origine degli avi
2482. reducl vi accorra nel sen fecondo.
2483. Ritornate alla vostra antica Madre.
2484. Qui la stirpe d'Enea su tutto il mondo
2485. terra l'impero, e i figli dei suoi figli,
2486. e tutti quelli che da lor verranno.>>
2487. Così Febo predisse; e gran letizia
2488. ne sorse ed un tumultuar diffuso:
2489. tutti chiedean qual fosse quella terra,
2490. e dove dall'esilio ei li chiamava,
2491. dove loro ingiungea di far ritorno
2492. 11 padre Anchise allor, rievocando
2493. grandi memorie di vetusti eroi,
2494. disse: <<Uditemi, principi, e apprendete
2495. ciò ch'è promesso alla speranza vostra.
2496. In mezzo al mare è l'isola di Creta
2497. sacra al gran Giove; quivi è il monte d'
2498. quivi le cune della nostra gcnte.
2499. Cento grandi città, regni fecondi,
2500. vi sorgono; di là, se ben ricordo,
2501. venne da prima alle retee contrade
2502. Teucro progenitore e le prescelse
2503. come suo regno. Non sorgeano ancora
2504. Ilio e la rocca pergamea; le genti
2505. dimoravano al fondo delle valli.
2506. Di là la Madre che abita il Cibelo
2507. e i coribanzii cembali di bronzo
2508. vennero, e venne il sacro bosco d'lda
2509. con gli arcani Misteri, e i due leoni
2510. traenti a giogo il carro della Dea.
2511. Su, dunque! Procediamo nei cammini
2512. segnati dagli Dei. Plachiamo i vènti
2513. eveleggiammo verso i lidi Cnòsii:
2514. non lungo è il tratto; su la terza aurora
2515. se Giove è favorevole, la flotta
2516. si ancorerà su le cretesi rive.>>
2517. Così parlo; poi su gli altari offersc
2518. le rltuali vittime: a Nettuno
2519. un giovenco, ed un altro al bell'Apollo,
2520. e una pecora negra alla Tempesta
2521. ed una bianca ai Zefiri benigni.
2522. [IL SOGGIORNO IN CRETA]
2523. Voce correa chc il duce Idomenèo
2524. cacciato a forza dal paterno regno,
2525. fosse partito, e sgombre fosser tutte
2526. le contrade cretesi, e di nemici
2527. vuote le case e a pronto asilo aperte.
2528. Noi allora lasciammo il suol d'Ortigia
2529. e in mar volammo, rasentando Nasso
2530. che di bacchiche grida ha pieni i clivi,
2531. Donisa verde, Olearo, la bianca
2532. Paro, le sparse Cicladi, gli stretti
2533. tumultuanti fra le spesse terre.
2534. In gara alterna il grido delle ciurme
2535. sonava; s'incitavano a vicenda
2536. per raggiungere Creta e gli avi nostri.
2537. Ci spingea nel cammino alacre il vento
2538. che spirava da poppa, e alfin giungemmo
2539. nella vetusta terra dei Cureti.
2540. Io quivi allora cupido mi accinsi
2541. a costruir le vagheggiate mura
2542. dell'urbe nuova; e Pergamo la dissi
2543. e alla mia gente, lieta di quel nome
2544. raccomandai che amasse i focolari
2545. e un'acropoli eccelsa edificasse.
2546. E già tutte le navi erano in secco;
2547. i giovini attendevano ai connubii
2548. e ai nuovi campi, ed io tra lor partivo
2549. le dimore e i diritti. E-d'improvviso
2550. si corruppe una plaga ampia del cielo,
2551. e un putrido miserrimo contagio
2552. e un lungo tempo di morìa si apprese
2553. alle membra alle piante alle campagne.
2554. Perdean la dolce vita o a grande stento
2555. traevano le membra illanguidite;
2556. ma più e più su gl'infecondi campi
2557. Sirio avvampava; inaridìano l'erbe,
2558. non davan pane le corrotte spighe.
2559. Voleva Anchise che varcando il mare
2560. si tornasse all'oracolo d'Ortigia
2561. per impetrare la mercé di Apollo
2562. sì ch'ei dicesse quando avrebbe fine
2563. tanta sciagura, dove egli imponeva
2564. che cercassimo scampo a quel travaglio,
2565. e dove alfine volgeremmo il corso.
2566. [LA VISIONE Dl ENEA]
2567. Or una notte ch'io giacevo insonne,
2568. mentre tutti dormivano i mortali,
2569. mi apparvero gli aspetti venerandi
2570. dei familiari dàrdani Penati
2571. che meco io trassi dalle fiamme d'llio:
2572. chiari nella gran luce che spandeva
2573. per le aperte finestre il plenilunio.
2574. E parlaron così, con questi detti
2575. consolando il cuor mio: <<Ciò che direbbe
2576. se ritornassi all'isola d'Ortigia,
2577. or qui lo stesso Apolline ti annunzia,
2578. ecco, e ci manda presso le tue soglie.
2579. Noi che te seguitammo e i tuoi compagni
2580. da che fu arsa la Dardania; noi
2581. che condotti da te, su le tue navi,
2582. solcammo a lungo il pelago iracondo,
2583. esalteremo noi fino all'Olimpo
2584. i nepoti nei secoli, ed all'Urbe
2585. daremo una potenza imperiale.
2586. Grandi prepara a grandi eroi le mura.
2587. E riprendi il tuo duro antico errore;
2588. non e qui la tua sede. 11 delio Apollo
2589. non questi lidi a te vaticinava,
2590. non comando che ti fermassi in Creta.
2591. V'e un paese che i Grai chiamano Esperia,
2592. terra vetusta, fertile e guerriera;
2593. gli Enotri l'abitarono, ma e fama
2594. che, dal nome d'un re, le nuove genti
2595. or la chiamino Italia. Ivi e la sede
2596. che sara nostra: son di la venuti
2597. Dardano e lasio, i due progenitori
2598. e il primo seme della gente nostra.
2599. Su, dunquel Sorgi, allegrati, ripeti
2600. l'infallibile avviso al vecchio padre,
2601. sì che a Corito volga e al suol d'Ausonial
2602. Non i campi dittei Giove ti assegna.
2603. Forte stupii per quella visione
2604. e nell'udir la voce degli Dei;
2605. che non sogno era il mio, che ben mi parve
2606. di vedermi dinnanzi i loro volti,
2607. i lor capelli chiusi nelle bende,
2608. le loro forme veramente vive;
2609. e un sudor freddo mi correa le membra.
2610. Rapido mi levai, con una prece
2611. le Palme resupine al Ciel protesi
2612. e puro vino al focolare aspersi;
2613. poi lieto al genitor tutto quel sogno
2614. ed ogni cosa in ordine ridissi,
2615. Ei ripenso la duplice progenie
2616. dei due primi parenti e riconobbe
2617. che un nuovo errore su le antiche sedi
2618. l'aveva tratto ad un novello inganno.
2619. Poi ricordo: <<Figliuolo mio, che tutto
2620. sorreggi il peso degli iliaci Fati,
2621. Cassandra sola allora mi predisse
2622. tali vicende. E questo, or ben ricordo,
2623. ella diceva dagli Dei promesso
2624. al nostro sangue, e spesso allor l'Esperia,
2625. spesso il regno d'ltalia ella invoco.
2626. Ma chi creder potea che al lido esperio
2627. giungerebbero i Dardani? Chi avrebbe
2628. creduto allora all'augure Cassandra?
2629. Or cediamo ad Apolline. Al suo cenno
2630. drizziamo il corso per miglior cammino.>>
2631. Disse, e tutti Plaudimmo al suo consiglio.
2632. Ed anche quella terra abbandonammo,
2633. pochi nostri lasciando, e a piene vele
2634. rinavigammo l'infinito mare.
2635. [LA TEMPESTA]
2636. E già le navi erano giunte al largo,
2637. e più non si scorgeva alcuna terra
2638. ma solo intorno il pelago ed il cielo,
2639. quando sopra ci stette un fosco nembo
2640. che tutto empi di buio e di tempesta,
2641. e in neri flutti il vasto mare insorse.
2642. Subiti venti sconvolgono l'onde
2643. che s'inalzano enormi, e siam dispersi
2644. e sbalzati sui gorghi ampi del mare;
2645. densi vapori intenebrano il giorno,
2646. ombra e pioggia empie il ciclo, e van guizzando
2647. lampi su lampi dalle rotte nubi.
2648. Disviàti dal corso, errando andiamo
2649. senza meta né guida in preda all'onde,
2650. e Palinuro non sa più nel cielo
2651. giorno da nottc scernere e pel mare
2652. trovar la via. Tre giorni senza luce
2653. ed altrettante notti senza stelle
2654. per la tenebra opaca andiamo errando;
2655. e al quarto giorno sorgere una terra
2656. vediamo alfine, e linearsi monti
2657. lontani, e al cielo vaporarne il fumo.
2658. Cadon le vele; facciam forza ai remi,
2659. e rapide incurvandosi le ciurme
2660. batton le spume pel ceruleo mare.
2661. [LE ARPìE]
2662. E primo allor, salvo così dai flutti,
2663. il lido delle Strofadi mi accolse.
2664. Strofadi sono dette, in greca voce,
2665. due isolette in mezzo al vasto lonio,
2666. e vi soggiorna l'orrida Celeno
2667. con l'altre Arpie, dal tempo che scacciate
2668. furono dalla reggia di Fineo
2669. e lasciarono, vinte dal terrore
2670. le antiche mense. Non usci giammai
2671. dall'onde stigie mostro più feroce,
2672. non più crudele pestilenza alcuna
2673. alcun castigo d'irritati Dei.
2674. Che sono uccelli e han volti di fanciulle;
2675. hanno una fetidissima profluvie
2676. di ventre, mani con adunchi artigli
2677. e facce sempre pallide di fame.
2678. Cola giunti sbarcammo, ed ecco, al piano
2679. vedemmo armenti floridi di buoi
2680. e gran branchi di pecore e di capre
2681. senza custodi pascere per l'erbe
2682. Le assalimmo con l'armi e offrlmmo ai Numi
2683. ed anche a Giove parte del bottino;
2684. poi, disposte sul lido erbose zolle,
2685. facemmo delle carni opimo pasto.
2686. Ma, calate terribili dai monti,
2687. ci furon sopra rapide le Arpie
2688. squassando l'ali con schiamazzo immenso,
2689. e predarono i cibi, ed ogni cosa
2690. lordarono col fetido contagio
2691. orribile fra il puzzo era il lor grido.
2692. E ancora alzammo in più remota parte
2693. nel cavo d'una rupe i nostri deschi
2694. e accendemmo su l'are i sacri fuochi
2695. ed ancora lo stormo schiamazzante
2696. da opposto lato e da non visti covi
2697. sopravolo con l'artigliate zampe
2698. tutt'intorno la preda e con le bocche
2699. insozzo le vivande. Onde ai compagni
2700. io comandai di metter mano all'armi,
2701. di dar battaglia all'orrida genia.
2702. Obbedirono pronti al mio comando
2703. e ben nascoste posero le spade
2704. e celaron gli scudi in mezzo all'erbe.
2705. E appena esse calarono, intronando
2706. del lor clangore tutto il curvo lido,
2707. chiamo Miseno con la tromba all'armi
2708. dall'alta sua vedetta. E ecco i compagni
2709. avventarsi in novissima battaglia
2710. per colpir quei marini osceni uccelli!
2711. Ma non potemmo fare offesa alcuna
2712. alle lor piume, non ferita ai corpi;
2713. e in fuga rapida esse rivolarono
2714. all'alto ciel, lasciando giu la preda
2715. mezzo mangiata e le lor tracce immonde.
2716. [I PRESAGI Dl CELèNO]
2717. Celèno sola, profetessa infausta,
2718. si soffermo su l'alto d'una rupe
2719. e scoppio furibonda in queste voci:
2720. <<Anche la guerra dunque, anche la guerra
2721. voi fate, figli di Laomedonte,
2722. per compenso dei bovi e dei giovenchi
2723. che trucidaste? E discacciar volete
2724. le incolpevoli Arpie dal patrio regno?
2725. Ebbene, udite, e dentro la memoria
2726. imprimetevi ben questi presagi
2727. che diede a Febo il Padre onnipotente,
2728. che febo Apollo disse a me, che or io,
2729. la maggior delle Furie, annunzio a voi.
2730. Voi tendete all'ltalia, ed in Italia
2731. con i venti invocati approderete;
2732. ma non potrete cingere di mura
2733. la città che dal Ciel vi si destina
2734. prima che in pena della vostra ingiuria
2735. una fame terribile vi astringa
2736. a mordere e a mangiare anche le mense.>>
2737. Disse, ed a volo dileguo nel bosco.
2738. Gelido allor per subito terrore
2739. ristette il sangue ai miei; cadde l'ardire,
2740. e con voti volevano e con preci,
2741. non più con l'armi, chiedere la pace,
2742. fossero Dee, fossero brutti uccelli
2743. malaugurosi. E anche il padre Anchise
2744. prego dal lido con protese braccia
2745. i grandi Numi, e i giusti riti indisse:
2746. <<Allontanate, o Dei, questa minaccia;
2747. stornate, o Numi, la sciagura orrenda.
2748. Alla nostra pieta siate benigni!>)
2749. Ingiunse poscia di strappar gli ormeggi
2750. e di sfilare e di mollar le funi.
2751. Le vele si gonfiarono nel vento,
2752. e via su le schiumanti onde volgemmo
2753. come il vento ci spinse ed il nocchiero.
2754. [I LUDI D'AZIO]
2755. E in mezzo al mare ci appari Zacinto
2756. folta di macchie, e poi n- lichiO e Same,
2757. e quindi Nerito irta dl scogllere.
2758. Passammo al largo d'ltaca rupestre,
2759. dominio di Laerte, ed imprecammo
2760. al suol natio dello spietato Ulisse.
2761. Poi ci apparvero in vista i nubilosi
2762. vertici del Leucate e l'alto tempio
2763. d'Apolline, terror dei naviganti.
2764. Quivi spossati indirizzammo il corso
2765. ed accostammo il piccoletto borgo:
2766. furon gettate l'ancore da prora
2767. e stettero le poppe alte sul lido.
2768. Così raggiunta l'insperata terra,
2769. celebrammo agli Dei riti lustrali,
2770. accendemmo pregando I sacri altari,
2771. ed emplmmo di popolo festante
2772. le rive d'Azio con gl'iliaci ludi.
2773. Ignudi e d'olio lucidi i compagni
2774. si esercitaron nelle patrie gare;
2775. erano lieti d'essere scampati
2776. a tante achee città, d'essere salvi
2777. dopo tanto fuggir per terre ostili.
2778. Il sole intanto aveva già compiuto
2779. l'autunnale suu corso, e il fresco inverno
2780. con gli aquiloni tempestava l'onde.
2781. Appesi allor dinnanzi dalle porte
2782. un incurvato clipeo di bronzo
2783. ch'era già stato del possente Abante,
2784. e vi posi la scritta: offerse Enea
2785. quest'armi tolte ai vincitori Achei.
2786. Poi comandai di prender posto ai remi
2787. e d'uscir dal porto: a gara i nauti
2788. l'onde battean per I infinito mare.
2789. E le aèree cime dei Feaci
2790. rapide dileguarono lontane;
2791. rasentammo le coste dell'Epiro,
2792. ed approdati nel Caonio porto
2793. nell'eccelsa Butroto alfine entrammo.
2794. [ANDROMACA]
2795. E quivi un'incredibile novella
2796. data mi fu: su quella greca terra,
2797. ereditato il talamo e lo scettro
2798. dell'Eacide Pirro, era signore
2799. Eleno il priamide, e novamente
2800. Andromaca era unita a un teucro sposo!
2801. Qual maraviglia! Come subito arsi
2802. del desiderio di parlar con lui,
2803. di conoscer da lui tanta vicenda!
2804. Lasciai le navi e il lido, e uscii dal porto
2805. proprio nell'ora che in un sacro bosco,
2806. presso l'acque d'un nuovo Simoenta
2807. fuor delle mura, Andromaca offeriva
2808. libagioni annuali e mesti doni
2809. per il cenere d'Ettore, e i suoi Mani
2810. invocava dinnanzi a un cenotafio
2811. da lei costrutto con erbose zolle
2812. 465 e consacrato con due gemine are,
2813. delle lagrime sue fonte perenne.
2814. Come mi vide giungere, d'intorno
2815. forsennata miro l'armi troiane
2816. ed atterrita come d un prodigio
2817. s'irrigidi guardandomi, si fece
2818. tutta di gelo, vacillo. Sol dopo
2819. lungo silenzio, a stento, ella mi disse:
2820. <<Sei corpo vero? Vero nunzio sei,
2821. figliuol della Dea? Sei dunque vivo?
2822. Ma, se sei fuori della dolce vita,
2823. Ettore mio dov'è?>> Tacque ed in pianto
2824. ruppe ed il luogo empì tutto di strida.
2825. Sì commossa apparia, che pochi detti
2826. io le risposi, e aprii turbato i labbri
2827. con rotte voci: <Sì, son vivo e traggo
2828. la mia vita per tutte le fortune;
2829. non dubitare, che tu vedi il vero.
2830. Ahime, qual sorte ti tocco dal giorno
2831. che priva fosti di sì gran marito?
2832. Qual fortuna ti arride, ancor ben degna
2833. dell'Andromaca d'Ettore? Di Pirro
2834. sei donna ancora?>> Declino la faccia
2835. e mormoro con più sommessa voce:
2836. <<O fortunata sopra tutte l'altre
2837. la priamìde vergine, che a morte
2838. fu condannata sotto l'alte mura
2839. d'llio, davanti al tumulo nemico,
2840. nè dovette patire alcun sorteggio,
2841. né schiava attese il cenno d'un padrone
2842. vittorioso! Arsa la patria, noi
2843. fummo tratte per mari sconosciuti
2844. a sopportare gl'insolenti spregi
2845. e la protervia del figliuol d'Achille,
2846. e a travagliarci in servitu. Ma poi,
2847. quando ei si accese d'Ermion Ledea
2848. e bramo lacedemoni imenei,
2849. me, schiava a schiavo, ad Eleno cedette.
2850. Ma lo sorprese e lo trafisse Oreste
2851. presso l'ara paterna, arso d'amore
2852. per la consorte a lui così rapita
2853. e travagliato dalle Furie ultrici.
2854. Per la sua morte, ad Eleno ricadde
2855. parte del regno; dal troiano Caone
2856. Caonia ei disse tutta la contrada,
2857. ed elevò su la più alta vetta
2858. questa Pergamo, questa arce troiana.
2859. Ma tu? Quali destini e quali venti
2860. guidarono il tuo corso? O qual dei Numi
2861. te spinse ignaro fino al nostro lido?
2862. E il tuo piccolo Ascanio? Ancora ei vive
2863. e ancor l'aure respira? E ancor ricorda
2864. la sua madre perduta? A eroici sensi
2865. gli sono sprone ed al valore antico
2866. il padre Enea, lo zio Ettore?>> In pianto
2867. così parlava, fuor traendo vani
2868. lunghi sospiri. Ed ecco, dalle mura
2869. Eleno apparve, il priamide eroe,
2870. fra molte genti, e riconobbe i suoi,
2871. e seco alla città lieto ci trasse
2872. molte mescendo lagrime e parole.
2873. E una piccola Troia entrando io vidi,
2874. una Pergamo eguale alla maggiore,
2875. un nvo asciutto nominato Xanto
2876. baciai la soglia di una porta Scea!
2877. Si allegrarono anch'essi i miei compagni
2878. riconoscendo la città sorella,
2879. e tutti il re li riceveva nei vasti
2880. portici della reggia. E la nell'atrio
2881. levarono le patere, libando
2882. vino e cibi disposti in vasi d'oro.
2883. [IL VATICINIO Dl ELENO]
2884. E già quel giorno e un altro erano scorsi,
2885. ed i vènti chiamavano le vele,
2886. già tutte gonfie d'Austro impetuoso.
2887. Ond'io mi volsi all'augure e gli chiesi:
2888. <<Figlio di Troia, interprete dei Numi,
2889. tu che intendi lo spirito di Febo
2890. e i tripodi e di Clario i sacri allori,
2891. e gli astri intendi e degli uccelli il canto
2892. ed i presagi dei lor fausti voli,
2893. dimmi, ti prego. Tutti i vaticinii
2894. presagirono lieto il mio viaggio,
2895. e tutti, coi lor moniti, gli Dei
2896. ml traggono in Italia alla ricerca
2897. di terre ignote. Sol l'arpia Celeno
2898. mi presagiva strane cose orrende
2899. e m'annunziava orribili vendette
2900. e turpe carestia. Quali perigli
2901. debbo prima evitar? Con quale scorta
2902. vincero sì disperate prove?>>
2903. Eleno offerse allor, secondo il rito,
2904. pingui giovenchi e propiziò gli Dei;
2905. pol dlsclolse le bende al sacro capo
2906. e per mano mi trasse alle tue soglie,
2907. Febo, dove sbigottito io stetti
2908. dalla possente maesta del Nume.
2909. Con profetico labbro il sacerdote
2910. fmalmente annunzio questi presagi:
2911. <<O figlio della Dea che solchi i mari
2912. con chiaro auspicio di sublimi eventi,
2913. poi che Giove così regola i Fati
2914. e ne alterna le veci e le rivolge,
2915. e poi che tale e il corso dei destini,
2916. m poche tl dlro, fra tante cose,
2917. onde tu possa più sicurarnente
2918. varcare le straniere acque ed alfine
2919. prendere stanza in un ausonio porto
2920. Che più tu sappia vietano le Parche,
2921. ch’io più ti dica, la Saturnia Giuno
2922. L’ Italia che già prossima tu credi,
2923. sì cheiIgnaro ti accingi a entrarvi in porto,
2924. per lungo malagevole cammino
2925. su lunghe terre è ancor da te lontana.
2926. Tu devi, prima, nella sicula onda
2927. curvare i remi; e correre dovrai
2928. l'acque del mare ausonio e il lago Averno
2929. e il suol di Circe, prima che tu possa
2930. l'urbe ordinare ir una terra certa.
2931. I segni io ti diro: ben li ricorda.
2932. Quando tu, dalla tua ansia sospinto,
2933. giungi sul corso di un solingo fiume,
2934. e vegga sotto gli elci della riva
2935. giacere al suolo una gran scrofa bianca
2936. con trenta nati intorno alle sue poppe,
2937. com'essa bianchi, sara quello il luogo
2938. per la vostra città: la troverete
2939. pace suura dai travagli vostri.
2940. Non tl sgomenti il morder delle mense,
2941. che il tuo destino trovera la via,
2942. e sara teco, se l'invochi, Apollo.
2943. Ma fuggi queste terre e queste spiagge
2944. che ci stanno di fronte e son battute
2945. dalle risacche del mar nostro; e piena
2946. ogni città d'insidlosi Achei
2947. V hanno lor stanza i nariziani Locrii
2948. vl Sl accampo nei salentini piani
2949. coi suoi guerrieri il lìttio Idomeneo
2950. e v'e pure la piccola Petelia
2951. che Filottete, il duce melibeo,
2952. saldissima piantò sopra la rupe.
2953. Quando pero, da qui varcato il mare,
2954. con la tua flotta sarai giunto a riva
2955. e l'are inalzerai sciogliendo i voti,
2956. ravvolgi il capo di purpurei veli,
2957. sl che tra i sacri fuochi degli Dei
2958. non apparisca qualche aspetto ostile
2959. che perturbi i presagi. E i tuoi per sempre
2960. serbino il nto, serbalo tu stesso,
2961. e si tramandi nei tuoi pii nepoti.
2962. Ma quando tu sarai di la partito
2963. e il vento poi ti avra condotto in vista
2964. della Sicilia, sì che tu travegga
2965. schmdersi il varco del Peloro angusto,
2966. volgl in più lungo periplo alle terre
2967. e per il mare alla tua man sinistra;
2968. fuggi le coste e il mar che a destra stanno.
2969. Narra la fama che quei luoghi un tempo
2970. furono un'indistinta unica terra
2971. che, scrollata da un gran sommovimento,
2972. un di con violenza in due si aperse
2973. (che tanto il lungo volgere degli evi
2974. puo mutare le cose); a forza il mare
2975. vi entro nel mezzo, scisse il lato esperio
2976. dal siculo e bagno sul doppio lido,
2977. tumultuando nell'angusto passo,
2978. i campi e le città che avea disgiunte.
2979. A destra e Scilla; ingorda alla sinistra
2980. s'apre Cariddi e inghiotte a furia l'onde
2981. nel suo profondo gurgite di abisso,
2982. poi a vicenda fuor le rlavventa
2983. con getti che flagellano le stelle.
2984. Ma Scilla sta nei ciechi penetrali
2985. d'una caverna, e quando vi si affaccia
2986. attrae le navi contro la scogliera.
2987. Nella parte di sopra ha volto umano
2988. e fino al mezzo un bel femmineo torso:
2989. pistrice immane e il resto, che congiunge
2990. ventre di lupo a code di delfini.
2991. Ben sara mcglio, pur con qualche indugio,
2992. passare sotto al siculo Pachino
2993. e dilungarti con più ampio giro,
2994. che una volta veder nell'antro immenso
2995. quella Scilla deforme e la scogliera
2996. che dei suoi cani ceruli risuona.
2997. E s'io merito fede, e se tu credi
2998. nei vaticinii d'Eleno, e se e vero
2999. ciò che nel petto Apolline mi spira,
3000. figlio della Dea, questo ti dico,
3001. questo, e per tutto valga, io ti ripeto,
3002. e questo più e più ti raccomando:
3003. prlma d'ogni altro con le tue preghiere
3004. venera il nume della gran Giunone,
3005. a Giunone dal cuore alza i tuoi voti,
3006. e con offerte sùpplici conquista
3007. la potente Signora; e tu potrai
3008. dalla Sicilia uscir vittorioso
3009. e approdare nell'itala contrada.
3010. La giunto, presso alla città di Cuma
3011. e al sacro lago del selvoso Averno,
3012. vislta l'inspirata profetessa
3013. che nel suo antro presagisce i Fati
3014. e affida a foglie lettere e parole.
3015. Su le foglie ella scrive i suoi responsi,
3016. poi li dispone in ordine e li lascia
3017. chiusi nell'antro; essi al lor luogo stanno
3018. in quell'ordine stesso, immobilmente;
3019. ma, se un alito fievole di vento
3020. fa volgere sui cardini la porta
3021. e smuove e mesce quelle foglie lievi,
3022. ella non cura di afferrarle a volo
3023. né di nordinarle a ricomporre
3024. il vaticinio; e partono delusi
3025. l'antro rnaledicendo e la Sibilla.
3026. E non ti sembri l'indugiar sì grave
3027. (anche se i tuoi garriscano e se il mare
3028. chiami al largo le vele imperloso
3029. ed a buon vento tenderle tu possa),
3030. che tu non vada innanzi alla Sibilla
3031. e non chieda pregando i suoi responsi;
3032. ella ti parli, ella benigna schiuda
3033. le sue labbra e il suo dir. Prostrati a lei;
3034. I'itale gemi e le venture guerre
3035. svelera, ti dirb come tu debba
3036. sfuggire o patire ogni cimento,
3037. e ti agevolera per la tua via.
3038. E’ questo ciò che apprendere tu puoi
3039. dalla mia bocca. Orsù, procedi, e grande
3040. alza con le tue gesta Ilio alle stelle.
3041. [IL COMMlATO]
3042. Così parlò con voce amica il vate;
3043. poi fece addurre su le navi doni
3044. fregiati d'oro e di tagliato avorio,
3045. e nelle stive accumulo gran copia
3046. d'argento e di lebeti dodonei,
3047. e una lorica in triplo filo d'oro
3048. e un elmo insigne dal cimiero ondante,
3049. armi di Neottolemo. Anche il padre
3050. ebbe i suoi doni. A tutto questo aggiunse
3051. cavalli con aurighi. aggiunse remi,
3052. e d'armi riforni tutti i compagni.
3053. Anchise intanto fece issar le vele
3054. sopra le navi, per non fare indugio
3055. mentre spirava sì propizio il vento.
3056. E reverente l'augure di Febo
3057. a lui si volse: <<O Anchise, amor dei Numi,
3058. che Venere degnò delle sue nozze,
3059. due volte scampato al crollo d'llio,
3060. ecco dinnanzi a te l'ausonia terra.
3061. Drizza su lei con le tue vele il corso.
3062. Ma dovrai navigare oltre quei lidi,
3063. perché la parte della terra ausonia
3064. s che Apollo t'indico molto e lontana.
3065. Va', padre lieto di sì pio figliuolo!
3066. Ma perché mi dilungo e con parole
3067. io ti ritardo ancor l'Austro che sorge?>>
3068. E parimenti Andromaca, dolente
3069. nel supremo congedo, offerse drappi
3070. istorlati in un ordito d'oro;
3071. e una troiana clamide ad Ascanio
3072. porse, con molte prezlose tele,
3073. e gh diceva: <(Ed anche questi prendi,
3074. che tl ricorderanno le mie mani
3075. e tl diranno quanto sia l'amore
3076. d'Andromaca, già d'Ettore consorte.
3077. Ecco dei tuoi parenti i doni estremi,
3078. imagine sola che mi resti
3079. dell'Astianatte mio! Così moveva
3080. gli occhi, aveva così le mani e il volto.
3081. E teco adolescente ora sarebbe!>>
3082. E plangendo, nell'atto del partire,
3083. io così lor parlai: <<Siate felici,
3084. voi, per cui la fortuna e già compiuta.
3085. Noi slamo travolti ancor di fato in fato.
3086. Voi siete in pace: non arar dovete
3087. suol marino verso ausonie terre
3088. che sempre più vi sfuggono dinnanzi.
3089. Un’effigie del Xanto, un'Ilio avete,
3090. edificata dalle vostre mani
3091. con auspicii migliori (io così spero!)
3092. e meno esposta a insidle di Greci.
3093. Che se io mai sul Tevere discenda
3094. e nelle terre al Tevere vicine,
3095. s m sorger vegga le promesse mura
3096. allor di queste due città sorelle,
3097. del consanguinei popoli d'Epiro
3098. e dell'Esperia, che han comune il padre
3099. ardano e che comuni hanno le sorti,
3100. nol laremo coi cuori un'urbe sola.
3101. Del nepotl sia questa opera e cura.>>
3102. [L'ITALIA]
3103. Noi nrlvigummo nllor lungo i Ceràuni,
3104. d'onde e più breve il valico del mare
3105. verso l'ltalia. Intanto cadde il sole
3106. e si ombrarono tutte le montagne.
3107. Allor, sortito chi restasse ai remi,
3108. nel grembo della terra deslata
3109. ci distendemmo al margine dell'onda,
3110. per ristorarci, su l'asciutta arena,
3111. e il sonno c'inondo le stanche membra.
3112. Non avevano l'Ore ancor sospinto
3113. la Notte a mezzo del cammin celeste,
3114. allorche Palinuro alacre sorse
3115. dal suo giaciglio, e con l'orecchie tese
3116. stette esplorando gli aliti dei venti.
3117. Tutte osservo le costellazloni
3118. declinanti nel ciel silenzloso:
3119. Arturo, I'Orse, I'ladi piovose
3120. ed Orlone tutto armato d'oro;
3121. tutto era calmo nel sereno cielo.
3122. Allor mire da poppa un chiaro squillo,
3123. e levammo le tende e riprendemmo
3124. la via, spiegando l'ali delle vele.
3125. E quando in cielo rosseggio l'Aurora
3126. spegnendo gli astri, noi vedemmo oscuri
3127. colli lontani, ed umile sul mare
3128. l'ltalia. <<Italia!>> gridò primo Acate
3129. <<Italia!>> con giocondo alto clamore
3130. salutarono tutti. E il padre Anchise,
3131. coronato di fronde un gran cratere
3132. l'empi di vino e su l'estrema poppa
3133. ritto in piedi invoco: <<Numi, signori
3134. della terra del mar delle tempeste,
3135. spirate favorevoli e col vento
3136. più facile rendeteci la via!>>
3137. Più gagliarda soffio l'aura invocata;
3138. già più vicino ci appariva il porto
3139. col tempio su la rocca di Minerva
3140. Allora i miei calarono le vele
3141. e verso il lido volsero le prore.
3142. E un porto che s'incurva in guisa d'arco
3143. contro gli assalti delle ondate euroe;
3144. gli spumeggia di fronte in salsi flutti
3145. una scogliera, e tutto esso e nascosto,
3146. che le rupi turrite apron le braccia
3147. come Muraglia duplice nel mare.
3148. E il tempio or ci arlparia lungi dal lido.
3149. Io vidi la (fu questo il primo augurio)
3150. quattro cavalli di candor nivale
3151. liberamente pascere su l'erba.
3152. E così disse il genitore Anchise:
3153. <<Tu ci annunzii la guerra, ospite suolo,
3154. che per la guerra s'armano i cavalli,
3155. e questa torma ci minaccia guerra.
3156. Pur sogliono tal volta, aggiunti al carro,
3157. di paro a giogo andar con freni eguali.
3158. Cl sian dunque speranza anche di paceo>
3159. Noi allor venerammo il santo nume
3160. dell'armisona Pallade che prima
3161. cl aveva accolti all'esultante sbarco;
3162. poscla 1l capo avvolgemmo in frigi veli
3163. dmnanzl all'are e, come Eleno ingiunse,
3164. solennemente offrimmo le prescritte
3165. vittime al nume di Giunone argiva.
3166. L'un dopo l'altro noi compimmo i voti
3167. secondo il rito, e rivolgemmo al mare
3168. le veligere antenne, abbandonando
3169. quei tetti greci e quel sospetto suolo.
3170. Indi avvistammo il golfo dell'erculea
3171. Taranto (se pur vera e la sua fama);
3172. mnanzl poi ci si levo la diva
3173. Lacinia, poi la rocca di Caul6na
3174. e poi Squillace affondator di navi.
3175. Alfin lontano balzo su dai flutti
3176. il siculo Etna; e noi sentimmo il lungo
3177. urlo laggiu del pelago cozzante
3178. contro li scogli, e il mugghio dei frangenti
3179. sul lido; ribollivano dai fondi
3180. I acque insorgendo torbide d'arena.
3181. E 1l padre Anchise: <<Certo e la Cariddi.
3182. La son h scogli e le tremende rupi
3183. ch Eleno cl predisse. Al largo, al largo
3184. compagni! Forza, tutti insieme, ai remi!
3185. Al comando obbedirono, ed il primo
3186. u Pahnuro che a sinistra torse
3187. la prua stridente, e tutti alla sinistra
3188. volsero, con i remi e con le vele.
3189. G sbalzarono al ciel gonfi i marosi;
3190. rlcaddero, e piombammo nell'abisso.
3191. Tre volte le scogliere cavernose
3192. mugghlarono, e tre volte noi vedemmo
3193. le spume infrante rimbalzare al cielo.
3194. Calb frattanto il sole, e cadde il vento;
3195. onde, sfiniti e ignari del cammino,
3196. noi approdammo sul ciclòpeo lido.
3197. [L'ETNA]
3198. Il porto, chiuso all'impeto dei vènti,
3199. è vastissimo e placido; ma tuona
3200. l'Etna da presso con terrificanti
3201. sconvolgimenti e scaglia spesso al cielo
3202. fumidi nembi e turbini di pece
3203. con ardenti faville, e avventa globi
3204. di fiamme che rasentano le stelle;
3205. e scogli erutta, viscere del monte,
3206. e con sordi boati in aria addensa
3207. le lave e dal profondo urla e ribolle.
3208. Ed e fama che sotto la montagna
3209. il gran corpo di Encelado si giaccia
3210. semlarso dal fulmine, e che l'Etna,
3211. su lui vasto gravando, il suo fiammante
3212. spirito esali dai crateri aperti,
3213. e che, per quante volte egli si volge
3214. sul fianco stanco, tutta la Trinacria
3215. rombi e si scrolli e il ciel di fumo ingombri.
3216. Passammo quella notte in mezzo ai boschi
3217. nella presenza del portento enorme
3218. senza vedere d'onde uscisse il rombo,
3219. perché non v'era scintillio di stelle
3220. nelle plaghe sideree del cielo
3221. fosco era il ciel di nuvoli e tra i nembi
3222. l'immobil notte nascondea la luna.
3223. [ACHEMèNIDE]
3224. E già l'Aurora avea disperse in cielo
3225. l'umide ombre notturne, e il di novello
3226. sorgeva con la stella mattutina,
3227. quando improvvisa usci dalla foresta
3228. una parvenza non più vista d'uomo
3229. squallida nel vestire e nell'aspetto
3230. e divorata di magrezza estrema;
3231. e a noi tendeva, supplice, le mani.
3232. Noi lo guardannmo: una sozzura orrenda,
3233. una barba prolissa ed un mantello
3234. rattoppato con spini acheo nel resto
3235. e già con l'armi achèe venuto ad llio.
3236. Dàrdani aspetti, armi troiane scòrse
3237. pur di lontano, ed esita sgomento,
3238. e si fermo. Ma poi precipitoso
3239. corse al lido in gran pianto e supplicava:
3240. <<Deh per le stelle, per gli Dei celesti
3241. e per questa vitale aura raggiante,
3242. Troiani, prendetemi con voi
3243. e portatemi via, dove vorrete!
3244. Sol questo chieggo. Io fui, lo riconosco,
3245. tra quei che venner su le navi achee
3246. a guerreggiar gl iliaci Penati.
3247. Che se la colpa mia tanto vi offende,
3248. sbranatemi, gettatemi per I onde
3249. e in fondo al mare! Se perire io debbo,
3250. perir per mano d uomimi vorrei!>>
3251. Ciò detto, ci abbracciava le ginocchia
3252. e ad esse avvinto si volgea per terra.
3253. Gli chiedemmo chi fosse e di che stirpe,
3254. e qual fortuna sì lo travagliasse.
3255. E senza indugio il genitore Anchise
3256. porse la destra al giovine, affidando
3257. animo suo con quel sicuro pegno.
3258. E senza più temere egli parlo.
3259. <<Achemenide io son, d ltaca nato,
3260. compagno un tempo dell infausto Ulisse,
3261. e, per fuggir la poverta del mio
3262. padre Adamasto, ad Ilio fui. Tal sorte
3263. serbata avessi! Immemori i compagni
3264. mi lasciarono qui, tra la lor fuga
3265. trepida dall orrendo limitare,
3266. nell immane spelonca del Ciclope.
3267. Opaca e vasta, dentro, e la dimora,
3268. lorda di sangue e di cruenti avanzi
3269. ed egli è gigantesco e tocca il cielo
3270. (Dei, togliete dal mondo un tal flagello!)
3271. ed è terrificante a riguardarlo
3272. e a parlargli intrattabile. Si pasce
3273. delle carni e del sangue dei meschini
3274. che gli son preda. E l ho veduto io stesso
3275. quando, sdraiato a terra in mezzo all antro
3276. con la gran mano agguanto due dei nostri
3277. sfracellandoli contro la parele
3278. fin su la soglla dilagava il sangue!
3279. Lo vidi pol dirompere le membra
3280. di nero sangue intrise e palpitanti,
3281. tiepide ancora, tra le sue mascelle!
3282. Non lo soffri senza vendetta Ulisse
3283. che in quel frangente non smenti se stesso.
3284. E quando il mostro, sazio del suo pasto
3285. e sepolto nel vin, piego la testa
3286. e giacque immenso in mezzo alla spelonca
3287. eruttando nel sonno il sangue a grumi
3288. e carni miste a sanguinoso vino,
3289. allor, tratte le sorti ed invocati
3290. i grandi Numi, insieme e d'ogni parte
3291. su lui piombammo e con un palo acuto
3292. gli trivellammo l'unico occhio enorme,
3293. che vasto e tondo come scudo argolico
3294. e simile alla lampada febea
3295. chiuso gli stava nella torva fronte.
3296. Vendicammo così l'ombre dei nostri.
3297. Ahi ma fuggite, miseri, fuggite,
3298. e strappate le gomene dal lido!
3299. Simili a Polifemo che radduce
3300. le sue greggie lanigere e le munge
3301. nella spelonca, ci son altri cento
3302. mostrosi Ciclopi ed hanno stanza
3303. di qua di la per questo curvo lido
3304. vanno errando su per le montagne.
3305. Tre volte già le corna della luna
3306. tutte si rlempirono di luce,
3307. da che per boschi io traggo la mia vita
3308. negli antri e nei covili belluini,
3309. e di lontano spio gli smisurati
3310. Ciclopi che discendono dai monti
3311. e trasalgo al lor passo e alla lor voce.
3312. Ml danno i rami un vitto miserando
3313. di coccole e di dure cormole;
3314. strappo radici d'erbe e me ne cibo.
3315. Così splando, or per la prima volta
3316. vldl una flotta giungere, la vostra,
3317. e, qual si fosse, a lei così mi offersi,
3318. pur di sfuggire a questa razza orrenda.
3319. Deh, toglietemi l'anima piuttosto,
3320. e fatemi morir come vorrete!>>
3321. [POLIFEMO]
3322. Or quegli non aveva ancor finito,
3323. che noi vedemmo in cima alla montagna
3324. lui stesso, il mandriano Polifèmo,
3325. muoversi grandeggiando in mezzo al gregge
3326. per calar come d'uso alla marina;
3327. mostro deforme, smisurato, orrendo
3328. e fatto cieco di quell'occhio solo.
3329. S'appoggiava, scendendo, a un tronco pino;
3330. eran con lui le pecore lanose,
3331. sua gioia sola, al suo dolor sollievo.
3332. Giunse al mare, si spinse ove alta e l'onda,
3333. e, ululando e digrignando i denti,
3334. si deterse l'umor sanguinolento
3335. che gli colava dalla vuota occhiaia;
3336. e ando più innanZi, quasi in mezzo al mare,
3337. né ancor l'onda giungeva agli ardui fianchi!
3338. Ci affrettammo alla fuga ed accogliemmo,
3339. come pur meritava, il supplicante,
3340. e, recise le gomene in silenzio,
3341. curvi sui remi e a gara il mar battemmo.
3342. Egli senti, verso il rumor si volse;
3343. ma non pote ghermirci con la mano
3344. né agguagliarsi in altezza all'onda ionia;
3345. e mise un grido altissimo. D'intorno
3346. ne tremarono tutte le marine,
3347. dentro ne sbigotti l'itala terra,
3348. dagli antri cavi ne rimbombo l'Etna.
3349. Ruino dalle selve e giu dai monti
3350. la genia dei Ciclopi a quel richiamo,
3351. invase il porto, gremi tutto il lido.
3352. Guardammo: erano la gli etnei fratelli,
3353. ritti, con l'occhio minacciante invano,
3354. alte nel cielo le superbe fronti:
3355. concilio orrendo! Parean querce aeree,
3356. parevano coniferi cipressi,
3357. selva di Giove o bosco di Dlana,
3358. grandeggianti col vertice sublime.
3359. [COSTEGGIANDO LA SICILIA]
3360. A precipizio, vinti dal terrore,
3361. noi ci affrettammo a sciogliere le sartie
3362. e a tendere le vele ad ogni vento.
3363. Ma il vaticinio d'Eleno ammoniva
3364. di non passare tra Cariddi e Scilla
3365. che l'una e l'altra erano vie di morte
3366. l'un dall'altra a piccola distanza;
3367. e risolvemmo di far vela indietro.
3368. Ed ecco dallo stretto del Peloro
3369. soffiarci dentro Bòrea: passammo
3370. oltre la foce che nel sasso vivo
3371. s'apre il Pantagia, oltre la bassa Tapso,
3372. oltre il golfo megarico; Achemenide,
3373. compagno un tempo dell'infausto Ulisse,
3374. ci mostrava quei luoghi or che a ritroso
3375. ricosteggiava il già percorso lido.
3376. Si stende a fronte del sicanio seno
3377. presso il Plemirio ondoso un'isoletta
3378. che già gli antichi hanno chiamata Ortigia.
3379. E dicevan che Alfeo, fiume dell'Elide,
3380. fin qui giungesse, occulto sotto il mare;
3381. ed or per la tua bocca ei si confonde,
3382. Aretusa, con le sicule onde.
3383. Quivi adorammo i santi Dei del luogo;
3384. poi, rasentata la contrada pingue
3385. dell'Eloro stagnante, oltrepassammo
3386. le rupi eccelse e gli sporgenti scogli
3387. Pachini; e lungi Camerina apparve,
3388. a cui negava mutamenti il Fato,
3389. e i geloi campi, e Gela ch'ebbe nome
3390. dal nome del suo fiume impetuoso.
3391. Poi da lungi ostento le grandi mura
3392. l'alta Acragante che nel tempo antico
3393. fu madre di magnanimi cavalli;
3394. passammo con buon vento Selinunte
3395. palmifera e le secche lilibee
3396. insidlose di latenti scogli.
3397. [LA MORTE Dl ANCHISE]
3398. E alfine al porto ed all'infausta terra
3399. di Drèpano approdai. La, dopo tante
3400. avversita del pelago, perdetti
3401. quel padre Anchise, ahime, ch'era conforto
3402. d'ogni mia cura e d'ogni mia fortuna.
3403. La stanco mi lasciasti, o dolce padre
3404. scampato invano a tante traversie.
3405. Non Eleno, che pur mi presagiva
3406. prove tremende, non l'ostil Celeno
3407. quel lutto mi predissero. E fu questo
3408. l'ultimo affanno, questa fu la meta
3409. della mia lunga via. Di la partimmo
3410. e alla vostra contrada un Dio ci spinse.
3411. Così tra lor narrava il padre Enea,
3412. mentre tutti a lui solo erano intenti,
3413. le sue fortune e i suoi fati divini.
3414. Qui, compiuto il racconto, egli si tacque. 1059
3415. LIBER IV
3416. [DIDONE FERITA]
3417. Ma la regina, dal profondo affanno
3418. già ormai ferita, nutre in sen la piaga
3419. ed il segreto ardor che la rapina.
3420. All'ìnclito valore, al gran lignaggio
3421. dell'eroe col pensiero ella ritorna;
3422. fitti le stan nell'anima profonda
3423. quella voce e quel volto, ed il tormento
3424. nega alle membra il placido riposo.
3425. E già l'Aurora dileguava in cielo
3426. l'umide ombre notturne, illuminando
3427. con l'apollìnea lampada la terra,
3428. quando, già delirante, ella si volse
3429. alla fida sorella:<<Anna, sorella,
3430. quali sogni mi han dato ansia e sgomento !
3431. Oh qual ospite insolitoè codesto
3432. che qui giunse tra noi! Quale l'aspetto,
3433. quale il cuor suo, la sua prodezza in armi !
3434. Io son ben certa, e non è vana fede,
3435. che di stirpe divina egli discende:
3436. segno è d'animo vil la timidezza.
3437. Da qual destino, ahimè, fu travagliato !
3438. Quali guerre le sue, ch'ei ci narrava !
3439. Se ferma e immota non avessi in cuore
3440. la volontà di non mai più legarmi
3441. con maritali vincoli, da quando
3442. mi tradì con la morte il primo amore,
3443. se nuziale tàlamo e le tede
3444. non avessi in tal odio, avrei potuto
3445. cedere forse a questa colpa sola.
3446. Sì, Anna, lo dirò. Dopo la fine
3447. del mio marito misero, da quando
3448. m’insanguino la casa il fratricidio,
3449. questi soltanto or l’anima mi piega
3450. e il cuor mi sforza sì che si abbandoni.
3451. Conosco i segni dell’antica fiamma.
3452. Ma un baratro si schiuda e m’inabissi,
3453. l’onnipotente Genitor mi scagli
3454. con la folgore all’Ombre, all’Ombre smorte
3455. nella profonda sotterranea notte,
3456. prima ch’io mai ti violi, mia fede,
3457. prima che infranga la tua sacra legge.
3458. Chi per la prima volta a se mi strinse
3459. tutto l’amore mio seco si tolse;
3460. ch’egli l’abbia, e lo serbi entro la tomba.>>
3461. [L’INCITAMENTO DI ANNA]
3462. Così diceva, e fuor le ruppe il pianto
3463. inondandole il seno. Anna rispose:
3464. <<Sorella, a me più cara della luce,
3465. e tu dunque vorrai nei tuoi belli anni
3466. struggerti di cordoglio e sempre sola,
3467. e non saprai del talamo le gioie
3468. né i dolci figli? E credi tu che questo
3469. chiedano l’Ombre e il cenere dei morti?
3470. Sia pure: ai giorni del dolor, nessuno
3471. dei pretendenti tuoi valse a piegarti,
3472. non nella Libia mai, non prima in Tiro;
3473. Iarba tu disdegnasti e gli altri duci
3474. dell’africana terra trionfale;
3475. -or anche a un dolce amor relutterai?
3476. Non ti sovviene in quali terre hai sede
3477. e in mezzo a quali popoli? Da un lato
3478. ti cingono Getuli invitti in guerra,
3479. Numidi cavalcanti senza freni
3480. e la gran Sirte inospite; dall’altro
3481. deserte solitudini affocate
3482. ed i Barcei, per largo tratto intorno
3483. imperversanti. E ti diro le guerre
3484. che già ci si preparano da Tiro
3485. e le minacce di Pigmalione?
3486. Oh, ben credo che, auspici gli Dei,
3487. col favor di Giunone il vento spinse
3488. per questa via le dardane carene
3489. Sorella, come grande tu vedrai
3490. questa città! Che impero avra principio
3491. da codesto imeneo! Per quali gesta
3492. s’inalzera la punica possanza
3493. se saranno con noi l’armi troiane!
3494. Il consenso dei Numi or prima invoca-
3495. indulgi poi, compiuti i sacrifici,
3496. alle ospitali cortesie, cercando
3497. sempre nuovi pretesti a trattenerlo,
3498. fin che imperversa per i mari il verno
3499. e il piovoso Orione, e sconquassate
3500. sono le navi e minaccioso e il cielo.>>
3501. Così dicendo le infiammo d’amore
3502. l’anima, l’incito con la speranza,
3503. tutti i ritegni del timor disciolse.
3504. [DIDONE VINTA]
3505. Mossero prima a visitare i templi
3506. supplicando i Celesti innanzi all’are;
3507. immolarono poi pecore scelte
3508. a Cerere legiferi ed a Febo
3509. ed a Lieo, ma prima alla Saturnia,
3510. protettrice dei nodi nuziali.
3511. Ed ella, la bellissima Didone,
3512. con la destra la patera reggendo,
3513. giu tra le corna d’una vacca bianca
3514. la riversava; ed incedea solenne
3515. tra l’are e i simulacri degli Dei,
3516. e le offerte innovava e i sacrifici
3517. intenta a consultar senza respiro
3518. le palpitanti viscere nel fianco
3519. delle vittime aperto. Oh menti ignare
3520. degl’indovini! Ella e già folle ormai;
3521. che le giovano i templi e i vaticinii?
3522. Una fiamma le strugge le midolle
3523. un’occulta ferita in cuor le vive.
3524. Ella brucia, la misera Didone,
3525. e via per la città smania e si aggira;
3526. tale una cerva punta di saetta,
3527. se nei boschi di Creta il cacciatore
3528. lungi incauta la coglie e ignaro oblia
3529. il volatile strale, erra fuggendo
3530. per le foreste e i pascoli dittei;
3531. fitto nel fianco e il calamo mortale.
3532. Or tra i palagi ella conduce Enea
3533. per ostentar la punica opulenza
3534. e la città già pronta, e dir lo vuole
3535. e si arresta d’un tratto a mezzo il dire.
3536. Or sul cader del vèspero si affretta
3537. all’usato convito, e pur chiedendo
3538. (folle!) di udir le iliache sciagure
3539. pende dal labbro ancor del narratore;
3540. poi, quando tutti sono già partiti
3541. e si oscura e si spegne anche la luna,
3542. e tramontando invitan gli astri al sonno,
3543. sola si duole nella vuota casa
3544. e glace sul triclinio deserto,
3545. e pur ode l’assente e pur lo mira.
3546. Or, presa dell’immagine del padre,
3547. tiene Ascanio nel grembo e illuder vuole
3548. l’ineffabile amore. Hanno cessato
3549. di ascendere le torri incominciate;
3550. i giovini non trattano più l’armi,
3551. non attendono ai porti e a costruire
3552. muniti propugnacoli di guerra.
3553. Tutte ristanno l’opere interrotte
3554. e l’alta mole delle mura immani
3555. ed i palchi che giungono alle stelle.
3556. [L'INSIDIA DI GIUNONE]
3557. Or la Saturnia sposa a Giove cara,
3558. come in preda la sente a tal furore
3559. che né fama né onor più la raffrena,
3560. con questi detti a Venere si volge:
3561. "Che insigne onor, che splendidi trofei
3562. il tuo figliuolo e tu vi acquisterete!
3563. grande e memorabile trionfo:
3564. due Numi, a inganno, vincono una donna!
3565. Tu paventi, ben so, le nostre mura
3566. e dell’alta Cartagine sospetti.
3567. Ma fino a quando e a che tanta contesa?
3568. Non sara meglio stringere tra noi
3569. pace perenne e un imeneo concorde?
3570. Reggiamo dunque con eguali auspicii
3571. questo popolo, entrambe. Ella si pieghi
3572. a un dardano marito ed in tua mano
3573. ponga come sua dote il tirio regno.>>
3574. Venere intese, al suo parlar coperto,
3575. come quella tendesse a trasferire
3576. l’italo impero su le libie sponde,
3577. e le rispose: <<Chi sara sì stolta
3578. che ricusi l’offerta e voglia invece
3579. teco in guerra contendere? Se pure
3580. al tuo disegno arrida la fortuna!
3581. Ma i Fati io temo, né vuol forse Giove
3582. nella stessa città Teucri e Fenici,
3583. né che le stirpi siano commiste
3584. e in un patto si stringano. Tu sei
3585. la sposa sua, tu puoi con le preghiere
3586. tentargli il cuor. Va, dunque; io sono teco.>>
3587. E allor soggiunse la regal Giunone:
3588. <<Mia sara quest’impresa. Odimi: in breve
3589. ti diro come compiere si possa
3590. cio che bramiamo. Si apparecchia Enea
3591. a recarsi domani, appena il sole
3592. spunti e coi raggi illumini la terra,
3593. a cacciar con la misera Didone
3594. per le montagne. Or, mentre le due ali
3595. trepide si affaccendano, e di reti
3596. circuiscono tutta la foresta,
3597. rovescero dall’alto un uragano
3598. tenebroso di grandine e di pioggia,
3599. e tutto il cielo scrollero coi tuoni.
3600. Fuggiranno dispersi i lor compagni
3601. nella cupa caligine ravvolti,
3602. mentre Didone e il principe troiano
3603. avran rifugio nella stessa grotta.
3604. Io sara la; se il tuo consenso e certo,
3605. gliela uniro con nodo indissolubile
3606. e, presente Imeneo, la faro sua.>>
3607. Annuì, senza opporsi, al suo disegno
3608. e dell'insidia Citerèa sorrise.
3609. [LA CACCIA]
3610. L’Aurora intanto e ascesa fuor del mare.
3611. Escono dalle porte, ai primi raggi,
3612. giovini scelti, con gran ferrei spiedi
3613. e con reti di maglia e saldi lacci;
3614. erompon fuori i cavalier massili
3615. e l’annusante forza dei segugi.
3616. Presso la soglia attendono Didone
3617. che s’indugia nel talamo, i fenici
3618. principi, e adorno di scarlatto e d’oro
3619. scalpita impaziente il suo cavallo
3620. mordendo il freno candido di schiuma.
3621. Eccola alfine, in mezzo a gran corteggio,
3622. vestita d’una clamide sidonia
3623. trapunta all’orlo; ha una faretra d’oro,
3624. con oro le si annodano le chiome
3625. ed un’aurea fibula succinge
3626. la sua veste di porpora. Anche i Frigi
3627. vengono seco ed il giocondo Iulo,
3628. e anch’egli Enea, bellissimo fra tutti,
3629. le muove al fianco e le due schiere unisce.
3630. Come Apolline, quando si diparte
3631. di Licia e dalle correntie del Xanto
3632. nell’uscire del verno, e pur rivede
3633. la natia Delo e rinnovella i cori
3634. onde tripudian Driopi e Cretesi
3635. e dipinti Agatirsi intorno all’are,
3636. discende pei declivii del Cinto
3637. e avvolge con bell’arte ai crini ondanti
3638. una flessile fronda e un cerchio d’oro
3639. (suonano i dardi dietro la sua spalla);
3640. baldo così veniva Enea, raggiando
3641. d’egual bellezza nel sembiante altero.
3642. Giunsero ai monti, fra gl’impervii covi
3643. delle fiere; e i selvaggi caprioli
3644. si gettavan dai vertici rupestri
3645. popolando i declivi; ed ecco i cervi
3646. fuggir dai monti in frotte polverose
3647. passando a corsa per gli aperti piani.
3648. Gioiva del suo fervido polledro
3649. di valle in valle il giovinetto Ascanio,
3650. or questi or quelli superando al corso,
3651. e bramava in cuor suo che gli si offrisse
3652. fra tutta quell’imbelle selvaggina
3653. un cinghiale schiumante, o che calasse
3654. dalle montagne un fulvido leone
3655. Ecco frattanto con fragore immenso
3656. tutto il cielo turbarsi, e un uragano
3657. scrosciare giù di grandine e di pioggia.
3658. Di qua, di la perdutamente i Tirii
3659. e il dardanio di Venere nipote
3660. e i giovini troiani impauriti
3661. si riparano in questo e in quel rifugio;
3662. rapide gonfie crosciano dai monti.
3663. E Didone ed il principe troiano
3664. hanno rifugio nella stessa grotta.
3665. Prima la Terra e pronuba Giunone
3666. diedero il segno; sfolgoro di lampi
3667. l’Etere testimonio alle lor nozze;
3668. dai vertici ulularono le Ninfe.
3669. [LA FAMA]
3670. Pronta n’ando per le città di Libia
3671. la Fama, ch’e il più rapido dei mali,
3672. che della sua mobilita si avviva
3673. e più si afforza quanto più cammina;
3674. era piccola or ora e tremebonda
3675. e or empie il cielo; va coi piedi in terra
3676. e nasconde la testa entro le nubi.
3677. Accesa di furor contro gli Dei,
3678. forse la genero la madre Terra
3679. minor sorella a Encelado ed a Ceo
3680. con pie veloci e rapidissime ali;
3681. gran mostro orrendo che, per quante ha piume,
3682. tanti ha sott’esse vigili occhi e tante
3683. lingue: con tante bocche essa favella,
3684. con tante orecchie, oh maraviglia!, ascolta.
3685. Vola, la notte, fra la terra e il cielo
3686. stridula nelle tenebre, né chiude
3687. le palpebre giammai nel dolce sonno;
3688. vigila, il giorno, sul più alto tetto
3689. su la cima di un palagio eccelso,
3690. e sbigottisce le città più grandi,
3691. nunzia implacata d’ogni rea menzogna
3692. come del vero. E si compiacque allora
3693. di spargere infinite dicerie
3694. per ogni gente, e aggiunse il falso al vero:
3695. <<ch’era venuto Enea, sangue troiano
3696. e che a lui la bellissima Didone
3697. come a marito s’era già congiunta;
3698. essi, dei regni lor fatti obliosi
3699. ed alle feste dediti e ai conviti
3700. empian l’inverno della lor follia.>>
3701. Queste notizie divulgo la Dea
3702. di bocca in bocca; rapida al re Iarba
3703. giunse, coi detti l’anima gli accese,
3704. gli rincalzo le collere nel cuore.
3705. [l’IRA DI IARBA]
3706. Era figlio di Ammone e d’una ninfa
3707. che questi avea rapita ai Garamanti
3708. e aveva eretto nel suo vasto impero
3709. cento gran templi a Giove e cento altari
3710. ove nutriva vigilanti fuochi
3711. per guardia eterna degli Dei; frequenti
3712. sacrifici impinguavano la terra,
3713. e le soglie dei templi erano sempre
3714. fiorite di molteplici ghirlande.
3715. Or egli, acceso e fuor di se per quelle
3716. dicerie dolorose, innanzi all’are
3717. e in mezzo ai simulacri degli Dei
3718. supplice stette, con le man supine,
3719. Giove a lungo invocando: <<Onnipotente
3720. Giove, cui ora il popolo dei Mauri,
3721. dopo i conviti, dai triclini adorni
3722. liba l’onor leneo, vedi tu questo?
3723. invano, genitor, te paventiamo
3724. quando vibri le folgori? E son esse
3725. entro le nubi inutili bagliori?
3726. Ci atterriscono, e son mormorii vani?
3727. Or ecco! Questa femmina randagia
3728. che a prezzo edifico su la mia terra
3729. un’esigua città, cui diedi suolo
3730. dove arasse, e sul suolo ampio dominio,
3731. rifiuto le mie nozze! Ed or nel regno
3732. Enea come sovrano ospita e onora!
3733. Quel Paride, che chiude in una mitra
3734. meonia il mento e le stillanti chiome
3735. gode col suo corteo di semiviri
3736. la preda sua, mentr’iO ti reco doni
3737. e ti alimento una bugiarda fama.>>
3738. [IL MESSAGGIO DI GIOVE]
3739. Così pregava ed abbraccio l’altare.
3740. L’udi l’Onnipotente e volse gli occhi
3741. alle mura regali ed agli amanti
3742. fatti obliosi di più bella fama.
3743. E a Mercurio volgendosi gl’ingiunse:
3744. << Và, figlio, chiama i Zèfiri, giù vola
3745. parla al dardanio eroe che tanto indugia
3746. nella tiria Cartagine e non pensa
3747. alla città che il Fato gli destina.
3748. Presto, recagli il mio comandamento.
3749. Non tale la bellissima sua madre
3750. né lo promise, e non per cio due volte
3751. me lo sottrasse dalle mischie achee-
3752. disse che reggera l’itala terra
3753. arsa di guerre e gravida d’impero,
3754. propaghera la nobile progenie
3755. del gran sangue di Teucro, alle sue leggi
3756. tutta soggetta ridurra la Terra.
3757. E se non lo sollecita la gloria
3758. di tanti eventi, né vuol egli stesso
3759. durar, per l’onor suo, tanto travaglio,
3760. privera dunque dei romani colli
3761. Ascanio suo? Che medita? Con quale
3762. speranza indugia in mezzo a genti ostili
3763. obliando l’ausonia discendenza
3764. ed il lavinio suol? Navighi, insomma.
3765. Della mia volonta questo e l’annunzio.>>
3766. [MERCURIO]
3767. Disse, e quello si accinse ad eseguire
3768. l’ordine del possente Genitore.
3769. Prima ai piedi aggiusto gli aurei talari
3770. che con le penne l’alzano sublime
3771. e pari al soffio rapido del vento
3772. sopra la terra come sopra il mare.
3773. Indi prese il caduceo, con cui
3774. evoca l’ombre pallide dall’Orco
3775. e allo squallido Tartaro le avvia,
3776. e da il sonno, e lo toglie e dissigilla
3777. gli occhi da morte. E col caduceo i venti
3778. spinse ed attraverso le fosche nubi.
3779. Già nel suo volo egli vedea le cime
3780. e gli ardui fianchi del gagliardo Atlante
3781. che sorregge col vertice le stelle,
3782. e ha la testa pinifera precinta
3783. perennemente di vapori oscuri
3784. e battuta dal vento e dalla pioggia;
3785. gran neve copre gli omeri al vegliardo,
3786. mentre gli scorron giu dal mento i fiumi
3787. e l’irta barba al gel s’irrigidisce.
3788. La ristette da prima il Dio Cillenio
3789. librandosi su l’ali aperte e ferme;
3790. e poi precipitevole calo
3791. abbandonatamente verso il mare,
3792. simile a smergo quando intorno ai lidi
3793. e agli scogli pescosi umile vola
3794. sfiorando l’acque. Tal fra terra e cielo,
3795. venendo dal materno avo, il Cillenio
3796. si affrettava nel vol, fendendo i venti,
3797. all’arenosa libica marina.
3798. [MERCURIO PRESSO ENEA]
3799. Ed appena sfioro coi piedi alati
3800. le numidi capanne, ei vide Enea
3801. fondamenta gettar di baluardi
3802. e nuove case; al fianco aveva un brando
3803. constellato di fulvidi diaspri,
3804. e dalle spalle gli scendeva un manto
3805. fiammeggiante di porpora fenicia,
3806. dono della ricchissima Didone
3807. che avea trapunto il drappo a fili d’oro.
3808. Pronto l'assalse: <<Or tu le fondamenta
3809. di Cartagine poni, e infemminito
3810. ti costruisci una città leggiadra
3811. obliando il tuo regno e il tuo destino?
3812. Egli, il re degli Dei, che col suo cenno
3813. volge il cielo e la terra, a te m’invia
3814. dal luminoso Olimpo ad annunziarti
3815. sopra i rapidi venti il suo comando
3816. Che fai? Con che speranza in Libia indugi?
3817. E se non ti sollecita la gloria
3818. di tanti eventi, se non vuoi tu stesso
3819. durar, per l’onor tuo, tanto travaglio,
3820. riguarda almeno al tuo crescente Ascanio
3821. alla speranza dell’erede Iulo
3822. a cui devi l’Italia e devi Roma.>>
3823. Come questo ebbe detto, il Dio Cillenio
3824. sparve senz’altro dalle viste umane
3825. e lungi per le lievi aure vanì.
3826. [LA FERMA DECISIONE DI ENEA]
3827. Muto Enea per tal vista e sbigottito
3828. stette; gli si drizzarono i capelli,
3829. gli si strozzo la voce nella gola.
3830. Attonito a sì alto e imperioso
3831. cenno dei Numi, egli arde di fuggire
3832. di abbandonare quella dolce terra.
3833. Che fara? Come osar di circuire
3834. con parole la donna innamorata?
3835. Con che parole cominciare? Ei volge
3836. or qua or la sollecita la mente
3837. appigliandosi a questo e a que; partito
3838. ponderandoli tutti ad uno ad uno.
3839. Questo nel dubbio alfin gli sembra meglio.
3840. Chiama Mnestèo, Sergeste e il gran Seresto:
3841. che presso il lido adunino i compagni
3842. e apprestino in segreto armi e navigli,
3843. dissimulando a tutti la cagione
3844. di quegli inaspettati allestimenti.
3845. Intanto, poi che l’ottima Didone
3846. non sa, né pensa che sì dolce nodo
3847. romper si possa, ei tentera le vie
3848. per parlare con lei, l’ora più dolce,
3849. i più facili modi. A tal comando
3850. solleciti obbedirono i compagni
3851. e si accinsero lieti alla bisogna.
3852. [DIDONE SUPPLICE]
3853. Ma chi potrebbe eludere un amante?
3854. E la regina presenti l’inganno;
3855. trepida pur d’ogni più certa cosa,
3856. intui per la prima i nuovi eventi.
3857. Ed anche li ridisse al suo furore
3858. èmpia la Fama: armavano le navi;
3859. si apprestavano a correre pel mare!
3860. Ecco, più non si tenne; arsa e furente
3861. per la città com’ebbra imperverso,
3862. qual Tiade che subita trasale
3863. quando, usciti dal tempio i sacri arredi
3864. ode il grido di Bacco e pronta accorre
3865. dove alle triennali orgie la chiama
3866. coi notturni clamori il Citeròne.
3867. E così per la prima assalse Enea:
3868. <<Anche celarmi, perfido, speravi
3869. codesta infamia, e tacito partirti
3870. dalla mia terra! Non il nostro amore,
3871. dunque, non la promessa che mi desti
3872. potra qui ritenerti, e non Didone
3873. che ne morra di disperata morte?
3874. Anzi, nel cuor del verno armi le navi,
3875. e nell’infuriar degli aquiloni
3876. crudel, ti affretti verso l’alto mare?
3877. E che faresti tu, se non estranii
3878. regni cercassi o terre sconosciute
3879. ma se in piedi ancor fosse Ilio vetusta,
3880. se pel mar tempestoso ad Ilio andassi?
3881. E me tu fuggi? Ah per questo mio pianto
3882. per la tua destra (misera, null’altro
3883. mi son serbata!), per i nostri affetti
3884. e per gl’inizi delle nostre nozze,
3885. se in qualunque maniera io ti fui grata,
3886. se alcuna cosa di me ti fu dolce,
3887. pieta di questa mia casa crollante!
3888. Oh, se valgano ancor le mie preghiere,
3889. io ti supplico: muta il tuo pensiero.
3890. M’odian per te le libie genti e i duci
3891. numidi, e i Tirii mi son tutti ostili;
3892. io per te violai la mia promessa
3893. e il nome antico onde toccavo il cielo.
3894. Ospite (or questo nome unico resta
3895. di chi già m’era sposo?), a chi mi lasci
3896. ora che muoio? A che pur tardo? Aspetto
3897. Pigmalione che i miei muri atterri
3898. il libio Iarba che mi prenda schiava?
3899. Se almeno, prima che tu mi fuggissi,
3900. se almen da te mi fosse nato un figlio!
3901. Se nella reggia mi scherzasse intorno
3902. un pargoletto Enea che nel sembiante
3903. ti ritraesse! Allor mi sentirei
3904. non in tutto tradita e derelitta.>>
3905. [IL COMMIATO DI ENEA]
3906. Disse. Gli occhi ei teneva al suol rivolti
3907. e, ripensando il monito di Giove
3908. nel seno a forza comprimea l’affanno.
3909. E brevemente alfine le rispose:
3910. <<O regina, i tuoi meriti infiniti
3911. che ben, parlando, noverar potresti,
3912. io non mai neghero, né mai sgradita
3913. la ricordanza mi sara d’Elissa
3914. fintanto ch’io di me serbi memoria
3915. finche queste mie membra abbiano vita.
3916. Poco, per rnia difesa, io ti diro.
3917. Se i destini mi avessero concesso
3918. di condurre la vita ove mi piaccia
3919. e di voler le cose a mio talento
3920. io vivrei la, nella città di Troia
3921. tra le dolci reliquie dei miei;
3922. alta starebbe l’arce priamide
3923. e di mia mano avrei ricostru;to
3924. per i vinti una Pergamo novella.
3925. Ma or l’Italia, ora la grande Italia
3926. prendere io debbo; me ne fan comando
3927. le licie sorti e Apolline Grineo:
3928. questo e l’amore mio, la patria e questa.
3929. Se a te, fenicia, le cartaginesi
3930. arci son care e un libico dominio,
3931. perché non vuoi che nell’ausonia terra
3932. posino alfine i Dardani? Anche a noi
3933. e concesso cercare un nuovo regno!
3934. Mi e monito l’imagine d’Anchise
3935. che, quante volte la notte ricopre
3936. con l’umide sue tenebre la terra
3937. e quante volte sorgon l’ignee stelle,
3938. torva in sogno mi assale e m’impaura;
3939. ed il giovine Ascanio, e tutto il danno
3940. ch’io reco alla sua vita, a me sì cara,
3941. privandolo dell’itala contrada
3942. e dei regni che il Fato a lui destina.
3943. E pur ora il celeste messaggero
3944. a me inviato dallo stesso Giove
3945. (su le nostre due teste io te lo giuro)
3946. me ne recava l’ordine dal Cielo.
3947. Lo vidi io stesso, il Dio, passar le mura
3948. in un chiaro fulgore, e la sua voce
3949. con queste orecchie intesi. Or cessa dunque
3950. di me inasprire e te con le querele:
3951. verso l’Italia non da me son volto.>>
3952. [L’IRA DI DIDONE]
3953. Ma già da tempo lo guatava torva
3954. la regina, squadrandolo sdegnosa,
3955. e l’avvolgeva nel suo sguardo muto.
3956. E alfine divampando ella proruppe:
3957. <<Non da una Diva, perfido, nascesti,
3958. non Dardano fu tuo progenitore!
3959. Ti genero nell’aspre rupi il Caucaso
3960. e ti porsero il seno ircane tigri.
3961. Ma che fingo? O a peggiori onte mi serbo?
3962. Mise al mio pianto un gemito? Uno sguardo
3963. forse mi diede? Verso mai, commosso,
3964. lagrime? Della sposa ebbe pieta?
3965. Qual v’e strazio peggiore? E ormai la grande
3966. Giunone, ormai l’onnipotente Padre
3967. più non guardano a ciò con occhi amici:
3968. fede sicura non v’e più nel mondo!
3969. E lo raccolsi naufrago e mendico !
3970. Lo misi, stolta, a parte del mio regno !
3971. Gli rifeci la flotta devastata!
3972. Alla morte sottrassi i suoi compagni!
3973. Ah brucio! Mi travolgono le Furie!
3974. Ed or l’augure Apollo, ora i responsi
3975. di Licia, or anche il messagger celeste
3976. a lui mandato dallo stesso Giove
3977. reco dal Ciel l’orribile comando.
3978. Proprio tali pensieri hanno i Celesti,
3979. tali cure lor turbano la pace!
3980. Ma non ti tratterro, non al tuo dire
3981. contrastero. Va’ pure! In mezzo ai venti
3982. cerca l’Italia e il regno tuo pel mare.
3983. Ma, se posson qualcosa i giusti Dei,
3984. troverai su li scogli il tuo supplizio,
3985. spesso il nome d’Elissa invocherai.
3986. Ti seguiro con le funeree faci
3987. pur di lontano; e quando il gel di morte
3988. mi avra dal corpo l’anima disciolta,
3989. sempre, com’Ombra, ti saro d’intorno!
3990. Troverai, scellerato, il tuo castigo.
3991. E lo sapro. Me ne verra l’annunzio
3992. laggiu tra le profonde Ombre dei morti!>>
3993. Ella qui s’interrompe, e disperata
3994. fugge la luce e innanzi gli s’invola,
3995. mentr’egli indugia trepido e pur brama
3996. di risponderle a lungo. A sostenerla
3997. corron le ancelle, e le disciolte membra
3998. sorreggono; nel talamo marmoreo
3999. la portano; l’adagiano sul letto.
4000. [PREPARATIVI DI PARTENZA]
4001. Oh ben vorrebbe il pietoso Enea
4002. consolare la donna addolorata
4003. e lenire, parlando, il suo tormento,
4004. e quasi vinto a quell’immenso amore
4005. geme e sospira. Pur al lido ei scende
4006. per eseguire l’ordine divino.
4007. Or i Teucri si affrettano e nel mare
4008. da tutto il lido traggon l’alte navi.
4009. Già spalmate galleggiano le chiglie;
4010. dalle selve, nell’ansia della fuga,
4011. essi recano remi ancor frondosi
4012. e non ancora levigati tronchi.
4013. Vedili in folla giungere, affluire
4014. da tutta la città! Non altrimenti
4015. le formiche pensose dell’inverno
4016. depredano un gran cumulo di grano
4017. riponendolo giu nei loro asili;
4018. via per i campi la lor schiera bruna
4019. trae la preda fra l’erbe in sottil riga;
4020. spingono alcune per forza di spalle
4021. i grossi chicchi, tengono serrate
4022. altre le file e pungono gl’indugi;
4023. e tutta ferve d’opere la via.
4024. Ah qual fu la tua pena a quella vista,
4025. Didone! Che gemiti traesti
4026. contemplando dall’alto della rocca
4027. formicolare d’opere la riva,
4028. e tutto il mare sotto gli occhi tuoi
4029. tumultuare con sì vasto grido!
4030. [L’APPELLO ESTREMO]
4031. Perfidissimo Amore, a che non sforzi
4032. gli animi umani? Ed ella fu costretta
4033. a tornare alle lagrime, dovette
4034. ritentare le vie della preghiera,
4035. piegar l’orgoglio, supplice, all’amore;
4036. tutto provar, per non morire invano.
4037. <<Anna, vedi qual fretta in tutto il lido;
4038. d’ogni parte convennero; le vele
4039. chiamano i venti e i marinai giocondi
4040. hanno cinto le poppe di corone.
4041. S’io valsi a presentir tanto dolore,
4042. io sopportarlo ben sapro, sorella.
4043. Rendimi or tu questo servigio estremo,
4044. Anna, poiché quel perfido teneva
4045. te sola in pregio e ti metteva a parte
4046. anche dei più reconditi pensieri;
4047. tu sapevi trovar l’ore opportune
4048. e i più facili accessi del suo cuore.
4049. va' da lui supplichévole, o sorella;
4050. parla con quel superbo mio nemico.
4051. Io non giurai, la in Aulide, coi Greci
4052. di sterminare il popolo troiano,
4053. non mandai contro Pergamo una flotta,
4054. non insultai le ceneri o la tomba
4055. del padre Anchise. Perché i detti miei
4056. nel duro orecchio accogliere non vuole?
4057. Dove corre? All’amica sventurata
4058. conceda questo solo ultimo dono:
4059. aspetti miglior tempo alla sua fuga
4060. e più prosperi venti. Io non gli chieggo
4061. le antiche nozze ch’egli ha già tradite
4062. né che rinunci al suo bel Lazio e al regno.
4063. Io soltanto gli chieggo un po’ d’indugio,
4064. un sollievo e una tregua alla mia pena,
4065. finche la mia Fortuna, or che m’ha vinta,
4066. m’abbia appreso a soffrir. L’ultima grazia
4067. domando (abbi pieta della sorella);
4068. ch’egli me la conceda, e gran compenso
4069. io gliene rendero fino alla morte!>>
4070. Così prego; la misera sorella
4071. disse, ridisse, ripete quei pianti.
4072. Ma egli non piego per nessun pianto,
4073. a nessuna preghiera egli si arrese;
4074. i Fati si opponevano, ed un Nume
4075. chiuse gli orecchi del sereno eroe.
4076. Come quando fan gara i venti alpini
4077. or di qua or di la, per atterrare
4078. una vetusta rovere gagliarda;
4079. alto e il fragore; dal concusso tronco
4080. si ammucchiano le frondi sul terreno
4081. ma quella salda sta su la sua rupe
4082. e quanto al ciel col vertice si aderge
4083. tanto con le radici all’Orco tende;
4084. non altrimenti quelle assidue voci
4085. d’ogni parte battevano all’eroe
4086. che n’aveva il gran cuor pieno d’angoscia;
4087. ma la sua volonta salda rimase,
4088. e inutilmente fu versato il pianto.
4089. [I SINISTRI PRESAGI]
4090. Allora sì la misera Didone
4091. vinta dal Fato sospiro la morte
4092. per non vedere, più, l’arco dei cieli!
4093. E questo più la mosse al compimento
4094. del suo disegno ed a fuggir la luce:
4095. mentre poneva le votive offerte
4096. su gli altari che ardevano d’incensi,
4097. vide (orribile a dir!) tutte annerarsi
4098. l’acque lustrali, ed il versato vino
4099. convertirsi in cruor malauguroso.
4100. Ne tacque a tutti, anche alla sua sorella.
4101. E c’era anche un marmoreo sacello
4102. entro la reggia, sacro al primo sposo
4103. che piissimamente ella onorava
4104. cingendolo di candidi drappeggi
4105. e di frondi festive. E ad alta notte
4106. le parve udir di la voci e parole
4107. di lui; e spesso, lugubre e solingo
4108. dai comignoli, l’ululo d’un gufo
4109. che si allungava come in suon di pianto;
4110. e pur dei sacerdoti i vaticinii
4111. l’atterrian coi lor moniti tremendi.
4112. E lo stesso empio Enea la travagliava
4113. nei suoi sonni inquieti; e le pareva
4114. d’essere sempre abbandonata e sola,
4115. di sempre andar per una lunga via
4116. senza compagni, di cercare i Tirii
4117. per vaste solitudini deserte.
4118. Tale il pazzo Penteo vede le Furie
4119. e un doppio sole ed una doppia Tebe;
4120. tal su le scene il forsennato Oreste
4121. fugge la madre che l’insegue armata
4122. d’atre serpi e di faci; e su la soglia
4123. vede seder le Dee vendicatrici.
4124. [PREPARATIVI DI MORTE]
4125. E quando alfine, affranta dal dolore,
4126. alle Furie fu in preda e morir volle,
4127. diviso fra se stessa il tempo e il modo;
4128. poi si rivolse alla sorella afflitta,
4129. nascondendo nel volto il suo pensiero,
4130. serenando la fronte di speranza.
4131. <<Trovai (sorella, allegrati) la via
4132. che me lo renda, o tutta mi disciolga
4133. dall’amor suo! Laggiu, dove comincia
4134. l’Oceano e dove si nasconde il sole,
4135. v’e, ultima, l’etiope contrada,
4136. ove Atlante su gli omeri rivolge
4137. l’asse del cielo folto d’astri ardenti.
4138. Una sacerdotessa dei Massili
4139. di laggiu m’e venuta, una custode
4140. del tempio delle Esperidi; ella porge
4141. il suo pasto al dragone, e i rami sacri
4142. vigila, soporifero papavero
4143. spargendo misto a rugiadoso miele.
4144. Ella promette corl le sue malie
4145. di sciogliere dai lacci dell’amore
4146. l’anime e di legarle come vuole,
4147. di rivolgere il corso delle stelle
4148. e di fermar le correntie dei fiumi.
4149. Evoca a notte l’anime dei morti.
4150. Udrai mugghiarti sotto i piedi il suolo,
4151. vedrai le piante rotolar dai monti.
4152. Per te, pei Numi, pel tuo dolce capo
4153. giuro che contro voglia, o mia diletta
4154. sorella, io tento l’arti di magia.
4155. Or in un atrio interno, a cielo aperto,
4156. segretamente inalzami una pira;
4157. gettavi l’armi che lascio quell’empio
4158. la nel talamo appese, ed ogni spoglia,
4159. e il letto nuziale ov’io perii;
4160. io voglio, e così vuole anche la maga,
4161. che ogni traccia dell’empio arda distrutta.>>
4162. Tacque, e il pallore le sbianco la faccia.
4163. Pur Anna non penso ch’ella celasse
4164. coi riti strani alcun pensier di morte;
4165. non sospetto sì furiosa insania,
4166. né teme che compisse atti più gravi
4167. che al tempo della morte di Sicheo.
4168. E com’ella volea tutto dispose.
4169. [I SORTILEGI]
4170. Or la regina, quando l’alta pira
4171. sorta e nell’atrio interno a cielo aperto
4172. con rami e tronchi d’ilice e di pino,
4173. la recinge ella stessa di ghirlande
4174. e l’incorona di funeree fronde;
4175. poi le sue vesti colloca sul letto,
4176. l’effigie sua, l’abbandonata spada,
4177. consapevole già del suo destino.
4178. E presso l’are, sciolto il crin, la maga
4179. chiama tre volte con tonante grido
4180. cento divinita: l’Erebo, il Caos,
4181. e la trigemina Ecate, i tre volti
4182. della casta Diana. Acque han cosparse
4183. che simulano l’acque dell’Averno
4184. erbe novelle prendono, mietute
4185. con bronzee falci al lume della luna
4186. e pregne di mortifero veleno,
4187. ed il filtro d’amor che si divelle
4188. dal fronte del polledro neonato,
4189. prevenendo la madre. Ed ella stessa,
4190. la moritura, con le pure mani
4191. sparge innanzi agli altari il sacro farro,
4192. e discinta la veste, e con un piede
4193. slacciato e nudo, tutti i Numi invoca
4194. e gli astri consapevoli del Fato
4195. e il Dio, se alcuno v’e, memore e giusto
4196. che gli sposi infelici abbia in sua cura.
4197. [LA DISPERATA VIGILIA]
4198. Era notte, e giacean stanchi i mortali
4199. abbandonati in placido riposo,
4200. e pace era nei boschi e sopra il mare;
4201. ed era l’ora che, salite a mezzo
4202. del lor viaggio tacito le stelle,
4203. vasto silenzio tutti i campi tiene;
4204. e ormai le greggie e i colorati uccelli,
4205. quanti nell’acque limpide dei laghi
4206. vivono e in seno agl’ispidi roveti,
4207. nel sonno immersi per la notte fonda
4208. sopian gli affanni e raddolciano i cuori
4209. obliviosi della lor fatica.
4210. Ma non così la misera fenicia;
4211. non sonno mai la rilasso, nel cuore
4212. né mai su gli occhi le calo la notte;
4213. anzi le si addoppiarono le angosce
4214. e in lei risorse e infurio l’amore;
4215. e in gran tempesta d’ire aspra ondeggiava.
4216. E più si accese, e fra se stessa disse:
4217. <<Or che faro? Derisa alla mia volta
4218. supplice tentero gli antichi proci
4219. e chiedero dei Numidi le nozze,
4220. di quelli che già tanto io disdegnai
4221. per miei mariti? O forse ascendero
4222. le iliache navi, obbediente ad ogni
4223. cenno dei Teucri? Che ben loro e caro
4224. d’essere stati già da me soccorsi,
4225. e son memori e grati al beneficio !
4226. Ma chi, s’io pur volessi, accoglierebbe
4227. questa tradita nelle altere navi?
4228. Ahi, perduta! Non sai tu gli spergiuri
4229. della progenie di Laomedonte?
4230. E poi, sola così, nella lor fuga
4231. seguiterei quei marinai festantii
4232. andrei coi Tirii e tutta la mia gente ?
4233. Novellamente condurrei sul mare
4234. e a disciogliere ancor le vele ai venti
4235. quelli che a stento strappai via da Tiro?
4236. Ah no, muori, che ben l’hai meritato,
4237. e caccia con un ferro il tuo dolore.
4238. Ahi tu, sorella, mi colmasti prima
4239. di questi mali; vinta dal mio pianto,
4240. tu mi offristi, già folle, a quel nemico.
4241. Ed io non seppi a guisa d’una fiera
4242. vivere sola e senza amor la vita,
4243. ignara di siffatte ansie. Non seppi
4244. serbare fede al cener di Sicheo.>>
4245. Tal rotto pianto le rompea dal cuore.
4246. [IL NUOVO MESSAGGIO]
4247. Intanto Enea sopra l’eccelsa poppa,
4248. già fermo di partir, giacea nel sonno,
4249. poi che in ordine e pronta era ogni cosa.
4250. Ma gli fu sopra, con lo stesso aspetto,
4251. l’imagine del Dio ridiscendente,
4252. ed ancora così parve ammonirlo,
4253. proprio simile a lui, con quella voce,
4254. con quel color, con quei capelli biondi,
4255. con quel suo corpo giovine e gentile:
4256. <<E puoi dormire, o figlio della Dea
4257. in sì grave momento? E tu non vedi
4258. folle, quale pericolo t’incalza?
4259. Non odi il vento che propizio e sorto?
4260. Quella, già risoluta di morire
4261. medita insidie e orribili rovine,
4262. e in gran tempesta di furori ondeggia.
4263. Perché di qui precipite non fuggi
4264. fin che precipitarti ancor tu puoi?
4265. Or or vedrai di navi il mar coprirsi
4266. e un balenar di fiaccole funeste;
4267. or or vedrai di fiamme ardere il lido
4268. se ti ritrovera su questa terra
4269. la nuova Aurora. Orsu, rompi gl’indugi-
4270. cosa mobile e incerta e ognor la donna.>>
4271. Disse e affondo nel buio della notte.
4272. [LA PARTENZA]
4273. Or sì dal sonno strappa Enea le membra
4274. scosso dalla fugace visione,
4275. e sprona i suoi: <<Sorgete, uomini, presto!
4276. Tutti ai remi! Si sciolgano le vele.
4277. Il Nume, ridisceso ora dal sommo
4278. etere, ci sollecita alla fuga
4279. e a tagliare le gomene ritorte.
4280. Qual tu sia, ti seguiamo, o Nume santo,
4281. obbediamo ancor lieti al tuo comando.
4282. Oh assistici, secondaci benigno,
4283. e volgi per il cielo amiche stelle!>>
4284. Disse, snudo la spada fiammeggiante
4285. e vibrandola il canapo recise.
4286. Arsero tutti dello stesso ardore,
4287. si affrettarono, si precipitirono,
4288. rapidi si staccarono dal lido.
4289. Sotto le navi il pelago disparve;
4290. a gran forza incurvandosi, le ciurme
4291. battean le spume pel ceruleo mare.
4292. [L’ORRENDA IMPRECAZIONE]
4293. E già sul mondo la nascente Aurora
4294. sorta dal croceo letto di Titone,
4295. spargeva intorno la novella luce.
4296. E la regina, che da un’alta loggia
4297. vide in cielo apparire i primi albori,
4298. e a vele aperte lontanar le navi
4299. e deserti di ciurme il porto e il lido,
4300. percotendo il bel sen tre volte e quattro
4301. e il biondo crin strappandosi, proruppe:
4302. <<Ah Giove, e se n’andra quel venturiere
4303. ed a scherno avra preso il nostro regno?
4304. Non si armeranno, non l’inseguiranno
4305. da tutta la città? Non strapperanno
4306. dunque le navi fuor dagli arsenali?
4307. Presto, accorrete! Ai fuochi all’armi ai remi!
4308. Ma che dico? Ove sono? Ah qual follia
4309. ti muta, infelicissima Didone?
4310. Ora la fellonia dunque ti offende?
4311. Allor dovea, quando gli offristi un regno.
4312. Ecco dunque la destra, ecco la fede
4313. di quel famoso che si porta seco
4314. i suoi patrii Penati e che s’impose
4315. su gli omeri l’annoso genitore!
4316. Prendere non potevo e fare a brani
4317. quel suo corpo e disperderlo su l’onde?
4318. E uccidere di ferro i suoi compagni?
4319. E anche lui trucidare, Ascanio stesso,
4320. e imbandirlo per cibo alla sua mensa?
4321. Ma dubbia era la sorte della pugna.
4322. E fosse! Che temetti io moritura?
4323. Fiaccole avrei lanciate entro le tende,
4324. tutte di fiamme empite avrei le navi!
4325. Avrei spento il figliuolo, il padre, il seme;
4326. gettata avrei nel fuoco anche me stessa.
4327. Sole, che tutte l’opere del mondo
4328. con la tua fiamma illumini! Giunone,
4329. che fosti consapevole e ministra
4330. di questi spasimi! Ecate invocata
4331. per le città nei trivii notturni
4332. con ululati! Dee vendicatrici,
4333. e voi, Numi d’Elissa moritura!
4334. Uditemi, largitemi la vostra
4335. grazia, ch’io meritai con questi affanni,
4336. ed esaudite cio che vi domando.
4337. Se necessario e pur che il maledetto
4338. giunga a una terra e tocchi alfine un porto,
4339. se richieggono questo i Fati e Giove,
4340. se questa e l’immutabile sua mèta,
4341. sia. Ma con l’armi, con assidua guerra
4342. un implacato popolo l’affligga,
4343. lo bandisca dal luogo, lo disgiunga
4344. dalle braccia del figlio; e aiuto ei chieda
4345. e vegga i suoi miseramente morti.
4346. E se alfine si arrenda a patti iniqui
4347. di pace, non gli giovino! Non goda
4348. del regno suo né della dolce luce,
4349. ma muoia prima del suo giorno e resti
4350. su l’arena insepolto. Io questo imploro,
4351. questo getto, col sangue, ultimo grido.
4352. E voi, o Tirii, con odio infinito
4353. esercitate tutta la sua gente
4354. e le progenie che da lei verranno;
4355. questi doni mandate alla mia tomba.
4356. Non amicizia mai, non alleanze
4357. si stringano giammai fra le due genti.
4358. Sorgi, o Vendicator, dalle mie ossa
4359. qual che tu sia, che perseguiterai
4360. con ferro e fuoco i dardani coloni,
4361. ora, in futuro ed in qualunque tempo
4362. ti basteranno all’opera le forze.
4363. Questo impreco: sian l’onde all’onde ostili
4364. e ostili i lidi ai lidi, e l’armi all’armi!
4365. Essi abbian guerra, abbiano guerra i pòsteri!>>
4366. [SULLE SOGLIE DELLA MORTE]
4367. Così pregava, irrequieta errando
4368. di pensiero in pensiero e impaziente
4369. di troncar presto l’odiata luce.
4370. E disse a Barce, di Sicheo nutrice,
4371. (che giaceva la sua, cenere spenta,
4372. nel patrio antico suolo): <<O mia nutrice,
4373. Anna chiamami qui, la mia sorella;
4374. dille che alla corrente fluviale
4375. presto si asterga e che qui porti seco
4376. le agnelle e tutte le prescritte offerte.
4377. Venga con esse, ed anche tu ravvolgi
4378. bende sacrificali alla tua fronte.
4379. Voglio condurre a compimento i riti
4380. che già ben predisposi a Giove Stigio,
4381. mettere fine al mio soffrire, il rogo
4382. dando alle fiamme del dardanio Enea.>>
4383. Così le disse. E quella accelerava
4384. con affannosa senil fretta il passo.
4385. E Didone, fremendo e furiando
4386. nell’atroce proposito, con gli occhi
4387. iniettati di sangue, con le guance
4388. tremule sparse di livide chiazze,
4389. pallida già della prossima morte,
4390. nell’atrio interiore a furia irruppe,
4391. ascese furibonda in cima al rogo
4392. e sguaino quella dardania spada
4393. che non per cio gli aveva chiesta in dono.
4394. Vide le iliache vesti e il noto letto,
4395. pianse, si ricordo, ristette un poco;
4396. e poi si abbandono su l’origliere
4397. e disse le sue ultime parole:
4398. <<Vesti, a me care sin che il Fato e i Numi
4399. vollero, voi quest’anima accogliete
4400. e scioglietemi voi dal mio dolore!
4401. Ecco, ho vissuto. E ormai compiuto il corso
4402. che le sorti mi avevano concesso;
4403. e grande or l’ombra mia scende sotterra.
4404. Edificai una città superba
4405. vidi mie mura, feci le vendette
4406. del mio consorte, il fratel suo nemico
4407. punii; felice, ahime, troppo felice
4408. se non mai le dardanidi carene
4409. fossero giunte fino a questi lidi!>>
4410. Poi la bocca preme su l’origliere
4411. e grido: <<Moriremo invendicate,
4412. ma moriamo. Così, così m’è dolce
4413. scendere all’Ombre. Il Dàrdano crudele
4414. vegga dal mare queste fiamme, e seco
4415. abbia l’augurio della nostra morte.>>
4416. Parlava ancor ; ed ecco, le sue donne
4417. la videro sul ferro abbandonarsi;
4418. schiumante era la spada, eran le mani
4419. sparse di sangue. Un urlo risonò
4420. per gli atrii eccelsi, infurio la Fama
4421. nella città percossa dal terrore.
4422. Fremettero di gemiti e di strida
4423. e di lunghissimi ululi femminei
4424. le case, e tutto sono d’alti pianti,
4425. come se sotto un impeto nemico
4426. Cartagine crollasse o Tiro antica,
4427. e un furioso incendio travolgesse
4428. l’alte mura degli uomini e dei Numi.
4429. Udi, resto senza respiro, a corsa
4430. la sorella tremante e sbigottita
4431. di tra la folla si precipito,
4432. con l’unghie deturpandosi la faccia
4433. e il seno percotendosi coi pugni;
4434. e per nome chiamo la moritura:
4435. <<Era questo, sorella? E m’ingannavi?
4436. E questo il rogo, questo i fuochi e l’are
4437. preparavano dunque? Ah di che altro
4438. io mi dorro se non che m’abbandoni?
4439. E sdegnasti d’aver la tua sorella
4440. tua compagna al morire? Oh se mi avessi
4441. teco voluta ad uno stesso fato!
4442. Che lo stesso dolore e l’ora stessa
4443. ci avrebbero col ferro uccise insieme.
4444. Io, con le mani mie, costrussi il rogo;
4445. chiamai con questa voce i patrii Numi,
4446. per esser, mentre tu così morivi,
4447. crudelmente lontana? Ah tu spegnesti,
4448. teco, me stessa, il popolo, i sidonii
4449. principi, tutta la città. Lasciate
4450. ch’io le lavi con acqua le ferite,
4451. e, se un alito ancor da lei respira,
4452. fate che con la bocca io lo raccolga.>>
4453. Così dicendo ascese gli alti gradi,
4454. e abbracciando l’esanime sorella
4455. se la stringeva singhiozzando al seno,
4456. e asciugo con la veste il nero sangue.
4457. Quella tentò di alzar le ciglia gravi
4458. e di nuovo mancò; gemé la piaga
4459. che si addentrava nel seno profondo.
4460. Tre volte a gran fatica ella si mosse,
4461. puntò sul braccio, si risollevò;
4462. e tre volte ricadde, e con smarriti
4463. occhi cercò nei cieli alti la luce,
4464. ed emise, vedendola, un sospiro.
4465. [IRIDE]
4466. Ed allora Giunone onnipotente
4467. ebbe pietà del suo lungo soffrire
4468. e della sua difficile agonia,
4469. e Iride mandò dall’alto Olimpo
4470. per sciogliere la vita reluttante
4471. chiusa nel corpo; che non già periva
4472. ella per Fato o per mortal condanna,
4473. ma prima del suo dì, miseramente,
4474. infiammata di sùbito furore;
4475. né aveva ancor Prosèrpina strappato
4476. dalla sua fronte un aureo capello,
4477. consacrando il suo capo all’Orco stigio.
4478. E Iride pel cielo si calò
4479. su le sue rugiadose ali dorate
4480. in un vario fulgor d’arcobaleno,
4481. e sul capo le stette, e così disse:
4482. <<Questo crine, a lui sacro, io reco a Dite
4483. e ti disciolgo da codeste membra.>>
4484. Poi con la destra le recise il crine;
4485. e allora le sfuggì tutto il calore,
4486. e l'anima sui vènti si disperse. 1046
4487. LIBRO V
4488. [SULLA ROTTA DELLA SICILIA]
4489. Enea frattanto con la flotta al largo
4490. risoluto seguia, fendendo il mare
4491. che nereggiava sotto l’Aquilone
4492. e pur fiso alle mura, illuminate
4493. dal rogo già dell’infelice Elissa.
4494. Né alcuno allor sapea perché sì vasta
4495. fiamma avvampasse; ma sapeano i Teucri,
4496. e ne traevan lugubri presagi,
4497. a quale strazio disperato spinga
4498. un grande amor tradito, a quali estremi
4499. giungere possa il femminil furore.
4500. E già le navi erano giunte al largo,
4501. e più non s’incontrava alcuna terra
4502. ma solo intorno il pelago ed il cielo,
4503. quando gravo su loro un fosco nembo
4504. che tutto empi di buio e di tempesta,
4505. e in neri flutti il vasto mare insorse.
4506. Onde dall’alta poppa anche il nocclliero
4507. Palinuro grido: <<Che dense nubi
4508. tutto ingombran il cielo! Ahi che prepari,
4509. padre Nettuno?>> E prontamente ingiunse
4510. di dar nei remi, d’imbrogliar le vele
4511. e di andar bordeggiando a mezzo vento;
4512. e: <<Magnanimo Enea>>, quindi soggiunse,
4513. <<anche se Giove me ne da promessa,
4514. io più non spero di toccar l’ltalia
4515. con questo cielo. Son mutati i venti:
4516. di traverso, dal livido occidente,
4517. ci tempestano, e il cielo e tutto un nembo.
4518. Non contrastare o reggere potremmo.
4519. Poi ch’e più forte, andiam con la Fortuna;
4520. ove ci spinge dirizziamo il corso.
4521. S’io bene rimisuro ora le stelle
4522. che vidi già, son prossime le fide
4523. sponde fraterne d’Erice ed i porti
4524. della Sicilia.>> E il pio Enea gli disse:
4525. <<Ben veggo ormai che così vuole il vento
4526. e che vano e lottar; volgi le vele.
4527. Altra terra v’e forse a me più cara
4528. ov’io più brami volgere le stanche
4529. navi, di quella che mi serba vivo
4530. il dardanide Aceste e che nel grembo
4531. l’ossa racchiude del mio padre Anchise?>>
4532. Verso i porti piegarono; propizio
4533. ora gonfiava Zefiro le vele;
4534. corse la flotta rapida, ed alfine
4535. approdarono lieti al noto lido.
4536. Di lontano, dal vertice del monte
4537. stupiva Aceste della lor venuta
4538. e si affretto verso lc amiche navi,
4539. irto di dardi e ispido in un vello
4540. di libic’orso. Nato di dardania
4541. madre che dalle rive del Criniso
4542. l’avea concettn, e memore degli avi,
4543. molto si rallegro del lor ritorno,
4544. li festeggio con rustiche dovizie,
4545. porse amico ristoro al lor travaglio.
4546. [L'ANNIVERSARIO]
4547. Come il giorno seguente ebbe fugato
4548. con l’aurora le stelle, Enea sul lido
4549. raccolse d’ogni parte i suoi compagni
4550. e da un argine erboso a lor parlo:
4551. <<O nobili Dardanidi, progenie
4552. scesa dall’alto sangue degli Dei,
4553. un anno e già che noi ponemmO in terra
4554. le ceneri del mio padre divino
4555. e che a lui consacrammo i mesti altari.
4556. E già quel giorno e prossimo, che triate
4557. sara sempre per me, sempre solenne,
4558. così piacque agli Dei! S’io lo passassi
4559. esule fra le sirti dei Getuli,
4560. in balia del mar greco, entro Micene,
4561. pur gli celebrerei gli annui suffragi
4562. e le solenni pompe rituali,
4563. e tutta l’ara colmerei di doni.
4564. Ecco, siamo approdati a un porto amico,
4565. siam giunti e stiamo presso le reliquie
4566. e le ceneri sue, certo non senza
4567. consiglio e senza volonta di Numi.
4568. Orsu dunque: con pronto animo tutti
4569. celebriamo le inferie ed invochiamo
4570. il favore dei venti. E voglia il padre
4571. che in un suo tempio, che in un’urbe nostra
4572. questo rito perenne io gli rinnovi!
4573. Aceste, come noi sangue troiano,
4574. due buoi vi dona per ciascun naviglio.
4575. e voi chiamate a parte del convito
4576. gli Dei Penati, i nostri patrii Numi
4577. ed i Numi che Aceste ospite adora.
4578. E quando poi la nona aurora adduca
4579. l’alma luce ai mortali, illuminando
4580. coi suoi raggi la Terra, a tutti i Teucri
4581. proporrO gare. Sara prima quella
4582. delle rapide navi; e chi più vale
4583. nella corsa pedestre, e chi con forza
4584. pari all’audacia meglio tratta e gitta
4585. il giavellotto e le saette lievi,
4586. e chi osa lottar col rude cesto
4587. venganO tutti: avrann° tutti il premio
4588. della palma ottenuta. Ora, in silenzio,
4589. cingetevi le tempie di corone.>>
4590. E del materno mirto orno la fronte.
4591. Elimo pur si cinse, anche si cinsero
4592. il vecchio Aceste e il giovinetto Ascanio,
4593. e dopo loro tutti gli altri eroi.
4594. [IL SERPENTE NELLA TOMBA]
4595. Egli mosse di la verso la tomba
4596. in mezzo al gran corteo dei suoi compagni.
4597. Allor libo secondo il rito, e a terra
4598. verso due coppe di vin puro, due
4599. di fresco latte, due di sacro sangue,
4600. ed una pioggia di purpurei fiori.
4601. E: <<Salve un’altra volta, o padre santo>>,
4602. grido, <<salvete, ceneri, anima, ombra
4603. scampate invano! Ah non mi fu concesso
4604. di cercare con te l’itala terra
4605. ed i campi fatali e il Tebro ausonio!>>
4606. Ecco, e dai più segreti penetrali
4607. un gran serpente lubrico si svolse
4608. con sette giri, sette cerchi immensi,
4609. strisciando tra gli altari ed avvolgendo
4610. placidamente il tumulo. Sul tergo
4611. avea cerule macchie, e macchie d’oro
4612. gli accendevan le squamme di fulgori,
4613. come di tra le nubi in faccia al sole
4614. coi suoi mille color l’arcobaleno.
4615. Enea stupito pur guardava. E quello,
4616. serpeggiando con lento avvolgimento
4617. tra i levigati calici e le coppe,
4618. assaggio i cibi, poi senza alcun danno
4619. si allontano dai delibati altari
4620. e discese di nuovo entro la tomba.
4621. Era un genio del luogo? Era un ministro
4622. del genitore? Incerto, Enea riprese
4623. con maggior zelo i sacrifici al padre;
4624. secondo il rito immolo due bidenti
4625. e due porci e due buoi di nero tergo.
4626. poi vino dalle patere cosparse
4627. e l’anima evoco del grande Anchise
4628. e i Mani suoi dall’Acheronte Usciti.
4629. Anche i compagni offersero i lor doni
4630. come poteano: chi colmava l’are,
4631. chi scannava giovenchi; altri per l’erbe
4632. ordinavano bronzee caldaie;
4633. altri sottoponevano agli spiedi
4634. brage roventi a rosolar le carni.
4635. [GARA NAVALE: LA PARTENZA]
4636. Giunse il giorno aspettato, ed i cavalli
4637. di Faetonte conduceano chiara
4638. di sereno fulgor la nona aurora.
4639. La fama e il nome dell’illustre Aceste
4640. aveva attratto le vicine genti
4641. che affollavano liete la marina,
4642. molte, bramose di veder gli Eneadi,
4643. altre, disposte a gareggiar con loro.
4644. Furono prima collocati i premii
4645. dinnanzi agli occhi in mezzo del recinto;
4646. verdi corone, tripodi votivi,
4647. e palme, premio dei vittoriosi,
4648. e armi, e vesti porporine, e masse
4649. d’oro e d’argento. In mezzo, da un’altura,
4650. squillo la tromba il cominciar dei ludi.
4651. Scesero insieme nella prima gara
4652. quattro carene con gagliardi remi
4653. che di tutta la flotta erano il fiore.
4654. Mnestèo reggeva la veloce Pristi
4655. con vigorosi giovini, Mnestèo
4656. che ben presto divenne italo nome
4657. onde poi trasse il suo la Memmia gente;
4658. guidava Gìa la gran Chimera, immensa
4659. come città: la sospingean tre file
4660. di giovini dardànidi i cui remi
4661. si alzavano in egual triplice ritmo.
4662. Sergesto, onde fu poi la Sergia casa,
4663. veniva innanzi su la gran Centauro,
4664. e su l’azzurra Scilla era Cloanto,
4665. ond’e l’origin tua, roman Cluenzio.
4666. Nel mar, di fronte alla schiumante riva,
4667. era uno scoglio che giacea sommerso
4668. e flagellato dalle tumide onde
4669. quando chiuso era il ciel dal maestrale;
4670. se tranquillo era il mare e queta l’onda,
4671. fuori emergea silenzioso e piano
4672. e gratissimo asilo ai merghi aprici.
4673. La con rami di quercia il padre Enea
4674. la meta stabili, verde segnale
4675. d’onde, piegando in giro ampio la corsa,
4676. le carene volgessero al ritorno.
4677. Sorteggiarono i posti: eretti a poppa
4678. i duci risplendevano lontani
4679. fulgidi nella porpora e nell’oro;
4680. erano tutti gli altri inghirlandati
4681. di popùlëe frondi, ed unti d’olio
4682. biancheggiavan dai nudi òmeri al sole;
4683. sui lor banchi sedean, tese le braccia
4684. sui remi, tesi ad aspettare il segno;
4685. e un ansioso palpito, un’acuta
4686. smania vuotava i palpitanti cuori.
4687. E, come chiara risono la tromba,
4688. rapidi si avventarono dal lido;
4689. saliva l’urlo nautico alle stelle,
4690. e al piegarsi dei validi lacerti
4691. rovesciato schiumava il pian del mare.
4692. Fendean l’onde in cadenza, e tutte l’onde
4693. si squarciavano rotte dagli sproni
4694. tridentati e dai remi. Non così
4695. precipiti si avventano sul campo
4696. balzando fuor dello steccato i carri
4697. nelle corse di bighe, e non così
4698. scuotono sul galoppo dei eavalli
4699. le abbandonate redini gli aurighi
4700. tutti proni e ricurvi sui flagelli.
4701. Allor tutta la selva risono
4702. dei fremiti e del plauso delle turbe
4703. e del delirio dei parteggiatori;
4704. I’urlo mugghio pel chiuso lido; i colli
4705. echeggiaron percossi il gran clamore.
4706. [LA <<CHIMERA>> IN TESTA
4707. Sfuggì, scivolò Gìa nel primo tratto
4708. fra la turba irruente innanzi agli altri;
4709. Cloanto lo segui, miglior di remi
4710. ma ritardato dalla ehiglia grave.
4711. Gareggiavano dietro a egual distanza
4712. la Pristi e la Centauro; ed or la Pristi
4713. preeedeva, or vineeva e andava innanzi
4714. la gran Centauro, ed or a fronti pari
4715. entrambe insieme andavano, solcando
4716. eon la lunga carena i salsi flutti.
4717. E già si avvieinavano allo scoglio
4718. ed eran presso a rasentar la meta,
4719. quando Già, eh’era primo e vineitore
4720. la in mezzo al mare, al timonier Menete
4721. eon gran voee grido: <<Perché mi pieghi
4722. tanto a man destra? Volgi in qua la rotta!
4723. Tienti alla roccia. Laseia ehe le pale
4724. la rasentino a manca. Altri stia al largo.>>
4725. Ma Menete, temendo oeculti seogli,
4726. pur verso il largo fe’ piegar la prora.
4727. <<Dove ti svii, Menete?>> a tutta gola
4728. gli ripeteva Già; <<va’ su gli scogli!>>
4729. Ed ecco, vide dietro se Cloanto
4730. che gli era sopra, che sfiorava il sasso.
4731. Quello, tra la sua nave ed i sonanti
4732. seogli, a manca filo con minor giro;
4733. passo Già eh’era primo, oltre la meta
4734. ratto pel mare libero balzò!
4735. Fin dentro l’ossa il giovine si strusse
4736. d’aspro dolor, gli gonfio gli occhi il pianto,
4737. e obhando il decoro e la salvezza
4738. propria e dei suoi, getto da poppa in mare
4739. quell’imbelle Menete a capo fitto.
4740. Indi egli stesso, comito e pilota,
4741. die di piglio al timone, incitò i suoi,
4742. torse la barra verso la scogliera.
4743. Torno Menete su dal fondo a galla
4744. lento, vecchio qual era e con la vest
4745. fradicia sgocciolante e su lo scoglio
4746. si aggrappo, giacque sopra il ciglio
4747. Risero al capitombolo i Troiani
4748. e al suo nuotare; risero al vederlo
4749. vomitare dal petto acqua salmastra!
4750. [LA <<PRISTI>> E LA <<CHIMERA>>
4751. In Sergesto e Mnestèo, gli ultimi due,
4752. una lieta speranza allor si accese
4753. di sorpassare il ritardato Già.
4754. Viro Sergesto verso la scogliera
4755. e balzo innanzi, non pero passando
4756. con tutta la lunghezza dello scafo,
4757. ma sol con parte, mentre contro l’altra
4758. l’emula Pristi premeva col rostro.
4759. E lungo la corsia, frammezzo ai suoi,
4760. Mnesteo correva su e giu gridando:
4761. <<Ora! Ora sui remi a forza date,
4762. camerati d’Ettore, che voi
4763. scelsi compagni dopo il fato d’Ilio!
4764. Ora usate le forze e il cuor che aveste
4765. nelle sirti Getule, in mezzo all’lonio
4766. e nei marosi di Malea. Non chiedo
4767. più d’esser primo, non per la vittoria
4768. gareggio più (sebbene, oh... Ma sia primo
4769. quegli, o Nettuno, cui tu l’hai concesso!);
4770. ma ultimi restar vi sia vergogna.
4771. Uomini, questa la vittoria sia:
4772. evitar questo scorno.>> In uno sforzo
4773. supremo s’incurvarono; tremava
4774. sotto i grandi urti la ferrata nave,
4775. venia meno di sotto il pian del mare
4776. e un anelito rapido squassava
4777. membra e fauci riarse, ed il sudore
4778. giu grondava a ruscelli. E anche il caso
4779. concesse lor quell’agognato onore.
4780. Che, mentre a furia sospingea Sergesto
4781. troppo in dentro la prua lungo lo scoglio
4782. e s’infilava nell’angusto spazio
4783. misero!, urto su le sporgenti rocce
4784. Tremo lo scoglio, i remi crepitarono
4785. urtandosi ai pinnacoli pungenti,
4786. e sospesa la prua stette oscillando.
4787. Tutti furono in piedi i rematori
4788. e nella sosta, con schiamazzo immenso,
4789. brandirono le pertiche ferrate
4790. ed i pali uncinati, e su dall’acqua
4791. vennero raccogliendo i remi infranti.
4792. Lieto allor del successo e imbaldanzito,
4793. Mnesteo con celere impeto di remi
4794. invoco i venti e si lancio sul prono
4795. flutto, filando per l’aperto mare.
4796. Quale colomba a un tratto fuor cacciata
4797. dalla sua grotta (che ha la casa e il dolce
4798. nido nascosto nel poroso sasso)
4799. va verso i campi e fa nel primo alzarsi
4800. per l’antro un vasto strepito di penne,
4801. ma poi, per la tranquilla aria calando,
4802. senza muovere più l’ali veloci
4803. scivola sul diafano cammino-
4804. così Mnesteo, così fendea la Pristi
4805. l’ultimo tratto rapida, così
4806. l’impeto stesso la spingea nel volo.
4807. [LA <<SCILLA>> E LA <<PRISTI>>]
4808. E prima addietro si lascio Sergesto
4809. che nella secca angusta e agl’irti scogli
4810. si dibatteva, invan chiamando aiuto
4811. e tentando vogar con remi monchi;
4812. e insegui Già su la sua gran Chimera
4813. che priva del pilota or rallentava.
4814. Era rimasto, e proprio al fin del corso,
4815. Cloanto solo; gli si spinse dietro,
4816. I’incalzo, teso in uno sforzo estremo.
4817. Allor si raddoppio l’urlo sul lido!
4818. Tutti in delirio urgean l’inseguitore
4819. e gl’immensi clamori empiano il cielo.
4820. Non volean quelli ch’altri lor togliesse
4821. il trionfo e la gloria ormai raggiunta,
4822. e avrebber dato per l’onor la vita;
4823. questi dal lor successo erano spinti:
4824. potevan dunque, se ad altrui sembrava
4825. che potessero, vincere! Ed il premio
4826. forse avrebbero preso a rostri pari
4827. se, protendendo al mare ambe le palme,
4828. non avesse Cloanto supplicati
4829. e piegati i Celesti alle sue preci.
4830. <<Numi dei quali corro la distesa,
4831. Numi che avete signoria sul mare
4832. io lieto immolero su questa spiaggia
4833. dinnanzi all’are un candido giovenco
4834. ed offrirne vorro con puro vino
4835. le viscere alle salse onde del mare.>>
4836. L’udirono dai gorghi più profondi
4837. il gran coro di Forco, Panopea
4838. e tutte le Nereidi; e il padre stesso
4839. Portuno spinse con la sua gran mano
4840. la nave, che più rapida del vento
4841. e di alata saetta fuggi innanzi
4842. verso la riva e s’infilo nel porto.
4843. Allora Enea chiamo, secondo l’uso,
4844. tutti i campioni; a gran voce d’araldo
4845. fe’, proclamare vincitor Cloanto
4846. ed in fronte gli cinse il verde alloro.
4847. E stabili che ogni naviglio avesse,
4848. premio comune, tre giovenchi, e vini
4849. ed un intero argenteo talento.
4850. Volle aggiungere poi premii distinti
4851. per i duci: una clamide trapunta
4852. d’oro al vittorioso, a cui sul lembo
4853. correva, con un fregio a doppio giro,
4854. porpora melibea; v’era intessuto,
4855. alacre in vista, il giovinetto regio
4856. mentre anelando e saettando in corsa
4857. stancava i cervi sul frondifero Ida,
4858. e con gli artigli lo rapia dall’Ida
4859. rapido al ciel l’armìgero di Giove,
4860. e invano al ciel levavano le palme
4861. i suoi vecchi custodi, e verso il cielo
4862. inferociva l’abbaiar dei cani.
4863. Diede all’eroe ch’ebbe il secondo posto,
4864. per ornamento e per difesa in guerra,
4865. una lorica a maglie lisce in fili
4866. triplici d’oro, ond’egli avea spogliato
4867. Demoleonte quando presso Troia,
4868. sul Simoenta rapido, lo vinse.
4869. A stento la reggean con curve spalle,
4870. sì massiccia qual era, i suoi famigli
4871. Sagaride e Fegeo. Pur chiuso in quella,
4872. Demoleonte già inseguia correndo
4873. i Troiani sbandati! Al terzo diede
4874. una coppia di bronzei lebeti
4875. e argentei vasi con figure a intaglio.
4876. E tutti ormai premiati ed orgogliosi
4877. dei loro doni andavano, col capo
4878. coronato di nastri porporini,
4879. quando Sergesto, toltosi dall’aspro
4880. scoglio con gran fatica e con grande arte,
4881. giunse, con un sol ordine di remi
4882. spingendo senza onor l’irrisa nave.
4883. Come serpe sorpreso nella via
4884. se lo attraversi una ferrata ruota
4885. un viator con gran colpo di pietra
4886. lacerato lo lasci e mezzo morto,
4887. si snoda invan, fuggendo, in guizzi lunghi,
4888. e in parte e fiero e gli sfavillan gli occhi,
4889. e vibra in alto il collo sibilante,
4890. ma lo trattiene l’altra parte, incerta
4891. per la ferita, e su le spire insiste
4892. e attorcendosi va sopra se stesso;
4893. con tal remeggio procedea la nave,
4894. lenta; ma pure avea le vele aperte
4895. e a piene vele si ridusse in porto.
4896. Enea, lieto che salva era la nave
4897. e che tutti gli eroi facean ritorno,
4898. diede il promesso premio anche a Sergesto;
4899. e Foloe gli dono, schiava cretese
4900. bene instrutta nell’opre di Minerva,
4901. coi due gemelli ch’ella aveva al seno.
4902. [LA CORSA A PIEDI]
4903. Come fu chiusa questa gara, Enea
4904. mosse verso una verde prateria
4905. 0 che, cinta in arco da boscosi colli,
4906. nel mczzo offriva, come stadio, il pia]
4907. La tra la moltitudine dei suoi
4908. all’adunanza si reco l’eroe
4909. e nel mezzo, sul palco alto, si assise-
4910. poi con premii invito quegli animosi
4911. che gareggiar volessero nel corso,
4912. e i doni espose. Siculi e Troiani
4913. s’affollarono: primi erano Niso
4914. ed Eurialo: Eurialo raggiante
4915. di giovanil freschissima bellezza,
4916. Niso di puro amor pel giovinetto-
4917. e dopo questi si avanzo Diore
4918. della nobile stirpe priamide;
4919. e Patrono con Salio, uno acarnese,
4920. I’altro arcadico sangue a Tegèa nato;
4921. e poi Elimo e Panope, compagni
4922. del vecchio Aceste, giovini trinacrii
4923. usi alle selve; ed altri molti ancora
4924. che l’oscura lor fama or ci nasconde.
4925. Ed Enea così disse alto fra tutti:
4926. <<Udite e compiacetevi! Nessuno
4927. fra tutti voi n’andra senza un mio dono,
4928. che a ciascuno daro due dardi cnosii
4929. tutti lucenti di polito acciaro
4930. e una scure d’argento ageminata.
4931. E sia questo per tutti onor comune.
4932. Ma, con ghirlande pallide d’olivo,
4933. i primi tre riceveranno un dono;
4934. ed il primo vincente avra un destriero
4935. tutto adorno di falere; il secondo
4936. un turcasso amazonio ricolmo
4937. di saette treicie, intorno avvolto
4938. da un largo balteo d’oro ed agganciato
4939. da una polita fibula con gemme;
4940. pago andra il terzo di quest’elmo greco.>>
4941. Egli avea detto. Furon tutti ai posti;
4942. pronti, al segnale, via dalla barriera
4943. ruppero, divorarono la via,
4944. e precipiti, simili a procella,
4945. già con l’occhio fissavano la meta.
4946. Primo, e per lungo tratto innanzi a tutti,
4947. Niso balzo, più rapido del vento
4948. e dell’ali del fulmine; seguiva,
4949. prossimo a lui ma dopo lungo spazio,
4950. Salio; era terzo, un poco indietro, Eurialo;
4951. Elimo dopo Eurialo seguiva;
4952. e dietro questo ecco volar Diore
4953. e sfiorargli, incalzandolo alle spalle,
4954. col piede il piede; e, se più via restava,
4955. lo sorpassava con un balzo innanzi
4956. l’eguagliava. E ormai nel tratto estremo
4957. erano, stanchi, prossimi all’arrivo;
4958. e Niso scivolò miseramente
4959. sopra il terreno lubrico del sangue
4960. che, sparso or or dagl’immolati buoi,
4961. l’erbe aveva bagnate a fior di terra.
4962. Qui, già raggiante vincitor, non resse
4963. Niso il piede sul suolo; vacillo
4964. e cadde prono nel cruento fango
4965. ma non pero d’Eurialo oblioso
4966. egli allor fu né del lor mutuo amore;
4967. dal viscidume rapido sorgendo,
4968. fece ostacolo a Salio, e questi cadde
4969. e a ruzzolare ando per l’alta arena.
4970. Balzo in avanti Eurialo, vincendo
4971. pel soccorso di Niso, e giunse primo
4972. volando fra plaudenti urla festose;
4973. Elimo segui poi, terzo Diore.
4974. Ecco allor Sàlio empir d’acuti gridi
4975. le file prime e il vasto anfiteatro
4976. chiedendo gli rendessero la palma
4977. toltagli a inganno. Ma il favor di tutti,
4978. la grazia del suo piangere, il valore
4979. che più gradito in belle membra appare
4980. erano per Eurialo; e si aggiunse
4981. dolendosi a gran voce anche Diore,
4982. pero ch’egli era giunto al terzo posto,
4983. e avrebbe chiesto invan l’ultimo premio
4984. se si fosse assegnato a Salio il primo.
4985. Allora il padre Enea disse: <<Rimanga
4986. fermo a ciascuno, giovini, il suo premio,
4987. e non si muti l’ordine dei doni;
4988. ma mi si lasci indulgere alla sorte
4989. del mio povero amico>>. E a Salio diede
4990. l’immane spoglia d’un leon getulo,
4991. grave di vello e con dorati artigli.
4992. E Niso allora:<<Se han tal premio i vinti
4993. se hai pieta dei caduti, or quali doni
4994. darai a Niso? Senza la sventura
4995. che come a Salio a me tocco, ben mia
4996. era, pel mio valor, la prima palma!>>
4997. E in questo dir mostrò le membra e il volto
4998. lordi di molle fango. Gli sorrise
4999. I’ottimo padre, e fe’ portar lo scudo,
5000. opra di Didimaone, che i Greci
5001. già sconficcaron dalla sacra porta
5002. del tempio di Nettuno; e al valoroso
5003. giovine diede questo nobil dono.
5004. [IL PUGILATO: DARETE]
5005. Chiusa la corsa e dispensati i premii
5006. disse: <<Or s'avanzi chi valor si sente
5007. e ha nel petto gagliarda anima a opporre
5008. braccia con pugni ben di cèsto armati!>>
5009. Ed alla gara destino due premii:
5010. un bue con nastri e con dorate corna
5011. per il vincente, e per conforto al vinto
5012. uno splendido elmetto ed una spada.
5013. Subito, con le membra poderose,
5014. usci Darete e si atteggiava enorme
5015. piantato in meZzo al mormorio del volgo:
5016. I’unico che con Paride soleva
5017. già gareggiare, quegli che percosse
5018. e stese esangue su la fulva arena,
5019. presso l’arca ove il grande Ettore posa,
5020. il sempre invitto e gigantesco Bute
5021. che si vantava del bebricio sangue
5022. d'Amico. Tal Darète, a fronte eretta,
5023. si offri primo alla lotta, ed ostentava
5024. gli bmeri baldanzosi e alternamente
5025. distendeva e piegava ambe le braccia
5026. e flagellava l’aere di colpi.
5027. Un avversario si cerco per lui;
5028. niuno fra tanti osb di cesto armarsi
5029. ed opporsi al campione. Ond’egli, certo
5030. che tutti rinunciassero, ristette
5031. in cospetto del duce, e alteramente
5032. con la mano sinistra afferro il toro
5033. per un dei corni: <<O figlio della Dea,
5034. se nessuno osa misurarsi meco,
5035. fino a quando si attende? E fino a quando
5036. dovrb soffrir che mi si tenga a bada?
5037. Comanda dunque ch’io mi prenda il premio.>>
5038. Fremeano tutti i Dardani, chiedendo
5039. che si desse all’eroe l’offerto dono.
5040. [ENTELLO]
5041. Aceste allor con monito sommesso
5042. disse ad Entello che sedeagli accanto
5043. sul verdeggiante talamo dell’erba:
5044. <<Invano tra gli eroi fosti il più forte,
5045. Entello, un di, se rassegnato or lasci
5046. senza battaglia prendere tal premio.
5047. Dov'è ora quel Dio, quel tuo maestro
5048. Erice invano ricordato? Dove
5049. la fama che n’andb per la Trinacria
5050. e i gran trofei su le tue soglie affissi?>>
5051. E quegli a lui: <<Non per viltà vien meno
5052. in me brama di lode e amor di gloria;
5053. ma, rallentato ormai dalla vecchiezza,
5054. gelido il sangue s’impigrisce, e in corpo
5055. languono e mi si spengono le forze.
5056. Se ancora avessi quella ch’ebbi un giorno
5057. e in cui quell’arrogante or tronfio esulta,
5058. se li mia giovinezza avessi ancora,
5059. sarei già sceso, oh non dal premio indotto
5060. del bel torello; ch’io non curo i doni.>>
5061. E, come disse, egli lancio nel circo
5062. due cesti enormi e gravi, in cui soleva
5063. cinger di duro cuoio Erice il braccio
5064. e impetuoso scendere a tenzone.
5065. Ogni cuor ne tremo, tanto eran grandi
5066. le sette strisce di bovina pelle
5067. irte di piombo e di cucito ferro;
5068. più ne tremo Darete e si ritrasse
5069. ricusando; e il magnanimo Anchiside
5070. rivolgeva or in questo or in quel senso
5071. la mole e il peso dei viluppi immani.
5072. Soggiunse il vecchio allor queste parole:
5073. <<Or che sarebbe se veduto avessi
5074. quei cesti onde s’armo lo stesso Alcide,
5075. e qui sul lido la funesta pugna?
5076. Erice, il fratel tuo, porto quest’armi
5077. (vedile: ancora son di sangue lorde
5078. e chiazzate di cerebro); con queste
5079. stette a fronte del grande Ercole; queste
5080. io pure usai finche migliore il sangue
5081. forze mi diede e quando ancor vecchiezza
5082. invidiosa non mi biancheggiava
5083. qui e la per le tempie. Or se il troiano
5084. Darete queste nostre armi rifiuta,
5085. se il pio Enea, se Aceste che mi mosse
5086. consentiranno, sia la lotta pari.
5087. Io ti fo grazia (non temer!) dei cesti
5088. d’Erice, tu dispogliati de’ tuoi.>>
5089. Si getto dalle spalle il doppio manto,
5090. si denudo le gigantesche membra,
5091. la possente ossatura, i gran lacerti,
5092. e stette enorme in mezzo dell’arena.
5093. Allora Enea fe’ recar cesti eguali
5094. e lor cinse di pari armi le mani.
5095. [LA LOTTA]
5096. Subitamente stettero drizzati
5097. su la punta dei piedi un contro l’altro,
5098. vibrando al cielo intrepidi le braccia;
5099. gittarono le teste alte all’indietro
5100. per pararsi dai colpi, ed intrecciando
5101. mani con mani vennero alla pugna:
5102. l’un coi piedi più mobile, e più baldo
5103. di giovinezza; poderoso l’altro
5104. nel suo gran corpo, ma esitante; molli
5105. gli sfuggian le ginocchia e un affannoso
5106. insito gli scotea la gran persona.
5107. Si scambiarono invano aspre percosse
5108. addoppiandone molte aò cavo fianco,
5109. sì che il petto rendea cupi rimbombi;
5110. senza posa guizzavano le mani
5111. alle orecchie e alle tempie, e le mascelle
5112. crosciavano dai duri urti battute.
5113. Ben saldo e immoto nel suo fermo sforzo 615
5114. stavasi Entello, che eludea gli assalti
5115. con vigili occhi e col piegar del corpo;
5116. I’altro, come chi oppugna un’alta rocca
5117. con macchine di guerra o armato accampasi
5118. assediando alpestri baluardi,
5119. ora tentava questo ora quel varco,
5120. esplorava con arte in ogni lato
5121. e l’incalzava in rinnovati assalti.
5122. Insorse Entello e minacciosa in alto
5123. levb la destra; rapido previde
5124. l’altro il colpo imminente e con veloce
5125. balzo di fianco si sottrasse. Entello
5126. così disperse le sue forze al vento;
5127. anzi, grave qual era, in sua gran mole
5128. pesantemente si abbatte sul suolo,
5129. come crolla talor su l’Erimanto
5130. sui gioghi dell’Ida un incavato
5131. pino divelto dalle sue radici.
5132. Con diverso favor Siculi e Teucri
5133. sorsero tutti; andava al cielo il grido;
5134. e primo Aceste accorse a lui commosso
5135. e alzo da terra il suo coevo amico.
5136. Non rallento né sbigotti l’eroe
5137. quella caduta; anzi più fiero insorse
5138. alla tenzone; gli die forza l’ira,
5139. vergogna e consapevole valore
5140. gliela raccese, ond’egli impetuoso
5141. incalzo per il campo a precipizio
5142. Darete e con la destra e con la manca
5143. senza tregua calo colpi su colpi.
5144. Come con fitta grandine sui tetti
5145. scrosciano i nembi, tal con fitti colpi
5146. e senza posa, con entrambi i pugni,
5147. l’eroe picchiava e perseguia Darete.
5148. Ma il padre Enea non sopporto che l’ira
5149. trascendesse più oltre, e che infierisse
5150. l’esacerbato spirito di Entello;
5151. pose fine al combattere, sottrasse
5152. lo spossato Darete, e in questi detti
5153. lo confortava: <<Qual follia! Non senti,
5154. misero, che ben altre or son le forze
5155. e mutati gli Dei? Cedi agli Dei!>>
5156. Detto così, tronco la lotta. A stento
5157. quello si trascinava sui ginocchi,
5158. ciondolando del capo e vomitando
5159. bava sanguigna e misti i denti al sangue.
5160. I compagni lo trassero alle navi,
5161. indi all’appello dell’araldo accorsero
5162. e l’elmo ricevettero e la spada
5163. lasciando a Entello il toro e la vittoria.
5164. Sfogo allor l’esultanza il vincitore
5165. lieto del premio, e: <<Figlio della Dea,>>
5166. disse, <<e voi pure, Dàrdani, sappiate
5167. qual forza io m’ebbi in membra giovanili
5168. e da qual morte si salvo Darete!>>
5169. E saldo si pianto di fronte al toro
5170. ch’era ancor la, premio alla sua tenzone;
5171. tutto si aderse, alzo la destra indietro,
5172. libro tra le due corna il duro cesto,
5173. colpi, sfracello l’ossa e le mascelle.
5174. Crollo il toro, piego, s’abbatte morto;
5175. e quello ancor grido dal pieno petto:
5176. <<Erice, non la morte di Darete
5177. t’offro, ma questa vittima migliore;
5178. qui vincitore lascio i cesti e l’arte.>>
5179. [LA GARA DELL’ARCO]
5180. Subito dopo, Enea chiamo gli eroi
5181. a gareggiar con rapide saette
5182. e i doni espose. Con gran forza eresse
5183. l’albero della nave di Seresto
5184. e in cima, avvinta ad una funicella,
5185. pose, segno dei colpi, una colomba.
5186. I campioni si accolsero nel mezzo
5187. e gettaron le sorti in un elmetto.
5188. Primo usci fuori tra favor di plausi
5189. Ippocoonte d’Irtaco; Cloanto,
5190. che aveva vinto la naval contesa,
5191. segui, Mnesteo cinto di verde olivo.
5192. Fu terzo Eurizione (il tuo fratello,
5193. chiarissimo Pandaro che, spinto
5194. a turbare la tregua, un di per primo
5195. vibrasti un dardo in mezzo degli Achei).
5196. Restb ultimo Aceste in fondo all’elmo,
5197. che anch’egli osava cimentar la mano
5198. in un ludo di giovini. Gli eroi
5199. curvarono a gran forza i flèssili archi,
5200. trasser le frecce fuor dalle farètre.
5201. E’prima al ciel dallo stridente nervo
5202. la saetta del giovine Irtacide
5203. sferzo l’aria veloce e giunse al segno
5204. configgendosi al sommo dell’antenna.
5205. Questa oscillb; s’impauri l’uccello
5206. trepidando con l’ali, e il luogo intorno
5207. tutto sonb di fragorosi applausi.
5208. Indi animoso si postb Mnesteo
5209. con l’arco tratto a se, mirando in alto
5210. e avventando lo sguardo e la saetta;
5211. ma neppur egli, infortunato, valse
5212. a colpire col ferro la colomba;
5213. sol ruppe i nodi e il vincolo di lino
5214. ond’essa per il piede era fermata
5215. su l’alta antenna; e spiccb quella il volo
5216. e per l’aria fuggi verso le nubi.
5217. Subito allora Eurizione, al teso
5218. arco incoccata già la sua saetta,
5219. il fratello invocb, prese di mira
5220. la colomba che lieta spaziava,
5221. l’ali pel cielo libero battendo,
5222. e sotto i foschi nuvoli la cblse.
5223. Essa giù cadde esànime; nell’alto
5224. lasciò tra gli astri aèrëi la vita,
5225. e riportò cadendo infisso il dardo.
5226. [IL PRODIGIO FATIDICO]
5227. Solo, senza speranza di vittoria,
5228. restava Aceste; il venerando volle
5229. dimostrar la sua forza, e all’alto cielo
5230. avvento dal sonante arco uno strale.
5231. E un portento improwiso agli occhi apparve,
5232. che risulto mirabile presagio
5233. quando l’ebber chiarito i grandi eventi,
5234. e l’esplicaron coi lor tardi auspicii
5235. gl’indovini terrifici: volando
5236. tra le aeree nubi il calamo arse,
5237. lascio un solco di fiamma in suo cammino
5238. e consunto vani per l’aure lievi,
5239. come dal cielo cadono le stelle
5240. e trascorrono rapide, traendo
5241. una chioma di luce. Incerti, attoniti,
5242. Siculi e Teucri alzaron voti ai Numi;
5243. ma il grande Enea non ricuso l’augurio,
5244. anzi abbracciando l’esultante Aceste
5245. lo colmo di gran doni, a lui dicendo:
5246. <<Prendi, poiché l’alto signor del Cielo
5247. vuole con questi auspicii, o venerando,
5248. che tu contro la sorte abbia vittoria,
5249. prenditi in dono questo cesellato
5250. cratere che fu già del vecchio Anchise,
5251. e al padre Anchise già l’avea donato
5252. (ricco presente) Cisseo di Tracia
5253. per suo ricordo e come pegno amico.>>
5254. Così dicendo, gli cingea le tempie
5255. di verde alloro, e proclamo che Aceste
5256. era primo fra tutti e vincitore.
5257. Né Eurizione invidio la gloria
5258. che gli era tolta, benché aveva ei solo
5259. abbattuto dall’alto la colomba;
5260. poi venne ai doni chi spezzo il legame,
5261. e ultimo fu quello che trafisse
5262. col volatile càlamo l’antenna.
5263. [IL LUDO TROIANO]
5264. Ancora non compiuto era il certame
5265. che il padre Enea chiamo d’Epito il figlio,
5266. custode e amico del fanciullo Ascanio,
5267. e così gli parlo nel fido orecchio:
5268. <<Presto, corri ad Ascanio, e s’egli ha seco
5269. e pronta già la squadra giovanile
5270. e ordinati i cavalli alla tenzone,
5271. digli che venga, che in onor dell’avo
5272. guidi le squadre, e se mostri nell’armi.>>
5273. Poi fece allontanar dal vasto circo,
5274. ove s’era introdotto il popol tutto
5275. e sgombro il campo. Ed ecco i giovinetti
5276. procedere e risplendere di paro
5277. su frenati destrieri innanzi ai padri;
5278. li videro, e fremean di maraviglia
5279. sul lor passaggio, Siculi e Troiani.
5280. Tutti avean cinta, come d’uso, al crine
5281. una corona di cimata oliva,
5282. e brandivan due lance di corniolo
5283. con le punte di ferro; aveano alcuni
5284. una faretra liscia su le spalle;
5285. e portavano tUtti intorno al collo
5286. un flessile monil d’oro ritorto
5287. che discendeva fino in sommo al petto.
5288. Erano tre dei cavalieri i gruppi,
5289. e innanzi a questi si movean tre duci,
5290. seguito ognun da dodici fanciulli
5291. che in due schiere splendean con due maestri.
790
5292. Prima avanzo la baldanzosa schiera
5293. tratta dal nuovo Priamo, che aveva
5294. nome dall’avo, prole di Polite
5295. nata ad accrescer l’itala progenie;
5296. montava un tracio bicolor destriero
5297. che, pezzato di bianco, aveva bianche
5298. poco sopra lo zoccolo le zampe,
5299. e bianca alteramente ergea la fronte;
5300. Ati era l’altro, da cui venner poi
5301. gli Azii Latini, il piccolo fanciullo
5302. che fu sì caro al giovinetto lulo;
5303. ultimo Iulo, bello sopra tutti,
5304. venia montato su destrier sidonio
5305. che per ricordo e come pegno amico
5306. già gli dono la candida Didone.
5307. Cavalcavano gli altri su corsieri
5308. del venerando siciliano Aceste.
5309. Avanzarono timidi. I Troiani
5310. plaudivano e godean nel rimirarli;
5311. raffigurando in essi le sembianze
5312. degli antichi lor padri. Sorridenti
5313. sfilarono a cavallo innanzi al folto
5314. popolo, innanzi agli occhi dei parenti;
5315. indi il comando attesero. Ed allora
5316. con un colpo di sferza e con un grido
5317. diede da lungi l’Epitide il segno.
5318. Le due file si apersero, una a destra
5319. l’altra a sinistra, e nei due sensi opposti
5320. galopparono, ognuna in tre drappelli;
5321. a un nuovo cenno, volsero di fronte
5322. con l’armi opposte in atto di colpire-
5323. poi fecero altre corse, altri ritorni
5324. altri combattimenti, in doppio cerchio
5325. serrandosi e intrecciandosi a vicenda
5326. e fingendo con l’armi una battaglia;
5327. or in fuga mostravano le spalle,
5328. or si opponean coi giavellotti ostili,
5329. or tornavan pacati in doppia fila.
5330. Come si narra che nell’alta Creta,
5331. fra le cieche pareti, il Labirinto
5332. svolgesse un di per mille andirivieni
5333. una strada intricata e ingannatrice,
5334. sì che ogni traccia del cammin falliva
5335. entro l’inestricabile raggiro
5336. senza ritorno; i figli dei Troiani
5337. così correano e confondeano i passi
5338. e in lor gioco intessean fughe e battaglie:
5339. come delfini che per l’acque vanno
5340. fendendo a nuoto il mare di Scarpanto
5341. il mar di Libia, e scherzando tra l’onde.
5342. Innovo quelle giostre e quelle gare
5343. Iulo, quando recinse Alba la Lunga
5344. di mura ed instrui gli avi latini
5345. a celebrarli come aveano usato
5346. egli stesso e i troiani adolescenti;
5347. gli Albani v’instruirono i lor figli,
5348. e da questi via via l’imperiale
5349. Roma li accolse e serba il patrio rito:
5350. Troia si chiama il ludo, i giovinetti
5351. squadra troiana. Ebber qui fine i ludi
5352. celebrati al divin progenitore.
5353. [L’INCENDIO DELLE NAVI]
5354. Allor mutò d’un tratto la Fortuna.
5355. Mentre quelli rendean solenni onori
5356. coi varii ludi al tumulo, Giunone,
5357. da diversi pensieri ancor crucciata
5358. né sazia ancor del suo dolore antico,
5359. mando Iri dal Cielo ai teucri legni
5360. spirando i venti per il suo cammino.
5361. La vergine invisibile discese
5362. rapida per il tramite veloce
5363. del suo variopinto arcobaleno;
5364. miro il volgo adunato, erro sul lido,
5365. vide il porto e la flotta abbandonati,
5366. e le Troiane piangere in disparte
5367. lungo il deserto lido il morto Anchise,
5368. e guatare piangendo il mar profondo.
5369. Uno solo di tutte era il lamento:
5370. <<Quanto pelago ancor, quanto viaggio,
5371. misere, ci rimane! E siam sì stanche!>>
5372. Una città chiedevano; eran sazie
5373. di sopportar le traversie del mare.
5374. Deposto il volto e l’abito di Dea
5375. ed esperta qual era in recar danno,
5376. Iride s’introdusse in mezzo a loro
5377. e in Beroe si muto, I’annosa moglie
5378. dello Tmario Doriclo, illustre un tempo
5379. per la sua nobilta, per il suo nome,
5380. per la sua prole; con codesto aspetto
5381. fra le donne dardanie ella s’intruse.
5382. <<O misere>>, dicea, <<che l’armi achive
5383. non trassero a morir nelle battaglie
5384. sotto le mura iliache! Infelici,
5385. a quale scempio vi serbo la sorte?
5386. Sono sett’anni ormai che, noverando
5387. tanti inospiti scogli e tante stelle,
5388. corriam tutte le terre e tutti i mari,
5389. e nel mare infinito e in preda all’onde
5390. cerchiamo la fuggente itala terra.
5391. E questa e terra d’Erice fraterna,
5392. ospite e Aceste. Chi ci vieta dunque
5393. d’alzar mura e di dare ai cittadini
5394. una città? Non vi saran più mura,
5395. patria, o Numi invan sottratti ai Greci,
5396. ch’abbian nome di Troia? In nessun luogo
5397. io vedro più lo Xanto e il Simoenta,
5398. cari ettorei fiumi? Avanti, dunque:
5399. incendiamo le navi maledette.
5400. L’imagine dell’augure Cassandra
5401. or mi appari; mi dava accese faci
5402. e mi diceva:-Qui cercate Troia!
5403. La vostra patria e questa.-Oprar bisogna;
5404. non indugiamo a così gran prodigio.
5405. Ecco la quattro altari di Nettuno:
5406. egli, il Dio stesso, da le faci e l’animo.>>
5407. Così dicendo, ella afferrb per prima
5408. la fiamma ostile e alzando alta la destra
5409. l’agitò con gran forza e la scagliò.
5410. Ristettero con animo sospeso
5411. e con trepido cuor le donne d’Ilio.
5412. E Pirgo allora, la pih grave d’anni,
5413. la nutrice regal di tanti figli
5414. di Priamo, grido: <<Non è Beròe,
5415. non di Dorìclo e la retèa consorte!
5416. Guardate i segni di beltà divina
5417. che sono in lei. Come le splendon gli occhi!
5418. Che maesta la sua! Quale l’aspetto,
5419. e il portamento, e il suon della sua voce!
5420. Io stessa, qui venendo, ora lasciai
5421. Beroe, che inferma si struggea nel duolo
5422. di mancare ella sola al sacro rito,
5423. di non render gli onori al padre Anchise.
5424. E le donne guardavano le navi
5425. con occhi torvi, irresolute e incerte
5426. fra il triste amor di quella terra e il
5427. che le chiamava per virtu di fati;
5428. quando la Dea con ali alzate e ferme
5429. si sollevo per l’aere fuggendo
5430. e segno con un grande arco le nubi.
5431. Stupite a quella vision divina
5432. e accese di furor, con alte grida
5433. quelle tolsero il fuoco ai focolari
5434. ed agli altari: fu un crosciar di rami,
5435. di virgulti, di faci. E senza freno
5436. per i banchi, tra i remi e nelle poppe
5437. di pinto abete, imperverso Vulcano.
5438. [L’ACQUAZZONE]
5439. Eumèlo fu che al tumulo di Anchise
5440. e tra i sedili dell’anfiteatro
5441. la novella reco di quell’incendio;
5442. e tutti allora videro volare
5443. fosche faville e nuvoli di fumo.
5444. E primo Ascanio, che guidava lieto
5445. l’equestre gara, corse di galoppo
5446. verso il turbato campo delle navi,
5447. e tentarono invan di trattenerlo
5448. seguitandolo esanimi i maestri.
5449. <<Che furor nuovo e questo? Che volete>>,
5450. disse, <<misere voi? Non a nemici,
5451. non all’ostile campo degli Achei:
5452. voi date il fuoco alla speranza vostra.
5453. Ecco, Ascanio son io!>> Diceva, e a terra
5454. scaglio la vuota galea con cui
5455. facea nel ludo la finzion di guerra.
5456. E giunse Enea, giunsero a frotte i Teucri.
5457. Quelle, atterrite, qui e la pel lido
5458. fuggian, nei boschi, in quante eran caverne,
5459. imprecando al lor folle atto e alla luce;
5460. tornate in se, riconosciuti i loro,
5461. si scossero dal sen l’ira Giunonia.
5462. Ma non pero le fiamme dell’incendio
5463. scemarono l’indomito vigore:
5464. fra le inondate tavole la stoppa
5465. pur bruciava, esalando un pigro fumo;
5466. consumava le chiglie un vapor lento,
5467. e il flagello invadea tutti gli scafi;
5468. nulla valean gli sforzi degli eroi,
5469. nulla i getti dell’acqua. Il pio Enea,
5470. sugli omeri strappandosi la veste
5471. e invocando gli Dei, levo le palme:
5472. <<O Giove onnipotente, se non tutti
5473. odii i Troiani ancor, se come un tempo
5474. ancor pietoso guardi i pianti umani,
5475. fa’ che le navi sfuggano alle fiamme,
5476. togli il poco che abbiamo alla rovina!
5477. Ma, se lo meritai, tutto distruggi
5478. col fulmine mortal ciò che pur resta
5479. e sommergilo qui con la tua mano!>>
5480. Egli appena fini queste parole
5481. che un fosco nembo d’acque ruinose .
5482. si scateno: tremavano al fragore
5483. le campagne ed i vertici dei monti;
5484. da tutto il cielo, torbida di pioggia
5485. e negra di pregnanti austri, crosciava
5486. l’atra procella; empi di se le navi,
5487. imbevve il legno semiarso, estinse
5488. ogni vapore; e, tranne quattro, tutte
5489. scamparono le navi alla rovina.
5490. [IL CONSIGLIO Dl NAUTE]
5491. Ma Enea, turbato dall’acerbo evento,
5492. tormentosi pensieri in cuor volgeva.
5493. Che far? Restare, immemore dei Fati,
5494. nella Sicilia? Andare alla conquista
5495. della terra d’Italia? Il vecchio Naute,
5496. che più d’ogni altro Pallade Tritonia
5497. instrutto rese e per molt’arti insigne
5498. (che responsi rendea sopra gli eventi
5499. minacciati da grandi ire divine
5500. disposti dall’ordine dei Fati),
5501. così disse ad Enea per confortarlo:
5502. <<O figlio della Dea, sempre, o ci guidi
5503. ci respinga, si obbedisca al Fato!
5504. Qualunque sia la sorte che ti attende,
5505. vinci col sopportarla ogni fortuna.
5506. Il teucro Aceste hai qui, prole divina-
5507. cons;gliati, delibera con lui,
5508. che ben lo vuole: e affida a lui la gente
5509. che, perduti quei legni, ora ti avanza,
5510. e quelli che si sono infastiditi
5511. del tuo disegno e delle tue fortune.
5512. Scevera i vecchi, scevera le donne
5513. sì stanche ormai, gl’invalidi, chiunque
5514. teme i perigli; quelle stanche genti
5515. avran qui le lor mura; e, se ti piaccia,
5516. Acesta la città nomineranno.>>
5517. [L’OMBRA Dl ANCHISEI
5518. Conturbarono Enea queste parole
5519. del vecchio amico; or più che mai nel cuore
5520. di pensiero in pensiero ei si mutava.
5521. E già l’oscura Notte alta sul cocchio
5522. teneva il cielo; e giu dal ciel discesa
5523. subitamente gli appari dinnanzi
5524. e così gli parlo l’ombra di Anchise:
5525. <<Figlio che un tempo, sin che in vita io fui,
5526. m’eri più caro della vita; figlio
5527. che reggi il peso degli iliaci Fati,
5528. io scendo a te per ordine di Giove
5529. che dall’Olimpo, a te misericorde,
5530. I’incendio estinse delle tue carene.
5531. Segui tu dunque l’ottimo consiglio
5532. del vecchio Naute: giovini prescelti
5533. porta in Italia e i più gagliardi cuori,
5534. perché dura ed asperrima e la gente
5535. che tu nel Lazio debellar dovrai.
5536. Ma scendi prima nelle inferne case
5537. di Dite, e a me per il profondo Averno
5538. vieni, o figliuolo. Non me tiene l’empio
5539. Tartaro con le sue Ombre dolenti;
5540. nell’Eliso son io, fra i lieti cori
5541. dei pii. Laggiu, quando tu avrai versato
5542. di negre agnelle copioso sangue,
5543. ti condurra la vergine Sibilla;
5544. e allor tutta saprai la tua progenie,
5545. saprai quale Città ti si destina.
5546. Ed ora addio. Declina a mezzo il corso
5547. l’umida Notte, e già crudel mi sfiora
5548. coi cavalli anelanti il Sol nascente.
5549. E vani come fumo all’aure lievi.
5550. Ed Enea pur chiamava: <<Or dove vai?
5551. Dove t’involi? Proprio me tu fuggi?
5552. Chi dall’abbraccio mio, chi ti ritoglie?>>
5553. Com’ebbe detto, ravvivò la fiamma
5554. sopita nelle ceneri, e con farro
5555. Devoto e con turiboli ricolmi
5556. egli adorò gl’iliaci Penati
5557. ed il sacrario dell’antica Vesta.
5558. [LA CITTÀ E IL TEMPIO]
5559. Allor, chiamati i suoi compagni e Aceste,
5560. i comandi del Fato egli ridisse,
5561. e tutti espose i moniti paterni
5562. e quale or fosse il suo divisamento.
5563. Non ai consigli si frappose indugio;
5564. assenti Aceste agli ordini. Le donne
5565. furono inscritte alla città novella
5566. con chi volle restare: animi ignavi
5567. non ansiosi di più alta gloria.
5568. Gli altri, esigui di numero ma balda
5569. forza guerriera, rifaceano banchi,
5570. rinnovavano tavole bruciate,
5571. riattavan le gomene ed i remi.
5572. Intanto Enea col vomere tracciava
5573. la cerchia e sorteggiava le dimore;
5574. volle che questa la lor Ilio fosse,
5575. nllesta ner loro, la novella Troia.
5576. Si compiacque del regno il teucro Aceste,
5577. aduno il Foro, diede leggi ai padri.
5578. Poi a Venere Idalia, in cima all’Èrice
5579. presso le stelle, fu inalzato un tempio,
5580. e si aggiunsero al tumulo di Anchise
5581. un sacerdote e un ampio bosco ombroso. 1075
5582. [VERSO L’ITALIA]
5583. Tutti avevano già per nove giorni
5584. fatto banchetti e sacrifici all’are;
5585. placidi venti avevano spianato
5586. I’onde, e spirando di continuo l’Austro
5587. novellamente li chiamo sul mare.
5588. Sorse gran pianto per i curvi lidi,
5589. e giorno e notte s’indugiaron tutli
5590. nei lunghi abbracci. Ed ora anche le donne,
5591. anche quelli cui prima era tremenda
5592. la faccia e intollerabile la furia
5593. del pelago, volevano partire
5594. e tutti i rischi osar dell’avventura.
5595. Enea li conforto con voce amica,
5596. poi li commise al consanguineo Aceste,
5597. e fece alfine ad Erice immolare
5598. tre giovenchi, e un’agnella alle Tempeste,
5599. e ad una ad una sciogliere le funi.
5600. Egli, diritto e solo su la prora,
5601. cinta la testa di cimato olivo,
5602. inalzava una patera e versava
5603. visceri e vino limpido nell’onde.
5604. Li seguito nel lor cammino il vento
5605. che soffiava da poppa; a gara i nauti
5606. l’onde battean per l’infinito mare.
5607. [VENERE E NETTUNO]
5608. Ma Venere frattanto, in grande affanno,
5609. si volgeva parlando al Dio Nettuno
5610. e dal seno verso queste querele:
5611. <<L’animo insaziato e l’ira atroce
5612. di Giunone mi astringono, o Nettuno,
5613. a umliarmi a tutte le preghiere;
5614. che non pieta, non volgere di tempo
5615. la placano; e non cede e non si piega
5616. né di Giove al voler né sotto il Fato.
5617. E non le basta che col suo nefando
5618. odio distrusse la città dei Frigi
5619. e trascino per ogni sofferenza
5620. i superstiti Teucri; or che l’ha spenta,
5621. ne perseguita ancor ceneri ed ossa.
5622. Ella sola conosce le cagioni
5623. di sì grande furore. E tu vedesti
5624. quale tempesta suscito d’un tratto
5625. nel mar di Libia; mischio cielo e mare
5626. fidando invan nelle procelle Eolie.
5627. Nel tuo regno oso questo. Ed ecco, trasse
5628. 20 anche al delitto le troiane donne,
5629. che scelleratamente arse la flotta
5630. e astrinse Enea, per le perdute navi,
5631. a lasciar molti suoi su terra ignota!
5632. Possan quelli che restano (ti prego!)
5633. per te sicure aprire in mar le vele.
5634. Possan toccare il Tevere laurente,
5635. se concesso dai Fati e ciò che chieggo,
5636. se tale sede assegnano le Parche.>>
5637. E le rispose il figlio di Saturno
5638. che signoreggia sul profondo mare:
5639. <<Ben tu confidi, Citerèa, nel regno
5640. da cui nascesti. Ed io l’ho meritato,
5641. io che spesso placai l’ire e i furori
5642. terribili del pelago e del cielo.
5643. Pure, ne attesto Xanto e Simoenta,
5644. ebbi d’Fnea non minor cura in terra.
5645. Quando Achille inseguia le ansanti schiere
5646. dei Troiani, incalzandoli alle mura,
5647. e a mille a mille gli abbatteva, e i fiumi
5648. ricolmi gorgogliavano, e lo Xanto 1140
5649. non trovava la via per cui potesse
5650. volgere al mare, in una nube io chiusi
5651. Enea, ch’era di fronte al gran Pelide
5652. minor di for7.e e men gradito ai Numi;
5653. eppur bramavo sin nei fondamenti
5654. giu ruinar quella spergiura Troia
5655. che avevo eretta un di con le mie mani.
5656. E tale resta ancor l’animo mio;
5657. sperdi i timori. Ei giungera sicuro
5658. come tu chiedi al porto dell’Averno; 1150
5659. uno solo di loro andra perduto,
5660. e invan lo cercherai, nel mar profondo.
5661. Cadra per tutti vittima uno solo.>>
5662. Poi che l’ebbe così riconfortata,
5663. I’aureo giogo e i schiumanti freni 1155
5664. impose il Padre ai fervidi cavalli,
5665. tutte di man le redini allento.
5666. E sul cerulo cocchio a fior dell’onde
5667. volo leggiero, e si abbassaron l’onde,
5668. e sotto il vol delle sonanti ruote
5669. si abbonaccio la tumida distesa,
5670. nel vasto ciel fuggirono le nubi.
5671. Gli fu d’intorno il multiplo corteggio
5672. degl’immani cetacei: I’antica
5673. schiera di Glauco, Palemòne d’Ino,
5674. i veloci Tritòni, il coro tutto
5675. di Forco. Alla sinistra erano Teti
5676. e Mèlite e la vergin Panopèa,
5677. Nisèa e Spio, Cimòdoce e Talìa.
5678. Ed anche il trepido animo d’Enea
5679. fu di blanda letizia allor pervaso;
5680. e tosto ei fece alzar tutte le antenne
5681. e sui pennoni dispiegar le vele.
5682. Tutti insieme tesarono le scotte
5683. ed insieme or da destra or da sinistra
5684. imbrogliavano questa o quella vela
5685. e qui e la volgevano i pennoni.
5686. Propizio vento sospingea la flotta.
5687. Procedea Palinuro innanzi a tutti
5688. e così conduceva il denso stuolo
5689. che in egual corso dietro lui seguiva.
5690. [IL SONNO E IL TIMONIERE]
5691. Ormai l’umida Notte era salita
5692. quasi a mezzo del cielo, e i remiganti
5693. giacean pei duri banchi e sotto i remi,
5694. sciolte le membra in placido riposo
5695. quando il Sonno, calandosi leggiero
5696. dall’eteree stelle, apri le cupe
5697. tenebre, a te venendo, a te recando,
5698. Palinuro innocente, un tristo sonno.
5699. Stette, col volto di Forbante, a poppa
5700. e dal labbro verso queste parole:
5701. <<Figlio d’Iàsio, Palinuro, il mare
5702. porta i legni da sé, costante è il vento;
5703. tempo è che posi. China giu la testa
5704. e ruba gli occhi stanchi alla fatica;
5705. le tue veci io farò per qualche tempo.>>
5706. E Palinuro, faticosamente
5707. levando gli occhi in su, gli rispondeva:
5708. <<E tu vuoi ch’io dimentichi l’aspetto
5709. del mar tranquillo e la bonaccia? Ch’io
5710. creda a quel mostro? E vuoi ch’io lasci Enea
5711. preda dei venti fallaci, io che spesso
5712. ingannato fui già dal ciel sereno?>>
5713. Così parlava, ed attaccato e stretto
5714. stava alla barra, senza mai lasciarla,
5715. e lo sguardo tenea fermo alle stelle.
5716. Ma su le tempie il Dio gli scosse un ramo
5717. ch’era intriso di gocciole del Lete
5718. e soporoso per virtu di Stige,
5719. e allento gli occhi, suo mal grado incerti.
5720. Il sopore inatteso aveva appena
5721. sciolto le membra; e gli fu sopra il Dio,
5722. svelse un pezzo di poppa ed il timone,
5723. e, mentre a lungo invan chiedea soccorso,
5724. a capo fitto lo gettò nell’onde.
5725. Indi nell’aria s’alzò lieve a volo.
5726. Non men sicura proseguìan le navi
5727. la lor rotta sul mar, senza timore,
5728. per le promesse di Nettuno. E ormai
5729. erano presso a rasentar li scogli
5730. delle Sirene, perigliosi un tempo
5731. e biancheggianti già d’innumeri ossa,
5732. ora sonanti rauchi di lontano
5733. per l’incessante battere dell’onde.
5734. Allora Enea, sentendo la sua nave
5735. randagia serpeggiar senza nocchiero,
5736. da se per le notturne onde la resse,
5737. e, conturbato in cuor per quella sorte
5738. del suo compagno, lungamente pianse :
5739. <<O Palinuro, troppo nel sereno
5740. del pelago e del cielo hai confidato,
5741. e nudo or giacerai su ignote arene.>> 1232
5742. LIBRO VI
5743. [L’APPRODO A CUMA]
5744. Così dice piangendo, ed alla flotta
5745. tutte allenta le redini ed alfine
5746. giunge alle rive euboiche di Cuma.
5747. Voltan le prove al mar; le navi al fondo
5748. si addentano con l’ancore tenaci
5749. e le poppe ricurve orlano il lido.
5750. Una schiera di giovini con pronto
5751. impeto balza su l’esperia terra;
5752. e chi suscita i semi della fiamma
5753. nella silice chiusi; altri le macchie
5754. fruga, di fiere tenebrosi asili,
5755. ed altri mostra le scoperte fonti.
5756. Enea frattanto su la rocca ascende
5757. a cui dall’alto Apolline presiede,
5758. e più lungi all’immane antro, appartata
5759. sede della terribile Sibilla,
5760. cui gran mente animosa inspira Apollo
5761. che il futuro le schiude. Eccoli giunti
5762. per il bosco di Trivia al tempio d’oro.
5763. [IL TEMPIO DI APOLLO]
5764. Narra la fama: Dèdalo, fuggendo
5765. dal Minoico regno, ardi levarsi
5766. con penne velocissime nel cielo,
5767. navigo per l’insolito cammino
5768. verso le gelide Orse, indi leggiero
5769. su la vetta calcidica riste.
5770. E quivi, o Febo, ridisceso a terra
5771. ti dedico l’aligero congegno
5772. e un gran tempio ti eresse. lvi e scolpita
5773. sui due battenti d’Androgeo la morte,
5774. e vi sono i Cecropidi, costretti
5775. a pagarne, infelici, un’annua pena
5776. con l’olocausto di lor sette figli
5777. e l’urna v’e con i sortiti nomi.
5778. E Creta v’e di fronte, alta sul mare
5779. e il Minotauro, mostruosa prole
5780. e l’ardua mole e i giri inestricabili
5781. del Labirinto; eppur Dedalo stesso,
5782. mosso dal grande amor della regina,
5783. disciolse gl’ingannevoli raggiri
5784. guidando con un fil gl’incerti passi.
5785. Ed anche tu, se il duol lo consentiva,
5786. avresti una gran parte, Icaro, in quella
5787. opra sì grande. Egli duc volte volle
5788. la tua caduta effingere nell’oro:
5789. due volte cadder le paterne mani.
5790. Pur contemplavan quelle scene i Teucri,
5791. quando Acate torno, ch’era precorso;
5792. era con lui Deifobe di Glauco
5793. profetessa d’Apollo e di Diana,
5794. che cosl disse al re: <<Non questo e tempo
5795. di contemplare imagini. Or bisogna
5796. immolar sette buoi d’intatta mandra,
5797. secondo il rito, e sette scelte agnelle.>>
5798. Ciò detto-né indugiarono gli eroi
5799. l’imposto rito-, la sacerdotessa
5800. chiamò i Troiani nell’eccelso tempio.
5801. [L’ANTRO DELLA SIBILLA]
5802. Il vasto fianco dell’eubòica rupe
5803. s’apre in forma d’un antro, e cento accessi
5804. vi si schiudono, cento àditi enormi,
5805. ond’erompono, cento urli, i responsi
5806. della Sibilla. Come al limitare
5807. essi furono giunti, ella proruppe:
5808. <<Ora e tempo di chiedere i destini.
5809. Ecco il Dio, ecco il Dio!>> Così parlando
5810. si trasfigura in volti e in color nuovi,
5811. irta la chioma si scompiglia, il petto
5812. ansima, il cuor frenetico si gonfia,
5813. e più grande in aspetto e non mortale
5814. sembra alla voce, poi che tutta e invasa
5815. dall’empito del Dio che già l’incalza.
5816. <<Indugi, Enea troiano? Indugi i voti
5817. e le preghiere? Non si schiuderanno
5818. le grandi bocche dell’attonito antro!>>
5819. Ella si tacque. Un brivido di gelo
5820. trascorse per le dure ossa dei Teucri,
5821. e dal profondo petto Enea prego.
5822. [LA PREGHIERA DI ENEA]
5823. <<O Apolline, che sempre pietoso
5824. fosti al travaglio acerrimo di Troia,
5825. e contro Achille dirizzasti il polso
5826. di Paride e l’iliaca saetta!
5827. Errai, tratto da te, per tanti mari
5828. e lungo i liti di contrade immense,
5829. fin dei Massili alle remote genti,
5830. fino alle terre cinte dalle Sirti;
5831. e siamo giunti, alfine, alle fuggenti
5832. terre d’Italia. Oh sia fin qui soltanto
5833. con noi venuta la sventura d’Ilio!
5834. Alla stirpe di Pergamo or potete
5835. esser miti anche voi, Dei tutti e Dee
5836. a cui già tanto furono odiose
5837. Ilio e la grande illaca possanza.
5838. Santa sacerdotessa che presaga
5839. sei del futuro, tu concedi (il regno
5840. chieggo che i Fati miei m’hanno promesso)
5841. che nel Lazio i Troiani abbiano stanza
5842. con gli errabondi e travagliati Numi.
5843. Un grande inalzero marmoreo tempio
5844. a Febo e a Trivia, instituendo feste
5845. che da Febo avran nome. E nel mio regno
5846. tu pure avrai, divina, un santuario
5847. Ia porro i tuoi responsi e i Fati arcani
5848. che avrai vaticinati alla mia gente
5849. la ti destinero scelti ministri.
5850. Ma non darmi su foglie i tuoi presagi,
5851. che non volino sparsi in preda ai venti;
5852. prego, dimmi tu stessa il tuo responso.>>
5853. E qui chiuse le labbra e qui si tacque.
5854. [IL VATICINIO]
5855. Ma, reluttante contro Febo ancora,
5856. frenetica per l’antro infuriava
5857. la profetessa, più e più tentando
5858. di scuotersi dal petto il grande Iddio;
5859. ei più e più le affatico l’irosa
5860. bocca, le domo l’anima ribelle,
5861. I’infreno, la piego, la sottomise.
5862. Ed i cento grandi aditi del tempio
5863. da se si spalancarono, effondendo
5864. il vaticinio della profetessa.
5865. <<O dai grandi pericoli del mare
5866. finalmente scampato, assai più grandi
5867. or ti restano in terra! Giungeranno
5868. i Dardànidi al regno di Lavinio
5869. (questo timor dall’animo disgombra),
5870. ma non esservi giunti essi vorranno.
5871. Che guerre io vedo, spaventose guerre
5872. e di gran sangue il Tevere schiumante.
5873. Un altro Xanto, un altro Simoenta
5874. e un altro campo dorico tu avrai,
5875. e già nel Lazio un altro Achille e sorto
5876. figlio ei pure di Dea. Né in alcun luogo
5877. Giunone manchera che vi travagli.
5878. Quante città d’Italia e quante genti
5879. nella distretta allor supplicherai!
5880. E novamente una straniera sposa
5881. vi sara causa di sì grandi mali,
5882. e novamente un talamo straniero.
5883. Tu non cedere ai mali, anzi procedi
5884. con animo maggior della Fortuna.
5885. Da una città di Grai ti sara schiusa
5886. (ben lontano da questo e il tuo pensiero)
5887. la prima strada della tua salvezza.>>
5888. [I VOTI DELL’EROE]
5889. Con queste voci la cumèa Sibilla
5890. proferiva i terribili responsi
5891. dal fondo, e per il vasto antro mugghiava
5892. con oscure parole il vero ombrando;
5893. tanto sul furor suo scoteva Apollo
5894. le briglie e al petto le figgea gli sproni.
5895. Come cesse il furore ed ebber posa
5896. le frenetiche labbra, il forte Enea:
5897. <<Vergine>>, cominciò, <<nessuna specie
5898. di sofferenze puo sopravvenirmi
5899. nuova o inattesa; tutte le previdi,
5900. tutte nel cuore già le misurai.
5901. Ma questo chieggo: poi che e qui la porta
5902. del re infernale e la palude oscura
5903. nata dal dilagar dell’Acheronte,
5904. mi sia concesso giungere al cospetto
5905. del caro padre. E mostrami la via
5906. e schiudimi le porte inviolabili.
5907. Su questi omeri miei lo trassi in salvo
5908. tra le fiamme e il volar di mille strali
5909. strappandolo dal folto dei nemici;
5910. e compagno ei mi fu nel mio viaggio,
5911. ogni mare aff.ronto, tutte sofferse
5912. le minacce del pelago e del cielo
5913. egli debole tanto, oltre le forze,
5914. oltre lo stato dell’età senile.
5915. Ed egli mi pregava, egli m’ingiunse
5916. di venir supplicando alle tue soglie
5917. Sii pietosa, o santa, al figlio e al padre,
5918. giacche tutto tu puoi né certo invano
5919. Ecate ti propose ai boschi averni-
5920. se Orfeo pote col suon delle canore
5921. corde della sua cetera treicia
5922. evocar l’ombra della sua consorte-
5923. se Polluce redense il suo fratello
5924. con un alterno permutar di morte,
5925. e sempre viene e va per questa via.
5926. Che di Teseo diro? Del grande Alcide?
5927. Dall’altissimo Giove anch’io discendo.>>
5928. [I MòNITI PER LA DISCESA]
5929. Così pregava, ed abbraccio gli altari;
5930. e la sacerdotessa allor riprese:
5931. <<O progenie dardanide d’Anchise,
5932. generato dal divino sangue,
5933. agevole e discendere all’Averno
5934. perché la porta dell’oscuro Dite
5935. e aperta notte e di; ma far ritorno,
5936. ma uscirne fuori all’aure della Vita,
5937. e questa l’opra, l’ardua impresa e questa!
5938. Pochi han potuto ciò figli di Dei,
5939. che benevolo Giove predilesse
5940. e che fiammeo valore assunse ai Cieli.
5941. Tutto, nel mezzo, e folto di foreste,
5942. ed il Cocìto intorno le ricinge
5943. con lento corso livido fluendo.
5944. Ma se hai tanto amore e tanta brama
5945. di varcare due volte il lago stigio
5946. e di veder due volte il negro Tartaro;
5947. se vuoi tentare questa folle impresa,
5948. or odi quello che compir tu devi.
5949. Celasi in un’opaca arbore un ramo
5950. che d’oro ha il fusto flessile e le foglie
5951. e alla Giunone inferna e consacrato;
5952. tutta la selva lo ricopre, tutta
5953. lo chiude l’ombra delle valli oscure.
5954. Ma scendere non puo nelle segrete
5955. vie della Terra chi non abbia colto
5956. dall’albero l’auricomo virgulto,
5957. che la bella Proserpina prescrisse
5958. che recato le sia per suo tributo;
5959. se svelli il primo ne rispunta un altro
5960. pur d’oro, e d’oro il fusto gli s’infronda.
5961. Tu dentro dunque investiga con gli occhi
5962. per ricercarlo, e come tu lo scorga
5963. spiccalo con la man come e prescritto;
5964. esso la seguira facile e pronto
5965. se te chiamano i Fati; in caso avverso
5966. vincerlo non potrai per forza alcuna,
5967. stroncarlo non potrai con duro ferro.
5968. Ed anche un tuo compagno (ahi tu l’ignori!)
5969. morto si giace e privo ancor d’esequie,
5970. e tutta ti contamina la flotta
5971. con la sua morte, mentre i miei responsi
5972. tu chiedi e indugi su le nostre soglie.
5973. Rèndilo prima alla dimora estrema
5974. dagli un sepolcro. E negre agnelle adduci
5975. e sian la prima espiatoria offerta.
5976. Ed allora vedrai le selve stigie
5977. e il regno inaccessibile ai viventi.>>
5978. E qui chiuse le labbra e qui si tacque.
5979. [MISENO]
5980. Con occhi bassi e mesto in volto Enea
5981. l’antro lascio, nell’animo volgendo
5982. gli oscuri eventi; gli era a fianco Acate
5983. con gli stessi pensieri, a lenti passi.
5984. E molto discorrevano, chiedendo
5985. di quale amico esanime e insepolto
5986. intendeva parlar la profetessa.
5987. Ed ecco, al loro giungere, sul lido
5988. videro in secco il corpo di Misèno
5989. morto miseramente, di Misèno
5990. l’Eolìde, che fu senza rivali
5991. nell’incitar gli eroi con la sua tromba
5992. nell’infiammar col canto la battaglia.
5993. Già seguace del grande Ettore, a fianco
5994. d’Ettore entrava nel combattimento,
5995. non men col lituo che con l’asta altero.
5996. E poi che a quello il vincitore Achille
5997. tolse la vita, il generoso eroe
5998. volle seguire non minor guerriero
5999. e al dardanide Enea si fe’ compagno.
6000. Or, mentre con la concava sua tromba
6001. ei follemente rintronava il mare
6002. chiamando i Numi a gareggiar nel canto,
6003. narrasi che Tritone invidioso
6004. lo ghermi su li scogli all’improvviso
6005. e nell’onde schiumanti lo sommerse
6006. Or dunque tutti, e più di tutti Enea,
6007. gemeano intorno a lui con gran clamore
6008. E pronti si affrettarono tra il pianto
6009. a compiere il voler della Sibilla,
6010. a gara accumulando e alzando al cielo
6011. tronchi per la sua pira sepolcrale.
6012. Nel bosco annoso, folto asil di fiere,
6013. ecco i pini cader, sotto le scuri
6014. risonar gli elci e i tronchi alti dei frassini,
6015. morse dai cunei scindersi le querce
6016. e d’alto rotolare orni giganti.
6017. Primeggiava nell’opra il padre Enea
6018. impugnando le stesse armi e incitando
6019. i suoi compagni; e investigava intanto
6020. quellimmensa foresta e triste in cuore
6021. pur meditava; e alfin così proruppe:
6022. < <Oh se qui nel gran bosco or mi apparisse
6023. sopra l’albero suo quel ramo d’oro!
6024. Tutto, o Miseno, ahime fin troppo vero
6025. ha pur detto di te la profetessa.>>
6026. [IL RAMO D’ORO]
6027. Finiva appena, e due colombe a volo
6028. ecco dal cielo proprio a lui dinnanzi
6029. scendere e su le verdi erbe posarsi.
6030. Ben riconobbe il grande eroe gli uccelli
6031. della sua Genitrice, e prego lieto:
6032. <<Deh guidatemi voi, se v’è sentiero,
6033. e col volo drizzate il mio cammino
6034. la nella selva dove il prezioso
6035. rampollo ombreggia il fertile terreno.
6036. E tu, madre divina, oh tu m’assisti
6037. nell’incertezza!>> E si fermo, guardando
6038. se gli dessero un segno ed in qual parte
6039. quelle si dirigessero nel volo.
6040. Ecco, si allontanarono beccando
6041. con voli brevi, sì che li potesse
6042. scorger l’acume di seguace sguardo.
6043. A un tratto, giunte alle fetenti gole
6044. d’Averno, si levarono veloci,
6045. poi, nell’aere limpido calando,
6046. ristettero su l’albero biforme
6047. dove eran volte e dove in mezzo ai rami
6048. chiaro brillo lo scintillio dell’oro.
6049. Come al freddo invernal nelle foreste
6050. verdeggia il vischio di novella fronda,
6051. che, generato da un’altrui radice,
6052. cinge di crocee bacche i tronchi schietti;
6053. tale quel frondeggiante oro appariva
6054. su l’elce oscura, ed il sottil metallo
6055. crepitava nell’alito del vento.
6056. Enea pronto afferro, schiantb quel ramo
6057. al suo desio sì tardo, e tosto all’antro
6058. lo porto della Vergine veggente.
6059. [LE ESEQUIE DI MISENO]
6060. Ed i Teucri piangevano frattanto
6061. Miseno e all’insensibile sua spoglia
6062. rendean sul lido l’ultime onoranze.
6063. E con tronchi di rovere e con pingui
6064. rami alzarono prima un’alta pira-
6065. v’intrecciarono ai lati oscure frondi
6066. vi piantarono i funebri cipressi
6067. e l’ornarono poi d’armi fulgenti.
6068. Altri nei bronzi alla gran fiamma ondanti
6069. apprestavano i tiepidi lavacri
6070. ed astersero ed unsero la salma
6071. irrigidita; alto sono il compianto
6072. Posaron poi le lagrimate membra
6073. sul. feretro e le avvolsero di vesti
6074. porporine a lui care. Alzarono altri
6075. (ahi triste officio!) il feretro, e le faci
6076. vi poser sotto, distogliendo gli occhi
6077. all’usanza dei padri Arsero insieme
6078. accumulate le votive offerte
6079. dell’incenso, e le vittime, e crateri
6080. colmi d’olio d’olivo. E quando alfine
6081. si accolser giu le ceneri, e le fiamme
6082. ebbero posa, aspersero di vino
6083. le reliquie e la bragia sitibonda-
6084. poi Corineo raccolse e chiuse l’ossa
6085. in un’urna di bronzo; indi tre volte
6086. cosparse di lustrale onda i compagni,
6087. con una fronda d’augurale olivo
6088. irrorandoli lieve, e fece puri
6089. gli eroi e disse l’ultimo saluto.
6090. E il pio Enea sul morto amico impose
6091. un gran sepolcro, e l’armi e il lituo, e un remo
6092. la sovra il monte aereo che ancora
6093. da lui detto e Miseno e che in eterno
6094. per le future età serba il suo nome.
6095. [IL SACRIFICIO PROPIZIATORIO]
6096. Compiuto il rito, esegui pronto i cenni
6097. della Sibilla. V’era un antro immenso
6098. che si aprìa con gran gola irta di rocce,
6099. difeso dalla livida palude
6100. e dall’ombra di boschi tenebrosi;
6101. e si esalava dalla fosca gola
6102. e al curvo ciel salìa sì tristo fiato,
6103. che mai nessun uccello impunemente
6104. potea sovr’essa reggere il suo volo;
6105. onde il luogo dai Grai fu detto Aorno.
6106. Qui la Sibilla collocò da prima
6107. quattro giovenchi dalle negre terga
6108. e su la fronte li spruzzo di vino;
6109. poi dalla fronte, in mezzo delle corna,
6110. svelse ciuffi di peli e li depose
6111. come primizia sopra i santi fuochi,
6112. ed Ecale con voce alta invocava
6113. dell’Èrebo e del Ciel nume possente,
6114. ed altri v’immergevano i coltelli
6115. e accoglievano in vasi il caldo sangue.
6116. E allora il grande Enea con la sua spada
6117. sgozzò una negra pecora alla Madre
6118. delle Furie e alla sua grande Sorella,
6119. e a te una vacca sterile, Prosèrpina;
6120. indi al Re stigio alzò l’are notturne
6121. ed intiere le vittime v’impose,
6122. olio irrorando su le carni ardenti.
6123. [IL VESTIBOLO DELL’ORCO]
6124. Ed ecco, al primo sorgere del sole,
6125. sotto i lor piedi mugghiare la terra;
6126. si scrollarono i vertici boscosi,
6127. parve che nella tenebra le cagne
6128. ululassero al giungere del Nume.
6129. <<Indietro, via di qui tutti i profani!>>
6130. la Sibilla grido, <<sgombrate il bosco.
6131. Entra, Enea, nella via; sguaina il ferro.
6132. Or animo bisogna, or saldo cuore.
6133. Così dicendo, a furia nell’aperto
6134. antro s’immise, e con sicuro passo
6135. alla Guida irrompente ei tenne dietro.
6136. Dei che regnate su gli spiriti! Ombre
6137. tacite! O Caos, o Flegetonte, o luoghi
6138. silenziosi nell’immensa Notte!
6139. Concedetemi voi ch’io possa dire
6140. quello che udii, lasciate voi ch’io sveli
6141. tutte le cose che son giu sommerse
6142. nella profonda tenebrosa Terra!
6143. Oscuri nella notte solitaria
6144. andavano così per le dimore
6145. vacue e pei regni squallidi di Dite
6146. come per boschi sotto avaro lume
6147. d’incerta luna, quando Giove ha involto
6148. nelle tenebre il cielo e l’atra notte
6149. ha dispogliato dei color le cose.
6150. La davanti al vestibolo, alla soglia
6151. delle gole dell’Orco, i lor giacigli
6152. hanno i Rimorsi vindici ed il Pianto-
6153. ed i pallidi Morbi anche vi han sede,
6154. e la triste Vecchiezza, e la Paura
6155. e persuaditrice di delitti
6156. la Fame, ed il Bisogno obbrobrioso
6157. (orride forme!), e col Dolor la Morte;
6158. e v’e, fratello della Morte, il Sonno
6159. con gl’impuri Diletti; e stanno a fronte
6160. la mortifera Guerra ed i ferrati
6161. covili delle Eumenidi, e la pazza
6162. Discordia che di bende insanguinate
6163. ha cinta intorno la viperea chioma.
6164. Apre nel mezzo, annose braccia, i rami
6165. un immenso olmo opaco ove, si crede,
6166. si affollano ed han sede i Sogni vani
6167. che stanno affissi sotto le sue foglie-
6168. ivi, infiniti mostruosi aspetti
6169. di varie fiere, stallano alle porte
6170. con i Centauri le biformi Scille,
6171. e Briareo centimane, e la belva
6172. di Lerna orribilmente sibilante,
6173. ed armata di fiamme la Chimera,
6174. e con le Arpie le Gorgoni, e l’aspetto
6175. del tricorpore mostro. Allora Enea
6176. trepidando di subito terrore,
6177. brandi la spada e dirizzo la punta
6178. contro i mostri avanzanti; e, se la Guida
6179. non l’ammoniva ch’eran tenui vite
6180. senza corpo vaganti in vuote forme,
6181. rapido s’avventava e con la spada
6182. inutilmente percotea quell’Ombre.
6183. [IL NOCCHIERO STIGIO]
6184. La via qui parte che conduce all’acque
6185. dell’inferno Acheronte. In vasto abisso
6186. il lutulento gùrgite ribolle
6187. e il suo fango vomisce entro il Cocìto.
6188. Caron nocchiero tien quest’acque e il fiume,
6189. orrido di terribile squallore;
6190. gran barba incolta gli biancheggia al mento,
6191. splendono come fiamma le pupille;
6192. sordido dalle spalle con un nodo
6193. pende il mantello. Egli da se governa
6194. con un palo la barca e con le vele,
6195. e dentro quella cimba ferrugigna
6196. l’Ombre traghetta; che, sebben già vecchio,
6197. acerba e verde ha la vecchiezza il Nume.
6198. [IL TRAGITTO DEI MORTI]
6199. Tutta una moltitudine diffusa
6200. precipitava la verso la riva:
6201. madri, mariti, corpi senza vita
6202. di magnanimi eroi, bimbi, fanciulle,
6203. giovini arsi sui roghi innanzi ai padri:
6204. quante nei boschi al primo gel d’autunno
6205. Si distaccano foglie e a terra cadono,
6206. quanti giu dal mar verso la riva
6207. fan ressa uccelli, quando il freddo verno
6208. oltre il mar li sospinge a terre apriche.
6209. Stavan pregando d’esser primi al passo
6210. di la dal fiume, e protendean le mani
6211. desiderosi dell’opposta sponda;
6212. ma il rigido nocchiero or riceveva
6213. questi ed or quelli, e respingendo gli altri
6214. li ricacciava lungi dall’arena.
6215. Enea, commosso e attonito al tumulto,
6216. chiese- <<Che e tanto affollarsi al fiume?
6217. Vergine, che chieggono quell’Ombre?
6218. Perché talune tornano dal lido
6219. ed altre a remi van per l’onda bruna?>>
6220. E a lui così l’annosa profetessa
6221. brevemente parlo; <<Figlio d’Anchise,
6222. manifesta progenie degli Dei,
6223. tu del Cocito vedi qui gli stagni
6224. profondi, vedi la palude stigia,
6225. di cui gli dei non osano invocare
6226. la maestà con giuramenti vani.
6227. E questa che tu vedi e la raminga
6228. turba non lagrimata e non sepolta-
6229. il nocchiero e Caronte, e la su l’onde
6230. vanno i sepolti: egli non puo portarl;
6231. oltre l’orride rive e i rauchi flutti
6232. prima che l’ossa abbiano pace in terra.
6233. Erran cent’anni intorno a questo lido
6234. così raminghi, e ammessi alfine al varco
6235. l’acque riveggon tanto desiate.>>
6236. Stette il figlio d’Anchise e fermo il piede
6237. tra diversi pensieri, e nel suo cuore
6238. commiserando quell’iniqua sorte;
6239. e la scorse, dolenti ed ancor privi
6240. delle onoranze funebri, Leucaspi
6241. e Oronte, duce della nave licia;
6242. d’Ilio vennero insiem pel mar ventoso
6243. e insieme l’Austro li prostro, nel mare
6244. tranghiottendo la nave e i naviganti.
6245. [PALINURO]
6246. E il nocchier Palinuro a lui veniva,
6247. quei che testé nel libico viaggio,
6248. mentre gli astri osservava, era caduto
6249. precipite da poppa in mezzo all’onde.
6250. Lo vide a stento Enea per l’ombra fosca,
6251. mesto nel volto; e a lui così per primo
6252. parlo: <<Qual dei Celesti, o Palinuro,
6253. a noi ti tolse, e ti sommerse in mare?
6254. Dimmelo, che, verace in ogni detto,
6255. in questo solo Apolline m’illuse,
6256. quando annuncio che incolume dal mare
6257. saresti giunto nella terra ausonia.
6258. Così dunque mi attenne la promessa?>>
6259. E quegli: <<Non l’oracolo d’Apollo,
6260. guerriero Anchisiade, t’illuse,
6261. e non un Dio sommerse me nel mare.
6262. Mi si schianto per gran forza il timone
6263. ch’io vigile tenea reggendo il corso,
6264. e me lo trassi giu precipitando.
6265. Ti giuro per le collere del mare
6266. che non mi dolsi allor della mia sorte,
6267. ma sol temei che senza più timone,
6268. senza nocchiero, la nave perisse
6269. in mezzo a tanti flutti accavallantisi.
6270. Tre notti di tempesta, imperversando
6271. su l’acqua, il Noto mi sbalzo pel mare,
6272. e solo al quarto dì scorsi l’Italia,
6273. levato su la cresta alta di un’onda.
6274. Lento lento nuotai verso la terra
6275. e ormai tenevo, salvo già, la sponda,
6276. quando con l’armi una gente selvaggia
6277. sopra mi fu come sopra una preda,
6278. mentre, gravato dalle vesti molli,
6279. con le mani contratte io m’aggrappavo
6280. agli scabri pinnacoli d’un monte.
6281. L’onda or mi tiene e sbatte ai lidi il vento.
6282. Ond’io pel lume e l'aere giocondo
6283. del ciel ti prego, per il padre Anchise,
6284. per la speranza del crescente Iulo:
6285. deh ritoglimi, invitto, a questo danno,
6286. e ricercando il porto dei Velini
6287. tu che lo puoi ricoprimi di terra.
6288. s’altro mezzo v’è, se la divina
6289. tua genitrice te ne mostra alcuno
6290. (che per voler di Dei tu certo imprendi
6291. a varcar tanti fiumi e il lago stigio),
6292. tendimi la tua destra e su per l’onde
6293. portami teco, sì che almeno estinto
6294. io trovi requie in placida dimora.>>
6295. Ma così gli grido la profetessa:
6296. <<Onde quest’empia brama, o Palinuro?
6297. Tu vedresti, insepolto, il lago stigio
6298. ed il severo fiume delle Eumenidi?
6299. Tu, non chiamato, giungeresti a riva?
6300. Cessa dallo sperar che le preghiere
6301. possan piegare i Fati degli Dei.
6302. Ma ricorda i miei detti, e al duro caso
6303. ti sian conforto. I popoli vicini,
6304. perseguitati da celesti segni
6305. per tutte le città della lor terra,
6306. placheran l’ossa, un tumulo inalzando
6307. ed al tumulo offrendo onor solenni;
6308. e il luogo avra di Palinuro il nome.>>
6309. Dal mesto cuore allor corruccio e dulo
6310. per un poco gli uscirono, e fu lieto
6311. che da lui quella terra avesse nome.
6312. [IL PASSO Dl STIGE]
6313. Così dunque seguirono il cammino
6314. accostandosi al fiume. Ed il nocchiero,
6315. che, di mezzo alle stigie onde, li vide
6316. venir pel bosco tacito alla riva,
6317. improvviso li assalse aspro gridando:
6318. <<Chiunque sii che vieni in armi al fiume,
6319. dimmi, pur di costi, perché tu vieni
6320. e ferma il passo. Il luogo è qui dell’Ombre,
6321. del Sonno, della sonnolenta Notte-
6322. Ia stigia barca non trasporta vivi.
6323. Né certo mi allegrai quando nel fiume
6324. Ercole accolsi, Teseo, Piritoo
6325. benché figli di Numi e invitti eroi-
6326. che quello venne a mettere in catene
6327. il custode del Tartaro e lo trasse
6328. via dal soglio del Re tutto tremante-
6329. tentaron questi di rapir la Dea
6330. dal nuziale talamo di Dite.>>
6331. Gli replicò l’anfrìsia profetessa:
6332. <<Non ti crucciare; qui non sono insidie
6333. né violenza portano quest’armi.
6334. Custode immane, il latratore eterno
6335. spaventi pur le smorte Ombre dall’antro.
6336. La fedele Proserpina rimanga
6337. nelle case di Dite. Enea troiano,
6338. per la pieta famoso e pel valore,
6339. verso il padre discende alle profonde
6340. Ombre infernali. Se il pensier di tanto
6341. figliale amore pur non ti commuove,
6342. almen questo virgulto (e trasse il ramo
6343. nelle vesti celato) or riconosci!>>
6344. Allor fu queta l’anima iraconda,
6345. né altro ei disse; ed ammirando il dono
6346. del ramo venerabile e fatale
6347. che dopo sì gran tempo or rivedeva,
6348. volse la negra poppa e venne a riva.
6349. Poi caccio gli altri spiriti, adagiati
6350. sui lunghi banchi, li sgombro dal bordo
6351. ed accolse nel legno il grande Enea.
6352. Gemette al pondo l’intrecciata chiglia
6353. e a molt’acqua del fiume aperse il varco-
6354. ma incolulni di la dalla corrente
6355. ei sbarco la Sibilla ed il guerriero
6356. sul fango molle e su le pallide alghe.
6357. [CèRBERO]
6358. Cèrbero enorme questo regno introna
6359. col trifauce latrare, accovacciato
6360. mostruoso in un antro. E la Sibilla,
6361. visti i colli rizzarsi irti di serpi,
6362. un’offa soporifera gli getta
6363. intrisa di papavero e di miele,
6364. ond’egli, tutte con rabbiosa fame
6365. spalancando le fauci, a vol l’afferra
6366. cadon fiaccate al suol le membra immani
6367. ed immenso ei s’allunga in tutto l’antro.
6368. Balza Enea nell’entrata, or che sopito
6369. giace il custode, e pronto si allontana
6370. dal lido delle irremeabili onde.
6371. [ANTINFERNO: I MORTI ANZI TEMPO]
6372. E subito, sul primo limitare,
6373. odono voci, e un gran vagirc c il pianto
6374. dell’anime dei pargoli innocenti
6375. che la negra giornata al sen materno
6376. ed al consorzio della dolce Vita
6377. rapi, sommerse in un’acerba morte.
6378. Presso vi stanno quei che furon morti
6379. per ingiusta sentenza. E queste sedi
6380. son da un giudice date e per sorteggio;
6381. Minos inquisitore agita l’urna
6382. e adunato lo stuol dell’Ombre mute
6383. esàmina le vite e i lor delitti.
6384. Subito dopo han la lor sede i mesti
6385. che innocenti si diedero la morte
6386. e per tedio del di gittaron l’anima;
6387. come or lassù vorrebbero patire
6388. dura fatica e povertà nel sole!
6389. Lo nega il Fato; con le livide acque
6390. li tiene l’inamabile palude
6391. e in nove cerchi li ravvolge Stige.
6392. Non lontani di la, per ogni parte
6393. i Campi si distendono del Pianto:
6394. tale il lor nome. In appartate vie
6395. e d’un bosco di mirti intorno cinti,
6396. si celano color che un duro amore
6397. consunse già col suo crudel veleno,
6398. né li lascia il dolor pur nella morte.
6399. Qui Fedra ei vede e Procri ed Erifile
6400. che del figlio crudele i colpi mostra,
6401. ed Evàdne e Pasìfe e Laodamìa,
6402. e Ceneo, che fu prima un giovinetto,
6403. e che, restituita alla nativa
6404. forma del Fato, or novamente è donna.
6405. [L’OMBRA DI DIDONE]
6406. Con quelle, fresca ancor della ferita,
6407. pel bosco errava la fenicia Elissa
6408. Come il troiano eroe le fu vicino
6409. e la raffiguro per l’ombra oscura
6410. come chi vede, o di veder gli sembra,
6411. tra i nuvoli spuntar la nuova luna
6412. in lagrime proruppe e a lei si volse
6413. con dolcezza amorosa <<Or dunque vero,
6414. infelice Didone, era l’annunzio
6415. che t’eri uccisa, che col ferro avevi
6416. affrettato la fine! Ed io fui dunque
6417. ahimè, la causa della tua sciagura?
6418. Per gli astri, per gli Dei, per quanto e sacro
6419. nei regni inferni, io qui ti giuro, Elissa,
6420. che per forza partii dalla tua terra.
6421. Il voler degli Dei, che per quest’ombra,
6422. per questi luoghi squallidi ed orrendi
6423. e per la notte fonda or mi sospinge,
6424. mi mosse con il suo comandamento;
6425. né credere potei che t’avrei dato
6426. così grande dolor col mio partire.
6427. Fermati! Non sottrarti agli occhi miei!
6428. Chi fuggi? Sono le parole estreme
6429. che per voler dei Fati io ti rivolgo.>>
6430. Così tentava Enea d’intenerire
6431. l'Ombra crucciata, che guatava torva
6432. e lagrimava. Ma da lui distolta
6433. ella tien fisse le pupille a terra
6434. né alle parole sue si trasfigura
6435. più ch’ardua selce o che marpesia rupe;
6436. poi s’invola da lui come nemica,
6437. e nella selva ombrifera dispare
6438. ove il suo primo coniuge Sicheo
6439. con pari amore all’amor suo risponde.
6440. Pure, commosso a quell’iniqua sorte,
6441. Enea con pietosi occhi piangenti
6442. lungamente seguì 1a fuggitlva.
6443. [GLI EROI GUERRIERI]
6444. Indi riprese il suo fatal viaggio.
6445. E furon presto alle campagne estreme
6446. ove stanno in disparte i chiari eroi.
6447. Ed ivi incontro Tideo gli venne,
6448. ivi Partenopèo nell’armi insigne
6449. e la pallida imagine di Adrasto;
6450. ivi i Dardanii nella guerra estinti
6451. e su nel mondo tanto lagrimati.
6452. Gemette Enea vedendo il lungo stuolo:
6453. v’eran Glauco, Tersiloco, Medonte,
6454. Polifete di Cerere ministro;
6455. e v’erano d’Antenore i figliuoli,
6456. e ancor col carro e ancor con l’armi Ideo.
6457. Fervide l’Ombre gli fan ressa intorno
6458. e non pur di vederlo esse son paghe,
6459. ma lor diletta d’indugiar con lui
6460. e di andar col suo passo e di sapere
6461. qual sia la causa della sua venuta.
6462. Ma i duci e le falangi agamennonie
6463. tremarono di subito sgomento
6464. appena riconobbero l’eroe
6465. e le sue risplendenti armi nell’ombra;
6466. e pronti alcuni volsero le terga
6467. come quando fuggivano alle navi;
6468. altri emisero un grido esile, e il grido
6469. tosto mori nelle lor bocche aperte.
6470. [DEIFOBO]
6471. La Deìfobo ei scorse, il Priamìde,
6472. dilaniato in tutta la persona
6473. e orrendamente mutilato in volto,
6474. né sol nel volto: avea le mani tronche,
6475. devastate le tempie e senza orecchi,
6476. e mozzo il naso da brutal ferita.
6477. A stento Enea lo ravviso, nell’atto
6478. di celar vergognoso i turpi sfregi,
6479. e gli si volse con amica voce;
6480. <<Valoroso Deifobo, progenie
6481. del gran sangue di Teucro, e chi mai volle
6482. prender su te si perfida vendetta?
6483. A chi fu dato far di te tal scempio?
6484. Seppi che tu nella suprema notte,
6485. stanco del grande eccidio, eri caduto
6486. sopra un confuso cumulo di morti.
6487. Io stesso allor su la retea marina
6488. ti eressi un vuoto tumulo, ed i Mani
6489. per tre volte chiamai con alto grido,
6490. e ti serba quel suolo il nome e l’armi.
6491. Vederti non potei nel mio partire,
6492. chiuderti, amico, nel natio terreno.>>
6493. <<Nulla, amico, obliasti,>> egli rispose,
6494. <<con tutti i riti flinebri onorando
6495. Deifobo e 1a sua spoglia mortale.
6496. Ma il mio destino, ma il misfatto atroce
6497. della Spartana mi han gettato in questa
6498. miseria; ebbi da lei questi ricordi!
6499. Tu ben rammenti come in folli ebbrezze
6500. (e bisogna pur troppo, ahi, rammentarlo)
6501. noi trascorremmo quell’estrema notte.
6502. Quando il fatal cavallo a sbalzi ascese
6503. su la rocca di Pergamo, recando
6504. nel gravido suo ventre i fanti armati,
6505. ella finse una danza e intorno ad esso
6506. trasse le Frigie ad ulular nell’orgia,
6507. e agitando su loro una gran fiamma
6508. dall’alta rocca i Danai chiamo.
6509. Stanco, frattanto, e in duro sonno immerso
6510. io giacevo nel talamo funesto,
6511. abbandonato in dolce alta quiete
6512. simile alla quiete della morte.
6513. La sposa incomparabile frattanto
6514. sgombrò l’armi di casa e mi sottrasse
6515. la fida spada sotto l’origliere;
6516. poi chiamo Menelao dentro la casa,
6517. poi la porta gli apri, certo sperando
6518. che fosse questo un prezloso dono
6519. per l’amor suo, ch’ella così potesse
6520. sperdere l’ombra del peccato antico.
6521. Che più m’indugio? Irruppero nel talamo,
6522. e veniva con lor come compagno
6523. l’istigatore di delitti Ulisse.
6524. Per i Greci innovate un tale strazio,
6525. Numi, se con pie labbra io lo domando.
6526. Ma or narrami tu quali vicende
6527. t’abbiano vivo fin quaggiu condotto;
6528. venisti forse qui peregrinando
6529. sul pelago, o per monito dei Numi?
6530. qual fortuna tanto ti travaglia
6531. che tu discenda a queste tristi case
6532. prive di sole, in questi regni bui?>>
6533. E già, mentre parlavano, l’Aurora
6534. aveva con la rosa quadriga
6535. varcato il mezzo del cammin celeste,
6536. e fors’egli traeva in quei colloquii
6537. tutto il suo tempo, se con detti brevi
6538. non l’ammoniva la veggente Guida:
6539. <<Enea, cade la notte, e noi passiamo
6540. l’ore piangendo. Siamo giunti al luogo
6541. dove la strada in due sentier si parte:
6542. va quel di destra alla città di Dite
6543. e qui verso l’Eliso e il cammin nostro;
6544. quel di sinistra che castiga gli empi
6545. al maledetto Tartaro conduce.>>
6546. <<Non ti crucciare, gran sacerdotessa,>>
6547. Deifobo le disse; <<ecco, or io parto;
6548. torno alla schiera, torno giu tra l’Ombre.
6549. E tu va’, gloria nostra, e ti sorrida
6550. miglior destino.>> Questo solo ei disse
6551. e mentre pur dicea s’allontano.
6552. [LA PORTA DEL TARTARO]
6553. Enea guardo: sorgeva alla sinistra,
6554. alle falde del munte, un gran castello
6555. chiuso da un cerchio triplice di mura,
6556. intorno a cui precìpite correva
6557. con torrenti di fiamme e travolgendo
6558. fragorosi macigni il Flegetonte,
6559. tartàreo fiume. A fronte una gran porta
6560. con stipiti d’indomito metallo
6561. che non avrebbe infranta urto d’eroi
6562. e non lo sforzo degli stessi Numi;
6563. la sormontava un’alta ferrea torre,
6564. e succinta in un pallio sanguinoso
6565. su la soglia Tisifone sedeva
6566. la notte e il giorno insonne vigilando.
6567. S’udian di la singulti, aspre sferzate,
6568. stridio di ferro, traino di catene.
6569. Ristette a quegli strepiti il dardanio
6570. duce atterrito. <<O Vergine, che specie
6571. di colpe e qui? Che pena li martira?
6572. Che pianto e questo che sì alto suona?>>
6573. Ed ella: <<O duce dei Troiani insigne,
6574. a nessun incolpevole e concesso
6575. d’oltrepassar la scellerata soglia.
6576. Ma, quando mi prepose ai boschi averni,
6577. Ecate stessa mi mostrò le pene
6578. stabilite dai Numi e mi fu guida.
6579. Lo Cnòsio Radamanto ha signoria
6580. sui durissimi regni; egli condanna,
6581. ode le colpe e a confessarle astringe
6582. quelli che, lieti del lor vano inganno
6583. protrassero la giusta espiazione
6584. fino all’estremo giorno della morte.
6585. E subita Tisifone sui rei,
6586. vendicatrice armata di flagello,
6587. balza, colpisce, agita lor dinnanzi
6588. con la sinistra i serpi orrendi e chiama
6589. lo stuol feroce delle sue sorelle.
6590. S’aprono allor le maledette porte
6591. su gli orrisoni cardini stridendo.
6592. Vedi tu qual custode e su l’entrata?
6593. Vedi qual mostro vigila la soglia?
6594. Ebbene, dentro, più feroce e immane
6595. e l’Idra con cinquanta orride fauci;
6596. e il Tartaro si avvalla e s’inabissa
6597. nelle tenebre in giu due volte tanto
6598. quanto e il tratto dal cielo all’alto Olimpo.
6599. [IL TARTARO E I REI]
6600. E la, nel più profondo imo travolta,
6601. scagliatavi dal fulmine, e l’antica
6602. prole di Gea, la gioventu titania;
6603. io vidi la gli sterminati corpi
6604. dei gemini Aloidi che si accinsero
6605. a sfondar con le mani il vasto cielo
6606. e a cacciar Giove dall’eccelso regno.
6607. Anche Salmoneo vidi, inabissato
6608. con castigo crudel mentre imitava
6609. il tuon celegte e i fulmini di Giove.
6610. Egli, tirato sopra una quadriga
6611. e squassando una face, in gran trionfo
6612. scorrea per le città nel cuor dell’Elide
6613. ed attraverso i popoli dei Grai
6614. chiedendo culto di divini onori.
6615. Stolto, che simulo col calpestio
6616. dei cavalli cornipedi e col bronzo
6617. la folgore ed i tuoni inimitabili.
6618. Ma dai suoi nembi il Padre onnipotente
6619. avvento contro lui la sua saetta
6620. (non fiaccole, non lumi fumiganti
6621. di resine!) e in un turbine di fuoco
6622. a precipizio giù l’inabissò.
6623. E pur Tizio là vidi, il grande figlio
6624. della Terra universa genitrice,
6625. che col corpo ben nove iùgeri invade;
6626. un immane avvoltoio col rostro adunco
6627. gli dilacera il fegato immortale
6628. e i visceri di duol sempre fecondi,
6629. e gli si annida nel profondo petto
6630. e al pasto intende e senza posa rode
6631. le fibre senza posa rinascenti.
6632. E che diro dei Lapiti, Issione
6633. e Piritoo? Pende su loro un masso
6634. ch’e già presso a cader, par già che cada-
6635. risplendono alti letti sontuosi
6636. con piedi d’oro, ed un convito e offerto
6637. con regale splendore alle lor bocche;
6638. ma la Furia maggior che su vi giace
6639. vieta alle mani di toccar le mense,
6640. e squassando la fiaccola in pie balza
6641. e tutto intorno col suo grido introna.
6642. E la rinchiusi attendono il castigo
6643. quelli che in vita odiarono i fratelli,
6644. maltrattarono il padre, ordiron fi-odi
6645. contro clienti; e il lungo stuol di quelli
6646. che soli si covarono i tesori
6647. senza partirli con i lor congiunti;
6648. quei che mossero guerra al patrio suolo
6649. che ruppero fede ai lor signori.
6650. Non chieder di conoscere le pene
6651. né qual colpa o qual sorte ivi li trasse.
6652. Volgono alcuni un masso smisurato;
6653. altri legati pendono dai raggi
6654. d’una ruota; vi sta, vi stara sempre
6655. immobilmente il misero Teseo,
6656. e Flegias più misero garrisce
6657. tutti a gran voce e predica tra l’Ombre:
6658. -Imparate, ammoniti dall'esempio,
6659. ad esser giusti e a non spregiar gli Dei-.
6660. V’è chi per oro il patrio suol vendette
6661. ed un superbo despota gl’impose;
6662. fece e disfece leggi, ardì ciascuno,
6663. e il frutto ne godé, colpe nefande.
6664. Se cento lingue e cento bocche avessi
6665. e una voce di ferro, io non potrei
6666. tutte ridir le specie dei delitti,
6667. tutti ridire delle pene i nomi.>>
6668. Così parlo la profetessa annosa
6669. d’Apolline e soggiunse: <<Orsu, riprendi
6670. la via, compisci l’intrapresa offerta.
6671. Affrettiamoci; veggo le muraglie
6672. costrutte alla fucina dei Ciclopi
6673. e dirimpetto l’arco della porta
6674. dov'è prescritto che si appenda il dono.>>
6675. Disse, e di paro per l’oscure strade
6676. varcan veloci l’intermesso spazio
6677. fino alla porta. Occupa Enea l’entrata,
6678. e irrorate di fresca acqua le membra
6679. affigge su la porta il ramo d’oro.
6680. [I CAMPI ELISI]
6681. Così dunque alla Dea reso il tributo,
6682. essi giunsero a luoghi di letizia
6683. e ai bei verzieri delle venturose
6684. foreste, sedi di felicita.
6685. Più libero qui l’aere soffonde
6686. di fulgore purpureo la terra
6687. che di un suo sole e di sue stelle e lieta.
6688. E alcuni, sopra le palestre erbose,
6689. esercitan le membra, altri nei ludi
6690. lottano in gara sulla fulva arena,
6691. altri col piede segnano la danza
6692. ed intuonano canti. In lunga veste
6693. anche il vate treìcio in ritmo accorda
6694. la vicenda settèmplice dei suoni,
6695. pulsandola col pettine d’avorio
6696. con le dita. E qui l’antica stirpe
6697. di Teucro, i figli splendidi, gli eroi
6698. magnanimi ai più belli anni fioriti:
6699. Assaraco, Ilo, Dardano, di Troia
6700. progenitori. Vede Enea la presso
6701. I’armi ed i vuoti carri di battaglia;
6702. fitte al suolo son l’aste, ed i cavalli
6703. pascono errando liberi pei campi.
6704. Sì, quel diletto che di carri e d’armi
6705. ebbero vivi, quella stessa cura
6706. di pascolare splendidi cavalli
6707. dopo il sepolcro li accompagna ancora.
6708. E a destra ed a sinis1:ra altri ne scorge
6709. a convito su l’erbe, in lieti cori,
6710. chc cantano un giocondo inno festivo
6711. nel boschetto odorifero d’alloro,
6712. onde ai superi sgorga e per le selve
6713. l’ondoso fiume Erìdano si volve.
6714. Quivi e lo stuol di quelli che feriti
6715. cadder pugnando per la patria terra,
6716. i sacerdoti d’illibata vita,
6717. i profeti che diedero responsi
6718. degni di Febo, quelli che con arti
6719. novelle ingentilirono la Vita,
6720. quelli che bene oprarono e nel mondo
6721. lasciarono di se lunga memoria.
6722. cinge llna nivea benda a tutti il fronte.
6723. Si affollavano intorno; e la Sibilla
6724. lor si rivolge, ed a Musèo per tutti
6725. che all’innumere turba egli sta in mezzo
6726. e sovrastar con gli bmeri si vede
6727. alto su tutti: <<O anime felici,
6728. ditemi, e dimmi tu, ottimo vate:
6729. in qual plaga, in che luogo ha sede Anchise?
6730. Che per lui siam venuti, abbiam per lui
6731. valicato le grandi acque dell’Erebo.>>
6732. E l’eroe brevemente le rispose:
6733. <<Non ha nessuno una sua propria sede;
6734. sostiamo fra le dense omhre dei boschi,
6735. e posiamo sui letti delle ripe
6736. e in prati rinverditi da ruscelli.
6737. Ma voi, se il cuore tal desio vi punge,
6738. varcate questo colle, ed io hen presto
6739. vi mettero per facile sentiero.>>
6740. Disse e ando innanzi, poi con largo gesto
6741. mostro dall’alto chiare ampie distese.
6742. E quelli allor discesero nel piano.
6743. [IL PADRE E IL FIGLIO]
6744. E il genitore Anchise era nel mezzo
6745. d’una verde convalle, e vagheggiava
6746. con grande amore l’Ombre la raccolte
6747. che risalir dovevano alla luce,
6748. e rienumerava ad una ad una
6749. tutte le moltitudini dei suoi
6750. ed i cari nepoti, e di ciascuno
6751. le sorti e i Fati, I’indole e le imprese.
6752. Vide egli Enea venire a lui per l’erbe,
6753. e d’impeto gli tese ambe le braccia
6754. e in lagrime proruppe e gli grido:
6755. <<Eccoti finalmente! O tanto atteso
6756. l’amore ha vinto l’arduo cammino.
6757. Pur in volto io ti veggo, o mio figliuolo,
6758. e le care parole odo e ti rendo.
6759. Così così nell’animo pensavo,
6760. questo attendevo noverando i giorni-
6761. non m’illuse la trepida speranza.
6762. Oh quante terre, quanti mari hai corsi
6763. figlio, quanti cimenti hai superati
6764. prima di giunger qui! Come temetti
6765. che fatale ti fosse il libio regno!>>
6766. E il figlio a lui: <<L’imagine tua mesta
6767. apparendomi spesso, o dolce padre,
6768. mi trasse a ricercar queste dimore
6769. Ferma e la flotta nel Tirreno. Oh lascia,
6770. padre, lasciami unir destra con destra
6771. e non sottrarti al filiale amplesso.>>
6772. Disse, e gran pianto gl’inondò le gote.
6773. E per tre volte con le braccia ei volle
6774. cingergli il collo; inutilmente! L’Ombra
6775. sfuggì l’amplesso, pari a vento lieve
6776. e simile ad un sogno fuggitivo.
6777. [IL FIUME LETE]
6778. Ei vide allor nella remota valle
6779. un boschetto segreto ove le fronde
6780. stormian sonore, ed il leteo ruscello
6781. che per le sedi placide fluiva.
6782. Intorno vi aliavano infiniti
6783. popoli e genti, come quando l’api
6784. nell’estate serena errando vanno
6785. per le campagne d’uno in altro fiore
6786. volando d’intorno ai nivei gigli,
6787. e del susurro tutto l’aere ronza.
6788. Stupi dello spettacolo improvviso
6789. l’ignaro Enea, né domando le cause,
6790. chiese che fosse quel sì lungo fiume,
6791. chi le rive affollasse in tanta schiera.
6792. E il padre Anchise: <<L’anime che sono
6793. destinate dal Fato a corpi nuovi
6794. bevono all’onda del letèo ruscello
6795. sorsi di pace e l’infinito oblio.
6796. Ragionarti di lor desideravo
6797. da lungo tempo, e agli occhi tuoi mostrarle
6798. e noverarti questa mia progenie,
6799. sì che ancor più con me ti rallegrassi
6800. d’aver raggiunta l’itala contrada.>>
6801. <<Padre, e crederlo debbo? Alcuni spirti
6802. risalgono di qui nell’alto cielo
6803. e ai lenti corpi fanno ancor ritorno?
6804. Tristi! Un desio sì folle hanno del sole?>>
6805. <<Te lo diro, non ti terrb nel dubbio,
6806. figliuolo,>> allora gli rispose il padre;
6807. e gli svelo per ordine ogni cosa.
6808. [L’ANIMA UNIVERSALE]
6809. <<Odi. Uno Spirto universal vivifica
6810. il ciel, la terra, il marin suolo, il globo
6811. fulgido della luna e il sol titànio,
6812. unico Spirto in ogni parte effuso
6813. che tutta muove ed agita la mole
6814. e intimamente in essa si confonde.
6815. Vengon da questo le progenie umane,
6816. quelle dei bruti, le volanti vite,
6817. i mostri che l’oceano produce
6818. sotto i lucidi piani. E in quelle essenze
6819. tutto permane l’ignëo vigore,
6820. tutta l’original divinità,
6821. se non che le ritarda il corpo ostile
6822. e deboli le rendono i terrestri
6823. organi e le lor membra periture.
6824. Quindi han gioie e dolori, e ansie e voglie,
6825. né il Ciel più riconoscono, rinchiuse
6826. nel tenebroso carcere mortale.
6827. Ed anche quando nel supremo giorno
6828. le abbandona la Vita, ancor non tutte
6829. le impurità né i lor corporei mali
6830. finalmente si spogliano, che molti,
6831. sì lungamente concresciuti in esse,
6832. han tuttavia mirabile vigore.
6833. E per ciò si travagliano in supplizi
6834. e fanno ammenda dei lor mali antichi.
6835. E talune si espongono sospese
6836. sui venti lievi; in gurgiti profondi
6837. altre lavano il male onde son lorde,
6838. ed altre lo consumano nel fuoco;
6839. ognuno i Mani suoi soffre ed espia.
6840. Indi siamo inviati all’ampio Eliso,
6841. ma in pochi erriamo per i lieti campi;
6842. fin che lunga stagione, esausto il giro
6843. d’anni prefisso, via da noi deterga
6844. le immondezze contratte, e ci rifaccia
6845. pure etereo senso e pura fiamma
6846. di quell’originale Anima prima.
6847. E quando questi spiriti han compiuto
6848. un ciclo di mille anni, in lunga schiera
6849. li chiama il Dio su la letèa corrente
6850. ove, rifatti immemori e la vòlta
6851. del ciel vedendo, sentano desio
6852. di ritornare in corpi morituri.>>
6853. Così Anchise parlo; poi trasse il figlio
6854. con la Sibilla in mezzo alla sonante
6855. folla adunata, e sopra un balzo ascese
6856. per vedere di fronte il lungo stuolo
6857. e in volto ravvisar l’Ombre avanzanti.
6858. [GLI EROI DELLE ORIGINI]
6859. <<Or dunque ti diro qual gloria attende
6860. nell’avvenire la dardania prole,
6861. quali nepoti ti dovranno uscire
6862. dall’italica gente, anime illustri
6863. che si nomineran dal nostro nome;
6864. or ti faro palesi i tuoi destini.
6865. Vedi quel giovinetto che si appoggia
6866. ad una lancia pura: egli per fato
6867. e il più vicino a riveder la luce,
6868. perché, di sangue italico commisto
6869. uscira primo all’aure della Vita;
6870. e sara Silvio, nome albano e tua
6871. prole tard;va, che a te vecchio in selve
6872. generera la coniuge Lavinia;
6873. re, di re genitore, onde la nostra
6874. progenie avra dominio in Alba Lunga.
6875. Proca gli e presso, gloria dei Troiani,
6876. e Capi, e Numitore, e Silvio Enea
6877. che sarà, rinnovandoti nel nome,
6878. prode e pio come te, quando su Alba
6879. ei regnerà. Che giovini! Tu vedi
6880. quanta forza dimostrano! E recinte
6881. della civica quercia hanno le tempie.
6882. Essi per te sui monti erigeranno
6883. Gabi e Nomento e l’urbe di Fidene,
6884. Pomezia e i Collatini baluardi,
6885. e Bola e Cora ed il castello d’Inuo;
6886. che tali nomi avranno allor quei luoghi
6887. che ancora sono terre senza nome.
6888. All’avo poi succederà nel regno
6889. Romolo Marzio; Ilia sara sua madre,
6890. della stirpe di Assaraco. Non vedi
6891. ch’egli ha su l’elmo un doppio alto cimiero
6892. e che lo stesso padre degli Dei
6893. lo segna della sua divinita?
6894. Ecco, figliuolo: per gli auspicii suoi,
6895. sette colli cingendosi d’intorno
6896. di mura, e lieta di guerriera prole,
6897. l’alta Roma avra impero eguale al mondo
6898. ed avra pari l’animo all’Olimpo.
6899. Così la madre Berecinzia in cocchio
6900. scorre turrita le città di frigia
6901. e abbraccia, lieta di divina prole,
6902. cento nepoti suoi, tutti Celesti,
6903. tutti abitanti le superne sedi.
6904. [CESARE AUGUSTO]
6905. Or rivolgi quaggiù le tue pupille,
6906. e guarda questa gente: i tuoi Romani!
6907. Cesare e qui, la stirpe e qui di lulo
6908. che uscira sotto il grande arco dei cieli;
6909. e qui l’eroe che più ti si promise,
6910. Cesare Augusto prole del Divino,
6911. che innovera nel Lazio il secol d’oro
6912. sui campi un di regnati da Saturno,
6913. che oltre gl’Indi e oltre i Garamanti
6914. l’impero estendera, fino alle terre
6915. che son di la dal corso delle stelle
6916. e di la dal cammino annuo del sole,
6917. dove Atlante su gli omeri rivolge
6918. l’asse del ciel trapunto d’astri ardenti.
6919. Or trepidano già, per quest’avvento
6920. presagito da oracoli divini,
6921. la meotide terra e i caspii regni;
6922. smarrite già si turbano le sette
6923. bocche del Nilo. Non l’Alcide corse
6924. per la Terra così, benché trafisse
6925. la cerva dagli zoccoli di bronzo
6926. e libero le selve d’Erimanto
6927. e Lerna fece trepidar con l’arco:
6928. non Libero così, che trionfante
6929. regge il suo carro con pampinee briglie
6930. guidando tigri giù dall’alta Nisa.
6931. E ancora indugeresti ad affermare
6932. la virtù nelle imprese? Esiti ancora
6933. a prender stanza nella terra ausonia?
6934. [I RE E I CONSOLI]
6935. Ma chi porta laggiù, cinto d’olivo,
6936. quei sacri arredi? Riconosco il bianco
6937. mento ed il crin del primo re romano,
6938. che costituirà l’Urbe con leggi
6939. quando da Curi, umile terra angusta,
6940. sarà levato a potesta sì grande.
6941. E Tullo a lui succedera nel regno,
6942. che finalmente, i patrii oblii rompendo
6943. susciti all’armi gli uomini oziosi
6944. e le schiere disuse dai trionfi.
6945. Baldanzoso gli e presso Anco, e già troppo
6946. dell’aura popolare ei si compiace.
6947. Vuoi tu anche vedere i re Tarquinii
6948. e la fortissima anima di Bruto
6949. vendicatore e i racquistati fasci?
6950. La potestà di console per prirno
6951. egli terra con le spietate scuri;
6952. e, benché genitore, ai suoi figliuoli
6953. ribelli in nuova guerra ei darà morte
6954. nel nome della bella liberta
6955. (qual che il giudizio sia dei discendenti,
6956. misero padre!); in lui trionferanno
6957. amor di patria, immenso amor di gloria.
6958. E guarda più lontani i Deci e i Drusi,
6959. con la sua scure rigida Torquato
6960. Camillo che ricupera i vessilli.
6961. Quelli che splender vedi in armi eguali,
6962. e che sono e saranno ognor concordi
6963. fin che quaggiù la notte li ravvolga,
6964. quanta guerra tra lor, quanto sterminio,
6965. quanti eserciti, ahimè, susciteranno
6966. uscendo fuor nel lume della Vita,
6967. il suocero calando dagli alpini
6968. baluardi e dall’arce di Moneco,
6969. il genero affrontandolo congiunto
6970. con le nemiche forze or-ientali!
6971. Non adusate a si tremende guerre
6972. gli animi vostri, contro il patrio seno
6973. non rivolgete il valido vigore,
6974. figli. E tu per il primo, oh tu che hai
6975. dall’Olimpo l’origine, desisti,
6976. e di man getta l’armi, o sangue mio.
6977. Quello, debellatore di Corinto
6978. e per la rotta degli Achivi insigne,
6979. trionfera su l’alto Campidoglio;
6980. quei prostrera Micene agamennonia,
6981. Argo, lo stesso Eacide rampollo
6982. del grande Achille, vendicando gli avi
6983. teucri e l’oltraggio al tempio di Minerva.
6984. Come tacer di te, grande Catone,
6985. e di te, Cosso? Come della prole
6986. di Gracco e d’ambedue gli Scipioni,
6987. folgori in guerra e della Libia eccidio?
6988. Di te sì ricco in poverta, Fabrizio?
6989. E di te che i tuoi solchi ari, Serrano?
6990. Come, sì stanco, di voi dire, o Fabii?
6991. Sei dunque tu quel Massimo che solo
6992. salverai la città temporeggiando?
6993. Altri, concedo, con più molle tocco
6994. modelleranno e animeranno il bronzo
6995. e trarran vive imagini dal marmo,
6996. sapran meglio arringare, e col compasso
6997. delineare ogni sentier del cielo
6998. e presagire il sorgere degli astri;
6999. tu con l’imperio reggere le genti
7000. devi, romano; e l’arte tua: dettare
7001. norme alla pace, esser clemente ai vinti
7002. e debellare i popoli superbi.>>
7003. [IL GIOVANE MARCELLOl
7004. Così egli dicea; maravigliando
7005. l’udiano quelli, ed egli allor soggiunse:
7006. <<Guarda come Marcello innanzi viene
7007. ed insignito delle spoglie opime
7008. vittorïoso agli altri eroi sovrasta.
7009. Egli in un’ora torbida e inquieta
7010. sara presidio del romano Stato,
7011. cavalcando a prostrare i ribellanti
7012. Galli e i Fenici, ed a Quirino padre
7013. appendera le terze spoglie opime>>.
7014. Allor Enea, vedendo andar con lui
7015. un giovine leggiadro in fulgide armi
7016. ma con mesto sembiante ed occhi bassi:
7017. <<Chi e, padre, colui che s’accompagna
7018. con l’eroe che va innanzi? Un guo figliuolo
7019. un discendente del suo gran lignaggio?
7020. Che susurro di genti a lui d’intorno!
7021. Nobile aspetto e il suo, ma fosca notte
7022. gli cinge il capo d’ombra luttosa.>>
7023. E rispose piangendo il padre Anchise:
7024. <<O figliuolo, non chiedermi di questo
7025. grande lutto dei tuoi. L’avranno i Fati
7026. dato appena alla terra, ed alla terra
7027. lo toglieranno. Vi Parrebbe, o Dei,
7028. troppo potente la romana stirpe
7029. se durabile fosse un tanto dono.
7030. Che gran pianto di popolo dal Campo
7031. di Marte nella grande Urbe verrà!
7032. Quali esequie vedrai, Dio Tiberino,
7033. circumfluendo il tumulo recente!
7034. Nessun giovine mai dell’ilia stirpe
7035. avra inalzato a tanto alte speranze
7036. gli avi latini, e la romulea terra
7037. sì fiera non sara d’altro suo figlio.
7038. Oh sacri affetti, oh prisca fede, oh destra
7039. invincibile in guerra! E chi l’avrebbe
7040. impunemente combattuto a fronte,
7041. ch’entrasse pedone alla battaglia
7042. a schiumante corsier pungesse il fianco?
7043. Misero giovinetto, se tu vinca
7044. l’aspro destino, tu sarai Marcello.
7045. Oh ch’io gigli cosparga a piene mani
7046. e purpurei fiori; oh ch’io con questi
7047. doni ricolmi l’Ombra del nipote
7048. e renda a lui questo tributo inane!>>
7049. [IL COMMIATO]
7050. Essi così trascorsero, nei vasti
7051. aerei campi, tutta la contrada,
7052. ogni cosa osservando. E come Anchise
7053. ebbe condotto in ogni parte il figlio
7054. accendendogli l’animo d’amore
7055. per la gloria futura, anche gli disse
7056. quanta guerra per lui già s’apprestava,
7057. e gli disse dell’urbe di Latino
7058. e dei Laurenti popoli, e in qual modo
7059. patir dovesse o vincere i travagli.
7060. Due porte ha il Sonno: una di corno
7061. ed agevole il varco hanno per essa
7062. l’Ombre veraci; risplendente e l’altra
7063. ed in avorio candido foggiata,
7064. ma i Mani fuor ne inviano sul mondo
7065. gl’ingannevoli sogni. Ed ivi Anchise
7066. scorta parlando il figlio e la Sibilla,
7067. e fuor li mette per l’eburnea porta;
7068. torna quello alla flotta e i suoi rivede.
7069. Poi, lungo il lido, al porto di Gaeta
7070. dirizza il corso. L’ancora si cala
7071. da prua, le poppe stanno in secco a riva. 1297
7072. LIBRO VII
7073. [LA REGGIA DI CIRCE]
7074. Tu pur, Caièta, enèade nutrice,
7075. desti fama immortale ai nostri lidi
7076. con la tua morte, e, se pur questa è gloria,
7077. il ricordo di te vive perenne
7078. per la contrada, e nella grande Esperia
7079. le tue ceneri serbano il tuo nome.
7080. Indisse Enea le rituali esequie
7081. e il sepolcrale tumulo costrusse;
7082. poi, come al largo furon quete l’onde,
7083. uscì dal porto e diè le vele al vento.
7084. Spirò più forte, all’annottar, la brezza
7085. e li seguiva candida la luna:
7086. tutto al suo lume tremolava il mare.
7087. Rasentarono prima il litorale
7088. della terra Circea, dove la ricca
7089. figlia del Sol col suo perpetuo canto
7090. empìa le inaccessibili foreste
7091. ed accendea negli atrii superbi
7092. cedro odoroso a illuminar le notti,
7093. mentre scorrea col pettine sonoro
7094. su le tele sottili. Ed essi a notte
7095. udirono ruggire orsi e leoni
7096. reluttanti ai lor lacci, e nei covili
7097. infuriar setigeri cinghiali
7098. ed ululare smisurati lupi:
7099. forme d’uomini un dì, che la crudele
7100. Circe con erbe magiche converse
7101. in sembianze ed in membra belluine.
7102. Ma non ai Teucri consentì Nettuno
7103. di patire in quel porto un tanto orrore
7104. né di toccar la perfida riviera;
7105. gonfio le vele di propizio vento
7106. ed oltre le ferventi onde li trasse.
7107. Già rosseggiava di bagliori il mare,
7108. e dall’alto dei cieli aurea splendeva
7109. nella sua biga rosëa l’Aurora,
7110. quando subitamente il vento cadde
7111. e ogni alito cessò: con grande sforzo
7112. fendeano i remi il liscio pian del mare.
7113. [LA FOCE DEL TEVERE]
7114. Ed Enea vide allora un bosco immenso
7115. per cui l’ameno tiberino corso
7116. coi rapidi suoi gorghi in mar rompeva
7117. tutto fulvo d’arena: intorno e sopra
7118. frotte d’uccelli, usi alle rive e al fiume,
7119. giocondavano l’aëre di canti
7120. e intessevano voli entro la selva.
7121. Lieto egli fece volgere la rotta
7122. e drizzare le prue verso la terra;
7123. poi entrò nelle folte ombre del fiume.
7124. [INVOCAZIONE]
7125. Erato, or narrerò quali i regnanti
7126. del Lazio antico e gli ordini e lo stato
7127. fossero, allor che per la prima volta
7128. quello straniero popolo approdava
7129. con la sua flotta su l’ausonio lido;
7130. or ridirò le origini remote
7131. di quella guerra. Inspira il vate, o Dea.
7132. Io canterò le orribili battaglie,
7133. le schiere e i re che l’ira generosa
7134. trasse a morir, l’esercito tirrenio,
7135. tutta l’Esperia sollevata in armi.
7136. Più vasti eventi or muovono il mio canto,
7137. a un’altissima impresa ora mi accingo.
7138. [LA FIGLIA DEL RE]
7139. Reggea le terre e le città, tranquille
7140. per lunga pace, il vecchio re Latino,
7141. generato da Fauno e da Marica
7142. ninfa laurente; era di Fauno padre
7143. Pico, che padre chiama te, Saturno:
7144. della progenie stipite tu sei.
7145. Non gli concesse viril prole il Fato,
7146. poi che questa, nel fior degli anni suoi,
7147. gli fu tolta sul nascere. Restava
7148. sola nella sua casa e in sf gran regno
7149. una figliuola, già matura ormai
7150. per uno sposo ed in età di nozze
7151. e dal gran Lazio e dall’Ausonia tutta
7152. la chiedevano molti: innanzi agli altri,
7153. potente per antico ordine d’avi,
7154. il bellissimo Turno; e la regina
7155. con mirabile ardor sollecitava
7156. questo imeneo: ma innumeri prodigi
7157. paurosi del Cielo erano ostili.
7158. Nei penetrali dell’eccelsa reggia
7159. sorgeva un lauro dalle intatte fronde
7160. piamente per lunghi anni serbato;
7161. e si dicea che il re Latino stesso
7162. qui lo trovasse allor che primamente
7163. fondo la rocca; e lo sacrava a Febo,
7164. ed i coloni nomino Laurenti.
7165. Or (mirabile a dire) un folto sciame
7166. d’api a traverso l’aere sereno
7167. venne a posarsi con ronzio sonoro
7168. su la sua cima: poscia l’una all’altra
7169. si unirono coi piedi e furon tutte
7170. come un grappolo pendulo dai rami.
7171. E un indovino subito predisse:
7172. <<Veggo di fuori giungere un eroe
7173. e affluir qui, da quella stessa parte,
7174. genti che la città domineranno.>>
7175. Poi, mentre il re con fiaccole devote
7176. accendeva gli altari, ed al suo fianco
7177. stava con lui la vergine Lavinia,
7178. parve, oh prodigio!, che ai suoi lunghi crini
7179. si apprendesse una fiamma e che la fiamma
7180. crepitando bruciasse ogni ornamento:
7181. la regal chioma ardeva, ardeva il serto
7182. rifulgente di gemme, ed ella, avvolta
7183. entro quel roggio fumido bagliore,
7184. parve di fuoco tutta empir la reggia.
7185. Questo invero sembro maraviglioso
7186. e terrifico evento, e fu presagio
7187. ch’ella avrebbe gran fama e gran destino
7188. ma che ai suoi produrrebbe immensa guerra.
7189. [L’ORACOLO DI FAUNO]
7190. Per quei prodigi attònito, Latino
7191. ai fatìdici oracoli ricorse
7192. del padre Fauno, interrogando i boschi
7193. sotto l’eccelsa Albunea cascata,
7194. la maggiore che in selve erompe e scroscia
7195. con sacro getto e di tra l’ombre esala
7196. violenti mefitici vapori.
7197. Quivi le genti italiche di tutta
7198. l’enbtria terra nei dubbiosi eventi
7199. chiedean responsi; quivi il sacerdote
7200. recava offerte; nella notte muta
7201. quivi, adagiato su distesi velli
7202. d’agnelle uccise, egli vedea nel sonno
7203. innumeri fantasime volare
7204. con modi strani, e voci arcane udiva,
7205. e udiva la parola dei Celesti,
7206. e parlava agli Dei del fondo Averno.
7207. Quivi allora egli stesso il re Latino
7208. gli oracoli invoco, secondo il rito
7209. cento immolando pecore lanose,
7210. e coricato sui distesi velli
7211. dei lor terghi si giacque. Ed una voce
7212. dal profondo del bosco a lui rispose:
7213. <<O mia progenie, non latine nozze
7214. per la figliuola tua cercar tu devi;
7215. non ti affidar nel talamo che appresti.
7216. Verra di fuori il genero che al Cielo
7217. alzera col suo sangue il nostro nome,
7218. e i suoi nepoti, del suo ceppo usciti,
7219. sotto i lor piedi volgersi e servire
7220. vedran tutte le cose a cui sovrasta
7221. da un mare all’altro nel suo corso il sole.>>
7222. Non in sé chiusi tenne il re Latino
7223. questi responsi e questi avvertimenti
7224. dati da Fauno nella notte muta;
7225. anzi la Fama già li avea diffusi
7226. per le ausonie città larga volando,
7227. quando la prole di Laomedonte
7228. legò la flotta all’alto erboso lido.
7229. [LA TERRA PROMESSA]
7230. Giacque con Iulo e coi suoi duci Enea
7231. ai piedi d’una pianta alta e frondosa;
7232. indi per l’erbe stesero le mense
7233. e la, secondo il monito di Giove,
7234. posero su focacce di frumento
7235. le lor vivande, e con agresti frutti
7236. ricolmarono i deschi cereali.
7237. Come fu consumata ogni vivanda,
7238. la penuria di cibi anche li trasse
7239. a dar di morso all’esili focacce,
7240. a violar con le mascelle audaci
7241. e con le mani gli orli ed i riquadri
7242. delle croste fatali. <<Oh, che mangiamo
7243. anche le mense?>> disse Iulo, e rise;
7244. né altro disse. Ma quel primo accenno
7245. annunciava il finir d’ogni travaglio;
7246. pronto lo colse dal suo labbro il padre
7247. e, stupito al prodigio, in cuor lo chiuse.
7248. <<Io ti saluto>>, disse pronto, <<o terra
7249. che il destino mi deve. E voi saluto,
7250. Penati fedelissimi di Troia.
7251. La sede e qui, la nostra patria e questa.
7252. Or ben ricordo: il genitore Anchise
7253. mi lascio questo monito del Fato:
7254. -Quando, gettati sopra ignote rive,
7255. sarete, o figlio, astretti dalla fame,
7256. finiti i cibi, a divorar le mense,
7257. allor tu spera dopo tanti affanni
7258. una dimora, ed ivi inalza ed ivi
7259. cingi di vallo le tue prime case.-
7260. Questa e la fame. Questa ancor restava
7261. perché avessero fine i nostri mali.
7262. Animo, dunque. Allo spuntar del sole
7263. lieti dal porto per diverse vie
7264. esploriamo la terra, investigando
7265. chi vi dimori e dove sian le mura.
7266. A Giove con le pàtere or libate,
7267. invocate pregando il padre Anchise
7268. e su le mense riponete il vino.>>
7269. Cinse, ciò detto, d’un frondoso ramo
7270. le tempie, e il Genio supplico del luogo;
7271. invoco, prima fra gli Dei, la Terra
7272. e le Ninfe ed i fiumi ancora ignoti,
7273. e poi la Notte e le nascenti stelle
7274. e la madre Cibele e Giove Ideo,
7275. e, nell’Erebo e in Cielo, ambi i parenti.
7276. Tre volte allor l’onnipotente Padre
7277. tono dall’alto nel sereno cielo
7278. e nel ciel fe’ vedere, ed egli stesso
7279. con la sua mano l’agitava, un nembo
7280. tutto ardente di raggi aurei di sole.
7281. Rapido fra le schiere dei Troiani
7282. corse l’annunzio ch’era tempo alfine
7283. di edificare la città promessa;
7284. rinnovaron le mense e, fatti lieti
7285. dal grande auspicio, posero i crateri
7286. e cinsero le coppe di corone.
7287. [LA REGGIA DI LAURENTO]
7288. E quando il giorno illumino coi primi
7289. raggi la terra, per diverse vie
7290. esplorarono i luoghi ed i villaggi
7291. della contrada: quello era lo stagno
7292. del ruscello Numico, e quello il fiume
7293. Tevere; quivi avevano dimora
7294. i possenti Latini. Allora Enea
7295. cento oratori d’ogni grado elesse
7296. e tutti li mando, con nelle mani
7297. rami d’ulivo d’infule intrecciati,
7298. alla casa del re, per domandargli
7299. pace pei Teucri, offrendogli i suoi
7300. S’affrettarono pronti i messaggeri
7301. con solleciti passi. E sul terreno
7302. egli alle mura disegnava il solco,
7303. e, cominciando a costruir sul luogo,
7304. ai primi tetti su la riva cinse
7305. come a un accampamento argini e merli
7306. Ed i messi, compiendo il lor viaggio,
7307. videro baluardi ed alte case
7308. e venner sotto alle latine mura.
7309. Ivi, dinnanzi alla città, fanciulli
7310. e giovinetti nel lor primo fiore
7311. montavano cavalli, o nell’arena
7312. volteggiavano cocchi, o con le braccia
7313. tendevano robusti archi vibrando
7314. le saette flessibili, e nel tiro
7315. gareggiavan tra loro e nella corsa.
7316. Uno, a cavallo, corse allora innanzi
7317. e disse al vecchio re ch’erano giunti
7318. eroi d’alta statura, in vesti ignote.
7319. Ei li fece venire entro la reggia
7320. e si assise tra i suoi sul trono avito.
7321. Grande ed augusto al sommo della rocca,
7322. sopra cento colonne, era il palagio
7323. che un di fu reggia del laurente Pico,
7324. ed il culto dei padri e il bosco intorno
7325. lo rendea venerando. Era augurale
7326. uso pei re qui prendere lo scettro,
7327. qui per la prima volta alzare i fasci;
7328. Curia a loro fu il tempio e fu la sede
7329. dei conviti solenni; e quivi i padri,
7330. immolato il montone, avean costume
7331. di assidersi alle mense in lunghe file.
7332. Stavano nel vestibolo, in antico
7333. cedro scolpite e in ordine disposte,
7334. le imagini degli avi: Italo, il padre
7335. Sabino, il primo che pianto le viti,
7336. effigiato con la curva ronca;
7337. e l’antico Saturno, e il simulacro
7338. del bicipite Giano, e tutti gli altri
7339. aborigeni re che combattendo
7340. caddero morti nelle patrie pugne.
7341. E alle sacre pareti erano appese
7342. armi infinite: cocchi presi in guerra,
7343. gran serrami di porte, asce ricurve
7344. e giavellotti e creste di cimieri,
7345. e scudi e rostri tolti alle carene.
7346. In una corta trabea succinto
7347. pur vi sedea col lituo quirinale,
7348. e avea l’ancile nella man sinistra
7349. il domatore di cavalli Pico
7350. quegli che Circe, di furore accesa
7351. percosse già con la sua verga d’oro
7352. e converse con filtri in un uccello
7353. che di varii colori ha tinte l’ali.
7354. [IL SALUTO OSPITALE]
7355. In tal tempio dei Numi il re Latino
7356. sedendo sopra il trono alto degli avi,
7357. fece ammettere i Teucri al suo conspetto
7358. e con volto benigno a lor si volse:
7359. <<Dite, o Dardànii (non ci sono ignote
7360. la città vostra né la vostra schiatta
7361. e già noti per fama or qui dal mare
7362. voi approdaste), che chiedete? Quale
7363. causa o bisogno trasse al lido ausbnio
7364. per tanto azzurro mar le vostre navi?
7365. Se per error di via, se sbalestrati
7366. dalla procella, come spesso accade
7367. ai naviganti in mar, voi penetraste
7368. nelle rive del fiume e in porto or siete,
7369. non disdegnate l’accoglienza nostra;
7370. conoscere i Latini, una saturnia
7371. gente che non per vincoli di leggi
7372. ma per se stessa e giusta e si governa
7373. secondo gli usi dell’antico Dio.
7374. E, benché fioca ormai ne sia la fama
7375. per il volger dei tempi, io pur ricordo
7376. che narravano questo i vecchi Aurunci:
7377. come Dardano, nato in queste terre,
7378. giungesse in Frigia, alle città dell’Ida
7379. ed a Samo treicia, or Samotracia:
7380. e che da qui, da Corito tirrenia,
7381. egli era mosso. Ora l’accoglie in trono
7382. la reggia aurata del sidereo cielo
7383. e accresce all’are il nòvero dei Numi.>>
7384. [LA PREGHIERA DI ILIONEO]
7385. Ei così disse, e Ilïonèo rispose:
7386. <<O re, progenie nobile di Fauno,
7387. non ci trasse a toccare il vostro suolo
7388. trabalzandoci in mare atra procella,
7389. non errore di lidi o di cammino;
7390. ma dal nostro desio, dal voler nostro
7391. fummo condotti fino a queste mura,
7392. da un regno espulsi che già il Sol, nascendo
7393. nel lontano Oriente, immenso vide.
7394. Ebbe inizio da Giove il nostro seme,
7395. Giove come lor avo hanno i Dardanii;
7396. il teucro Enea re nostro, ei pur dell’alta
7397. stirpe di Giove, al regno tuo ci manda.
7398. Quale tempesta dalla rea Micene
7399. imperverso per le contrade Idee,
7400. per qual forza di Fati entrambi i mondi
7401. d’Europa e d’Asia vennero a conflitto,
7402. sanno anche quelli che gli estremi lembi
7403. del mondo ove l’Oceano si gira
7404. che la zona torrida, nel mezzo
7405. dell’altre quattro, tien da noi lontani.
7406. Da quel nembo sbalzati in tanti mari,
7407. or invochiamo per i patrii Numi
7408. un po’ di terra ed un sicuro lido
7409. e l’acqua e l’aria che a nessun si nega.
7410. Non disdoro ne avra la terra vostra,
7411. né scarso a voi né tocchera l’onore;
7412. mai la memoria di così gran dono
7413. non cessera, né si dorra l’Ausonia
7414. d’avere accolti i Dardani al suo seno.
7415. Per i fati d’Enea, per la sua destra
7416. nella fede famosa e nella guerra,
7417. io te lo giuro (e non averci a sdegno
7418. se nelle mani l’infule portando
7419. ti rivolgiamo supplici parole):
7420. già molti e molti popoli del mondo
7421. chiesero di congiungersi con noi;
7422. ma qui ci trasse, a ricercar codeste
7423. vostre contrade, il monito dei Numi.
7424. Di qui Dardano usci, qui lo richiama
7425. e imperioso lo sospinge Apollo,
7426. qui sul tirrenio Tevere e sul sacro
7427. fonte Numico. Egli ti porge intanto
7428. (piccoli doni dell’antico fasto)
7429. queste reliquie delle fiamme d’Ilio:
7430. in quest’oro libava il padre Anchise
7431. dinnanzi all’are; la regale pompa
7432. era questa di Priamo (lo scettro
7433. e la sacra tiara e i vestimenti
7434. opra delle Troiane) allor che usava
7435. render giustizia al popolo adunato.>>
7436. [OFFERTE E DONI DI LATINO]
7437. Mentre così parlava Ilioneo,
7438. stava al suolo rivolto il re Latino
7439. immobilmente, con lo sguardo intento.
7440. Non lo movea la porpora dipinta,
7441. non lo scettro di Priamo; nel cuore
7442. egli pensava il talamo e le nozze
7443. della sua figlia, in cuor rimeditava
7444. il vaticinio dell’antico Fauno.
7445. Questo era dunque il genero promesso
7446. dai Fati, mosso da straniera terra
7447. e chiamato a regnar con dritti eguali,
7448. cui sarebbe concessa una progenie
7449. d’alta virtù che con la sua possanza
7450. sopra tutta la terra avrebbe impero.
7451. Lieto alfine esclamò: <<Còmpiano i Numi
7452. il proposito nostro e i lor presagi!
7453. Teucro, avrai ciò che chiedi; io non disdegno
7454. i doni tuoi. Fin che sia re Latino
7455. non l’uberta di floride campagne,
7456. non lo splendor vi manchera di Troia.
7457. Or, s’egli brama l’amicizia nostra
7458. e se gli tarda d’esserci congiunto
7459. di legami ospitali e d’alleanza,
7460. venga egli stesso, Enea; non abbia tema
7461. di volti amici! Pegno sia di pace
7462. col vostro duce stringere le destre.
7463. Al re dunque portate il mio messaggio.
7464. Ho una figliuola, che celesti segni
7465. e annunzii dell’oracolo paterno
7466. non vogliono congiunta ad uno sposo
7467. di nostra gente. Questo il Lazio aspetta-
7468. verra di fuori il genero che al Cielo
7469. alzera col suo sangue il nostro nome.
7470. Egli, ritengo, è quei che il Fato attende.
7471. Lui, se il mio cuore annuncia il vero, invoco.>>
7472. Ciò disse il padre; e dall’intera torma
7473. dei suoi trecento splendidi cavalli
7474. che negli alti presepi erano chiusi
7475. scelse e a tutti i Troiani, un dopo
7476. fece recare un corridor coperto
7477. di ricamati drappi porporini:
7478. giu per il petto lor cadean prolissi
7479. aurei monili; ricoperti d’oro,
7480. mordevano oro fulgido tra i denti.
7481. A Enea lontano, con un cocchio, offerse
7482. due corsieri d’origine celeste
7483. spiranti fiamme fuor dalle narici:
7484. ed eran quelli che già Circe maga
7485. creo, quando furtiva ella congiunse
7486. coi cavalli paterni una polledra.
7487. Tali il messaggio di Latino e i doni;
7488. e gli Eneadi fecero ritorno
7489. alti a cavallo, nunzii di pace.
7490. [L'IRA DI GIUNONE]
7491. Ed ecco: dall'inachia Argo tornava
7492. la consorte implacabile di Giove
7493. e già col cocchio stava in mezzo al cielo;
7494. e la nel ciel distinse di lontano,
7495. fin dal Pachino di Sicilia, Enea
7496. e la flotta dei Dardani, che lieti
7497. costruivano mura e avean lasciato
7498. già le lor navi, ormai sicuri in terra.
7499. Un acuto dolor le punse il cuore.
7500. Stette, il capo crollo, così proruppe:
7501. <<Razza odïosa! Dàrdani destini
7502. sì avversi ai miei! Poterono essi forse
7503. procomber là, su la sigèa marina?
7504. Essere vinti quando furon vinti?
7505. Quando Troia fu arsa essere arsi?
7506. Attraverso le mischie, entro le fiamme
7507. han trovato una via! Ma ormai, ben credo,
7508. la mia forza divina è illanguidita,
7509. rinuncio, ormai paga, alle vendette.
7510. Ma no, che anzi osai perseguitarli
7511. profughi dalla patria in mezzo all'onde
7512. e in tutti i mari oppormi alla lor fuga;
7513. contro i Teucri s'infransero le forze
7514. e del cielo e del mare. A che le Sirti
7515. valsero e Scilla e il gorgo di Cariddi?
7516. Nell'alveo del Tevere agognato
7517. stanno sicuri, senza più timore
7518. né del mar né di me! Ben valse Marte
7519. a sterminare la genia feroce
7520. dei Lapiti, ed il padre degli Dei
7521. ben concedette all'ira di Diana
7522. Calidone vetusta; or qual delitto
7523. Calidone ed i Lapiti fe' degni
7524. di sì grandi castighi? Ed io che sono
7525. la gran moglie di Giove, io che non volli
7526. nulla lasciar, per nuocergli, intentato
7527. e che feci ricorso a tutti i mezzi,
7528. sono vinta da Enea. Ma, se il mio nume
7529. solo non basta, non avro timore
7530. di richiederne un altro, ovunque sia;
7531. poi che non posso i Superi piegare,
7532. movero l'Acheronte. A me concesso
7533. non e, sia pure, d'impedir ch'Enea
7534. regni nel Lazio, che Lavinia sposa
7535. l'immutabile Fato a lui concede.
7536. Ma bene io posso differir l'evento
7537. e intricarlo d'ostacoli, ben posso
7538. dilaniare dei due re le genti.
7539. Siano genero e suocero congiunti
7540. a tal prezzo dei loro! Avrai per dote,
7541. fanciulla, sangue rutulo e troiano,
7542. e la pronuba tua sara Bellona.
7543. Non la figlia di Cisseo soltanto
7544. diede in luce, sognando una gran face,
7545. Paride e le sue fiamme nuziali;
7546. tale sara per Venere suo figlio:
7547. sara un Paride nuovo, e le sue nozze
7548. funesteranno Pergamo risorta.>>
7549. [GIUNONE E ALLETTO]
7550. Disse, e calò tremenda su la Terra;
7551. e, dall'inferna tenebrosa sede
7552. delle Dive crudeli evocò Alletto,
7553. la Dea funesta che ha nel cuor discordie
7554. e vendette e calunnie e tradimento.
7555. Anche il padre Plutone, anche le sue
7556. tartaree sorelle odian quel mostro,
7557. tanti sono gli aspetti in cui si muta,
7558. tanto son fieri i volti suoi, di tanti
7559. serpenti fosco pullula il suo capo.
7560. Con questi accenti l'istigo Giunone:
7561. <<Fa' quest'opra per me, per me soltanto
7562. vergine figliuola della Notte,
7563. sì che infranti non cadano il mio nome
7564. e l'onor mio, sì che non possa Enea
7565. congiungersi per nozze al re Latino
7566. ed occupare l'itale contrade.
7567. Tu puoi armare unanimi fratelli
7568. l'un contro l'altro e sovvertir famiglie
7569. con la discordia, tu scagliar flagelli
7570. e fiaccole funeste entro le case;
7571. mille hai nomi, mille arti di rovina.
7572. Orsu, riscuoti l'animo fecondo.
7573. Rompi gli accordi. Semina dovunque
7574. cause di guerra. La latina prole
7575. armi gridi e domandi, armi brandisca.>>
7576. [LA MADRE INQUIETA]
7577. Infetta di gorgònidi veleni
7578. subito Alletto si calò nel Lazio
7579. su l'alta reggia del signor laurente,
7580. e scese nella tacita dimora
7581. dove Amata era tutta in gran travaglio
7582. e accesa d'ire e di femminei crucci
7583. per le nozze di Turno e per l'arrivo
7584. di quei Troiani. A lei scagliò la Diva
7585. un serpente del cèrulo suo crine
7586. e in seno glielo spinse entro i precòrdii,
7587. sì che dal mostro in gran furor gettata
7588. ella turbasse tutta la dimora.
7589. Tra le vesti serpendo e il molle seno
7590. si svolse quello senza pur toccarla
7591. e insinuo non avvertito in lei
7592. l'anima viperina e la follia;
7593. poi sul collo divenne aureo monile,
7594. divenne benda e le annodò le chiome,
7595. e lùbrico strisciò lungo le membra.
7596. Or, mentre il tocco della prima lue
7597. penetrata col viscido veleno
7598. pervadeva i suoi sensi, e intorno all'ossa
7599. fiamme accendea, ma non ancor l'incendio
7600. si era all'anima appreso in tutto il corpo,
7601. ella dolce parlo, come le madri
7602. hanno per uso, lagrimando a lungo
7603. su quelle nozze della sua figliuola:
7604. <<Dunque agli esuli Teucri, o genitore,
7605. darai sposa Lavinia? E della figlia
7606. tu non senti pieta? Non di te stesso?
7607. Non della madre, che il crudel ladrone
7608. lascera qui se appena soffii il vento,
7609. fuggendo con la vergine sul mare?
7610. Non così dunque il dardano pastore
7611. s'introducea nella città di Sparta
7612. ed Elena ledea condusse a Troia?
7613. Dov'è la sacra tua regal parola?
7614. Dove l'amor dei tuoi? Dove la destra
7615. data sì spesso al consanguineo Turno?
7616. Se si richiede un genero straniero
7617. per i Latini, e tu vuoi questo, e a questo
7618. col suo cenno ti astringe il padre Fauno,
7619. ogni terra ch'e libera e disgiunta
7620. dal nostro regno e una straniera terra,
7621. e questo, penso, intendono gli Dei.
7622. E, se alla prima origine risali
7623. della sua stirpe, sono padri a Turno
7624. Inaco e Acrìsio e la natìa Micène.>>
7625. [LA MADRE FOLLE]
7626. Con queste voci ella tento Latino;
7627. ma come vide ch'egli stava immoto,
7628. come flui nei visceri profondi
7629. quel veleno del serpe furiale
7630. e in tutti i membri giu le si diffuse
7631. allora sì la misera, invasata
7632. e sconvolta da spettri spaventosi
7633. a infuriar per la città si diede.
7634. Come quando una trottola, rotando
7635. sotto gli obliqui colpi della sferza,
7636. mentre i fanciulli in largo cerchio intenti
7637. la spingono per vasti atrii all'intorno
7638. e lanciata dal cuoio in mille giri,
7639. e le stan sopra, ignari, i più piccini
7640. maravigliati al rotear del bosso
7641. cui le sferzate aggiungono vigore;
7642. per le città, per aspri luoghi incolti
7643. ella andava così furoreggiando.
7644. Anzi, fingendo bàcchici fervori,
7645. si abbandonò con più nefando eccesso
7646. a più grandi follie; volò nei boschi
7647. e nascose la figlia in monti ombrosi
7648. per impedire, o differire almeno,
7649. le nozze ai Teucri. <<Evoè, Bacco!>> urlava,
7650. e gridava che degno eri tu solo
7651. della fanciulla, che per te soltanto
7652. il flessibile tirso ella impugnava,
7653. solo per te moveva a cerchio in danza,
7654. per te cresceva le prolisse chiome.
7655. Volò la Fama, ed uno stesso ardore
7656. trasse le madri, dalle Furie accese,
7657. a cercar tutte insieme altre dimore.
7658. Ed ecco, abbandonarono le case,
7659. diedero al vento gli bmeri e le chiome,
7660. empirono di tremuli ululati
7661. l'aëre e cinte di ferine pelli
7662. impugnarono verghe pampinose.
7663. Ella alzo forsennata in mezzo a loro
7664. una fiaccola ardente, e intorno intorno
7665. rigirando sanguigni occhi inneggiava
7666. alle nozze di Turno e della figlia;
7667. e d'un tratto urlo torva: <<Olà, sentite,
7668. dovunque siate, madri dei Latini.
7669. Se resta nelle vostre anime pie
7670. un po' d'amor per l'infelice Amata
7671. se il diritto materno il cuor vi punge
7672. sciogliete i crini, e celebriamo un'orgia.>>
7673. Tale Alletto, per selve e per deserte
7674. plaghe di fiere, d'ogni parte urgeva
7675. la regina coi pungoli di Bacco.
7676. [ALLETTO PRESSO TURNO]
7677. E quando assai le parvero acuiti
7678. quei furor primi, e tutti già sconvolti
7679. i disegni e la reggia di Latino,
7680. la bieca Dea con fosco vol discese
7681. nella città del Rutulo superbo
7682. che (com'è fama) Dànäe, gettata
7683. su la riva da venti impetüosi,
7684. già fondo con coloni acrisionèi.
7685. Àrdëa gli avi dissero quel luogo,
7686. e ancor Ardea serba il suo gran nome,
7687. ma la sua gloria non è più. Qui Turno
7688. nell'eccelsa dimora, a mezzo il sonno,
7689. tra le notturne tenebre posava.
7690. Depose Alletto il suo sinistro volto
7691. e le membra di Furia, e si converse
7692. in sembianze senili; aro di rughe
7693. l'oscura fronte, in una benda avvolse
7694. le chiome bianche e v'intreccio l'ulivo,
7695. e fu l'annosa Calibe, custode
7696. del tempio di Giunone. In tale aspetto
7697. sorse dinnanzi al giovine e gli disse:
7698. <<Turno, e vorrai che tanto tuo travaglio
7699. sia stato invano, e che il tuo scettro vada
7700. a coloni Dardanidi? Latino
7701. ti rifiuta le nozze e quella dote
7702. che col sangue chiedesti. Uno straniero
7703. come erede del regno ora si chiama.
7704. Or va', così deriso; offriti a ingrati
7705. rischi; va', prostra le tirrenie schiere
7706. e fa' sicuro con la pace il Lazio!
7707. Sì, questo la Saturnia onnipotente
7708. mi comando ch'io ti dicessi aperto
7709. mentre tu giaci nella queta notte.
7710. Animo! Fa' che si armino e che in armi
7711. fuor delle porte muovano gli eroi.
7712. Da' fuoco ai Frigi e alle dipinte navi
7713. ehe sul vostro bel fiume han preso stanza.
7714. Alto poter di Dei te lo comanda.
7715. Anehe Latino, se non da promessa
7716. di eelebrar le pattuite nozze,
7717. a prova alfin conosca Turno in guerra.>>
7718. [L'IRA DI ALLETTO]
7719. Ma il giovine schernì la profetessa
7720. e replicò <<Non mi sfuggì la nuova,
7721. come tu pensi, di codesta flotta
7722. che nell'acque del Tevere s'intruse.
7723. Ma non contarmi paurose fole;
7724. Giunone non è immemore di noi.
7725. E vecchiezza cadente ed insensata
7726. quella che invano ti travaglia, o madre
7727. e tra l'armi dei re eon falsa téma
7728. gioeo si fa dei vaticinii tuoi.
7729. Tu bada a custodire i simulacri
7730. ed i templi dei Numi; e guerra e pace
7731. facciano quelli a cui la guerra spetta.>>
7732. Alletto a questo dire arse di sdegno;
7733. e a Turno corse, mentre ancor parlava
7734. un improvviso tremito le membra
7735. e gli occhi irrigidirono: con tanti
7736. serpi d'un tratto sibilo l'Erinni,
7737. sì terribile in volto ella gli apparve.
7738. E quella, rigirando occhi di fiamma
7739. gli tronco la parola, alti sul crine
7740. due serpi dirizzo, schiocco la sferza
7741. e aggiunse furtbonda: <<Ecco, son io
7742. quella cadente onde si prende giuoco
7743. qui tra l'armi dei re con falsa téma
7744. la vecchiezza insensata! Eccomi! Guarda!
7745. Dalla dimora delle Erinni io vengo
7746. e nella mano porto guerra e morte.>>
7747. Disse, e scagliò sul giovine una face
7748. e dentro il cuore gli cacciò la fiamma
7749. che fumigava di funèrea luce.
7750. Allora un indicibile spavento
7751. gli ruppe il sonno e un gran sudor dal corpo
7752. fuor gli si effuse e gl'inondò le membra.
7753. Forsennato fremendo armi egli chiese,
7754. armi cercò nel letto e per la reggia:
7755. inferociva in lui voglia di ferro
7756. e scellerata frenesìa di guerra,
7757. ma più lo sdegno; come quando un fuoco
7758. di stecchi con immenso crepitio
7759. s'ammucchia intorno a un ondeggiante rame
7760. e sussultano l'acque nel bollore;
7761. infuria, dentro, lo scroscio dell'acqua
7762. fumido e con le spume alto sormonta,
7763. indi trabocca; un vapor denso esala.
7764. Ed egli, poi che rotta era la pace
7765. mandò scelti guerrieri al re Latino
7766. e comandò che si corresse all'armi
7767. per salvare l'Italia e per cacciare
7768. dalla terra il nemico: ei sol bastava
7769. contro i Troiani ed i Latini insieme!
7770. Questo egli disse, ed invocò gli Dei;
7771. ed i suoi si eccitavano a vicenda
7772. alle battaglie; tutti li traeva
7773. quel suo raro splendor di giovinezza
7774. e di bellezza, e la regal sua stirpe,
7775. e la sua destra dalle illustri imprese.
7776. [IL CERVO DI SILVIA]
7777. Mentre Turno nei Rutuli accendeva
7778. spirti ardimentosi, Alletto spinse
7779. il volo delle stigie ali sui Teucri.
7780. Qui la Cocìtia vergine, spiato
7781. con astuzia novissima quel luogo
7782. della marina ove il leggiadro Iulo
7783. cacciava fiere in corsa e con agguati,
7784. destò nei cani un subito furore,
7785. col noto odor pungendoli alle nari
7786. per aizzarli dietro un cervo in caccia;
7787. questa dei mali fu la causa prima
7788. e accese anche gli agricoli alla guerra.
7789. Per leggiadria, per grandi corna insigne
7790. era quel cervo ch'avean già rapito
7791. alle poppe materne e avean cresciuto
7792. i figliuoli di Tirro e Tirro stesso,
7793. ch'era pastore dei reali armenti
7794. e guardia delle regie ampie campagne.
7795. Silvia l'avea, la lor sorella, avvezzo
7796. a ubbidire ai suoi cenni, e l'adornava
7797. intrecciando con cura alle sue corna
7798. fresche ghirlande, e pettinava il fiero,
7799. e lo lavava in limpide sorgive.
7800. E quello, mansueto ed uso a mensa
7801. con i padroni, per i boschi errava;
7802. poi da se stesso, ed anche a tarda notte,
7803. pur faceva ritorno al noto asilo.
7804. Lo scovarono in caccia i furibondi
7805. cani di Iulo, mentre assai lontano
7806. or scendea la corrente or temperava
7807. sui verdeggianti margini l'arsura.
7808. E allora Ascanio, cupido di lode,
7809. gli avvento dal ricurvo arco di corno
7810. una saetta, e un Dio guidò la mano
7811. che non fallisse; con ronzìo sonoro
7812. tra il fianco e il ventre lo passò lo strale.
7813. Ed allora il quadrupede ferito
7814. all'usata dimora in fuga volse,
7815. gemendo si caccio nel suo presepe
7816. e sanguinando e come uno che implora
7817. tutta la casa empì del suo lamento.
7818. Prima Silvia l'intese, e con le palme
7819. si percoteva, ed invocò soccorso,
7820. a sé chiamando i duri agricoltori.
7821. Rapidi quelli accorsero (che ascosa
7822. la pestifera Furia era nei boschi),
7823. chi muniti di mazze aduste in cima,
7824. chi di pesanti stipiti nodosi;
7825. di tutto ciò che lor venìa tra mano
7826. l'ira fe' un'arme. Li adunava Tirro,
7827. che, intento prima a fendere con biette
7828. una rovere in quattro, alta or brandiva
7829. con feroce attitudine una scure.
7830. [L'ALLARME CON IL SUONO DEL CORNO]
7831. Dalla vedetta allor, colto il momento,
7832. la Dea feroce ascese in cima al tetto
7833. d'una capanna, e da quell'alto luogo
7834. ella getto l'allarme pastorale
7835. e fe' rombar la sua tartarea voce
7836. dal curvo corno; ne tremo ogni bosco,
7837. ne risonaron le selve profonde,
7838. l'udi lontano il lago di Diana,
7839. l'udi la solforosa onda biancastra
7840. del Nar, l'udiron l'acque del Velino;
7841. e le madri si strinsero sul seno
7842. trepide i figli. E dove allor l'orrenda
7843. buccina risono, rapidi in armi
7844. si accolsero gl'indomiti coloni
7845. ed eruppero fuori anche i Troiani
7846. a soccorso d'Ascanio, in campo aperto.
7847. A schiere si disposero. Non più
7848. con dure mazze o con adusti pali
7849. si gareggiava in rustica tenzone,
7850. ma con ferro a due tagli or si pugnava;
7851. era un'orrida selva irta di spade:
7852. gli acciari balenavano nel sole
7853. ed i lampi ferivano le nubi.
7854. Così, quando nel sorgere del vento
7855. increspato biancheggia il pian del mare,
7856. a poco a poco il pelago si gonfia,
7857. poscia sempre più alte onde solleva
7858. e alfine dal profondo al ciel si scaglia.
7859. Si abbatte quivi nelle file prime
7860. trafitto da una stridula saetta
7861. il giovinetto Almone, il maggior figlio
7862. di Tirro: il colpo gli s'infisse in gola
7863. e col sangue strozzo l'umido varco
7864. della parola e il giovine respiro.
7865. Cadder molti guerrieri a lui d'intorno;
7866. cadde, mentre si offriva a metter pace,
7867. anche il vecchio Galeso: era il più giusto
7868. ed il più ricco negli ausonii campi;
7869. cinque greggie d'agnelli e cinque armenti
7870. facevano ritorno ai suoi presèpi,
7871. ed ei fendea con cento aratri il suolo.
7872. [IL CONGEDO DI ALLETTO]
7873. Con eguale furore in tutti i campi
7874. si combatteva. Così dunque Alletto
7875. adempi le promesse, invermigliando
7876. l'armi di sangue e con le prime stragi
7877. funestando la lotta; e uscì dal Lazio
7878. e via per le celesti aure esultante
7879. disse a Giunone con superba voce:
7880. <<Eccoti accesa in tutti la discordia
7881. e la guerra tremenda. Oh di' che amici
7882. diventino e che stringano alleanze,
7883. or che i Teucri bagnai di sangue ausonio.
7884. E questo ancor farò, se tu lo brami:
7885. nella guerra trarrò con false voci
7886. le città confinanti, in tutti i cuori
7887. accendero la frenesia di guerra,
7888. sì che d'ovunque vengano al soccorso;
7889. armi seminero per tutti i campi!>>
7890. E a lei Giunone: <<Bastano le insidie
7891. ed i terrori; stanno ormai ben salde
7892. le cagioni di guerra: a corpo a corpo
7893. si combatte con l'armi, e già quell'armi
7894. che il caso diede, il primo sangue ha tinte.
7895. Godano quel connubio nuziale
7896. il gran figlio di Venere ed anch'egli
7897. il re Latino! Ma non vuole il Padre,
7898. il reggitore dell'eccelso Olimpo,
7899. che tu libera ancora erri pel cielo.
7900. Or va'! Se qualche impreveduto evento
7901. sopravvenisse, io vi porrò riparo.>>
7902. Questo le disse la Saturnia Dea;
7903. quella alzò l'ali stridule di serpi
7904. e abbandonate le superne altezze
7905. si diresse al Cocìto, alle sue sedi.
7906. V'e una terra laggiu, tra gli alti monti
7907. nel cuore dell'italica contrada,
7908. celebre ovunque: la vallea d'Ampsanto.
7909. D'ambo i lati la serrano le falde
7910. dei monti, fitte di boscaglie oscure,
7911. e fragoroso in mezzo urla un torrente
7912. che si avvolge con vortici agli scogli.
7913. S'aprono quivi un'orrida spelonca
7914. e gli spiragli del fetente Averno;
7915. e un'immensa voragine, per cui
7916. l'Acheronte prorompe, ivi spalanca
7917. le sue fauci pestifere. L'Erinni
7918. quivi s'inabissò, nume odïoso
7919. e liberò di sé la terra e il cielo.
7920. [IL RIFIUTO DEL RE]
7921. Ma dava intanto la saturnia Diva
7922. il compimento all'opera di guerra.
7923. Allor tutta in città, dalla battaglia,
7924. si riverso la turba dei pastori
7925. portando i morti, il giovinetto Almone
7926. e Galeso col volto insanguinato,
7927. e imploravano i Numi, e al re Latino
7928. chiedean vendetta. E v'era Turno, e in mezzo
7929. alle accuse e al furor di quell'eccidio
7930. addoppiava il terrore. Ecco, ai Troiani
7931. si dava il regno! Con la razza frigia
7932. si mescolava la latina stirpe.
7933. E si cacciava lui fuor della reggia!
7934. Ed allor tutti insieme e d'ogni parte,
7935. quanti avevan le donne in preda a Bacco
7936. danzanti a furia per solinghe selve
7937. (tanto il nome d'Amata era potente)
7938. si accolsero con ululi di guerra;
7939. tutti, contro gli auspicii e contro i Fati
7940. e violando ogni voler celeste,
7941. invocavano guerra e tutti a gara
7942. cingevano la reggia di Latino.
7943. Ei come rupe immobile del mare
7944. pur resisteva; come rupe in mezzo
7945. al saliente fragorìo del mare,
7946. che fra l'urto di mille onde latranti
7947. sorge nella sua mole: invano intorno
7948. mugghiano i suoi pinnacoli schiumanti
7949. e sollevate fin dal più profondo
7950. contro il suo fianco van cozzando l'alghe.
7951. Ma, poiché non poteva in alcun modo
7952. resistere al consiglio temerario
7953. e ogni cosa avvenìa secondo il cenno
7954. di Giunone crudele, a lungo i Numi
7955. ei chiamò testimoni e l'aure vane
7956. e gridò: <<Siamo infranti, ahimè, dal Fato!
7957. Siamo travolti, ahime, dalla procella!
7958. Voi sconterete, miseri, tal colpa
7959. col sacrilego sangue. Un duro fato,
7960. Turno, ti aspetta, un funebre castigo.
7961. Tardi con preci invocherai gli Dei!
7962. Che io, per me, son giunto alla mia pace
7963. e sono ormai sul limite del porto;
7964. pur mi si toglie di morir felice.>>
7965. Non disse più; si chiuse entro la reggia
7966. e abbandonò le redini del regno.
7967. [LE PORTE DELLA GUERRA]
7968. Già nell'espèrio Lazio era il costume
7969. che le albane città tennero sacro
7970. e che Roma la grande ancor conserva
7971. quando si appresta a muovere battaglia,
7972. voglia fare luttüosa guerra
7973. contro i popoli geti, arabi, ircàni,
7974. l'Aurora seguir, giungere agl'Indi
7975. e richiedere ai Parti i suoi vessilli.
7976. Son due le porte dette della guerra,
7977. sacre pel culto e pel terror di Marte;
7978. le chiudon cento bronzei serrami
7979. e battenti infrangibili di ferro,
7980. e Giano assiso vigila le soglie.
7981. Or il console stesso, allor che i padri
7982. han decretato unanimi la guerra,
7983. fregiato della trabea quirinale
7984. e con la toga all'uso dei Gabini
7985. dischiude quegli striduli battenti
7986. e proclama la guerra: eco gli fanno
7987. tutti allora i guerrieri, e i bronzei corni
7988. squillano insieme il lor consenso roco.
7989. Si voleva anche allor che con tal rito
7990. sfidasse il re gli Eneadi alla guerra
7991. e disserrasse quelle tristi porte.
7992. Ma il re non le toccò. Volse le spalle
7993. per evitar l'infausto ministerio
7994. ed in una segreta ombra si chiuse.
7995. E allora la regina degli Dei
7996. scese dal Cielo e con la propria mano
7997. spinse ella stessa le indugianti porte;
7998. ella girò sui cardini, ella infranse
7999. i ferrei battenti della guerra.
8000. [LE ARMI]
8001. Arde l'Ausonia, or or tranquilla e in pace;
8002. e chi s' addestra a guerreggiar pedone
8003. chi tra nembi di polvere galoppa
8004. alto a cavallo; tutti cercan l'armi.
8005. Altri con pingue sugna aste ed usberghi
8006. fa levigati e lucidi, e alla cote
8007. sottopone le scuri; e gran diletto
8008. reggere insegne, squilli udir di trombe.
8009. Anzi, cinque città fra le maggiori
8010. foggiano su le incùdi armi novelle:
8011. la forte Atina, Tivoli superba,
8012. Ardea, Crustumerio e la munita
8013. di torri Antemna; e chi fa curvi elmetti
8014. graticci di salice per scudi,
8015. ed altri foggia bronzee corazze
8016. nell'argento duttile martella
8017. lisce gambiere. Tutto qui s'e vòlto
8018. ogni vanto di vomeri e di falci,
8019. ogni amore di aratri; e le fornaci
8020. dan tempre nuove alle paterne spade.
8021. La fanfara di guerra, ecco, risuona,
8022. e la tessera già di mano in mano
8023. con la parola d'ordine trascorre.
8024. Questi a gran furia da di piglio all'elmo
8025. e quegli aggioga i fervidi cavalli;
8026. altri veste lo scudo e la lorìca
8027. di fili d'oro triplici intessuta
8028. e cinge al fianco la sua bronzea spada.
8029. [GLI EROI]
8030. Or l'Elicona apritemi, or cantate
8031. quali principi, o Dee, scesero in campo
8032. e quali schiere vennero con loro;
8033. di quali eroi già l'alma terra ausonia
8034. fioriva, di quali armi essa avvampò.
8035. Ben voi lo ricordate e ben potete
8036. ricantarlo, o divine; a noi ne giunse
8037. appena una leggiera aura di fama.
8038. [MEZENZIO E LAUSO]
8039. Primo traeva le sue genti in guerra
8040. dalle spiagge tirrenie il violento
8041. dispregiatore degli Dei Mezenzio.
8042. Il figlio Lauso accanto a lui (nessuno,
8043. tranne Turno laurente, era più bello),
8044. Lauso, gran cavaliere e cacciatore,
8045. guidava invan dalla città di Agilla
8046. mille guerrieri; e bene ei meritava
8047. d'aver sorte miglior nel patrio regno
8048. e di non esser figlio di Mezenzio.
8049. [AVENTINO]
8050. Dopo costoro, su l'erboso piano
8051. sfoggiava il cocchio d'una palma adorno
8052. e i suoi vittorïosi corridori
8053. il bel figliuolo d'Ercole, Aventino;
8054. e su lo scudo avea, paterna insegna,
8055. l'idra recinta dei suoi cento serpi.
8056. L'aveva dato con furtivo parto
8057. alla luce del sol, nelle foreste
8058. dell'Aventino, Rea sacerdotessa
8059. (donna congiunta a un Dio) quando il Tirinzio
8060. vittorïoso, ucciso Gerïone,
8061. giunse nei campi italici ed asterse
8062. le vacche ibere nel tirrenio fiume.
8063. Impugnavano i suoi per la battaglia
8064. pili e acuti pugnali e ben tornite
8065. daghe e spiedi sabelli. Ed egli, a piedi,
8066. ravvolto in un gran vello di leone
8067. sì che l'ispide setole ed i bianchi
8068. denti gli ricoprivano la testa,
8069. così vestito dell'erculeo manto
8070. terribile avanzo verso la reggia.
8071. [CATILLO E CORA]
8072. Lasciaron poi le tiburtine mura,
8073. cui die nome Tiburte a lor germano,
8074. i fratelli Catillo e il rude Cora,
8075. giovini argivi, e nelle file prime
8076. veniano innanzi tra gran folto d'armi
8077. simili a due nubigeni centauri
8078. quando dall'alto vertice nivale
8079. dell'Omole o dell'Otri in corsa scendono:
8080. apresi la foresta al lor passaggio
8081. e con vasto scroscio cedon gli arbusti.
8082. [CèCULO]
8083. E v'era il fondatore di Preneste
8084. Cèculo, il re che in ogni età fu detto
8085. figlio a Vulcano, tra silvestri greggie
8086. nato ed esposto sopra i sacri fuochi.
8087. Lo seguiva una lunga agreste schiera:
8088. quei dell'alta Preneste e quei dei campi
8089. di Giunone Gabina, e gli abitanti
8090. del gelido Aniene e delle vette
8091. Erniche rugiadose di ruscelli;
8092. quei che pasceva l'opulenta Anagni,
8093. quei che nutrivi tu, padre Amaseno.
8094. Non avevano tutti armi né scudi
8095. né carri risonanti; una gran parte
8096. lanciava palle livide di piombo,
8097. brandivan gli altri in man due giavellotti;
8098. copriano il capo con galèri fulvi
8099. di pelliccia di lupo; avevan nudo
8100. il pie sinistro e chiuso aveano il destro
8101. in un calzare ruvido di cuoio.
8102. [MESSàPO]
8103. Anche Messapo figlio di Nettuno,
8104. domator di cavalli, ancor col fuoco
8105. né ancor col ferro da nessun domato,
8106. mosse all'armi i suoi popoli, da tempo
8107. oziosi e disusi dalla guerra,
8108. e riprese la spada. Erano questi
8109. i Fescennini eroi, gli Equi Falischi,
8110. quei che abitavan sul Soratte eccelso,
8111. nel suol Flavinio, sopra il lago e il monte
8112. Cimino, nelle selve di Capena.
8113. Procedevano in file allineate
8114. inneggiando al lor re, come talvolta
8115. candidi cigni nel sereno cielo
8116. metton, tornando dalla lor pastura,
8117. pei lunghi colli un canto armonïoso:
8118. tutto il fiume ne suona e intorno
8119. intorno ne rïecheggia l'àsia palude.
8120. Era una moltitudine sì grande
8121. che non parevan ferrëe falangi,
8122. ma una nuvola stridula d'uccelli
8123. cacciata giu, dall'alto mar, sul lido.
8124. [CLàUSO]
8125. Ed ecco Clauso, del sabino sangue
8126. prisco, guidare il numeroso stuolo
8127. (simile ei pure a numeroso stuolo)
8128. onde vennero e crebbero nel Lazio,
8129. da che Roma ai Sabini in parte venne
8130. la tribu Claudia e poi la Claudia gente.
8131. Un'immensa coorte d'Amiterno
8132. e i vetusti Quiriti eran con lui;
8133. lo stuol d'Eretro e di Mutusca, ricca
8134. d'ulivi; quelli che tenean Nomento,
8135. i Rosolani campi del Velino,
8136. Monte Severo, Tetrica rupestre,
8137. e Foruli e Casperia e il fiume Imella;
8138. quei che beveano il Tevere ed il Farfa,
8139. quelli mandati dalla fresca Norcia,
8140. le schiere d'Orte, i popoli Latini,
8141. quei che l'Allia solcava, infausto nome:
8142. quante nel mar di Libia onde si volgono
8143. allorche nell'inverno in mar declina
8144. procelloso Orione, o quante spighe
8145. si arroventano dense al sol d'estate
8146. in riva all'Ermo o nelle fulve piane
8147. del licio suol; sonavano gli scudi,
8148. tremava scossa al calpestìo la terra.
8149. [ALèSO]
8150. Seguìa, reggendo i corridor dal cocchio,
8151. Alèso agamennonide, nemico
8152. del teucro nome, che adduceva a Turno
8153. molti feroci popoli: i coloni
8154. che rompevano il massico terreno
8155. lieto di vigne; quei che avean mandati
8156. giu dall'alte colline i padri Aurunci
8157. e le prossime piane Sidicìne,
8158. e i venuti da Cale, e gli abitanti
8159. del guadoso Volturno, ed anche i rozzi
8160. Saticulani e una falange d'Osci.
8161. Aclidi levigate avean per armi,
8162. munite d'un flessibile flagello;
8163. avean protetta la sinistra mano
8164. da uno scudo leggiero e aveano spade
8165. foggiate a falce per pugnar da presso.
8166. [ÈBALO]
8167. Né di te taceranno ora i miei canti,
8168. Ebalo, che una ninfa del Sebèto
8169. generava a Telon quando, già vecchio,
8170. teneva Capri e le Telèboe genti.
8171. Non pago il figlio dei paterni campi,
8172. già fin d'allora con più largo impero
8173. dominava i Serrasti e le campagne
8174. che il Samo riga e il suolo di Celenna
8175. e i popoli di Batulo e di Rufra
8176. ed i coloni che dall'alto guarda
8177. la pomifera Abella. Avean costume
8178. di lanciare teutoniche catèie,
8179. e cortecce da sugheri divelte
8180. avean sul capo; risplendean di bronzo
8181. l'armi, di bronzo risplendean gli scudi.
8182. [UFENTE]
8183. Ed anche te mandava in guerra, Ufente
8184. l'alpestre Nersa, te per fama illustre
8185. e per vittorie; era selvaggia e avvezza
8186. a cacciar per le macchie ed a solcare
8187. duro terren l'equicola tua gente.
8188. In armi lavoravano la terra
8189. e amavano far prede ognor novelle
8190. e vivere soltanto di rapina.
8191. [UMBRONE]
8192. E venne pur dalla marruvia gente
8193. inviato d'Archippo, un sacerdote
8194. con l'elmo adorno di fecondo ulivo:
8195. il fortissimo Umbrone. Egli soleva
8196. con formule e con gesti addormentare
8197. vipere e bisce dall'infetto fiato,
8198. e con l'arte blandiva i lor furori,
8199. medicava con l'arte i loro morsi.
8200. E pur non valse a medicarsi il colpo
8201. della lancia dardania; alla ferita
8202. non valsero i sonniferi suoi canti
8203. e l'erbe cvlte per i marsi monti.
8204. Te le foreste piansero d'Angìzia,
8205. te il Fucino dall'onde cristalline,
8206. te i laghi tuoi con le lor limpide acque.
8207. [VIRBIO]
8208. E veniva alla guerra anche il figliuolo
8209. bellissimo d'Ippolito, I'insigne
8210. Virbio, mandato dalla madre Aricia
8211. che cresciuto l'avea nelle foreste
8212. d'Egeria, presso l'umida riviera
8213. dov'è la pingue e mite ara a Diana.
8214. Narra la Fama: come fu per l'arti
8215. della matrigna Ippolito travolto
8216. dai suoi propri cavalli infuriati
8217. e col sangue scontò l'ira paterna,
8218. egli torno sotto l'eteree stelle
8219. e sotto le superne aure del cielo,
8220. dall'amor di Diana e con peònie
8221. erbe evocato. Allor l'onnipotente
8222. Padre, sdegnato che un mortale uscisse
8223. dall'ombre inferne al lume della Vita,
8224. precipito col fulmine celeste
8225. nell'onde stigie l'apollineo figlio
8226. inventor di quel filtro e di quell'arte.
8227. Ma l'alma Trivia Ippolito nascose
8228. in recessi reconditi, lo chiuse
8229. nelle campagne della ninfa Egèria,
8230. sì che nei boschi italici solingo
8231. trascorresse la vita ignoto a tutti
8232. e con nome novello ei Virbio fosse.
8233. Per ciò lontani dalla selva sacra
8234. di Diana e dal tempio or son tenuti
8235. i cavalli cornipedi, che al lido
8236. rovesciarono il giovine e il suo carro
8237. impauriti dai marini mostri.
8238. Ma non di meno il figlio esercitava
8239. per verdi piani i fervidi cavalli
8240. e sul cocchio accorrea verso la guerra.
8241. [TURNO]
8242. E in mezzo ai primi si avanzava Turno
8243. con l'arme in pugno, maestoso eroe
8244. che sovrastava i suoi di tutto il capo.
8245. Aveva l'alta gàlëa chiomata
8246. d'una tripla criniera, e vi spiccava
8247. una Chimèra che dall'ampie fauci
8248. spirava fuochi pari ai fuochi etnèi,
8249. tanto più furïosa e minacciante
8250. col sinistro baglior, quanto più truci
8251. di sangue sparso inferocian le pugne.
8252. Ma nell'oro del clìpëo lucente
8253. lo si vedeva, con già lunghe corna
8254. e già irta di pelo e già giovenca
8255. (alto soggetto!), ed Argo suo custode
8256. e Inaco nell'atto di versare
8257. fuori dall'anfora acque fluviali.
8258. Lo seguiva una nuvola di fanti,
8259. e folte eran le schiere clipeate
8260. in ogni campo. Eran le genti argive,
8261. gli armati Aurunci, i Rutuli, gli antichi
8262. Siculi, le falangi dei Sacrani,(Ardea=sacra Cibéle)
8263. i Labicani dai dipinti scudi;
8264. quelli che aravan, Tevere, i tuoi balzi
8265. e la riviera sacra del Numìco;
8266. quei che fendean col vomere le alture
8267. rùtule e le pendici del Circèo;
8268. quelli di cui Giove Ànxuro reggeva
8269. provvido i campi, quelli di Ferònia
8270. lieta di sacri verdeggianti boschi;
8271. quelli del suolo ove si stende cupa
8272. la palude di Satura, e del suolo
8273. ove in valli profonde il fresco Ufente
8274. si apre il cammino per versarsi in mare.
8275. [CAMILLA]
8276. E dopo questi si avanzo Camilla,
8277. vergine armata della volsca gente
8278. che guidava uno stuol di cavalieri
8279. in folte schiere fulgide di bronzo.
8280. Non ai cestelli e al fuso di Minerva
8281. ella avvezzo le sue femminee mani
8282. ma, benché donna, alle feroci mischie
8283. e a superare i turbini nel corso.
8284. Ben potea sorvolare a fior dell'erbe
8285. una mèsse non tocca dalla falce,
8286. senza offender col piè le molli ariste;
8287. ben potea far cammino in mezzo al mare
8288. a fior dei flutti tumidi sospesa,
8289. senza tinger nell'onda il piè veloce
8290. L'ammiravano i giovini latini
8291. accorrendo dai campi e dalle case;
8292. l'ammirava la turba delle madri
8293. con bocche aperte ed animi sospesi
8294. vedendola avanzar: come il regale
8295. ornamento purpurëo velava
8296. gli omeri suoi, come la fibbia d'oro
8297. raccoglieva in un nodo i suoi capelli,
8298. come portava la farètra licia
8299. e il cuspidato mirto pastorale. 1191
8300. LIBRO VIII
8301. [MESSAGGIO A DIOMÈDE]
8302. Poiché su l' alta rocca di Laurento
8303. Turno inalzò l'insegna della guerra
8304. e squillarono i corni in rauco suono,
8305. poich' egli spinse i fervidi cavalli
8306. ed in armi si mosse, arsero i cuori,
8307. e tutto il Lazio in trèpido tumulto
8308. s'accolse in armi, e infuriò nell'ira
8309. la fiera gioventù. Primi fra i duci
8310. d'ogni parte raccolsero alleati
8311. lo spregiatore degli Dei Mezènzio
8312. ed Ufente e Messàpo. e tutti intorno
8313. fecero vuoti di coloni i campi.
8314. E fu frattanto Vènulo inviato
8315. alla città del Grande Diomède,
8316. a chiedergli soccorso e ad annunziargli
8317. che guerrieri troiani eran nel Lazio.
8318. v'era approdato Enea, qui trasferendo
8319. i suoi vinti Penati, e proclamava
8320. che qui re lo voleva il suo destino;
8321. già molte genti s'erano congiunte
8322. col guerriero dardànide, e il suo nome
8323. sempre più si spandea per tutto il Lazio.
8324. A che con tali inizii egli mirasse,
8325. quale conquista, s' era a lui propizia
8326. la sua Fortuna, egli chiedesse all'armi,
8327. doveva a Diomède essere chiaro
8328. più che non al re Turno o al re Latino.
8329. [IL DIO TIBERINO]
8330. Così ardea tutto il Lazio. E il teucro eroe
8331. ondeggiava pensoso in gran tempesta
8332. ed inquieto riv olgea ]a mente
8333. or a questo consiglio ed ora a que]lo,
8334. tutto in ogni sua parte esaminando :
8335. come in vaso di bronzo il tremolante
8336. specchio dell'acqua, se è dal sol percosso
8337. dalla chiara imagine lunare,
8338. balena qui e là per ogni parte,
8339. ed all'alto si volge e nel soffitto
8340. i dorati riquadri alfin dardeggia.
8341. Ed una notte, mentre in ogni terra
8342. tutti, uccelli e quadrupedi, i viventi
8343. giaceano stanchi in placido sopore,
8344. turbato in cuor da quella trista guerra
8345. giacque presso la riva il padre Enea,
8346. e sotto l' arco gelido del cielo
8347. concedette alle membra un tardo sonno.
8348. E allor dinnanzi gli appari l' antico
8349. Nume del luogo, il Tiberino Dio,
8350. balzato su, tra le popùlee fronde,
8351. dall' amena corrente; era velato
8352. d'un tessuto sottil color dell'acqua
8353. e canne ombrose gli cingeano il crine;
8354. e così gli parlò per confortarlo :
8355. <<O progenie di Dei, che ci riporti
8356. di tra i nemici la città di Troia
8357. e che in eterno pèrgamo ci serbi,
8358. aspettato nel laurente suolo
8359. e nei campi latini, è qui la tua
8360. sede sicura, sono qui (rimani!)
8361. i sicuri Penati. E non temere
8362. le minacce di guerra: è ormai svanito
8363. ogni fervor di còllere divine.
8364. E perché tu non pensi ad ombre vane
8365. suscitate dal sonno, ora qui presso
8366. tu troverai tra gli elci della riva
8367. giacente al suolo una gran scrofa bianca
8368. con trenta nati intorno alle sue poppe,
8369. com' essa bianchi: sarà questo il luogo
8370. della vostra città, qui troverete
8371. pace sicura dai travagli vostri.
8372. lndi uscirà, dopo trent' anni, Ascanio
8373. a fondar dell'illustre Alba le mura.
8374. Sicurissimi eventi io presagisco.
8375. Or con brevi parole (odimi attento)
8376. io qui t'insegnerò come tu possa
8377. vittorioso compiere l'impresa.
8378. Genti scese dall' àrcade Pallante,
8379. che seguirono Evandro e i suoi vessilli,
8380. scelsero la lor sede in questi luoghi
8381. e una città fondarono sul monte
8382. che, dal nome del loro avo Pallante,
8383. dissero P allantèo. Continua guerra
8384. hanno costor con le latine genti;
8385. prèndili come soci alla tua guerra
8386. e collegati a loro. lo su pel fiume
8387. dritto ti condurrò lungo le rive
8388. sì che lieve ti sia, spinto dai remi,
8389. vincere la corrente. Orsù, figliuolo
8390. di Venere! Tramontano le stelle,
8391. e tu secondo il rito alza a Giunone
8392. le tue preghiere, e supplice con voti
8393. vinci le sue minacce e i suoi disdegni.
8394. Poi me, vittorioso, onorerai.
8395. Son io l'azzurro Tevere, più grato
8396. d'ogni altro al cielo, che col vasto gorgo,
8397. vedi, sfioro le ripe e vo solcando
8398. pingui campagne. E qui la mia gran casa,
8399. ma fra città sublimi esce il mio fonte.)>
8400. [LA SCROFA BIANCA]
8401. Ciò detto, il fiume si celò nel vasto
8402. gùrgite, dentro l'àlvëo profondo;
8403. Enea balzò dal sonno e dalla notte.
8404. Sorse, e guardando alla nascente luce
8405. del sole etèrio piamente attinse
8406. col cavo delle palme acque dal fiume
8407. ed al cielo inalzò queste preghiere:
8408. <<Ninfe, Ninfe laurenti onde ha l'inizio
8409. ogni sorgiva, e tu con l'onde sacre,
8410. Tevere padre, ricevete Enea
8411. e stornate da lui tutti i perigli.
8412. Qualunque sia la fonte ove il tuo gorgo
8413. si accoglie e il suolo onde sì bella erompi,
8414. te ch'hai pietà delle sciagure nostre
8415. io sempre onorerò, sempre con doni
8416. esalterò, cornigera corrente
8417. che sei dell'acque espèridi regina.
8418. Assistimi, sol questo io ti domando,
8419. e più sicura fammi la promessa.))
8420. Così pregava, e dalla flotta scelse
8421. due navi, le fornì del lor remeggio
8422. e armò i compagni. Ed ecco (repentino
8423. ed a veder mirabile portento)
8424. candida nella selva, coi suoi nati
8425. com' essa bianchi, su la verde ripa
8426. essi adagiata videro una scrofa.
8427. E a te sacrificando il padre Enea,
8428. a te, Giunone massima, l'offerse
8429. e insiem coi nati l'immolò su l' ara.
8430. [A RITROSO DEL FIUME]
8431. Il Tevere per tutta quella notte
8432. abbonacciò, la tumida corrente
8433. e a ritroso fluì con tacite acque,
8434. così che al pari di tranquillo stagno
8435. e di queta palude adeguò l'onde
8436. per non opporre alcun contrasto ai remi.
8437. lntrapresero quelli il lor viaggio
8438. solleciti, con cantici festosi;
8439. correan su l'acque gli spalmati abeti;
8440. l'onde stupian, stupian sorpresi i boschi
8441. dell' armi che splendevano lontano
8442. e del passar delle dipinte navi.
8443. Quelli si affaticarono sui remi
8444. la notte e il giorno; risalian le lunghe
8445. curve, celati dalle piante ombrose,
8446. fendendo con la prua le verdi selve
8447. riflesse nelle lisce acque del fiume.
8448. Già il sole fiammeggiava alto nel cielo
8449. quando lontano scòrsero una rocca
8450. e una cinta di mura e sparse case;
8451. la potenza romana ora le inalza
8452. fino alle stelle, ma in quei di lontani
8453. erano il regno povero di Evandro.
8454. lvi i Troian volsero le prore
8455. e si appressaron rapidi alle mura.
8456. [PALLANTE]
8457. Celebrava il re àrcade quel giorno
8458. nel sacro bosco fuori delle mura
8459. riti solenni al grande Anfitrionìde
8460. ed ai Celesti. Il figlio suo Pallante
8461. e i primi duci e il piccolo senato
8462. erano intorno ed effondeano incensi :
8463. fumava il sangue tiepido su l'ara.
8464. Videro l' alte poppe e i naviganti
8465. che reclinati taciti sui remi
8466. si avvicinavan per la selva fonda,
8467. e sbigottiti all'improvvisa vista
8468. balzaron su, lasciarono le mense.
8469. Ma impetüoso lor vietò Pallante
8470. d'interrompere il rito, ed egli solo
8471. volò, brandendo l'armi incontro a quelli;
8472. e da lungi gridò sopra un'altura:
8473. <<Uomini, a che tentate ignote vie?
8474. Dove andate? Chi siete? Onde venite?
8475. Pace o guerra portate?» Il padre Enea
8476. dall' alta poppa allor così rispose
8477. porgendo innanzi con la destra un ramo
8478. di pacifero ulivo: <<Armi troiane
8479. vedi, ostili ai Latini; esuli ancora
8480. essi ci fanno con superba guerra.
8481. Cerchiamo Evandro. Questo riferisci;
8482. di' che son giunti scelti eroi dardànii
8483. per domandargli un'alleanza d'armi.>>
8484. Fu stupito Pallante a sì gran nome
8485. e: <<Chiunque tu sia, sarca>>, rispose;
8486. <<ospite vieni nella nostra casa
8487. a parlare dinnanzi al genitore. »
8488. Poi gli tese la mano e gli trattenne
8489. la destra a lungo. Ed essi allor dal fiume
8490. mossero e si addentrarono nel bosco.
8491. [ENEA SUPPLICE]
8492. E al re con amichevole parola
8493. così Enea si rivolse: <<Ottimo greco,
8494. a cui la sorte vuol ch'io porga voti
8495. e tenda rami d'infule intrecciati,
8496. non io certo temei perché tu fossi
8497. nato in Arcadia e condottier di Greci
8498. e consanguineo d' ambedue gli Atridi.
8499. Ma coscïenza di valore, santi
8500. vaticinii divini, avi comuni
8501. e la tua fama in tutto il mondo sparsa
8502. teco mi hanno congiunto, a te mi han tratto
8503. volonteroso, per voler dei Fati.
8504. Dàrdano, padre e fondatore primo
8505. d'Ilio, che fu, come tra i Greci è fama,
8506. dall'atlantide Elettra generato,
8507. giunse fra i Teucri, ed era Elettra figlia
8508. di quel massimo Atlante che sorregge
8509. sopra gli òmeri suoi l'arco dei cieli.
8510. Ed è Mercurio il tuo progenitore,
8511. e alla luce lo diè la bella Maia
8512. su Ia gelida vetta del Cillène;
8513. ma, se crediamo a ciò che fu narrato,
8514. Maia è figliuola dello stesso Atlante
8515. che ha su gli òmeri suoi l'arco dei cieli.
8516. In tal modo ambedue le schiatte nostre
8517. diramano da un'unica radice.
8518. Fidando in questo, io non ti volli prima
8519. con astuzia tentare o con messaggi;
8520. me, me stesso, il mio capo a rischio posi
8521. e qui supplice vengo alle tue soglie.
8522. Aspra guerra a noi fanno i Dàunii stessi
8523. che a te fan guerra. Se ci avran respinti,
8524. pensan che nulla più si opponga loro
8525. per soggiogare a sé tutta l'Esperia
8526. e per signoreggiare ambi i suoi mari.
8527. Da me ricevi, a me prometti fede;
8528. muscoli abbiamo e spiriti gagliardi
8529. e una provata gioventù guerriera.>>
8530. [IL RE EVANDRO]
8531. Mentre il troiano eroe così parlava,
8532. Evandro gli occhi gli figgea negli occhi
8533. e nel volto ed in tutta la persona.
8534. Poi senz' altro rispose: <<Oh con qual gioia,
8535. fortissimo troiano, io qui ti accolgo
8536. e ti ravviso! Come ben rammento
8537. le parole, la voce ed il sembiante
8538. del tuo gran padre Anchise! Io mi ricordo
8539. che Priamo, figlio di Laomedonte,
8540. poi ch' ebbe visitato in Salamina
8541. la sua sorella Esione, si spinse
8542. più oltre, nelle fredde àrcadi terre.
8543. La giovinezza mi vestia le gote
8544. del primo fior; miravo i Teucri ed anche
8545. miravo il figlio di Laomedonte;
8546. ma più in alto di tutti andava Anchise,
8547. e in cuor mi ardeva il giovine desìo
8548. di parlar con l' eroe, di unir la destra
8549. con la sua destra. Mi accostai; felice,
8550. guida gli fui nella città fenèa.
8551. Mi diè partendo una farètra adorna,
8552. saette licie, un manto ricamato
8553. di fili d' oro, un paio d' aurei freni
8554. che il mio Pallante or serba. Ecco, è congiunta
8555. teco la destra al patto che tu chiedi:
8556. domani, al primo sorgere del sole,
8557. io vi congederò lieti d'ausilio,
8558. le forze mie vi fornirò. Ma voi,
8559. poi che amici veniste, ora vogliate
8560. celebrare con noi quest' annuo rito
8561. ch'è gran colpa indugiare, ed alla mensa
8562. avvezzatevi ormai con gli alleati.>>
8563. Poi ch'ebbe detto ciò, fece imbandire
8564. le vivande e le pàtere già tolte
8565. e assidere gli eroi su seggi erbosi;
8566. ma, per segno d' onore, accolse Enea
8567. sopra una pelle di leon velloso
8568. nel suo trono di quercia, a se d'accanto.
8569. Allor fàmuli scelti e il sacerdote
8570. dell'altare disposero le carni
8571. rosolate dei tori e gran panieri
8572. ricolmi di focacce, e mescean vino;
8573. ed Enea si cibò coi suoi compagni
8574. del tergo e delle viscere lustrali
8575. d'un immolato gigantesco bue.
8576. [ERCOLE E CACO]
8577. Quando sazia la fame e sodisfatto
8578. fu il bisogno di cibo, Evandro disse:
8579. <<Non una vana superstizïone
8580. immèmore dei nostri antichi Dei
8581. questi riti c'impone e queste sacre
8582. vivande e questo altare a sì gran Nume;
8583. ma li facciamo, ed innoviamo a lui,
8584. ospite teucro, il meritato onore,
8585. perch'egli ci salvò da gran periglio.
8586. Vedi là quella rupe che minaccia
8587. e più lontano quei macigni sparsi;
8588. la caverna del monte ora è deserta
8589. che franaron le rupi in gran ruina.
8590. Quivi, addentrata in cavità profonde
8591. e ai raggi inaccessibile del sole,
8592. fu la caverna ove l'orrendo ceffo
8593. di Caco semiuomo avea dimora;
8594. caldo era il suol di sempre nuove stragi;
8595. lividi di putrèdine alle bieche
8596. porte confitti pendean teschi umani.
8597. Padre di tale mostro era Vulcano,
8598. e gigante incedendo egli spirava
8599. fuor dalla bocca i fùmidi suoi fuochi.
8600. Ma un giorno alfine al desiderio nostro
8601. portò soccorso il giungere del Dio.
8602. Sommo vendicatore Ercole venne,
8603. superbo della morte e delle spoglie
8604. di GeriOn tricòrpore; ei traeva
8605. vittorioso quei suoi grandi buoi,
8606. ed empivano i buoi la valle e il fiume.
8607. Allor Caco, feroce anima folle,
8608. non lasciando delitto o insidia alcuna
8609. inosata o intentata, a lui sottrasse
8610. dagli stallaggi quattro grandi tori
8611. e le quattro più splendide giovenche;
8612. e, perché non restasse orma diritta
8613. di piedi, per la coda egli li trasse;
8614. rovesciando così l' orme dei passi
8615. li celò nello speco tenebroso,
8616. né v'era segno che potesse addurre
8617. chi li cercasse verso la spelonca.
8618. E già l'Anfitrioniade moveva
8619. dagli stallaggi i ben pasciuti armenti
8620. per partirsi di qui; ma in quell'istante
8621. ecco i tori mugghiare, ecco le selve
8622. risonar di lamenti ed echeggiare
8623. d'alto clamor gli abbandonati colli.
8624. Una delle giovenche eco lor fece
8625. mugghiando dall'immenso antro, e deluse,
8626. benché nascosta, lo sperar di Caco.
8627. Allor sì furibondo arse di fiele
8628. il dolor dell' Alcide! lmpugnò l'armi,
8629. brandi la clava tutta nodi e ascese
8630. correndo su la cima alta del monte.
8631. 1 nostri allora per la prima volta
8632. videro Caco trèpido e sgomento;
8633. pronto fuggi più rapido dell'Èuro
8634. verso la grotta; la paura aggiunse
8635. ali ai suoi piedi. Vi si chiuse dentro,
8636. le catene schiantò, fece piombare
8637. un gran macigno, appeso a quel sostegno
8638. temperato dall'arte di Vulcano,
8639. e con la mole barricò la porta.
8640. Ecco, il Tirinzio furibondo giunse
8641. e girò gli occhi or qui or là scrutando
8642. tutti gli accessi e digrignando i denti.
8643. Tre volte egli frugò fervido d'ira
8644. tutto il monte Aventino; invan tre volte
8645. scrollò l'immane masso della soglia;
8646. tre volte, stanco, nella valle giacque.
8647. Si ergea sul dorso dello speco, aguzza
8648. e altissima a veder sopra i macigni
8649. dirotti intorno, una gran rupe, ai nidi
8650. degli uccelli rapaci ottimo asilo.
8651. Or, com' essa pendeva alla sinistra
8652. sua sopra il fiume, egli nel senso avverso
8653. puntò da destra, la scrollò, la svelse
8654. dalle radici, la precipitò;
8655. e al suo precipitare il cielo immenso
8656. rimbombò, sussultarono le rive
8657. ed atterrito retrocesse il fiume.
8658. Discoperchiato apparve allor lo speco,
8659. vasta reggia di Caco, e sino al fondo
8660. vaneggiarono gli antri tenebrosi;
8661. così la Terra, se per forza ignota
8662. si scoscendesse giù, fin nel profondo,
8663. disserrerebbe le infernali sedi,
8664. schiuderebbe le pallide dimore
8665. odiate dai Numi, e noi vedremmo
8666. un infinito bàratro ed al fondo
8667. l'Ombre tremar nell'irrompente luce.
8668. Tale dall' alto lo mirò l' Alcìde
8669. chiuso nell'antro e più che mai ruggente
8670. nell'inatteso sùbito splendore;
8671. lo coperse di dardi, indi, facendo
8672. arme di tutto, l'incalzò con rami
8673. e con grandi macigni. E Caco allora,
8674. non avendo più scampo alla rovina,
8675. vomitò dalle fauci un denso fumo
8676. e (mirabile a dire) empì la casa
8677. d'accecante caligine, togliendo
8678. la vista agli occhi, e vi addensò fumose
8679. e solcate da fiamme ombre notturne.
8680. Non lo sofferse il furioso Alcide;
8681. con un gran salto si gettò nel fuoco
8682. dove più fitte uscivano le fiamme
8683. e l'ardente caligine dell'antro;
8684. Caco agguantò che vomitava incendii
8685. vani nel buio, l' avvinghiò in un nodo,
8686. e sl lo soffocò nella sua stretta
8687. che gli occhi gli scoppiarono e la gola
8688. senza sangue rimase. Ecco, schiantate
8689. le porte e schiusa l'orrida spelonca,
8690. subitamente apparvero alla luce
8691. i buoi sottratti con astuto furto,
8692. e l'informe cadavere fu tratto
8693. fuor per i piedi. Non poteano i nostri
8694. mai saziarsi nel mirar quegli occhi
8695. terribili, la faccia, il vasto petto
8696. irto di velli della semibelva,
8697. e le fauci ove spente eran le fiamme.
8698. Da quel tempo si cèlebrano i riti;
8699. osservaron quel dl volonterosi
8700. i nuovi sacerdoti; e fu Potizio
8701. l'ordinator di quelle ercùlee feste,
8702. e n' è custode la Pinària gente.
8703. Egli nel bosco institul quest' ara
8704. che Massima da noi si dirà sempre,
8705. che sarà sempre Massima. Su, dunque:
8706. in onore di meriti sl grandi,
8707. giovini, inghirlandatevi le chiome,
8708. sollevate le coppe ed invocate,
8709. lieti il vino libando, il Dio comune.>>
8710. Disse; ed il pioppo bicolor, velando
8711. con 1'ombra cara ad Ercole le chiome,
8712. vi s' intrecciò col pèndulo fogliame,
8713. e la pàtera sacra empì le destre.
8714. E tutti allor libarono la mensa
8715. e giocondi invocarono gli Dei.
8716. [L'INNO A ERCOLE]
8717. Ma frattanto, col volgere del cielo,
8718. era prossimo il vèspero, e i ministri
8719. cinti di pelli e in man recando faci
8720. secondo il rito (e primo era un Potìzio)
8721. vennero e rinnovarono il convito,
8722. distribuendo le gradite offerte
8723. della seconda mensa e accumulando
8724. piatti ricolmi su gli altari accesi.
8725. E allora i Sàlii vennero ai lor canti
8726. circondando gli altari e avean le tempie
8727. inghirlandate di popùlee fronde;
8728. eran due cori, l'uno di fanciulli,
8729. l'altro di vecchi, e ritessean nell'inno
8730. la lode delle ercùlee fatiche :
8731. com' ei strozzò con la sua mano i primi
8732. mostri della Matrigna, i due serpenti;
8733. come prostrò città potenti in guerra,
8734. Troia ed Ecàlia, e quanti duri affanni
8735. per volontà della crudel Giunone
8736. sotto il tiranno Euristeo sofferse.
8737. <<O invincibile! Tu con la tua mano
8738. trucidasti i Nubìgeni bimembri
8739. Ileo e Folo, e il crètico portento,
8740. e sotto il monte il gran leon nemèo.
8741. Te paventaron la palude Stigia
8742. e il custode dell'Orco, accovacciato
8743. su l' ossa rOse nel cruento covo;
8744. ma nessun mostro atterri te, neppure
8745. Tifèo che l' armi in te spingea dall'alto,
8746. né ti smarristi quando ti fu sopra
8747. coi mille capi suoi l'idra Lernèa.
8748. Salve, prole certissima di Giove,
8749. nuova gloria del Ciel! Con passo amico
8750. al tuo rito ed a noi scendi benigno.>>
8751. Tali imprese cantavano nell'inno,
8752. e vi aggiunsero ancor l'antro di Caco
8753. fiamme spirante. Sonò tutta al canto
8754. la selva, e l'eco rispondea dai colli.
8755. [L'ANTICHISSIMO LAZIO]
8756. Indi, compiuto quel divino rito,
8757. fecero tutti alla città ritorno.
8758. Andava innanzi, grave d'anni, Evandro;
8759. aveva ai fianchi Enea col suo figliuolo,
8760. e con varii discorsi a lor rendeva
8761. più lieve la fatica del cammino.
8762. Tutto ammirò con mobili occhi Enea,
8763. preso dei luoghi, e desioso e lieto
8764. tutte ascoltava le memorie antiche -
8765. Il fondator della città romana,
8766. Evandro re, diceva: <<In questi luoghi
8767. vissero i Fàuni indigeni e le Ninfe
8768. ed una gente uscita fuor dai duri
8769. tronchi di quercia, senza arti né leggi,
8770. che non sapeva né aggiogar giovenchi
8771. né raccolti adunare e porre in serbo,
8772. ma si nutriva degli arbòrei frutti
8773. e di un vitto durissimo di caccia.
8774. Ma dall' Olimpo etèreo discese
8775. prima Saturno; pròfugo dal regno,
8776. egli fuggiva i fulmini di Giove.
8777. Ed egli, primo, tutti insieme accolse
8778. quegl'indocili popoli dispersi
8779. per le montagne, e diede lor le leggi,
8780. e Lazio nominò questa contrada
8781. ov' ei s' era celato in sicurezza.
8782. Sotto il suo regno fu l' età ch' è detta
8783. età dell'oro. Egli così reggeva
8784. le genti in pace; ma seguiron poscia
8785. una peggiore età più scolorita,
8786. furor di guerra, bramosia di averi.
8787. Ausònii allora vennero e Sicàni,
8788. e allor più volte la saturnia terra
8789. mutò di nome. Vennero re nuovi,
8790. venne il feroce e gigantesco Tebro,
8791. onde noi poscia, itala stirpe, Tebro
8792. chiamammo il fiume, e l' Albula vetusta
8793. perdette il nome prìstino. Cacciato
8794. dalla patria pel mare occidentale,
8795. io fui dalla Fortuna onnipotente
8796. e dai Fati invincibili fermato
8797. su questa terra; m'avean qui condotto
8798. gli alti responsi di Carmenta ninfa,
8799. mia madre, e il Dio che l'inspirava, Apollo.>>
8800. Ei così disse; e procedendo innanzi
8801. mostrò la porta e l'ara che i Romani
8802. chiamano Carmentale, omaggio antico
8803. alla ninfa Carmenta, alla veggente
8804. fatidica, alla prima che predisse
8805. grandi gli Enèadi e Pallantèo famoso.
8806. Poi la gran selva gli mostrò, di cui
8807. fece il guerriero Romolo un Asilo,
8808. e sotto fresca rupe il Lupercale,
8809. così chiamato dal parràsio culto
8810. di Pan licèo. Gli mostrò pure il sacro
8811. bosco Argilèto, ed accennando il luogo
8812. narrò la morte d' Argo ospite suo.
8813. Alla sede Tarpèa poi lo condusse,
8814. al Campidoglio ch' oggi è d'oro, e un tempo
8815. era spinoso di silvestri rovi.
8816. Già fin d'allora un sacro orror del luogo
8817. gli abitanti atterrìa, già fin d'allora
8818. essi temean quella boscosa rupe.
8819. <<In quel bosco>>, diceva, <<in quel frondoso
8820. colle, non so qual Dio, ma un Dio dimora;
8821. Giove in persona gli Àrcadi han creduto
8822. spesso vedervi, quando i nembi addensa
8823. e la sua tempestosa ègida squassa.
8824. E quei due diroccati balüardi
8825. che tu vedi laggiù sono reliquie
8826. e memoria dei nostri avi vetusti:
8827. fondò quella fortezza il padre Giano,
8828. Saturno l'altra; e quella era chiamata
8829. il Gianicolo e questa la Saturnia.»
8830. Così parlando giunsero alla casa
8831. poverella d'Evandro, e in ogni parte
8832. mugghiare armenti essi vedean pel Foro
8833. romano e per le splendide Carine.
8834. Come furono dentro: <<In queste soglie>>,
8835. disse, <<vittorioso Ercole venne;
8836. questa casa lo accolse. Ospite, sappi
8837. dispregiar le ricchezze, imita il Dio
8838. e vieni, a questa povertà benigno.»
8839. E, detto ciò, nell'umile dimora
8840. introdusse l'eroe, lo fe' giacere
8841. sopra un letto di foglie e lo coperse
8842. con la pelliccia d'una libica orsa.
8843. [VENERE E VULCANO]
8844. Cadde la Notte ed abbracciò con fosche
8845. ali la Terra. E Venere, la madre,
8846. atterrita in cuor suo dalle minacce
8847. e dal laurente orribile tumulto,
8848. nel nüziale tàlamo dorato
8849. a Vulcano si volse e gli parlava
8850. con detti accesi di divino amore:
8851. <<Finché con la lor guerra i duci achei
8852. devastarono Pèrgamo e le rocche
8853. destinate dai Fati a ruinare
8854. tra f'iamme ostili, non io mai ti chiesi
8855. per quei miseri aiuto e non un'arma
8856. di quelle che tu sai, che puoi foggiare,
8857. mio sposo dolcissimo, e non volli
8858. senza vantaggio affaticarti all' opre,
8859. io che pure infiniti obblighi avevo
8860. ai Priamidi e che sovente piansi
8861. sul travaglio durissimo di Enea.
8862. Or egli è fermo, per voler di Giove,
8863. nella terra dei Rutuli, ed io stessa
8864. vengo a pregarti: al venerando Nume
8865. armi la madre per il figlio or chiede.
8866. Seppe la figlia di Nerèo, ben seppe
8867. vincere con le lagrime il tuo cuore
8868. la sposa di Titone! Oh quante genti
8869. si raccolgono, vedi, e quante rocche
8870. vanno affilando a porte chiuse il ferro
8871. contro di me, per straziare i miei!>>
8872. Così disse la Diva e, come vide
8873. ch'egli indugiava, con le bianche braccia
8874. in un amplesso tènero lo strinse.
8875. E il Nume, vinto dall' amore antico,
8876. disse: <<Perché tu cerchi di lontano
8877. le tue ragioni? E perché venne meno
8878. la tua fiducia in me? Questo volevi?
8879. Ben potevo anche allora armare i Teucri,
8880. che il Padre onnipotente ed il destino
8881. non negavano ch'Ilio resistesse
8882. e Priamo vivesse altri dieci anni.
8883. Or, se tu ti apparecchi a muover guerra,
8884. e questo brami, quanto zelo io posso
8885. promettere d'usar nell'arte mia,
8886. e tutto quello che foggiar mi è dato
8887. con elettro liquido e con ferro,
8888. quanto valgono i màntici e le fiamme,
8889. farò. Tu cessa, con le tue preghiere,
8890. di dubitare della tua potenza.»
8891. [LA FUCINA DEI CICLÒPI]
8892. Come il primo riposo, a mezzo il corso
8893. dell' alta Notte, l' ebbe tolto al sonno,
8894. (quando la donna che trascina a stento
8895. la vita con le tenui opre e col fuso
8896. sùscita dalle ceneri la bragia
8897. per aggiunger la notte al suo lavoro
8898. ed esercita in lunga opra le ancelle
8899. al chiaror delle fiaccole, serbando
8900. il maritale tàlamo illibato
8901. ed allevando i pargoletti figli);
8902. balzò così dal morbido suo letto
8903. il Dio del fuoco all' opera fabbrile.
8904. Sorge tra il lido siculo e l' eòlia
8905. Lipari un'isola irta di fumanti
8906. scogli, nelle cui viscere profonde
8907. tuonano le caverne e gli antri etnèi
8908. arsi dalle fucine dei Ciclòpi,
8909. e i colpi su le incudini gagliardi
8910. echeggiano con cupo urlo; negli antri
8911. rugghiano immani masse calibèe
8912. e nei forni la fiamma ansa: la casa
8913. è di Vulcano, che Vulcania ha nome.
8914. lvi dall'alto Cielo allor discese
8915. l'lgnipotente. Nella gran caverna
8916. trattavan ferro tre Ciclòpi ignudi:
8917. Stèrope, Bronte e Piracmòn; tra mano
8918. tenean foggiato e già polito in parte
8919. uno dei mille fulmini che il Padre
8920. dalle plaghe del ciel vibra sul mondo:
8921. una parte non era ancor compiuta.
8922. Vi avevano tre raggi di gragnuola
8923. commisti, tre di nuvola piovosa,
8924. tre di rùtilo fuoco e d'austro alato;
8925. ed ora vi aggiungevano i baleni
8926. terrifici e lo schianto e lo spavento
8927. e le fiamme seguaci e le ruine.
8928. S'affrettavano altrove intorno a un cocchio
8929. per Marte e intorno alle volanti ruote
8930. ond'egli muove popoli ed eroi;
8931. e a gara rifinivano con squamme
8932. lucenti d'oro un' ègida, armatura
8933. terrificante di Minerva irata;
8934. v'eran groppi di serpi e, sopra il seno
8935. della Diva, la Gòrgone che ancora
8936. torcea, dal collo dispiccata, gli occhi.
8937. <<Lasciate», egli gridò, <<Ciclòpi etnèi,
8938. e togliete d'intorno ogni lavoro
8939. incominciato; attenti qui. Dobbiamo
8940. armi foggiare per un grande eroe.
8941. Ora forza bisogna, or man veloce,
8942. ora tutta la vostra arte maestra.
8943. Presto, bando agli indugi.» Altro non disse;
8944. quei si accinsero tosto alla fatica
8945. partendola tra loro in modo eguale.
8946. A ruscelli scorrea l' oro ed il bronzo,
8947. si disciogliea nella fornace immensa
8948. il mortifero ferro. Essi, saldando
8949. una su l'altra sette tonde piastre,
8950. foggiavano un gran clipeo che solo
8951. per tutte le latine armi bastasse.
8952. Chi nei ventosi màntici adunava
8953. e cacciàvane l' aria, altri tuffava
8954. nelle vasche lo stridulo metallo:
8955. tutto alle incùdi rintronava l'antro.
8956. Ed essi insieme, a gran forza, in cadenza
8957. levavano le braccia e con tenaci
8958. fòrcipi rivolgean le masse immani.
8959. [L'AUSILIO DI EVANDRO]
8960. Mentre il padre Lemnèo nel suolo eòlio
8961. si affrettava in quest'opere, la luce
8962. e il mattutino canto degli uccelli
8963. sotto il tetto dell'umile dimora
8964. suscitarono Evandro. Il vecchio sorse,
8965. la tunica vesti, calzò alle piante
8966. sàndali etruschi, e lungo il fianco e all'òmero
8967. appese la sua spada tegeèa,
8968. discostando a sinistra il lungo vello
8969. di pantera onde tutto era ravvolto;
8970. varcarono la soglia innanzi a lui,
8971. scortando i passi del signor, due cani.
8972. Mèmore dell'ausilio a lui profferto
8973. e dei lunghi colloqui, ei si diresse
8974. alle stanze dell' ospite troiano
8975. ch'era già sorto; quello avea compagno
8976. il figliuolo Pallante e questo Acate.
8977. S'incontrarono, unirono le destre
8978. e diedero, seduti in mezzo all' atrio,
8979. corso libero alfine ai lor colloqui.
8980. E primo Evandro favellò: <<Supremo
8981. duce dei Teucri (e fin che tu sia vivo
8982. mai non dirò che Troia ed il suo regno
8983. furono vinti), poche forze abbiamo
8984. per tuo soccorso in così vasta guerra;
8985. da una parte ci chiude il fiume etrusco,
8986. i Rutuli ci premono dall’altra
8987. e tutte d’armi intronano le mura.
8988. Pur io penso di unirti in alleanza
8989. popoli molto grandi e accampamenti
8990. folti d'armati che a salvezza nostra
8991. offre un caso impensato; e veramente
8992. invocato dai Fati or qui tu giungi.
8993. Fondata sopra una vetusta roccia,
8994. sorge qui presso la città di Agilla
8995. ove si stabili, sui monti etruschi,
8996. una gente di Lidia illustre in guerra.
8997. Lungo tempo fiori, ma finalmente
8998. la dominò con tirannia feroce
8999. e con lotte crudeli il re Mezènzio.
9000. Dirò le stragi orribili e le infami
9001. gesta di quel tiranno? Alla sua stirpe
9002. sèrbino e a lui la stessa sorte i Numi.
9003. Giunse ad unir cadaveri con vivi,
9004. mani a mani accostando e bocche a bocche,
9005. e così li faceva (odi supplizio!)
9006. colanti di putrèdine morire
9007. di lunga morte nell'abbraccio orrendo.
9008. Ma da ultimo stanchi i cittadini
9009. assalirono il mostro furioso
9010. nella sua reggia, e, trucidati i suoi,
9011. appiccarono il fuoco alla dimora.
9012. Ei, scampando alla strage, in fuga volse
9013. nelle terre dei Rùtuli, e difesa
9014. trovò nelle ospitali armi di Turno.
9015. Quindi in giusto furor si è sollevata
9016. tutta l'Etruria; per la lor vendetta
9017. essi chiedono il re, pronti all'offesa.
9018. Te darò duce a questi mille e mille,
9019. però che dense fremono le navi
9020. su tutto il lido e chiedono battaglia,
9021. ma le trattiene un àugure longèvo
9022. vaticinando: - O gioventù meònia,
9023. fiore e virtù d'antichi eroi, se all'ira
9024. meritamente v' infiammò Mezènzio
9025. e se a guerra vi spinse un giusto sdegno,
9026. non vuole il Fato che un ausònio duce
9027. guidi sì grande popolo. scegliete
9028. uno stranierol - Allor le forze etrusche,
9029. atterrite dal mònito divino,
9030. si accamparon laggiù. T arconte stesso
9031. m'inviò messaggeri e la corona
9032. e lo scettro regale e l'altre insegne,
9033. perch'io nel campo lor mi trasferissi
9034. e prendessi in mia mano il regno etrusco.
9035. Ma la mia tarda gelida vecchiezza
9036. è sfinita dagli anni, e sono lente
9037. le forze mie né valgono all'impresa.
9038. Ben vi avrei esortato il mio figliuolo,
9039. ma egli è nato di sabina madre,
9040. onde, in parte, sua patria è questa terra.
9041. Tu (propizio è il destino agli anni tuoi
9042. e alla tua stirpe, e t'han chiamato i Numi)
9043. t'avanza tu, degl'Itali e dei Teucri
9044. duce. Compagno io ti darò Pallante,
9045. questa speranza mia, questa mia gioia;
9046. ch'egli t'abbia maestro a sostenere
9047. la milizia e le gravi opre di Marte;
9048. ch'ei si adusi a veder la tua prodezza
9049. e fino dai suoi primi anni ti ammiri.
9050. Io gli darò duecento cavalieri
9051. àrcadi, fior di giovinezza; e tanti
9052. te ne darà Pallante in proprio nome.»
9053. [TRE SQUILLI NEL CIELO]
9054. Ei così disse; con lo sguardo a terra
9055. stavano l'Anchisiade e il fido Acate
9056. rivolgendo nell'animo commosso
9057. gravi pensieri, quando Citerèa
9058. diè loro un segno dal sereno cielo;
9059. che un'improvvisa fOlgore tonante
9060. fu vibrata dal ciel; parve che tutto
9061. crollasse intorno e che nel ciel sonasse
9062. lungo uno squillo di tirrènia tromba.
9063. Guardarono: lo squillo alto sonò
9064. un' altra volta e un'altra volta ancora,
9065. e videro armi splendere tra un nembo
9066. in una plaga limpida del cielo
9067. e cozzando sonar nell' aer puro.
9068. Tutti gli altri stupirono nel cuore;
9069. ma il teucro eroe ben riconobbe il suono
9070. e le promesse della madre Dea,
9071. e: <<Ospite, non chiedere>>, egli disse,
9072. <<quali eventi ci annunzi un tal portento:
9073. son io, son io quei che l'Olimpo chiama.
9074. Ben presagì la mia divina Madre
9075. che mi avrebbe mandato un tale annunzio
9076. se la guerra infierisse, e che mi avrebbe
9077. giù recato dal Cielo in mio soccorso
9078. armi foggiate da Vulcano. Ahi quanta
9079. strage sovrasta ai miseri Laurenti!
9080. Quale vendetta avrò di te, Latino!
9081. E quanti scudi tu travolgerai,
9082. Tevere padre, nei tuoi flutti, quanti
9083. elmi, quanti cadaveri d'eroi!
9084. Rompan dunque gli accordi e faccian guerra! >>
9085. Sorse, ciò detto, dal suo alto seggio.
9086. Prima lieto avvivò, su l'are spente
9087. d'Ercole, i fuochi, e come il giorno innanzi
9088. onorò i Lari e gli umili Penati;
9089. ed i Troiani e insiem con loro Evandro
9090. immolarono poi secondo il rito
9091. pecore scelte. Ei di là pronto mosse
9092. verso le navi e verso i suoi compagni.
9093. Scelse dalla lor schiera i più valenti
9094. che dovean seguitarlo in quell'impresa;
9095. gli altri scesero giù senza vogare
9096. lungo corrente, per recare a lulo
9097. le novelle del padre e degli eventi.
9098. Ai Troiani diretti al campo etrusco
9099. furon dati cavalli; e n'ebbe Enea
9100. uno scelto per lui, che aveva il dorso
9101. coperto d'una fulva leonina
9102. pelle dalle splendenti unghie dorate.
9103. [IL PIANTO DI EVANDRO]
9104. Per la piccola terra in un baleno
9105. la novella volò che i cavalieri
9106. si avviavano rapidi alle terre
9107. del re tirrènio. Trepide le madri
9108. addoppiarono i voti: il lor timore
9109. facea parer più prossimo il periglio
9110. e più tremendo il volto della guerra.
9111. Il padre Evandro allor serrò la destra
9112. del suo partente e senza fin piangendo
9113. lungamente la tenne, e gli diceva:
9114. <<Oh, se Giove i trascorsi anni mi desse,
9115. s'io tornassi qual fui sotto Preneste,
9116. quando prostrai la prima schiera ostile
9117. ed arsi vincitor mucchi di scudi,
9118. e di mia mano al Tàrtaro cacciai
9119. Èrulo, a cui Ferònia genitrice
9120. aveva dato, orrendo a dir, tre vite
9121. (tre volte si dovea dargli l'assalto,
9122. tre volte si dovea prostrarlo a morte,
9123. e per tre volte questa man gli tolse
9124. tutte le vite e lo spogliò dell' armi),
9125. or non sarei strappato al dolce amplesso,
9126. mio figliuolo, né Mezènzio avrebbe
9127. questo regno a lui prossimo oltraggiato,
9128. date col ferro tante morti atroci,
9129. orbata la città di tanti eroi.
9130. Ma voi, Celesti, e tu, supremo Giove,
9131. reggitor degli Dei, siate pietosi,
9132. io ve ne prego, all' àrcade sovrano
9133. ed ascoltate i suoi paterni voti.
9134. Se mai la vostra volontà, se il Fato
9135. mi serberanno incòlume P allante,
9136. se per vederlo e per restar con lui
9137. vivere debbo, oh datemi la vita,
9138. ch'io son pronto a durare ogni travaglio.
9139. Ma se qualche indicibile sciagura,
9140. Fortuna, minacci, ora, deh ora
9141. possa io troncare un vivere crudele,
9142. fin ch' è ambiguo il timore e fin che incerta
9143. è la speranza ancor dell'avvenire,
9144. fin che ti tengo ancor tra le mie braccia,
9145. figlio caro, mia sola ultima gioia.
9146. Non mi strazii l'orecchio un tristo annunzio!)>
9147. Queste parole il genitore effuse
9148. nel supremo congedo, e venne meno;
9149. lo portarono i suoi dentro la reggia.
9150. [VERSO IL CAMPO ETRUSCO]
9151. Già schiuse eran le porte, e fuor ne usciva
9152. la cavalcata: era tra i primi Enea
9153. col fido Acate e li seguìano gli altri
9154. duci troiani; in mezzo era Pallante,
9155. splendido nella clàmide e nell'armi,
9156. come quando dall' onde oceanine
9157. leva nel cielo il suo divino volto
9158. e le notturne tènebre disperde
9159. Lucifero, che Venere ha più caro
9160. di tutte l'altre fiammeggianti stelle.
9161. Trèpide le matrone dalle mura
9162. seguìan con gli occhi i ferrëi squadroni
9163. scintillanti fra il nembo polveroso.
9164. Marciarono per macchie essi nell'armi.
9165. dove più breve era la via; d'un tratto
9166. sonò un comando, e in ordine serrato
9167. gli zoccoli percossero la molle
9168. terra in quàdruplo tonfo di galoppo.
9169. Presso il gelido Cere è un' ampia selva
9170. che il culto degli antichi ha reso sacra
9171. per largo tratto; d'ogni parte colli
9172. cupi d' abeti le fan cerchio intorno.
9173. È fama che antichissimi Pelasgi,
9174. che occuparono primi il suol latino,
9175. dedicassero il bosco e un di festiv o
9176. a Silvan, Dio dei campi e degli armenti.
9177. Di là non lungi stavano accampati
9178. i Tirrèni e Tarconte, in forte luogo;
9179. già si vedean dall' alto delle cime
9180. tutte le schiere, ch' erano attendate
9181. nella vasta campagna. A quella parte
9182. si diressero allora il padre Enea
9183. e i suoi scelti guerrieri; e affaticati
9184. le membra ristorarono e i cavalli.
9185. [LE ARMI DI VULCANO]
9186. Venere allora, la splendente Dea,
9187. scese coi doni dall'etèree nubi;
9188. e, visto il figlio in una solitaria
9189. valle, presso le fresche acque, in disparte,
9190. gli comparve dinnanzi e così disse:
9191. <<Eccoti, figlio: son compiuti i doni
9192. che l'arte del mio sposo avea promessi.
9193. Non esitare più! Sfida a battaglia
9194. i superbi Laurenti e il fiero Turno! >>
9195. Citerèa così disse, e l'abbracciava;
9196. ai piedi d'una quercia, a lui dinnanzi,
9197. aveva le raggianti armi deposte.
9198. Lieto del dono e di sì grande onore,
9199. ei non si saziava di guardarle
9200. e ad una ad una tutte le ammirava;
9201. rivolgea su le braccia e tra le manl
9202. la terribile gàlea crestata,
9203. la mortifera spada lampeggiante,
9204. la gran lorica di temprato acciaio,
9205. tutta corrusca di baglior v ermigli
9206. come cèrula nube che si arrossa
9207. dal sol raggiante e splende di lontano,
9208. e le gambiere levigate, d'oro
9209. fino e d'elettro, e l'asta, e dello scudo
9210. tutta l'inenarrabile fattura.
9211. L' Ignipotente, che non era ignaro
9212. dei vaticinii e dell' età venture,
9213. vi avea scolpito l'itale vicende
9214. e i trionfi di Roma, e tutta intera
9215. la discendenza che sarebbe uscita
9216. d' Ascanio e tutte le future guerre.
9217. [ANTICA STORIA DI ROMA]
9218. Avea raffigurato ivi la lupa
9219. fresca di parto, che giacea nel verde
9220. antro di Marte; i pargoli gemelli
9221. scherzavano attaccati alle sue poppe
9222. e suggevano impavidi la madre
9223. mentre volgendo il flessüoso collo
9224. essa andava lambendo or l'uno or l'altro
9225. e con la lingua lor tergea le membra.
9226. Lì presso avea rappresentato Roma
9227. e quel feroce ratto di Sabine
9228. dalla gremita càvea nei grandi
9229. giuochi Circensi, e l'improvvisa guerra
9230. che di nuovo scoppiò tra i Romulidi
9231. e il vecchio Tazio ed i Curiti austeri.
9232. Poi, cessata fra loro ogni contesa,
9233. quegli stessi due re stavano in armi
9234. presso l'ara di Giove e avean tra mano
9235. le pàtere e stringevano alleanza
9236. immolando una scrofa. E non lontano
9237. due quadrighe, lanciate in sensi opposti,
9238. rapide avean dilacerato Metto
9239. (ma tu dovevi tener fede, Albano,
9240. ai giuramenti!), e Tullo per la selva
9241. traeva a furia i brani del fellone,
9242. e cosparsi di sangue eran gli arbusti.
9243. Poi Porsenna ingiungea che si chiamasse
9244. lo scacciato Tarquinio e stringea l'urbe
9245. di vasto assedio; ma gli Enèadi a furia
9246. per la lor libertà correano all'armi;
9247. e stava quello in atto di furore
9248. e di minaccia. perché Cocle ardiva
9249. divellere le tavole del ponte,
9250. e Clelia, rotti i vincoli, nuotava
9251. giù per il fiume. AI sommo della rocca
9252. Tarpèia, Manlio stava innanzi al tempio
9253. e difendeva il Campidoglio eccelso,
9254. e vi apparìa come costrutta allora
9255. la reggia, ancor con le romùlee stoppie.
9256. L'ali battea nei portici dorati
9257. l'oca d' argento ad annunziar che i Galli
9258. erano su le soglie. Erano i Galli
9259. giunti fra i pruni, e già tenean la rocca
9260. col favor delle tènebre notturne:
9261. d'oro avevan le chiome, abiti d'oro
9262. e vezzi d'oro intorno al latteo collo,
9263. e risplendean nei sàguli listati;
9264. tutti tra mano andavano vibrando
9265. due corruscanti giavellotti alpini,
9266. e le membra coprìan con lunghi scudi.
9267. [RITI SACRI, IL TÀRTARO, IL MARE]
9268. Vi avea scolpito Sàlii saltanti,
9269. Luperci ignudi ed àpici lanosi
9270. e gli ancili che caddero dal cielo;
9271. caste matrone in molleggiati cocchi
9272. seguian per la città le sacre insegne.
9273. E aggiunse altrove le Tartàree sedi,
9274. le valli sotterranee di Dite
9275. e castighi di colpe; e te, sospeso
9276. a una rupe crollante ed atterrito
9277. dai volti delle Furie, o Catilina;
9278. e in luogo a parte l'anime dei buoni
9279. con Catone preposto al lor governo.
9280. Vasta. nel mezzo, si stendea nell'oro
9281. l'imagine d'un pèlago in tempesta,
9282. ma spumeggiava il mar di bianchi flutti;
9283. delfini a cerchio, candidi in argento,
9284. fendeano intorno l'estüante mare
9285. e con le code percoteano l'onde.
9286. [BATTAGLIA D'AZIO]
9287. In mezzo al mare, effigïate in bronzo,
9288. due flotte si vedean, la guerra d'Azio:
9289. tutto ferveva il mar sotto le navi
9290. allineate nel combattimento,
9291. e i flutti rifulgevano nell'oro.
9292. Di qua l'Augusto Cesare, diritto
9293. su l'alta poppa, conduceva in guerra
9294. gl'Itali, padri e popolo, ed i grandi
9295. numi Penati; la serena fronte
9296. era irraggiata d’una doppia fiamma
9297. e sul capo gli ardea l'astro paterno.
9298. Col favore dei vènti e degli Dei
9299. reggea dall'alto le sue squadre Agrippa,
9300. e le sue tempie (insegna alta di guerra)
9301. fulgean rostrate di naval corona.
9302. Di fronte, fra barbariche milizie
9303. d'armi diverse, avea scolpito Antonio,
9304. il vincitor dei regni dell' Aurora
9305. e del mar Rosso, che traeva seco
9306. l'Egitto con le forze orientali
9307. e con la remotissima Battriana;
9308. e lo seguiva (ahimè) l'egizia moglie.
9309. Tutti insieme correvano all'assalto;
9310. ampio schiumava il pèlago, sconvolto
9311. dai remi incurvi e dai tridenti rostri.
9312. Al largo si spingean: parea che in mare
9313. nuotassero le Cicladi divelte
9314. e cozzassero insieme alte montagne,
9315. da sì gran mole di turrite navi
9316. le schiere s'incalzavano in battaglia.
9317. Si lanciavano a mano accese stoppie,
9318. frecce alate dagli archi; e già di strage
9319. rosseggiavano i campi di Nettuno.
9320. E la regina, in mezzo ai suoi, col patrio
9321. sistro chiamava gli ordini a raccolta,
9322. né ancor vedeva a tergo i due serpenti;
9323. e mostrüosi multiformi Dei
9324. e il latratore Anùbi erano in armi
9325. contro Nettuno e Venere e Minerva;
9326. e nella mischia inferociva Marte
9327. scolpito in ferro; eran nel ciel le Furie
9328. feroci, e la Discordia che impazzava
9329. nella lacera veste, e dietro lei
9330. Bellona col flagello insanguinato.
9331. Questo vedendo, Apollo Azio tendev a
9332. l'arco dall'alto, e per terror del Dio
9333. tutto l'Egitto, Indi, Arabi, Sabèi
9334. rivolgevan le terga. E la regina
9335. pur si vedeva, che invocando i vènti
9336. tutte faceva sciogliere le vele,
9337. tutte faceva abbandonar le funi;
9338. l'avea raffigurata il Dio del fuoco
9339. pallida già della prossima morte,
9340. mentre in mezzo alle stragi era portata
9341. dal soffio dell'làpige e dall'onde,
9342. mentre di contro a lei l'afflitto Nilo
9343. tutte le foci apria, tutta la veste,
9344. e richiamava al cèrulo suo grembo
9345. e nei suoi gorghi latebrosi i vinti.
9346. [IL TRIONFO DI AUGUSTO]
9347. Ma, tratto a Roma in triplice trionfo,
9348. Cesare consacrava in tutta l'Urbe
9349. trecento templi massimi. Le vie
9350. fremean di gioia, di clamor, di giuochi;
9351. còri di madri in ogni tempio, ed are;
9352. e giovenchi immolati, innanzi all'are,
9353. coprian la terra. Su la nivea soglia
9354. di Febo, radiante egli sedeva,
9355. e rassegnando i doni delle genti
9356. li sospendeva alle superbe porte;
9357. varii d' armi, di vesti e di linguaggio
9358. venìano innanzi, in lunghe file, i vinti.
9359. E il Dio qui sculse i Nòmadi, i discinti
9360. Afri, i Geloni saettanti, i Càrii,
9361. i Lèlegi; qui l'acque dell'Eufrate
9362. già più tranquille e i Mòrini remoti
9363. ed il Reno bicorne e i Dài selvaggi
9364. e il fiume Arasse ribellante ai ponti.
9365. Sul clìpëo del Dio, dono materno,
9366. queste scene ammirava il padre Enea;
9367. ignaro degli eventi, ei si compiacque
9368. nelle figure, e all' òmero s'impose
9369. la gloria dei nepoti e il lor destino.
9370. LIBRO IX
9371. [IL CONSIGLIO DI IRIDE]
9372. E Giunone dal cielo Iride nunzia
9373. mandava intanto al bellicoso Turno.
9374. Era Turno seduto in una valle
9375. del bosco sacro all'àvolo Pilumno,
9376. e la Taumànzia dalle rosee labbra
9377. cosí gli disse: «Ciò che nessun Nume
9378. prometterebbe, o Turno, alla tua brama
9379. da sé stesso or te l'offre il dí che volge.
9380. Dalla città, dai suoi, dalla sua flotta
9381. s'è dipartito Enea, verso la reggia
9382. e la città del palatino Evandro;
9383. anzi si è spinto alle lontane terre
9384. e alle mura di Còrito, ove aduna
9385. ed arma schiere rustiche di Lidii.
9386. Or che dubiti? E’ questo, è questo il tempo
9387. di chiedere i tuoi carri e i tuoi cavalli.
9388. Rompi gl'indugi; turba, assalta il campo.»
9389. Detto cosí, con l'ali aperte e l'erme
9390. si sollevò per l'áere fuggendo
9391. e segnò con un grande arco le nubi.
9392. La riconobbe il giovine guerriero,
9393. inalzò verso il cielo ambe le palme
9394. e cosí salutò la fuggitiva:
9395. «0 Iride, splendor del firmarnento,
9396. chi per me dalle nuvole ti mosse
9397. verso la terra? D'onde a un tratto
9398. venne tal chiarità? Vidi squarciarsi
9399. il cielo e vagare nell'ètere le stelle!
9400. Oh, chiunque tu sia che chiami all'armi,
9401. io sono pronto al mònito divino.»
9402. Cosí dicendo, al fiume egli discese,
9403. acqua vi attinse a fior della corrente
9404. e molto a lungo supplicò gli Dei,
9405. l'ètere empiendo delle sue preghiere.
9406. [I TROIANI ASSEDIATI]
9407. E tutto già l' esercito avanzava
9408. ricco di vesti ricamate d'oro
9409. pel vasto campo, ricco di cavalli,
9410. (Messàpo in testa con le file prime.
9411. Turno duce del grosso ed i figliuoli
9412. di Tirro in coda), simile al profondo
9413. Gange che va silenzioso e gonfio
9414. dei sette fiumi nel suo sen placati,
9415. e simile alla pingue onda del Nilo
9416. quando dalle campagne riflüisce
9417. e tutta alfin nell' àlveo si accoglie.
9418. Videro a un tratto i Dàrdani addensarsi
9419. una torbida nube polverosa
9420. ed oscurarsi tutta la pianura.
9421. Primo da un avanzato baluardo
9422. gridò Caico : «Uomini, qual nembo
9423. si solleva laggiù di nebbia oscura?
9424. Su, presto. All'armi. all'armi! Ecco il nemico!
9425. Alle mura, alle mura! Eia! » Per tutte
9426. le porte rientrarono i Troiani,
9427. gremirono con grida alte gli spaldi.
9428. Che ben questo, partendo. il duce Enea.
9429. per un caso di assalto, aveva ingiunto:
9430. non venissero all' armi in campo aperto,
9431. ma tutti si tenessero al sicuro
9432. e a riparo del vallo entro la cerchia.
9433. Così, sebbene l'ira e la vergogna
9434. li spingesse a pugnar. com' era imposto
9435. sbarrarono le porte, e tutti in armi
9436. nell'ampie torri attesero il nemico.
9437. [TURNO CONTRO LA FLOTTA]
9438. Turno con venti cavalieri eletti
9439. avea precorso le sue tarde schiere
9440. volando innanzi, ed improvviso apparve
9441. sotto le mura; cavalcava un tracio
9442. corsier bianco pezzato, e in testa aveva
9443. un elmo d' oro con vermiglie piume.
9444. «Chi sarà meco, giovini». egli disse,
9445. «che primo sui nemici... ecco! » E vibrando
9446. un giavellotto lo scagliò nell' aria
9447. come segnale di combattimento.
9448. e si avanzava alto a cavallo in campo.
9449. Corse un plauso le file; i suoi compagni
9450. seguirono con alto ululo orrendo,
9451. maravigliati alla viltà dei Teucri,
9452. che invece d'uscir fuori in campo aperto
9453. e di muovere in armi incontro a loro
9454. restavano a covar l' accampamento;
9455. egli a cavallo torbido correva
9456. esplorando le mura e in ogni parte
9457. inutilmente ricercando un varco.
9458. Siccome, insidiando un pieno ovile,
9459. freme d'intorno agli steccati il lupo
9460. tra la pioggia ed il vento ad alta notte;
9461. stanno sicuri e sotto le lor madri
9462. belan gli agnelli; ed esso aspro e feroce
9463. su lor lontani infuria, e lo tormenta
9464. rabbia di cibo che il digiuno aizza
9465. e la gola di sangue sitibonda;
9466. non altrimenti il Rùtulo scrutava
9467. le mura e il campo, ed avvampava d'ira,
9468. e ardeva di dolore entro le dure
9469. ossa, cercando un àdito o la via
9470. di trar fuori per forza i Teucri chiusi
9471. dallo steccato nell'aperto piano.
9472. E alfine si avventò contro la flotta
9473. presso il campo celata e cinta intorno
9474. dagli argini e dall' onde fluviali.
9475. impugnò furibondo un pino ardente,
9476. chiese fiaccole ai suoi. Con alto grido
9477. quelli, incalzati dal furor di Turno,
9478. si lanciarono alI' opra e, saccheggiando
9479. i focolai. furono tutti armati
9480. d'una fiaccola negra. Un fosco lume
9481. davan le faci fùmide, e Vulcano
9482. empia di fumo e di faville il cielo.
9483. [LE NAVI MUTATE IN NINFE]
9484. Muse, qual Nume distornò dai Teucri
9485. sì fiero incendio? Chi dalle lor navi
9486. sì gran fiamma cacciò? Ditelo voi:
9487. già in evi antichi si narrò l' evento
9488. ma eterna poi ne perdurò la fama.
9489. In quel tempo ch'Enea su l'Ida frigio
9490. costruiva la flotta e si accingeva
9491. a navigar per l'infinito mare,
9492. la Berecinzia madre degli Dei
9493. così parlò, si narra, al sommo Giove:
9494. «Concedi, o figlio, alla diletta madre,
9495. or che signore dòmini l'Olimpo,
9496. ciò ch' ella ti domanda. Una pineta
9497. mi fu cara molt'anni: il sacro bosco
9498. su l' alta rocca, folto già di negre
9499. conifere e di tronchi alti di pino,
9500. ove si celebravano i miei riti;
9501. io di buon grado al dàrdano guerriero
9502. che bisogno ne avea per la sua flotta
9503. donai quei tronchi, e un trèpido timore
9504. or mi conturba. Sperdi quel timore;
9505. fa' che il pregar materno a questo valga:
9506. che non li schianti mai nessun viaggio,
9507. che non li vinca il turbine. Li salvi
9508. l'essere nati su la mia montagna.»
9509. E le rispose il figlio che rivolge
9510. gli astri del cielo: <<A che tu sforzi il Fato,
9511. madre? Che chiedi per codeste navi?
9512. Carene dall'umana opra costrutte
9513. avran sorte immortale? E sarà dunque
9514. tra gl'incerti perigli Enea sicuro?
9515. Tanto potere non è dato ai Numi.
9516. Pur, quando tutto avran compiuto il corso
9517. e toccheranno i porti e il suol d' Ausònia,
9518. io toglier ò la forma peritura
9519. a tutte quelle che scampando all'onde
9520. avran portato il dàrdano guerriero
9521. su la terra laurente, ed al mio cenno
9522. diventeranno Dee del vasto mare,
9523. come Doto nerèide e Galatèa
9524. che fendono col sen l'onde schiumanti.»
9525. Com' ebbe detto ciò, per la corrente
9526. dello Stigio fratello e per le rive
9527. che in cupi gorghi fervono di pece,
9528. confermò con un cenno la promessa
9529. e col cenno scrollò tutto l'Olimpo.
9530. Era dunque venuto il di promesso
9531. e il tempo lor compivano le Parche,
9532. allorche Turno con la sua minaccia
9533. mosse la Madre a liberar dal fuoco
9534. quelle navi a lei sacre. Ecco, d'un tratto
9535. un'insolita luce balenò,
9536. dall' Orïente per il ciel trascorse
9537. con i còri dell'lda un nimbo immenso
9538. e d'alto scese una solenne voce
9539. ch' empi le file rùtule e troiane:
9540. «Teucri, non affannatevi a difesa
9541. delle mie navi, non correte alI' armi!
9542. Arderà Turno il mar prima che i pini
9543. sacri al mio nume. E voi andate sciolte,
9544. e nel mar siate Dee. La genitrice
9545. ve lo comanda.» Allor d'un tratto i legni
9546. spezzarono gli ormeggi della riva,
9547. e giù coi rostri a guisa di delfini
9548. si tuffarono in mare e poi dal fondo
9549. tornaron su, mirabile prodigio!,
9550. trasfigurati in altrettanti aspetti
9551. di vergini, e nuotavano pel mare.
9552. [VIGILIA D' ARMI]
9553. Si stupirono i Rutuli, temette
9554. fra i cavalli impennati anche Messàpo,
9555. anche ristette il Tiberino fiume
9556. arretrando dal mare in mugghio roco.
9557. Non si smarri l' ardimentoso Turno,
9558. anzi gli animi accese alto gridando :
9559. «Contro i Teucri è il prodigio, e Giove stesso
9560. ha tolto loro il consueto scampo :
9561. più bisogno non v'è degl'infiammati
9562. rùtuli dardi. Chiuso ai Teucri è il mare,
9563. e non più nella fuga hanno speranza.
9564. Essi il mare han perduto, e nostro è il lido,
9565. tante sono le genti itale in armi.
9566. Io non temo i fatidici presagi
9567. onde i Troiani menano gran vanto;
9568. siano contenti Venere ed i Fati
9569. ch' essi han raggiunto il pingue suolo ausònio.
9570. Contro i lor Fati stanno i Fati miei:
9571. col ferro sterminar l' èmpia genia
9572. che la sposa mi toglie. Un tal dolore
9573. non offende soltanto i duci Atridi,
9574. non Argo sola sa brandir la spada.
9575. Ma poteva bastar, dirà qualcuno,
9576. che una volta perirono. Doveva
9577. bastare che peccarono una volta,
9578. per odïare il femminino sesso.
9579. In questa gente infondono coraggio
9580. un vallo ed un indugio di fossati
9581. che sì poco li sèpara da morte.
9582. Ma le mura non videro di Troia,
9583. costrutte dalla mano di Nettuno,
9584. ruinar tra le fiamme? Or chi, miei prodi,
9585. viene col ferro a rompere quel vallo
9586. e ad assalire il campo tremebondo?
9587. Non d'uopo ho io dell'armi di Vulcano
9588. contro costoro, non di mille navi
9589. (e sian pure con loro anche gli Etruschi);
9590. non temano le tènebre ed il furto
9591. codardo del Pallàdio e lo sterminio
9592. dei guardiani al sommo della rocca;
9593. non mi porrò nel ventre d'un cavallo!
9594. Alla luce del sole, apertamente
9595. voglio di fiamme cingere le mura;
9596. io farò che non credano aver guerra
9597. con la marmaglia ellènica e pelasga
9598. che a bada per dieci anni Ettore tenne.
9599. Ma or, poi ch' è trascorsa una gran parte
9600. della giornata, in quel che ne rimane
9601. date ristoro, giovini, alle membra,
9602. lieti di quello che abbiam già compiuto,
9603. pronti per la battaglia che verrà.»
9604. A Messàpo affidarono la cura
9605. di porre scòlte a guardia delle porte
9606. e di cingere fuochi intorno ai muri.
9607. Sette rùtuli e sette a questa guardia
9608. egli trascelse, ognun con cento armati
9609. dal vermiglio cimier, corruschi d' oro:
9610. si disposero questi in mute alterne
9611. or qui or là, poi sul terren distesi
9612. vino mescean dai bronzei i cratèri.
9613. 1 fuochi risplendevano; nel giuoco
9614. le guardie insonne protraean la notte.
9615. Di sopra al vallo stavano i Troiani
9616. tutto osservando. su gli spaldi, in armi;
9617. e vigilando trèpidi le porte
9618. con ponti collegavano le torri
9619. e saette ammucchiavano. Mnestèo
9620. e l' ardente Seresto eran su loro,
9621. che Enea, quando il pericolo stringesse,
9622. scelti li avea come rettori e duci.
9623. Tutti, pronto ciascuno al suo cimento,
9624. sui muri vigilavano, ciascuno
9625. a difesa del posto a lui commésso.
9626. [EURIALO E NISO]
9627. Era di guardia ad una delle porte
9628. Niso Irtacìde, acèrrimo guerriero
9629. destro nel dardo e nelle frecce alate,
9630. che avea mandato al seguito di Enea
9631. Ida la cacciatrice; e gli era accanto
9632. il suo compagno Eurialo, il più bello
9633. che al seguito d'Enea l' armi vestisse:
9634. un giovinetto a cui le intonse gote
9635. la lanùgine prima avea fiorite.
9636. Erano un cuore solo e nelle mischie
9637. si avventavano insieme; ed or compagni
9638. vigilavan la porta. E Niso disse:
9639. «Eurialo, m'inspirano gli Dei
9640. questo ardore nell' anima? O ciascuno
9641. del suo cupido ardor si foggia un Dio?
9642. Io già da tempo mèdito nel cuore
9643. una battaglia o qualche grande impresa,
9644. né più di questo inerte ozio mi appago.
9645. Tu vedi come i Rùtuli si stanno
9646. laggiù sicuri; brillan rari i fuochi;
9647. essi nel vino giacciono e nel sonno;
9648. tutto intorno è silenzio. Or dunque ascolta
9649. che cosa io penso e qual disegno in cuore
9650. or mi matura. Il popolo ed i padri
9651. chiedon tutti ch'Enea sia richiamato,
9652. che un sicuro messaggio a lui si mandi.
9653. Ora, se quello che per te richieggo
9654. prometteranno (perché a me la gloria
9655. basta del fatto), sotto a quell'altura
9656. io saprò certo rintracciar la via
9657. che mi conduca ai muri pallantèi. »
9658. Stette Eurialo attònito e percosso
9659. da gran brama di gloria, e all' animoso
9660. così parlò: «Me non vuoi dunque, Niso,
9661. come compagno? E lascerei te solo
9662. ad affrontar pericolo sì grande?
9663. Oh non per questo m'inalzò dal suolo
9664. e non a questo fra il terror dei Greci
9665. e fra i travagli iliaci mi crebbe
9666. il genitore Ofelte uso alle guerre,
9667. e non così con te mi comportai
9668. seguitando nell'ultime fortune
9669. il magnanimo Enea. Qui dentro è un cuore
9670. che disprezza la vita e che ritiene
9671. ben conquistata, a prezzo della vita,
9672. codesta gloria che tu pure agogni.»
9673. E disse Niso: « Io mai di te non ebbi,
9674. né aver potevo, simile timore;
9675. così vittorioso a te mi renda
9676. Giove possente o quello dei Celesti
9677. che dal Ciel con benigni occhi ci guarda.
9678. Ma se, come tu spesso accader vedi
9679. in siffatti pericoli, se mai
9680. un caso o un Dio mi conducesse a morte,
9681. te vorrei salvo, che i tuoi giovini anni
9682. son più degni di vita. Uno vi sia
9683. che mi tolga alla strage e mi redima
9684. per seppellirmi come d'uso in terra,
9685. o, se questo la sorte anche mi vieti,
9686. di lontano mi renda il rito estremo
9687. e mi onori di tomba. Ah ch'io non rechi
9688. tal lutto, o caro, all'infelice madre
9689. che sdegnando la grande urbe di Aceste
9690. fra tante donne ardi seguirti sola.»
9691. Ma quello replicò: ~~Tu tessi invano
9692. i tuoi vani pretesti, e più non muta
9693. né indietro più ritorna il mio pensiero.
9694. Presto! » Svegliò, mentre dicea, le scòlte;
9695. sottentrarono queste alla custodia,
9696. ed egli allora, abbandonando il posto,
9697. alla volta del re con Niso mosse.
9698. [NEL CONSIGLIO DEI DUCI]
9699. E già gli altri viventi in ogni terra
9700. col sonno rilassavano gli stanchi
9701. spiriti nell' oblio della fatica;
9702. ma i duci teucri ed i più scelti eroi
9703. eran raccolti in assemblea di guerra:
9704. che si dovesse far, chi si recasse
9705. messaggero ad Enea. Stavano ritti,
9706. appoggiati alle lunghe aste e agli scudi,
9707. in mezzo al campo. quando Eurialo e Niso
9708. chieser d' essere ammessi immantinente:
9709. era grave la cosa e ben valeva
9710. il ritardo recato al lor consiglio.
9711. Accolse lulo i giovini ansiosi
9712. ed a Niso si volse. E allora il figlio
9713. d'lrtaco disse:«Enèadi, ascoltate
9714. benignamente, e non dagli anni nostri
9715. fate giudizio della nostra offerta.
9716. Tacciono tutti i Rùtuli, sepolti
9717. nel sonno e nella cràpula; ma noi
9718. abbiamo scòrto, al bivio della porta
9719. prossima al mare. un luogo atto alle insidie.
9720. Già si spengono i fuochi, e oscuri i fumi
9721. salgono al cielo. Se ci sia concesso
9722. di tentar la fortuna e di recarci
9723. fino ad Enea nella città d'Evandro,
9724. rèduci presto qui ci rivedrete
9725. da larga strage e carichi di spoglie.
9726. Né c'inganna la via; già molte volte,
9727. cacciando al fondo delle valli oscure,
9728. noi v edemmo lassù le prime case
9729. e tutto già riconoscemmo il fiume.»
9730. E allor Alète, ch' era d'anni grave
9731. e maturo di senno : «O patrii Numi,
9732. dunque nel favor vostro llio pur vive
9733. e non tutti volete i Teucri spenti,
9734. se ancora tali spiriti di eroi,
9735. se sì validi petti ancor creaste! »
9736. Così dicendo, egli stringea le destre
9737. e gli òmeri d' entrambi i giovinetti.
9738. e gli occhi e il volto avea pieni di pianto.
9739. «Qual dono, o prodi, porgere potremmo,
9740. quale degna mercede a tanto ardire?
9741. Prima i Celesti e la prodezza vostra
9742. vi daranno i più belli; il padre Enea
9743. altri ve ne darà nel suo ritorno,
9744. e immèmore di merito sì grande
9745. mai non sarà l'adolescente Ascanio.»
9746. «Anzi, poiché la mia salvezza è tutta
9747. nel ritorno del padre», Ascanio aggiunse,
9748. «per il lare d' Assàraco, pei grandi
9749. numi Penati, per i penetrali
9750. della candida Vesta, o Niso, io giuro:
9751. tutta ripongo nelle vostre mani
9752. la mia fortuna e tutta la speranza;
9753. fate che giunga, e ch'io lo vegga, il padre.
9754. Nulla più temerò s' egli ritorna.
9755. lo vi darò due calici d' argento
9756. con cesellate imagini. che prese
9757. il genitore nella vinta Arisba;
9758. una copia di tripodi, due grandi
9759. talenti d' oro ed un cratère antico
9760. che Didone sidònia un dì mi diede.
9761. Ma poi, se occuperò vittorioso
9762. l'Italia e in pugno ne terrò lo scettro
9763. e per sorteggi assegnerò le prede,
9764. hai tu veduto sopra qual corsiero
9765. ed in quali armi d'oro andava Turno?
9766. Scudo, corsier, purpùreo cimiero
9767. metterò, tutti, fuori di sorteggio;
9768. che già fin d'ora, o Niso, essi son tuoi.
9769. E il genitore ancor ti farà dono
9770. di dodici sceltissime fanciulle
9771. e d' altrettanti validi prigioni
9772. con tutte l' armi, e ti farà signore
9773. delle terre che or tiene il re Latino.
9774. Te poi, cui sono più vicino d' anni,
9775. te con tutto il cuor mio fin d'ora accolgo,
9776. giovinetto ammirabile, e ti abbraccio
9777. come compagno d' ogni mia ventura.
9778. Non vorrò gloria alcuna, in pace o in guerra,
9779. senza di te; nell' opra e nel consiglio
9780. in te porrò la mia maggior fidanza.»
9781. E di rincontro Eurialo rispose:
9782. «Non verrà giorno mai che mi dimostri
9783. impari ai tuoi propositi animosi,
9784. sia benigna la sorte o sia nemica.
9785. Ma sopra gli altri doni uno ne chieggo.
9786. Mia madre ho meco, dell' antica stirpe
9787. dei Priamidi; non l'iliaca terra,
9788. non la trattenne la città di Aceste
9789. dal partir meco. misera! Or la lascio
9790. senza pur salutarla e affatto ignara
9791. del pericolo mio, qual esso sia;
9792. attèstino la Notte e la tua destra
9793. ch'io non saprei resistere al suo pianto.
9794. Consola tu la misera, ti prego,
9795. e soccOrrila tu se resta sola.
9796. Fa' ch'io porti di te questa speranza:
9797. andrò più ardito contro ogni ventura.»
9798. Lagrimavano i Dàrdani commossi;
9799. piangeva più di tutti il bello lulo.
9800. che gli stringeva l'anima il pensiero
9801. dell'amore paterno. E così disse:
9802. «Ciò ch' è dovuto alla tua grande impresa
9803. tutto l'attendi, poi che la tua madre
9804. sarà mia madre e solo il nome a lei
9805. mancherà di Creùsa: un'infinita
9806. grazia ha colei che generò tal figlio.
9807. Qualunque sia la sorte dell'impresa,
9808. per questo capo mio, su cui soleva
9809. il mio padre giurare, io qui ti giuro :
9810. ciò che prometto a te vittorioso
9811. alla tua madre e ai tuoi sarà serbato.»
9812. Così disse piangendo, e dalla spalla
9813. si disciolse nel dir la spada d' oro
9814. che Licàone cnòssio avea foggiata
9815. con arte rara, sì che agevolmente
9816. scorresse nell' ebùrnea vagina.
9817. A Niso, poi, diede Mnestèo la pelle
9818. villosa d'un leone; il fido Alète
9819. scambiò l' elmo con lui. Tosto gli eroi
9820. si avviarono in armi, e tutto il gruppo
9821. dei capi, vecchi e giovini, con voti
9822. li accompagnava. Ed il leggiadro lulo,
9823. che avea mente maggior degli anni suoi
9824. e viril senno, affidò lor pel padre
9825. molti messaggi. Ma li rese vani
9826. e tra le nubi li disperse il vento.
9827. [LA STRAGE NOTTURNA]
9828. Uscirono, varcarono i fossati,
9829. giunsero per le tènebre notturne
9830. nel campo ostile, ma dovevan prima
9831. esser morte di molti. ln ogni parte
9832. vedean corpi su l'erbe abbandonati
9833. nel sonno e nella cràpula, e sul lido
9834. bighe abbattute ed uomini giacenti
9835. fra le briglie e le ruote, e armi e vino.
9836. Ed il figliuolo d'irtaco per primo
9837. disse: «Osare e colpire ora bisogna.
9838. Questa, questa è la via: tutto c'invita.
9839. Tu vigila ed osserva intorno intorno
9840. che qualche schiera non ci assalga a tergo :
9841. io farò largo e ti aprirò la strada.»
9842. Così disse, poi tacque; e d'improvviso
9843. colpi col ferro il tronfio Ramnète
9844. che sopra un cùmulo alto di tappeti
9845. dormia russando dal profondo petto;
9846. anch' egli re. tra gli àuguri il più grato
9847. era al re Turno, ma coi suoi presagi
9848. egli non valse ad evitar la morte.
9849. Poi piombò su tre servi. a lui d'accanto
9850. giacenti alla rinfusa in mezzo all'armi,
9851. e su l'aurìga armigero di Remo
9852. ch' era sdraiato sotto i suoi cavalli,
9853. e lor recise le riverse gole;
9854. poi recise la testa anche al signore
9855. lasciando il busto a sussultar nel sangue,
9856. e d'atro sangue tiepidi e inondati
9857. furon letto e terreno. lndi trafisse
9858. Làmiro, Lamo, il giovine Serrano
9859. che avea giocato fino a tarda notte,
9860. e che giacea bellissimo nel volto
9861. e con le membra dal gran vino oppresse:
9862. oh ben meglio per lui se fosse stato
9863. tutta la notte al giuoco e fino all' alba!
9864. Tale imperversa contro un pieno ovile,
9865. se rabbioso lo stimola la fame,
9866. un digiuno leone, e sbrana e strazia
9867. 1'imbelle gregge muto di terrore
9868. e rugge dalla gola insanguinata.
9869. Né fu minor d'Eurialo la strage:
9870. anch'egli, infuriando impetùoso,
9871. colpia, nel mezzo dell'oscura plebe,
9872. Àbari, Fado, Erbèso e Reto ignari;
9873. no, Reto era ben desto e ben vedeva,
9874. ma per paura stavasi nascosto
9875. dietro un vasto cratère; e, come fece
9876. atto di sollevarsi, ei gli fu sopra
9877. e tutta in petto gli cacciò la spada
9878. ritraendola fuor piena di morte.
9879. Quello, esalando l'anima vermiglia,
9880. sangue con vino vomitò morendo;
9881. l'altro segui, senza restar, la strage.
9882. E già premea le genti di Messàpo,
9883. ed ivi i fuochi estinguersi vedeva
9884. e impastoiati pascere i cavalli
9885. come d'uso per l'erbe; ed ecco, Niso,
9886. che trasportato lo vedea da troppa
9887. furia di strage, rapido gli disse:
9888. «Cessiamo ormai, che l'inimica luce
9889. già si avvicina. Assai ci vendicammo;
9890. or tra i nemici libera è la via.»
9891. Molte foggiate di massiccio argento
9892. si lasciarono addietro armi di eroi
9893. e con esse cratèri e bei tappeti.
9894. Pur Eurialo tolse ed ai possenti
9895. òmeri impose. inutile bottino!,
9896. le fàlere ed il cinto a borchie d'oro
9897. del re Ramnète (a Rèmolo tiburte
9898. Cèdico già, ricchissimo signore,
9899. li avea donati allor che da lontano
9900. egli strinse con lui patti ospitali;
9901. quegli al nipote li lasciò morendo,
9902. ed i Rùtuli infine, alla sua morte,
9903. li avevan presi combattendo in guerra);
9904. ed anche cinse l' elmo di Messàpo
9905. ben aggiustato e d'alte creste adorno.
9906. Uscirono così fuori del campo
9907. e raggiunsero luoghi ormai sicuri.
9908. [LA BELLA MORTE]
9909. Venivano frattanto i cavalieri
9910. che avea mandati la città latina,
9911. mentre tutto l' esercito pei campi
9912. attendeva negli ordini, recando
9913. messaggi a Turno: eran trecento, e tutti
9914. scudati, e n'era condottier Volcente.
9915. Eran già presso al campo ed alle mura
9916. quando videro lungi i due compagni
9917. che a sinistra piegavano; ché l'elmo
9918. nella pallida tènebra notturna
9919. tradì l'incauto Eurialo : colpito
9920. da un raggio, balenò. Ben se n'avvide
9921. Volcente e lor gridò dalla sua schiera :
9922. «Uomini, fermi! Perché, dove andate?
9923. Chi siete? » Non risposero parola,
9924. ma si affrettaron per le macchie in fuga
9925. confidando nell' ombra della notte.
9926. Si gettarono pronti i cavalieri
9927. chi qua chi là sui bivii ben noti,
9928. e chiusero con guardie ogni passaggio.
9929. Era grande la selva. irta di dumi
9930. e d' elci negre, e densi in ogni parte
9931. l'empian gli sterpi; fra l'intrico oscuro
9932. raro a tratti un sentier vi biancheggiava.
9933. Quella cupa ramaglia e il grave peso
9934. del suo bottino facea lento Eurialo,
9935. ed ei smarri, nel suo timor. la via.
9936. Niso andò innanzi. e già senza badargli
9937. egli s'era portato oltre i nemici
9938. e oltre i campi che son detti Albani
9939. dal nome d' Alba (dove allor teneva
9940. i suoi grandi stallaggi il re Latino).
9941. quando ristette e invan cercava indietro
9942. l'amico assente: «Eurialo infelice,
9943. ove mai ti ho lasciato? Ove cercarti
9944. ripercorrendo il tortüoso calle
9945. della selv a ingannevole? » E nel dire
9946. ritrovò l'orme già calcate innanzi
9947. e fra i taciti dumi andò vagando.
9948. 1 cavalli egli udiva. udiva il grido
9949. ed i segnali degli inseguitori.
9950. Né molto andò che un gran clamor gli giunse
9951. fino agli orecchi; Eurialo egli vide,
9952. che, turbato dal sùbito tumulto
9953. e ingannato dal luogo e dalla notte,
9954. già da tutto lo stuolo era travolto
9955. e invan tentava mille vie di scampo.
9956. Che far? Con quali forze e con quali armi
9957. toglier loro di mano il giovinetto?
9958. cacciarsi a morire entro i nemici
9959. e tra i colpi cercar la bella morte?
9960. Allor brandì, piegando il braccio indietro,
9961. un giavellotto, guardò l'alta Luna
9962. e così la pregò: «Tu, Dea Latònia,
9963. al pericolo nostro or tu soccorri,
9964. custode dei boschi e onor del cielo!
9965. Se mai doni ti offerse irtaco padre
9966. per me su l'are. se li accrebbi io stesso
9967. con le mie cacce e te li appesi al tetto
9968. ai tuoi sacri fastigi li confissi,
9969. fa' ch'io scompigli tutta quella schiera
9970. e drizza il volo della mia saetta! »
9971. Disse e a gran forza liberò lo strale.
9972. L' asta sferzò la tènebra notturna
9973. e penetrò nel tergo di Sulmone.
9974. ove si ruppe e con l'infranto legno
9975. trafisse il cuore. Ei traboccò di sella
9976. v omitando. già freddo, un caldo fiume,
9977. torcendosi in lunghissimi singulti.
9978. Si guardarono intorno in ogni parte.
9979. Ed ecco che dal sommo dell' orecchio
9980. ei vibrò con più forza un altro dardo.
9981. Stavano trepidanti. e l'asta a Tago
9982. trapassò sibilando ambe le tempie
9983. e gli s'intiepidì dentro il cervello.
9984. Infurïò terribile Volcente
9985. e invan cercò d'intorno il feritore
9986. per irrompere rapido su lui.
9987. «Ma tu, frattanto, col tuo caldo sangue
9988. pagherai per entrambi», egli gridò,
9989. e, tratto il ferro, a Eurialo fu sopra.
9990. Ma Niso allora, folle di sgomento,
9991. più reggere non seppe a tal minaccia
9992. e non più oltre si celò nell'ombra.
9993. «Me, me! Son qui! Son io che il colpo feci!
9994. In me volgete, Rùtuli, le spade.
9995. È mia la trama. Nulla osò costui,
9996. né già poteva; per il Ciel lo giuro,
9997. per gli astri consapevoli. Soltanto,
9998. troppo egli amò lo sventurato amico. »
9999. Disse; ma il ferro con gran forza spinto
10000. passò le coste, ruppe il bianco petto,
10001. ed Eurialo cadde nella morte;
10002. tutto il bel corpo si bagnò di sangue
10003. e abbandonata si piegò la testa
10004. sopra una spalla: come quando un fiore
10005. purpureo, succiso dall' aratro,
10006. morituro languisce, e come quando
10007. reclinano i papaveri la testa
10008. grave di pioggia sopra il collo stanco.
10009. E Niso allora si avventò nel folto,
10010. ma Volcente ei cercava in mezzo a tutti,
10011. contro il solo Volcente egli si volse.
10012. Sopra gli si addensarono i nemici
10013. chi di qua chi di là per ricacciarlo;
10014. ma pur egli incalzava, roteando
10015. la fulminea spada, e alfin l'immerse
10016. nella strozza del rùtulo ululante
10017. e, già morente, l' anima gli tolse.
10018. Allor, trafitto, si gettò sul corpo
10019. dell' esànime amico ed ivi alfine
10020. nella morte serena egli posò.
10021. Fortunati ambedue! Se alcun valore
10022. hanno i miei carmi, nessun giorno mai
10023. vi sottrarrà dei tempi alla memoria,
10024. fin che tengan gli Enèadi la salda
10025. rupe del Campidoglio e fin che il padre
10026. della patria romana abbia l'impero.
10027. [PREPARATIVI DI VENDETTA]
10028. Vittoriosi i Rùtuli, piangendo.
10029. recarono l'esànime Volcente.
10030. con armi e spoglie. al campo dei Latini.
10031. Né minore nel campo era il cordoglio,
10032. che l' esangue Ramnète avean scoperto
10033. e poi Numa e Serrano e tanti duci
10034. periti nella strage. Era gran folla
10035. presso i lor corpi e intorno ai moribondi,
10036. sul luogo stesso caldo ancor di strage
10037. e tra i ruscelli fervidi di sangue.
10038. Essi tra lor riconoscean le spoglie,
10039. l'elmo splendente di Messàpo, i fregi
10040. con sì grande sudor ricuperati.
10041. E già sul mondo la nascente Aurora,
10042. sorta dal cròceo letto di Titone,
10043. spargeva intorno la novella luce,
10044. e già il sole era sorto, e già di sole
10045. tutte s'illuminavano le cose,
10046. allor che Turno, anch' egli chiuso in armi,
10047. mosse alI' armi i guerrieri; ognuno strinse
10048. le ferrate falangi ed acuiva
10049. con racconti diversi il lor furore.
10050. Anzi, in cima a due lance avean confitte
10051. (miserando spettacolo) le teste
10052. d'Eurialo e di Niso, e con immenso
10053. ululo le seguivano. Ma salde
10054. disposero gli Enèadi le schiere
10055. sopra le mura del sinistro fianco
10056. (perché il destro dal fiume era protetto).
10057. e facevano guardia all'ampie fosse
10058. e su le torri, tristi e sgomentati
10059. da quelle teste dei ben noti eroi
10060. tutte stillanti di aggrumato sangue.
10061. [IL PIANTO MATERNO]
10062. L' alata Fama intanto a vol trascorse
10063. col tristo annunzio per l'accampamento
10064. e alla madre d'Eurialo pervenne.
10065. Ecco, il calore le usci fuor dell' ossa,
10066. di mano le sfuggirono le spole,
10067. le caddero i gomitoli. Di volo
10068. ella usci, femminilmente ululando
10069. e strappandosi i crini, e come folle
10070. e incurante dell' armi e dei guerrieri,
10071. giunse alle prime guardie delle mura,
10072. e tutto il cielo empi dei suoi lamenti:
10073. «Così, così, Eurialo, ti veggo?
10074. Tu, sol conforto della mia v ecchiezza,
10075. hai potuto, o crudel, lasciarmi sola?
10076. E mentre andavi a così gran cimento
10077. alla misera madre ahi non fu dato
10078. di parlare con te l'ultima volta?
10079. Ahimè, tu giaci in una terra ignota,
10080. preda ai cani latini ed agli uccelli.
10081. ed io, la mamma tua, te non seguii
10082. né la tua salma. Non ti chiusi gli occhi!
10083. Non lavai le tue piaghe! E non ti avvolsi
10084. con quella veste che la notte e il giorno
10085. affrettavo per te con tanto ardore
10086. consolando al telaio i vecchi affanni.
10087. Dove cercarti? E qual contrada or tiene
10088. le tue mùtile membra e il corpo a brani?
10089. Questo solo, di te, figlio, mi porti?
10090. Questo ho seguito per la terra e in mare?
10091. Me trafiggete, Rùtuli, se alcuna
10092. pietà v'è ancora; tutte in me scagliate
10093. l'armi; col ferro prima me spegnete.
10094. Oh abbi tu di me misericordia,
10095. gran Padre degli Dei! Se in altro modo
10096. troncar non posso un vivere crudele,
10097. tu col tuo dardo questo triste capo
10098. precipita nel Tàrtaro profondo!»
10099. Si commossero gli animi a quel pianto
10100. e sorse in tutti un gemito affannoso;
10101. rotto languia l'ardor delle battaglie.
10102. Or, poiché troppo ella sforzava al pianto,
10103. lulo in lagrime sciolto e llionèo
10104. ad Àttore e a ldèo fecero cenno;
10105. e la presero questi e su le braccia
10106. la riportaron nella sua dimora.
10107. [L'ASSALTO]
10108. Squillarono terribili le trombe
10109. dai metalli canori; un urlo immenso
10110. lor tenne dietro. e ne mugghiava il cielo.
10111. Si av anzarono uniti in ordinanza
10112. di testùdine i V olsci, intenti all' opra
10113. d'empir fosse, di rompere trincee.
10114. Cercavano altri un àdito. e con scale
10115. tentavano di ascendere le mura
10116. là dov'eran più rari i difensori
10117. e meno fitto il cerchio degli eroi.
10118. E sopra loro i Dàrdani, ben usi
10119. a difendere mura in lunga guerra,
10120. scagliavano una grandine di frecce
10121. ricacciandoli giù con dure picche
10122. e rotolando massi rovinosi
10123. per rompere il manipolo coperto;
10124. pur sotto la testùdine compatta
10125. saldo a tutti i lor colpi esso reggeva.
10126. Ma più non resse: i Teucri, ove più folto
10127. minacciava l'assalto, rotolarono
10128. e piombarono un masso smisurato
10129. che atterrò molti Rùtuli all'intorno
10130. e scompigliò quel loro tetto d' armi.
10131. Ebber gli audaci Rùtuli a disdegno
10132. di combattere più così protetti,
10133. e vollero cacciare i difensori
10134. dalla trincea. Terribile a vedersi,
10135. agitav a Mezènzio un pino etrusco
10136. e seminava fumiganti incendii;
10137. e il domatore di corsier Messàpo,
10138. prole Nettùnia, dava assalto al vallo
10139. e chiedea scale per salir le mura.
10140. lnspirate, o Calliope, il mio canto;
10141. ditemi quanta strage e quante morti
10142. Turno sparse col ferro, e quali eroi
10143. spinse ciascuno al Tàrtaro; svolgete
10144. tutti gli eventi dell'immensa guerra.
10145. [ELENORE E LICO]
10146. V'era una torre altissima, drizzata
10147. con alti ponti in opportuno luogo;
10148. tutti vi stavan gl'Itali d'intorno
10149. con sommo ardor, con violenza estrema
10150. per prenderla ed abbatterla; i Troiani
10151. fitti la difendevano. lanciando
10152. pietre e saette per le feritoie.
10153. Primo un'accesa fiaccola scagliò
10154. Turno e nel fianco vi appiccò la fiamma,
10155. che grande dilatandosi nel vento
10156. avvolse e divorò tavole e porte.
10157. Trepidarono, dentro. sbigottiti
10158. e cercarono scampo nella fuga.
10159. E mentre si accalcavano, arretrando
10160. nella parte dal fuoco ancor non tOcca,
10161. la torre al peso d'un tratto crollò
10162. e tutto il cielo risonò nel rombo.
10163. Caddero semivivi sul terreno
10164. sotto l'immensa ruinante mole,
10165. trafitti dalle loro armi o col petto
10166. rotto da schegge di quel duro legno.
10167. Soli Elènore e Lico a grande stento
10168. scamparono; era Elènore un fanciullo
10169. che una schiava, Licinia, avea mandato
10170. furtivamente alla troiana guerra:
10171. leggiero in armi e semplice, egli aveva
10172. la spada sola ed uno scudo liscio.
10173. Or com' egli si vide in mezzo ai mille
10174. di Turno e vide d' ogni parte intorno
10175. schiere e schiere latine essergli sopra,
10176. come una belva che, racchiusa in fitto
10177. cerchio di cacciatori, incontro all'armi
10178. gettandosi d'un balzo e su gli spiedi
10179. si precipita conscia nella morte;
10180. non altrimenti il morituro eroe
10181. si spinse ove più folto era il nemico,
10182. irruppe ove più dense erano l'armi.
10183. Ma più rapido Lico nella corsa
10184. tra i nemici e tra l'armi in fuga volse,
10185. giunse alle mura, e con le man tentava
10186. già di aggrapparsi all. orlo degli spaldi,
10187. già di afferrar le destre dei compagni.
10188. Ma con la corsa e con la lancia Turno
10189. lo raggiunse e gridò vittorioso :
10190. «Stolto! Speravi di poter sottrarti
10191. alle mie mani?» E l'agguantò sospeso.
10192. con gran parte del muro in giù lo trasse,
10193. come quando l' armigero di Giove
10194. porta su in cielo tra gli adunchi artigli
10195. lepre o cigno dalle bianche piume,
10196. quando dall' ovile il marzio lupo
10197. ha rapito un agnello. e la sua madre
10198. pur lo richiama coi lunghi belati.
10199. [LA MISCHIA]
10200. Sorse un grande urlo; irruppero, di terra
10201. colmarono le fosse, ai sommi spaldi
10202. avventarono fiaccole infiammate.
10203. Con un macigno ch'era un pezzo enorme
10204. di monte. llionèo schiacciò Lucèzio
10205. che già era col fuoco ad una porta;
10206. Ligero uccise EmatiOne, Asila
10207. Corinèo, valorosi uno nell'asta,
10208. l' altro nel dardo che da lungi insidia;
10209. Cenèo trafisse Ortigio, e Turno uccise
10210. Cenèo vittorioso, uccise Clònio,
10211. lti, Pròmolo, Sàgari, Diossippo,
10212. lda, che stava al sommo d'una torre;
10213. Capi abbatte Priverno. A fior di pelle
10214. l' avea sfiorato l'asta di Temilla;
10215. ed egli, folle, gittò via lo scudo
10216. e si pose la man su la ferita;
10217. una saetta rapida volò
10218. e gli affisse la mano al lato manco
10219. e penetrando rùppegli i polmoni
10220. con ferita mortale. In superbe armi
10221. il figliuolo d' Arcente alto si ergeva,
10222. bellissimo d' aspetto e risplendente
10223. in ricamata clàmide d'ibèra
10224. porpora ferrugigna; il padre Arcente
10225. l'avea cresciuto nel materno bosco
10226. che cinge la corrente del Simèto
10227. ov' è la pingue e mite ara Palica;
10228. Mezènzio allora, poste al suol le lance.
10229. rotò il cuoio tre volte intorno al capo;
10230. contro di lui, che stavagli di fronte,
10231. liberò la sua frOmbola stridente,
10232. col piombo fuso gli squarciò la fronte,
10233. al suol lo riversò lungo disteso.
10234. [LA PRIMA PRODEZZA DI IULO]
10235. Allor vibrò la prima volta in guerra
10236. l'agile dardo. com'è fama, Ascanio
10237. già uso ad atterrir fiere fuggenti,
10238. e trafisse d'un colpo il gran Numano,
10239. che di Rèmulo aveva anche il cognome
10240. e che di Turno la minor sorella
10241. aveva or ora al tàlamo condotta.
10242. Altero e tronfio delle sue recenti
10243. nozze regali, nelle file prime
10244. a diritto e a rovescio egli cianciava
10245. e incedea borïoso alto gridando:
10246. «Frigi, presi due volte, o non avete
10247. onta di starvi una seconda volta
10248. assedïati e dentro un vallo chiusi
10249. e d' opporre trincee contro la morte?
10250. Ecco chi vuole toglierci con l' armi
10251. le nostre spose! Qual follia, qual Nume
10252. qui vi sospinse? Qui non son gli Atridi
10253. e non Ulisse fabbro di parole!
10254. Progenie dura fin dalla radice,
10255. portiamo i figli, nati appena, ai fiumi
10256. e gl'induriamo al gelo aspro dell' onde;
10257. fanciulli, in caccia battono le selve
10258. e il loro giuoco è flettere cavalli
10259. e tendere dall' arco le saette.
10260. Giovini, pazienti alla fatica
10261. e contenti di poco, o con rastrelli
10262. domano il suolo e scrollan mura in guerra.
10263. Tutta nell'armi esercitiam la vita;
10264. noi stimoliamo il tergo dei giovenchi
10265. con la lancia riversa, e non i tardi
10266. anni ci affievoliscono le forze
10267. ci tolgono l'animo o il vigore;
10268. su la canizie noi calchiamo l' elmo,
10269. ed amiamo far prede ognor novelle
10270. e ci diletta viver di rapina.
10271. Ma v oi amate gli abiti dipinti
10272. di rifulgente porpora e di croco;
10273. a voi gli ozii dilettano, a voi giova
10274. nelle danze cullarvi; e maniche hanno
10275. le tùniche, e fettucce hanno le mitre.
10276. Frigie invero, non già Frigi, andate
10277. sul Dindimo alto ove la tibia rende
10278. il consueto biforo suo canto.
10279. Vi chiama il bosco della Madre ldèa
10280. e il berecinzio timpano. A noi maschi
10281. lasciate l' armi! Fate largo al ferro! »
10282. lulo non tollerò gl'insulti e i vanti
10283. dello spavaldo; gli si volse contro,
10284. una freccia incoccò sul nervo equino
10285. e così stando con le braccia tese
10286. Giove con voti supplici pregava:
10287. ((O Giove onnipotente, all' atto audace
10288. or tu consenti! Recherò solenni
10289. doni ai tuoi templi, immolerò su l'ara
10290. un torel bianco dalle corna d'oro
10291. che al pari della madre erga la fronte
10292. e cozzi delle corna, e con le zampe
10293. sparga intorno l'arena! » E il Dio l'intese,
10294. e a sinistra tonò dal ciel sereno,
10295. e insieme risonò l'arco fatale:
10296. scoccò, volò terribile stridendo
10297. la freccia, colse Rèmulo nel capo
10298. e col ferro le tempie gli trafisse.
10299. «Va’, schernisci il valor con baldanzose
10300. parole! I Frigi, presi già due volte,
10301. questa risposta ai Rùtuli qui dànno! »
10302. Ei così disse: l'applaudiano i Teucri
10303. e con grida e con fremiti di gioia
10304. si adersero con gli animi alle stelle.
10305. Stava il chiomato Apòlline mirando
10306. fermo sopra una nuv ola del cielo
10307. l'accampamento e le falangi ausònie.
10308. e così salutò quella vittoria:
10309. «Viva, o fanciullo. per la prima prova
10310. del tuo valor! Così si ascende al Cielo,
10311. figlio di Dei, di Dei futuro padre!
10312. È ben giusto che tutte le contese
10313. che sorgeranno per voler del Fato
10314. abbiano fine un di sotto la stirpe
10315. d'Assàraco; per te piccola è Troia! »
10316. Calò, ciò detto, giù dall'alto Olimpo
10317. e trasvolando l'ètere vitale
10318. venne presso ad Ascanio. Allor l'aspetto
10319. prese ed il volto del vegliardo Bute.
10320. ch'era già stato armigero di Anchise
10321. e custode fedel della sua casa
10322. e ch'ora il padre aveva addetto a lulo
10323. come compagno. Apòlline veniva
10324. simile in tutto al vecchio: nella voce,
10325. nel colore, nei candidi capelli,
10326. nell'armi orrendamente risonanti:
10327. e si rivolse all'animoso lulo
10328. con questi detti: «Enèade, ti basti
10329. che pel tuo colpo. senza tuo svantaggio,
10330. sia caduto Numano; il grande Apollo
10331. ben ti concede questa prima lode
10332. e non t'invidia se l'eguagli all'armi.
10333. Ma dalla guerra, o figlio. ora desisti.»
10334. Così Febo parlò; mentre diceva,
10335. abbandonò quel suo mortale aspetto
10336. e dileguò nell'aere leggiero
10337. lungi dagli occhi. 1 principi dardanii
10338. riconobbero il Nume e le divine
10339. armi e il rimbombo della sua farètra.
10340. Onde. pei detti e pel voler di Febo,
10341. ritirarono Ascanio avido ancora
10342. di pugna: essi tornarono alle mischie
10343. e gettaron la vita a rischio aperto.
10344. [LA PORTA APERTA: MORTE DI BIZIA]
10345. Per le mura sonò di torre in torre
10346. alto il clamore: tesero i grandi archi,
10347. lanciarono aste. Si copri di strali
10348. tutto il terreno; sotto le percosse
10349. rimbombarono i cavi elmi e gli scudi,
10350. e furibonda imperversò la pugna:
10351. come nel tempo dei piovosi Capri
10352. vien di ponente e sferza il suol la pioggia;
10353. come i nembi si abbattono sul mare
10354. con rovesci di grandine, se Giove
10355. con austri orrendi tùrbina tempeste
10356. d'acque e dirompe in ciel le cave nubi.
10357. Pàndaro e Bizia allor, gli Alcanorìdi
10358. che nel bosco di Giove avea cresciuti
10359. Iera silvestre simili agli abeti
10360. dei patrii monti, schiusero la porta
10361. assegnata dal duce alla lor guardia,
10362. ed anzi provocarono i Latini,
10363. confidando nell' armi, a entrar nel campo.
10364. Ed essi, dentro, a destra ed a sinistra
10365. stettero come torri, irti di ferro
10366. e agitando sui capi alti i cimieri :
10367. come aèree sorgono due querce
10368. lungo il corso dei fiumi, o su le rive
10369. padane o presso l' Adige ridente,
10370. e lev ando nel ciel le intonse chiome
10371. oscillano col vertice sublime.
10372. Come videro il varco spalancato,
10373. ivi irruppero i Rùtuli: Quercente,
10374. Aquicolo bellissimo nell' armi,
10375. e Tmaro impetùoso, e il marziale
10376. Èmone insiem con tutte le falangi:
10377. fuggendo rivolsero le terga
10378. su la soglia stessa della porta
10379. lasciarono la vita. Onde si accese
10380. più e più nei discordi animi l'ira;
10381. e già sul luogo si accoglieano in folte
10382. schiere i Troiani e ardivano avanzare
10383. e combattere fuori a corpo a corpo.
10384. Al duce Turno, che in un'altra parte
10385. imperversava e sgominava i Teucri,
10386. la novella recarono: i nemici
10387. erano insorti a un'improvvisa strage
10388. e spalancate offrivano le porte.
10389. Ei lasciò quell'impresa e, concitato
10390. da gran furore, alla dardània porta
10391. si scagliò sui fratelli oltracotanti.
10392. E per il primo (che avanzava primo)
10393. raggiunse ed abbatte con uno strale
10394. Antifate, figliastro di tebana
10395. madre e del gran Sarpèdone : trascorse
10396. per l' aria lieve il corniolo ausònio,
10397. s'infisse in gola, scese in fondo al petto;
10398. dallo squarcio dell'orrida ferita
10399. si effuse un fiotto spumeggiante, e il ferro
10400. nel trafitto polmone intiepidi.
10401. Abbatte quindi Mèrope, Erimante,
10402. poi Afidno, poi Bizia ch' era tutto
10403. fuoco negli occhi e fremito nel cuore:
10404. con un dardo non già, che per un dardo
10405. ei non avrebbe l'anima versata,
10406. ma con una falàrica, che venne
10407. impetuosa con ronzio tremendo
10408. vibrata come fulmine; non valsero
10409. a sostenerla i due bovini cuoi,
10410. non la lorica a doppia squamma d'oro;
10411. crollarono sul suol che ne gemette,
10412. stramazzarono giù le membra immani,
10413. e grande. sopra. gli tonò lo scudo.
10414. T ale sul lido eubòico di Baia
10415. cade talora una pietrosa mole
10416. che. preparata con macigni immani,
10417. gettano in mare; tale essa precipita
10418. e giù percuote l'imo fondo e sta;
10419. si rimescola il mare e si solleva
10420. fosca l' arena; tremano dal fondo
10421. Pròcida ed lschia, duro letto imposto
10422. sopra Tifèo per volontà di Giove.
10423. Allor Marte, signore della guerra,
10424. addoppiò nei Latini animo e forze,
10425. lor confisse nel petto acuti sproni.
10426. e in mezzo ai T eucri seminò la Fuga
10427. ed il cupo Terrore. Accorser Quelli
10428. d'ovunque; or si pugnava in campo aperto
10429. ed era nei lor cuori il Dio guerriero!
10430. [TURNO UCCIDE PÀNDARO]
10431. Pàndaro, come vide il suo germano
10432. steso già sul terreno, e come vide
10433. che ormai precipitavano gli eventi,
10434. con gran forza puntò le spalle immani
10435. e fe' girar sui càrdini la porta;
10436. ei lasciava così molti dei suoi
10437. nella mischia feroce. oltre le mura.
10438. ma molti accolse e molti dentro chiuse
10439. che a gran furia venian; folle! e non vide
10440. anche il Rùtulo duce irromper dentro
10441. con quelli. ed anzi lo serrò nel campo
10442. qual tigre immane in un'inerte greggia.
10443. Ecco, e a Turno d'un tratto arse negli occhi
10444. una luce novella, orrendamente
10445. sonaron l'armi. si agitò sul capo
10446. il cimiero sanguigno, e dallo scudo
10447. corruscarono fulmini abbaglianti.
10448. Allibirono i Dàrdani atterriti
10449. riconoscendo l' odiato v olto
10450. e l'immane persona. Allor d'un tratto.
10451. fervido d'ira pel fraterno scempio.
10452. innanzi gli balzò Pàndaro enorme
10453. e gli gridò. «Non questa è la dotale
10454. reggia di Amata. non è Àrdea questa.
10455. che chiuda Turno entro le patrie mura!
10456. Campo nemico è questo, e non se n'esce! »
10457. A lui placidamente sogghignando
10458. Turno: «Comincia. se ti basta il cuore;
10459. vieni all'attacco. A Priamo dirai
10460. che in ltalia trovasti un altro Achille.»
10461. Disse; quello, con gran forza puntando.
10462. gli scagliò la sua lancia irta di nodi
10463. e di ruvida scorza, e colpi l' aria;
10464. che la Saturnia disviò quel colpo,
10465. e la lancia s'infisse entro la porta.
10466. «Ma non quest'arma sfuggirai. brandita
10467. forte dalla mia man, che non è tale
10468. quei che l'impugna, quegli che colpisce! »
10469. Così dicendo. insorse con la spada
10470. alto levata e fra una tempia e l'altra
10471. gli squarciò con orribile ferita
10472. la fronte in mezzo e le due gote impùbi.
10473. Risonò un tonfo. traballò la terra
10474. sotto il gran peso; il moribondo al suolo
10475. si abbatte con le membra abbandonate
10476. e con l'armi cruente di cervello;
10477. di qua di là gli penzolava il capo
10478. sopra un òmero e l'altro, in parti eguali.
10479. Si dispersero trèpidi i Troiani
10480. per lo spavento, e s'egli allor pensava
10481. a infrangere i serrami delle porte
10482. e a far entrare i suoi dentro le mura,
10483. quello sarebbe stato il giorno estremo
10484. della guerra e del popolo troiano'.
10485. Ma furibonda avidità di strage
10486. cupido lo scagliò contro i nemici.
10487. Prima Fàleri uccise, indi i garretti
10488. recise a Gige e, tolte lor le lance,
10489. ai fuggitivi le scagliò nel ter go
10490. (gl'infondeva Giunone animo e forze);
10491. poi Hali diede lor come compagno;
10492. poi per lo scudo trapassò Fegèo,
10493. e su le mura, mentre al tutto ignari
10494. incitavano i loro alla battaglia,
10495. Noèmone, Alio, Pritani ed Alcandro.
10496. Sul destro spaldo Linceo prevenne,
10497. che su Turno irrompea chiamando i suoi.
10498. e in lui vibrò fulminea la spada
10499. (tronco da presso d'un sol colpo, il capo
10500. rotolò con la gàlea lontano);
10501. Àmico poi sterminator di fiere
10502. prostrò, di cui nessuno era più destro
10503. nell'ungere le frecce di veleno;
10504. e Clizio eòlio, e delle Muse amico
10505. Cretèo, Cretèo compagno delle Muse,
10506. ch'avea sempre nel cuor cetre e canzoni
10507. e corde armon'iose, e che cantava
10508. le battaglie e i destrier, l'armi e gli eroi.
10509. [LA RITIRATA DI TURNO]
10510. Seppero alfine della teucra strage
10511. i condottieri dàrdani, Mnestèo
10512. e l'ardente Seresto, e insieme accorsi
10513. videro i lor compagni errar dispersi
10514. e il nemico nel campo: <<Ove fuggite?
10515. Ove correte?» lor gridò Mnestèo.
10516. <<Quali altre mura, quale campo avete?
10517. Un uomo solo e d'ogni parte chiuso
10518. entro gli argini vostri, o cittadini.
10519. avrà dunque menato impunemente
10520. tanta strage nel campo? Avrà nell'Orco
10521. precipitato tanto fior d'eroi?
10522. Non avete pietà, non arrossite,
10523. codardi, per la patria sventurata,
10524. pei Numi antichi, per il grande Enea? »
10525. Da questi detti rincorati e accesi
10526. gli si opposero fermi in densa schiera;
10527. e Turno si ritrasse a poco a poco
10528. dalla battaglia, e si accostava al fiume
10529. e alla parte che cinta era dall'acque;
10530. onde più impetuosi a lui d'intorno
10531. con immenso clamor premeano i T eucri .
10532. rinserrando le file. E come quando
10533. una turba coi dardi incalza e preme
10534. un feroce leone, ed atterrito
10535. esso, eppur truce, va retrocedendo
10536. con occhi torvi. né gli lascia l'ira
10537. il suo coraggio volgere le terga.
10538. ma pur esso non può come vorrebbe
10539. balzar contro la turba in mezzo all' armi;
10540. cauto così retrocedeva Turno
10541. gonfio l'animo d'ira, a lenti passi.
10542. Anzi, due volte si avventò nel folto
10543. e due volte in gran fuga egli sospinse
10544. per le trincee le sgominate schiere;
10545. ma tutto ormai l' esercito nel campo
10546. premea contro lui solo. e la Saturnia
10547. Giunone non osò più sostenerlo,
10548. poi che Giove dal ciel mandò l'alata
10549. lride a riferire alla sorella
10550. minaccevoli mòniti. se Turno
10551. non si fosse ritratto dalle mura
10552. alte dei Teucri. Non poteva il duce
10553. più resistere, ormai. né con lo scudo
10554. né con la destra, tanti erano i dardi
10555. che d'ovunque premevano. Sonava
10556. l' elmo d'un incessante crepitio
10557. su le sue tempie, si smagliava il bronzo
10558. solido sotto l' urto dei macigni.
10559. divelte eran le creste del cimiero,
10560. non bastava lo scudo alle percosse;
10561. e i Dàrdani e il fulmineo Mnestèo
10562. con l'aste raddoppiavano gli assalti.
10563. Gli scorrevano giù per tutto il corpo
10564. larghi ruscelli di sudor nerastro,
10565. gli mancava il respiro e gli squassava
10566. un anèlito roco il corpo affranto.
10567. Finalmente d' un salto, a precipizio,
10568. con tutte l' armi si lanciò nel fiume;
10569. l' accolse questo con la sua corrente
10570. bionda, su le tranquille onde lo resse,
10571. lo deterse dal sangue e dalla strage
10572. e lieto in mezzo ai suoi lo ricondusse.
10573. LIBRO X
10574. [CONSIGLIO DEGLI DEI]
10575. La reggia dell' Olimpo onnipotente
10576. si aperse intanto, e nell' etèrea sede
10577. onde sublime giù vedea le terre
10578. e il campo teucro e i popoli latini
10579. il Padre dei Celesti e re del mondo
10580. il consiglio adunò. S'erano assisi
10581. tutti nell'aula d'ambo i lati aperta,
10582. ed egli disse: «Perché dunque, o grandi
10583. abitanti del Cielo, il pensier vostro
10584. si è volto indietro e con ostili cuori
10585. ancor voi contrastate? Io pur vietai
10586. che l'ltalia coi Teucri avesse guerra!
10587. Che lotta è questa contro il mio divieto?
10588. Qual timore vi trasse. e gli uni e gli altri,
10589. a prender l'armi e a muovere in battaglia?
10590. V errà (non affrettatelo) il momento
10591. delle giuste battaglie, allor che un giorno
10592. la feroce Cartagine scateni
10593. rovine immani e i valichi dell'Alpi
10594. su le rocche romane. Allor potrete
10595. negli odii gareggiare, e a ferro e a fuoco
10596. ogni cosa sconvolgere. Or cessate
10597. e stringetevi lieti in mutua pace.»
10598. [L'INVETTIVA DI VENERE]
10599. Così Giove parlò con detti brevi;
10600. non breve replicò Venere bella:
10601. «O Padre, eterna potestà del mondo
10602. e delle cose (ed a qual altra ormai
10603. noi potremmo rivolgerci?), non vedi
10604. come i Rùtuli insultano, e nel mezzo
10605. Turno coi suoi cavalli alto irrompendo
10606. tùmido infuria col favor di Marte?
10607. Più non copre i Troiani il chiuso vallo,
10608. ed anzi essi combattono alle porte
10609. e su gli argini stessi delle mura;
10610. ed i fossati ondeggiano di sangue.
10611. È lungi e ignaro Enea. Dunque non mai
10612. liberi dagli assedii essi saranno?
10613. Ecco ancora un esercito nemico
10614. stringer le mura alla nascente Troia,
10615. e un'altra volta dall' etòlica Arpi
10616. contro i Troiani insorgere il Tidide!
10617. in verità, ben credo, altro non resta
10618. ch'io sia ferita; io, la tua figlia, aspetto
10619. che mi colpisca l' arma d'un mortale!
10620. Se senza tuo voler né tuo consenso
10621. approdarono i Teucri al lido ausònio,
10622. scòntino il fallo, e tu lor nega aiuto;
10623. ma se mossero dietro i tanti annunzii
10624. che davan loro i Sùperi ed i Mani,
10625. perché mutano or altri il tuo comando
10626. e perché dàn principio a fati nuovi?
10627. Ricorderò la flotta incendiata
10628. su la marina d'Èrice? 11 Signore
10629. delle tempeste e i vènti furibondi
10630. scatenati d'Eòlia? lride scesa
10631. giù dalle nubi? Or anche i Mani mosse,
10632. la sola parte non ancor tentata,
10633. e Alletto, or ora uscita fuor nel mondo,
10634. infuriò per le città d' Ausonia.
10635. Più non mi muove volontà d'impero;
10636. lo sperai fin che lieta era la sorte:
10637. or altri, come brami, abbia vittoria.
10638. Se non v' è suol che la tua dura moglie
10639. conceda ai Teucri, o genitor, ti prego
10640. per le rovine d'Ilio ancor fumanti:
10641. deh fa' che Ascanio incòlume dall'armi
10642. scampi, fa' che il nipote almen mi resti.
10643. Sia pur gettato Enea per mari ignoti,
10644. segua le vie che gli darà la sorte;
10645. ma ch'io valga a salvare almeno questo.
10646. valga a sottrarlo dall'orrenda guerra.
10647. Amatunta e Citèra e l' alta Pafo
10648. e l'ldàlia città son mio possesso;
10649. deponga l'armi e senza gloria alcuna
10650. quivi gli anni ei trascorra. E tu comanda
10651. che Cartagine opprima Ausònia tutta
10652. con grande signoria: noi non porremo
10653. impedimenti alla potenza tiria.
10654. Oh ma che valse ai Teucri esser fuggiti
10655. salvi dal mezzo degl' incendii achèi.
10656. aver tanti pericoli sofferti
10657. della terra e del mare, al Lazio vòlti
10658. e a una novella pèrgamo? Non era
10659. meglio restar su le reliquie estreme
10660. della patria? Sul suolo ove fu Troia?
10661. Rendi, o padre. lo Xanto e il Simoènta
10662. agl'infelici! Fa’ che i Teucri ancora
10663. ritèssano le iliache sciagure! »
10664. [LA REPLICA DI GIUNONE]
10665. Allor con furibonda ira Giunone:
10666. «Perché mi sforzi a rompere il silenzio
10667. e a svelare il dolor ch'entro mi chiudo?
10668. Qual Dio, qual uomo astrinse dunque Enea
10669. a cercare la guerra ed a gettarsi
10670. come nemico sopra il re Latino?
10671. V enne in ltalia per voler dei Fati
10672. sospinto dalle furie di Cassandra;
10673. sia pure. Noi lo consigliammo forse
10674. a lasciare il suo campo? Ad affidare
10675. la vita ai vènti? A cedere a un fanciullo
10676. il supremo comando e le clifese?
10677. A provocare l' alleanza etrusca
10678. ed a turbare un popolo tranquillo?
10679. Qual Dio, qual dura violenza nostra
10680. l' han condotto a rovina? E in tutto questo
10681. dov' è Giunone? Dove Iride scesa
10682. giù dalle nubi? Se è vergogna indegna
10683. che gl'Itali circondino di fiamme
10684. Troia nascente e che in sua patria resti
10685. Turno cui fu bisàvolo Pilumno,
10686. Turno cui madre fu la Dea Venìlia,
10687. che dir dei Teucri, che con fiamme inique
10688. muovon guerra ai Latini, assoggettando
10689. e depredando i territori altrui?
10690. Che qui cercano suoceri e dal seno
10691. strappano lor le già promesse spose?
10692. Che con la mano implorano la pace
10693. e intanto su le navi appuntan l'armi?
10694. Tu potesti sottrarre il teucro Enea
10695. dalle mani dei Greci e a lui dinnanzi
10696. diffondere una nube e l'aer vano;
10697. mutar potesti in nàiadi le navi.
10698. Ed io non posso ai Rùtuli giovare?
10699. È lungi e ignaro Enea? Stia lungi e ignaro.
10700. Hai l'eccelsa Citèra, hai Pafo e ldàlio;
10701. perché provochi gli animi feroci
10702. d'un popolo sì pronto alle battaglie?
10703. Siam forse noi che rovesciar tentiamo
10704. la vacillante iliaca fortuna?
10705. non quegli che i miseri Troiani
10706. gettò contro gli Achèi? Qual fu la causa
10707. che con un ratto perturbò la pace
10708. e fe' sorgere in armi Europa ed Asia?
10709. lo. dunque. spinsi Pàride troiano
10710. a espugnar Lacedèmone? lo gli diedi
10711. l'armi? lo protrassi. con l'amor, la guerra?
10712. Allor dovevi per i tuoi temere.
10713. Tarda a ingiusti lamenti ora tu insorgi
10714. e mi rivolgi inutili rampogne.»
10715. [IL MÒNITO DI GIOVE]
10716. Così disse Giunone, e con diverso
10717. consenso mormorarono gli Dei.
10718. come sorgono e mormorano i primi
10719. àliti chiusi dentro la foresta,
10720. errando in sordo fremito, presagio
10721. ai marinai del sorgere del vento.
10722. E disse allora il Padre onnipotente
10723. che su tutte le cose ha il sommo impero
10724. (tacque al suo dir la reggia alta dei Numi
10725. e dal profondo si scrollò la Terra;
10726. lo Zèfiro posò. l'ètere tacque
10727. ed il mare placò la sua distesa) :
10728. « Accogliete e imprimetevi nel cuore
10729. i detti miei. Poi che non è concesso
10730. che s' accordino insieme Ausònii e Teucri;
10731. poi che infinita è la discordia vostra,
10732. comunque volga a ognuno oggi la sorte
10733. e qualunque speranza egli vagheggi,
10734. rùtulo o teucro, non farò divario;
10735. per destino sian le mura cinte
10736. dall' italico assedio, o per errore
10737. e per infausti oracoli troiani.
10738. Né a tal decreto i Rùtuli sottraggo:
10739. a ognun l' opere sue daran la morte
10740. la vittoria. È re per tutti eguale
10741. Giove. ed il Fato troverà la via.»
10742. Com'ebbe detto ciò, per la corrente
10743. dello stigio fratello e per le rive
10744. ribollenti di pece in cupi gorghi
10745. confermò con un cenno il giuramento,
10746. e col cenno scrollò tutto l'Olimpo.
10747. E qui Giove si tacque. lndi egli sorse
10748. dall'aureo seggio, e il coro dei Celesti
10749. lo cinse e accompagnò fino alla soglia.
10750. [IL NUOVO ASSALTO]
10751. Intorno intorno i Rùtuli frattanto
10752. infierian nella strage ad ogni porta
10753. e nel cinger di fiamme le trincee.
10754. Costrette e assediate eran nei valli
10755. senza scampo le iliache falangi
10756. e invano al sommo dell' eccelse torri
10757. con raro cerchio recingean gli spaldi.
10758. Asio, 1mbràsio, Timète lcetaònio,
10759. Càstore, ambi gli Assàraci e il vegliardo
10760. Tfmbride stavan nelle file prime;
10761. e accanto ad essi eran Tem6ne e Claro
10762. fratelli di Sarpèdone, venuti
10763. dalla Licia rupestre. Acm6n Lirnèsio,
10764. del padre Clizio e del fratel Meneste
10765. forte non meno. un masso immane alzava
10766. sforzandosi con tutta la persona;
10767. questi con dardi e quelli con macigni
10768. gareggiavan tra loro alla difesa
10769. e a lanciar fuochi e ad incoccar saette.
10770. E lo stesso dardànide fanciullo,
10771. degno amore di Venere, fra tutti
10772. stava nel mezzo col bel capo ignudo,
10773. come brilla, nel biondo oro incastrata,
10774. una gemma per fregio al collo o al capo;
10775. come biancheggia, intarslato in bosso
10776. in terebinto d'Òrico, l'avorio;
10777. scendean sul collo candido i capelli
10778. chiusi in un cerchio di flessibile oro.
10779. E te pur la magnanima tua gente
10780. vide, lsmaro, vibrar colpi mortali
10781. e armare le saette di veleno,
10782. nobile figlio di meònia casa,
10783. dove i coloni esercitano i pingui
10784. cOlti e li irriga l'aureo Pactòlo.
10785. Anche, superbo di recente gloria,
10786. v'era Mnestèo che avea cacciato Turno
10787. dal recinto dei muri, e v' era Capi
10788. ond'ebbe nome la città campana.
10789. [L' ARMATA ETRUSCA]
10790. Essi così lottavano nei duri
10791. cimenti della guerra; ad alta notte
10792. pel mar veniva Enea. Quando, da Evandro,
10793. egli era entrato nel tirrènio campo,
10794. disse al duce il suo nome e la sua stirpe,
10795. ciò che chiedeva e ciò che gli offeriva;
10796. gli narrò quali forze il re Mezènzio
10797. procacciasse, e la fiera ira di Turno;
10798. e l'ammoniva e lo pregava insieme
10799. su l'incertezza degli eventi umani.
10800. Non esitò Tarconte: uni le forze,
10801. l'accordo stipulò. Sciolta dal Fato,
10802. l'etrusca gente su le navi ascese,
10803. e la guidava per voler dei Numi
10804. uno straniero. Precedea la nave
10805. d'Enea che aveva sotto il rostro uniti
10806. due leoni di Frigia e su la poppa
10807. l'lda sì cara ai pròfughi troiani.
10808. 11 magnanimo Enea, quivi sedendo,
10809. rivolgeva nel cuore i dubbi eventi
10810. di quella guerra; e seco era Pallante,
10811. e gli chiedev a or delle stelle, guida
10812. nelle notturne tènebre, or dei mali
10813. che per terra e per mare avea sofferti.
10814. Or l'Elicona apritemi. or cantate
10815. qual fu l'armata, o Dee, che dagli etruschi
10816. lidi veniva al seguito di Enea,
10817. sui legni, in armi, l' alto mar solcando.
10818. Màssico primo il pèlago fendeva
10819. con una bronzea Tigre; eran con lui
10820. mille eroi che di Chiusi avean lasciate
10821. e di Cosa le mura; avean per armi
10822. frecce, e farètre all'òmero leggiere,
10823. e l'infallibile arco. '1 torvo Abante
10824. seco veniva; tutta la sua schiera
10825. brillav a di fulgenti armi, e la poppa
10826. gli risplendev a di un Apollo d' oro.
10827. Gli aveva dato Populònia madre
10828. seicento figli valorosi in guerra;
10829. trecento l'Elba, l'isola feconda
10830. d'inesausti calibici metalli.
10831. Veniva terzo, e ne traeva mille
10832. irti di lance in folto ordine. Asila,
10833. a cui si aprian le viscere dei greggi.
10834. gli astri del cielo. il canto degli uccelli
10835. e presaghi del fulmine i baleni;
10836. glieli affidava la città di Pisa,
10837. per origine alfèa, per suolo etrusca.
10838. Astir seguia bellissimo, sicuro
10839. sul suo cavallo e nelle variopinte
10840. armi; gliene affidavano trecento
10841. (che tutti lo seguivano concordi)
10842. gli abitanti di Cere e del Mugnone
10843. e Gravisca insalùbre e Pirgo antica.
10844. Non tacerò di te, figlio di Cicno
10845. e fortissimo in guerra, o CupavOne.
10846. duce dei pochi Liguri. che l'elmo
10847. d'un pennacchio di cigno avevi adorno;
10848. ne fu causa l' amore ed ora il segno
10849. son della metamorfosi paterna.
10850. Cicno, si narra. per dolor del caro
10851. suo Faetonte fra popùlee frondi
10852. cantava. e all'ombra delle sue sorelle
10853. consolava col canto il mesto amore;
10854. divenne a un tratto candido vegliardo
10855. dalle morbide piume. e lasciò il suolo
10856. e col suo canto seguitò le stelle.
10857. Ed il suo figlio allor, che su la nave
10858. accompagnava il cöetaneo stuolo,
10859. sospingeva coi remi un gran Centauro;
10860. con la lunga carena il mar solcando
10861. questo incombea sul pèlago e dall'alto
10862. con un macigno minacciava l'onde.
10863. Dal patrio suol guidava anche una schiera
10864. Ocno, progenie dell'etrusco fiume
10865. e di Manto fatidica; e fu quegli
10866. che poi ti diede, Mantova, le mura
10867. ed il nome materno. È ricca d'avi
10868. Mantova. ma non tutti hanno un sol ceppo :
10869. sono tre le sue stirpi, ed ogni stirpe
10870. ha quattro genti, ed ella a tutte è capo.
10871. mentre il suo nerbo è dell'etrusco sangue.
10872. Anche di là fe' sorgere Mezènzio
10873. contro se stesso cinquecento armati
10874. che per il mare, sopra legni ostili.
10875. traeva il Mincio, il figlio del Benàco
10876. inghirlandato di cerùlee canne.
10877. Lento Auleste veniva, a tutta forza
10878. con cento remi flagellando il mare;
10879. schiumavan le sconvolte onde del mare.
10880. Lo trasportava un colossal Tritone
10881. che atterria con la conca i piani azzurri;
10882. l'ispido tronco. sino ai fianchi immerso.
10883. era umano d'aspetto; il basso ventre
10884. finiva in pesce, e sotto il mostruoso
10885. petto schiumavan gorgogliando l'onde.
10886. Tali principi illustri, in trenta navi,
10887. venian coi rostri bronzei fendendo
10888. in soccorso di Troia i salsi campi.
10889. [GLI ANNUNZI DELLE NINFE]
10890. E già dal cielo era partito il giorno.
10891. e sul cocchio nottivago la Dea
10892. Febe toccava il mezzo dell'Olimpo;
10893. ma il padre Enea, poiché le gravi cure
10894. non davano riposo alle sue membra.
10895. reggea la barra e dirigea le vele.
10896. Ed ecco innanzi, a mezzo del cammino,
10897. gli venne il coro delle sue compagne:
10898. di quelle ninfe a cui la Dea Cibèle
10899. avea concesso di regnar sul mare
10900. facendole. di navi. essere ninfe;
10901. quante eran state bronzee poppe a riva
10902. tutte insieme or nuotavano pel mare.
10903. Da lungi riconobbero l' eroe
10904. e danzando gli fecero corona.
10905. La più dotta nel dir, Cimodocèa,
10906. gli venne presso, con la destra mano
10907. si apprese al bordo, fuor col tergo emersa
10908. con la manca vogò per l'onde mute,
10909. e disse a lui ch'era di tutto ignaro:
10910. «Tu vegli? Veglia, Enea figlio di Numi,
10911. ed allenta le gOmene alle vele.
10912. Siam noi, già pini della sacra vetta
10913. d'lda e tua flotta, or nàiadi del mare.
10914. P oi che il perfido rùtulo furente
10915. c'incalzava col ferro e con le fiamme,
10916. contro voglia spezzammo i tuoi legami
10917. e veniamo cercandoti pel mare.
10918. La Madre fu che a noi misericorde
10919. questo aspetto donò, che ci concesse
10920. di viver come Dee nel sen dell'acque.
10921. Ma tra mura e fossati, in mezzo all' armi
10922. ed in mezzo ai Latini irti di lance.
10923. è assediato il giovinetto Ascanio;
10924. àrcadi cavalieri e forti Etruschi
10925. sono ai lor posti, ma deciso è Turno
10926. a spingersi nel mezzo e ad impedire
10927. che raggiungano il campo. Orsù, t'affretta;
10928. ordina che nel sorgere dell' alba
10929. i tuoi compagni si armino, ed imbraccia
10930. l'invitto scudo tutto orlato d' oro
10931. che ti donò lo stesso Dio del fuoco.
10932. Domani il sole mirerà, se vane
10933. credute non avrai le mie parole,
10934. cumuli enormi di Latini uccisi.»
10935. Disse e la poppa con esperta mano
10936. ella spinse partendo; allor la nave
10937. fuggi sul mar più rapida d' un dardo,
10938. più d'una freccia che pareggi il vento;
10939. e tutte accelerarono la corsa.
10940. [IL RITORNO DEL COMANDANTE]
10941. Stupi l'ignaro eroe figlio d'Anchise;
10942. ma, rincorato dal felice annunzio,
10943. brevemente pregò guardando al cielo:
10944. «Alma ldèa genitrice degli Dei,
10945. cui sono care le città turrite
10946. e il Dindimo e i leoni apparigliati.
10947. or sorreggimi tu nella battaglia
10948. e tu fa' che si avverino i presagi;
10949. proteggi i Teucri, o Dea, col tuo favore.»
10950. Disse, e poi che il mattino avea fugato
10951. le tènebre e affrettavasi al ritorno
10952. con tutto lo splendor della sua luce,
10953. impose ai suoi di seguitar concordi
10954. ogni suo cenno e di apprestarsi tutti
10955. con animi guerrieri alla battaglia.
10956. Ecco, in vista dei Teucri e del suo campo,
10957. ei si rizzò sul sommo della poppa
10958. ed alto sollevò con la sinistra
10959. il suo scudo fiammante. Un gran clamore
10960. lanciarono i Dardànidi dai muri
10961. verso le stelle; una speranza nuova
10962. riaccese il furore, e a piene mani
10963. scagliaron dardi. Sotto i cupi nembi
10964. schiamazzano così le gru strimònie
10965. se fragorose l'aere fendendo
10966. fuggono il Noto con clangor giocondo.
10967. Stupirono dapprima i duci ausònii
10968. ed il rùtulo re; ma finalmente
10969. vider le poppe già rivolte al lido,
10970. e il mar versarsi con le navi a riva.
10971. Fiammeggiava sul capo alto il cimiero,
10972. dall'alto delle creste usciano fiamme,
10973. vasti fuochi gettava il clipeo d' oro:
10974. non altrimenti nelle chiare notti
10975. rosseggian sangue lùgubri comete
10976. il Sirio ardore, che sorgendo reca
10977. morbi ed arsura ai miseri mortali
10978. e attrista il cielo con sinistro lume.
10979. [LO SBARCO]
10980. Non disperò l'ardimentoso Turno
10981. di prontamente irrompere sul lido
10982. a cacciar dalla terra i sopraggiunti.
10983. <<Ecco ciò che bramaste: a corpo a corpo
10984. battervi. In mano vostra è la vittoria.
10985. Ora del focolare e della sposa
10986. ricordatevi tutti; ora innovate
10987. le magnanime gesta onor dei padri.
10988. Orsù dunque! Affrontiamoli sul lido,
10989. fin che ancor sono trèpidi ed ancora
10990. èsitan nello sbarco ai primi passi!
10991. Agli audaci propizia è la Fortuna.»
10992. Disse. e intanto fra se deliberava
10993. quali guerrieri spingere all' assalto,
10994. quali lasciare ad assediar le mura.
10995. Con ponti, intanto, Enea sbarcava i suoi;
10996. ed alcuni spiavano il riflusso
10997. dell'onda e giù calavano d'un balzo
10998. sopra l'arena; altri scendean pei remi.
10999. Ma Tarconte scrutava attento il lido
11000. dove timore non avea di secche,
11001. dove non rotta gorgogliava l' onda.
11002. ma dove il mar giungea senz'urti a riva
11003. con gonfie ondate; rivoltò la prua
11004. e rapido esortava i suoi compagni:
11005. «Su, fior di prodi! Fate forza ai remi;
11006. sollevate, portate le carene.
11007. Fèndano i rostri questa terra ostile;
11008. da se stesse le chiglie aprano il solco.
11009. Nulla m'importa, pur ch'io prenda terra,
11010. che la nave si spezzi nell' approdo.»
11011. Così disse Tarconte; e le sue ciurme
11012. s'incurvarono ai remi; e tra le schiume
11013. spinsero i legni sui latini campi,
11014. fin che le prore furon tutte in secco
11015. e posarono illese le carene.
11016. Ma non illesa fu la tua, Tarconte;
11017. su le ineguali asperità del fondo
11018. s'urtò, stette sospesa ed oscillante,
11019. e affaticò per lungo tempo i flutti,
11020. e finalmente si sfasciò, versando
11021. nel bel mezzo dell'onde i tuoi guerrieri;
11022. furon loro d' impaccio i remi infranti
11023. e le nuotanti tavole e il riflusso
11024. che i piedi lor ritrascinava indietro.
11025. [BATTAGLIA SUL LIDO]
11026. Ma non Turno indugiava; a furia spinse
11027. contro i Troiani tutte le sue schiere
11028. e contro loro si piantò sul lido.
11029. Squillarono i segnali. Enea per primo
11030. (fausto presaEio del combattimento)
11031. spinse l' assalto contro le falangi
11032. deEli aEricoli italici, e le infranse.
11033. e Teròne trafisse, il più gagliardo,
11034. che primo l'assalìa; che per la maglia
11035. di bronzo e per la tunica irta d'oro
11036. con la spada gli aperse e ruppe il fianco.
11037. Poi spinse a morte Cisseo feroce
11038. e il gigantesco Già che con la clava
11039. abbattevano eroi; nulla lor valse
11040. quell' arma dell' Alcide e il forte braccio;
11041. nulla lor valse il genitor Melampo
11042. che pur fu sempre ad Ercole compagno
11043. fin che la terra gli forni le tante
11044. valorose fatiche. Ecco, a Faròne
11045. che gli lanciava inutili minacce
11046. scagliò uno strale e gliel'infisse in bocca
11047. mentre gridava. Ed anche tu, Cidòne,
11048. miseramente abbatterti dovevi
11049. sotto la destra dàrdana, oblioso
11050. d'ogni tuo caro giovanil diletto,
11051. mentre inseguivi il giovinetto Clizio
11052. cui biondeggiava il primo pelo in volto.
11053. Mossero contro lui sette fratelli,
11054. figli di F orco, in solida coorte,
11055. sette dardi scagliando a un colpo solo;
11056. ma parte rimbalzarono respinti
11057. dallo scudo e dall'elmo, e furon gli altri,
11058. che sarebbero giunti a trapassarlo,
11059. disviati da Venere divina.
11060. Onde Enea così disse al fido Acate:
11061. ((Dammi quei dardi che nei campi d'llio
11062. colpirono le membra degli Achèi;
11063. non uno sol ne avrà scagliato a vuoto
11064. la mia destra nei Rùtuli! » E nel dire
11065. diede di piglio a un'asta poderosa
11066. e la vibrò: quella passò volando
11067. attraverso lo scudo di Meòne
11068. e gli squarciò con la corazza il petto.
11069. Il suo fratello Alcànore sostenne
11070. con la destra il fratello che cadeva;
11071. ed una lancia gli trafisse il braccio
11072. e volò oltre. sanguinosa. a lungo;
11073. e dai nervi dell'òmero la destra
11074. penzolò moribonda. Allor dal corpo
11075. fraterno estrasse Numitore il ferro
11076. e su Enea lo scagliò; ma non lo còlse
11077. e il fèmore sfiorò del grande Acate.
11078. Baldo nelle sue membra giovanili
11079. qui sopravvenne allor Clàuso di Curi,
11080. e di lontano Drìope raggiunse
11081. con l' asta acuta, che di sotto al mento
11082. si affondò con gran forza e per la rotta
11083. gola gli tolse l' anima e la voce;
11084. ei con la fronte si abbatte sul suolo
11085. denso eruttando dalla bocca il sangue.
11086. Con altri colpi tre guerrieri traci
11087. prostrò dell'alta gente boreale,
11088. ed anche tre che avevano mandati
11089. l'lda nativo e la nativa Ismària.
11090. Accorse Alèso con le genti aurunche,
11091. Messàpo accorse, figlio di Nettuno,
11092. dai superbi cavalli. Or questi or quelli
11093. tendeano a gara a ricacciarsi indietro;
11094. si combatteva sopra il limitare
11095. stesso d' Ausònia. Come fan battaglia
11096. discordi per il vasto ètere i vènti
11097. quando hanno pari l'impeto e il vigore
11098. (e non essi tra loro e non le nubi
11099. cedono e non il mar; dubbia è la pugna,
11100. che saldi stanno un contro l' altro a fronte);
11101. non altrimenti urtavansi tra loro
11102. le schiere teucre e le latine schiere :
11103. piede urtava con piede, uomo con uomo.
11104. [STRAGI DI PALLANTE]
11105. Ma in altra parte, ove per lungo tratto
11106. un torrentaccio avea travolto pietre
11107. ed arbusti divelti dalle rive,
11108. Pallante vide gli Àrcadi, non usi
11109. a combatter pedoni (eran per l'aspra
11110. natura del terren scesi di sella),
11111. volger le spalle al Lazio inseguitore;
11112. ed or pregando or con parole acerbe,
11113. il sol mezzo che aveva in tal periglio,
11114. la lor forza raccese: «Ove fuggite,
11115. compagni? Per le vostre opre gagliarde
11116. e per il nome e per le guerre vinte
11117. dal duce Evandro. e per la mia speranza
11118. èmula nuova del valor paterno,
11119. non fidàtevi ai piedi. Entro i nemici
11120. col ferro dirompetevi una via.
11121. Laggiù, dove più folto ci minaccia
11122. quel groppo umano, l'alta patria nostra
11123. chiama Pallante, vostro duce, e voi.
11124. Non Celesti ci assalgono. Mortali,
11125. siamo incalzati da mortal nemico;
11126. tante abbiamo quant' egli anime e mani.
11127. Ecco, con gran barriera il mar ci chiude;
11128. ecco, al nostro fuggir manca la terra!
11129. Nel mar o in Troia andremo?)) Ei così disse
11130. e irruppe ove più folto era il nemico.
11131. Primo, condotto dal suo fato avverso,
11132. gli si offri Lago; a lui, mentre afferrava
11133. un pesante macigno, inferse un colpo,
11134. lo trapassò dove la spina in mezzo
11135. parte le coste, e fuor ritrasse l' asta
11136. penetrata nell'ossa. lnvano lsbOne
11137. sorprenderlo tentò, come sperava:
11138. mentre incauto accorreva, infuriato
11139. per la morte crudel del suo compagno,
11140. lo prevenne Pallante e tutta immerse
11141. nel suo polmone tùmido la spada.
11142. Poi colpi Stènio, e Anchèmolo, rampollo
11143. della gente antichissima di Reto.
11144. V oi pur cadeste nei latini campi,
11145. Timbro e Laride, prole in tutto eguale
11146. di Dàuco: non li discernean tra loro,
11147. gradito errore, i lor parenti stessi.
11148. Ma bene vi distinse aspro Pallante;
11149. che il ferro evàndrio a te mozzava il capo,
11150. Timbro, e te invan cercarono, Laride,
11151. la tua destra decisa e le morenti
11152. dita guizzanti a brancicare il ferro.
11153. lra e vergogna accesero alla pugna
11154. gli Àrcadi, dal suo mònito riscossi
11155. e dalla vista delle sue prodezze.
11156. Allor Pallante trapassò Retèo
11157. che sul carro fuggiva, e fu concesso
11158. questo intervallo e questo indugio ad llo;
11159. che su llo da lungi egli avea spinto
11160. l'asta possente, ma si pose in mezzo
11161. e la prese Retèo che te fuggiva,
11162. ottimo Tèutra, e il tuo fratello Tire;
11163. rovesciato dal carro, egli morendo
11164. batte coi calci il rùtulo terreno.
11165. Come al soffiar degli aspettati v ènti
11166. nell' estate il pastore appicca il fuoco
11167. qua e là per i pascoli (ed avvampa
11168. nel mezzo e tutto intorno si propaga
11169. l' orrido ardore per gli aperti campi)
11170. egli siede contento e d' alto mira
11171. l' esultar delle fiamme, in simil guisa
11172. tutta in te solo la virtù dei tuoi
11173. si adunava. o Pallante, e ti reggeva.
11174. Ma sui nemici si avventava Alèso
11175. gagliardo in guerra, tutto chiuso in armi.
11176. Spense Ladòn, Demòdoco, Ferète;
11177. troncò col ferro fulgido la destra
11178. che Strimònio puntava alla sua gola;
11179. colpi d'un sasso il capo di Toante
11180. sì che l' ossa schizzarono disperse
11181. mescolate di sangue e di cervello.
11182. Presago del destino, il genitore
11183. avea nascosto Alèso entro le selve;
11184. ma quando in morte quegli chiuse i bianchi
11185. occhi, le Parche stesero le mani
11186. e votarono Alèso all'armi evàndrie.
11187. Pallante l'assali, prima pregando:
11188. «Or da', Tevere padre, a questo ferro
11189. ch'io libro al getto, fortunata via
11190. nel cuor duro d' Alèso; a una tua quercia
11191. ti appenderò quest' armi e le sue spoglie. »
11192. Accolse il Dio le sue parole, e Alèso,
11193. mentre faceva a lmàone riparo.
11194. diede all'àrcade ferro inerme il petto.
11195. Làuso, che nella pugna avea gran parte,
11196. non sofferse che i suoi fossero scossi
11197. dalla caduta del gagliardo eroe;
11198. ed Abante atterrò che gli era a fronte,
11199. al lor impeto ostile intoppo e nodo.
11200. Figli Àrcadi cadean. cadeano Etruschi.
11201. e voi. scampati ai Greci, o teucri eroi.
11202. Pari per forze e per valor di duci
11203. le falangi cozzavano tra loro;
11204. gli ultimi urgean le file, e la gran calca
11205. libere non lasciava armi né mani.
11206. lncalzava e premea di qua Pallante.
11207. Làuso di là: poco diversi d' anni
11208. e leggiadri ambedue; pur la Fortuna
11209. lor negava il ritorno ai patrii lidi.
11210. Ma non permise il re del vasto Olimpo
11211. che tra lor si scontrassero; il destino
11212. già li attendea sotto maggior nemico.
11213. [TURNO UCCIDE PALLANTE]
11214. Allor l'alma sorella indusse Turno,
11215. che sopra il cocchio rapido fendeva
11216. le schiere in mezzo, a sottentrare a Làuso.
11217. Com'ei vide i compagni: « Uomini, è tempo
11218. che si cessi la mischia; io solo assalgo
11219. Pallante; solo a me spetta Pallante;
11220. anche il suo padre spettator vorrei.»
11221. Ei così disse, e come aveva imposto
11222. i suoi si ritirarono dal campo.
11223. Al ritrarsi dei Rùtuli, al superbo
11224. orèline fu stupito il giovinetto
11225. e fissò Turno; per la gran persona
11226. corse con gli occhi, con un truce sguardo
11227. lo squadrò di lontan da capo a piedi
11228. e così ribatte le sue parole:
11229. «Dunque avrò gloria dalle spoglie opime
11230. che ti avrò tolte o da una morte illustre;
11231. pronto ad ambe le sorti è il genitore;
11232. cessa dalle minacce.» E sì dicendo
11233. in mezzo alla pianura egli avanzò.
11234. S'agghiacciò il sangue agli Àrcadi nel cuore.
11235. Balzò Turno dal carro e si apprestava
11236. a combatter da presso a corpo a corpo:
11237. come vola un leon che da un' eccelsa
11238. vedetta ha scorto lungi a-lla campagna
11239. un toro che si esercita alle pugne,
11240. tale era in vista il veniente Turno.
11241. Quando questi gli parve a tiro d'asta
11242. Primo Pallante si avanzò. tentando
11243. se mai propizia fosse la fortuna.
11244. nella pugna ineguale. all'ardimento;
11245. e al vasto ciel rivolto egli pregò:
11246. «Per l'ospitalità del padre mio,
11247. per la mensa a cui ospite sedesti.
11248. prego. assistimi, Alcide, al gran cimento.
11249. Ch'egli morendo vegga me strappargli
11250. l'armi cruente: me vittorioso
11251. porti seco il morente occhio di Turno.»
11252. Lldi l'Alcide il giovine. premette
11253. un immenso singulto in fondo al cuore,
11254. versò lagrime vane. Allora il Padre
11255. con parola benigna al figlio disse :
11256. «Fisso a ciascuno è il giorno suo; per tutti
11257. breve ed irrevocabile è la vita;
11258. ma prolungar con l' opere la fama
11259. può la virtù. Sotto le mura d'Ilio
11260. cadder tanti che figli eran di Dei,
11261. cadde il grande Sarpèdone, con loro,
11262. che pur era mio figlio. Ora il suo fato
11263. chiama anche Turno; egli ha raggiunto il fine
11264. della vita mortale a lui concessa. »
11265. Così gli disse, poi distolse gli occhi
11266. dalla terra dei Rùtuli. E Pallante
11267. con tutta la sua forza avventò l'asta
11268. e sguainò la spada folgorante.
11269. Quella volò, colpì la spalla a sommo
11270. della corazza, ruppe a forza un varco
11271. tra gli orli dello scudo e finalmente
11272. giunse a pungere il corpo al grande Turno.
11273. E Turno allora, bilanciata a lungo
11274. l'asta dalla ferrata acuta punta,
11275. la scagliò su Pallante e così disse:
11276. «Guarda se il ferro mio pènetra meglio.»
11277. Aveva detto; con fulmineo colpo
11278. l'acuta punta attraversò lo scudo
11279. che aveva tante lamine di ferro.
11280. tante di bronzo, e tante aveva intorno
11281. pelli taurine, e trapassò lo schermo
11282. della lorica e il suo gagliardo petto.
11283. Egli invano si svelse il caldo ferro
11284. dalla ferita; per la stessa via
11285. fuori uscirono insieme anima e sangue.
11286. Su la sua piaga si abbatte; su lui
11287. sonaron l' armi; ei con cruenta bocca
11288. urtò morendo la nemica terra.
11289. Turno, su lui drizzato: «Àrcadi», disse,
11290. «recate a Evandro queste mie parole.
11291. Qual meritava. a lui Pallante io rendo.
11292. Ma le onoranze funebri, ma tutti
11293. del sepolcro gli onori io gli concedo. -
11294. Non poco gli parrà di aver pagato
11295. l'amicizia di Enea.» Così dicendo
11296. premette il morto col sinistro piede
11297. e gli strappò quel bàlteo pesante
11298. ove Clono d'Eurìto in solido oro
11299. avea scolpito una nefanda strage;
11300. uno stuolo di giovini trafitti
11301. in una stessa notte nuziale
11302. e i tàlami cruenti; or trionfava
11303. e della preda si allegrava Turno.
11304. umane menti che, del fato ignare
11305. e del futuro, senza alcun ritegno
11306. negli eventi felici insuperbite!
11307. E, tra non molto, invan bramerà Turno
11308. d'aver lasciato riscattare intatte
11309. le spoglie di Pallante, e questo giorno
11310. e la preda avrà in odio! Allora i suoi
11311. lungamente gemendo e lagrimando
11312. sopra lo scudo adagiano l'eroe
11313. e lo portano indietro. O tu che al padre
11314. grande dolore e grande onor ritorni,
11315. quel giorno stesso che ti spinse in guerra
11316. alla guerra ti toglie; eppure immensi
11317. mucchi tu lasci di Latini uccisi.
11318. [STRAGI DI ENEA]
11319. Né già la fama di sì gran sciagura
11320. ma un sicuro messaggio a Enea pervenne:
11321. erano i suoi già prossimi alla morte
11322. e urgeva dar soccorso ai Teucri in fuga.
11323. Ei miete con la spada i più vicini
11324. e col ferro si aperse impetuoso
11325. larga la via tra le serrate schiere.
11326. te ricercando, Turno. trionfante
11327. della tua strage. Che Pallante, Evandro,
11328. tutto gli stava come innanzi agli occhi,
11329. e quella mensa ove sede giungendo
11330. la prima v olta e le congiunte destre.
11331. Egli vivi afferrò quattro guerrieri
11332. nati a Sulmona e quattro dell'Ufente
11333. per immolarli come infèrie all'Ombre,
11334. per irrorar di prigioniero sangue
11335. le fiamme della pira. E avea da lungi
11336. scagliata in Mago la tremenda lancia.
11337. ma quegli pronto si chinò; la lancia
11338. volò oltre ronzando. e quello cinse
11339. le sue ginocchia e supplice pregava:
11340. «Pei tuoi Mani paterni io ti scongiuro,
11341. per la speranza del crescente lulo;
11342. salva, deh. questa vita al figlio e al padre!
11343. Ho un'alta casa ove nascosti in terra
11344. sono talenti di scolpito argento;
11345. ho masse. greggie e lavorate, d'oro.
11346. Non in me la vittoria or si decide,
11347. né avrà gran peso questa vita sola.»
11348. Così pregava; e gli rispose Enea:
11349. «Serba per i tuoi figli i tuoi talenti
11350. d'argento e d'oro! Per il primo, Turno
11351. ha già soppresso i bellici riscatti
11352. fin dal momento che Pallante uccise.
11353. Pensano questo i miei paterni Mani,
11354. e questo pensa lulo.» Ei così disse,
11355. lo prese all' elmo con la man sinistra,
11356. spinse in giù la cervice al supplicante
11357. e fino all'elsa vi affondò la spada.
11358. Emònide era là, poco lontano,
11359. il ministro di Febo e di Diana
11360. a cui cingeva l'infula coi sacri
11361. nastri la fronte, e che splendeva tutto
11362. nell'insigne armatura e nelle vesti.
11363. Egli l' assalse, e l'insegui pel campo;
11364. e, come cadde, alto su lui ristette.
11365. l'immolò, nella grande ombra l'avvolse;
11366. prese Seresto e agli òmeri s'impose
11367. l'armi per tuo trofèo, nume Gradivo.
11368. Cèculo. nato di Vulcania stirpe.
11369. e Umbrone. sceso dalle màrsie cime,
11370. le file raccozzarono. Di contro
11371. il dardànio guerriero infuriava.
11372. Troncò da prima ad Ànxure col ferro
11373. la manca e il grande cerchio dello scudo.
11374. (Avea detto costui motti superbi
11375. e avea creduto che la forza stesse
11376. nelle parole, e borioso forse
11377. egli n'andava e s' era già promessa
11378. la canizie con lunghi anni di vita.)
11379. Poi si avanzò contro il furente eroe,
11380. nelle sue risplendenti armi esultando,
11381. Tàrquito. figlio del silvestre Fàuno
11382. e di Driope ninfa. Enea ritrasse
11383. la lancia indietro, la scagliò di forza
11384. e insieme gl'inchiodò con la lorica
11385. il gran peso del clipeo. Poi, mentre
11386. quello pregava e molto dir voleva,
11387. gli gettò il capo con un colpo a terra
11388. e rotolando il tiepido suo tronco
11389. con animo nemico anche soggiunse:
11390. «Or resta li, terribile! Sotterra
11391. non ti ponga 'a madre, e non in patria
11392. l'ossa ti gravi con un gran sepolcro.
11393. Resterai qui per i selvaggi uccelli.
11394. L'onde ti sbalzeranno in mezzo al mare.
11395. Lambiran le tue piaghe ingordi pesci.»
11396. Ed ecco si scagliò su Lica e Antèo
11397. ch' eran di Turno nelle file prime,
11398. sul forte Numa. su Camerto, il fulvo
11399. figliuolo del magnanimo V olcente,
11400. ch' era il più ricco di terreni ausònii
11401. e ch' era re della silente Amicla.
11402. Quale Ege6ne che avea cento braccia
11403. e cento mani, dicono, e in cinquanta
11404. bocche e in cinquanta petti ardea di fiamme,
11405. allor che contro i fulmini di Giove
11406. ei strepitò con altrettanti scudi
11407. ed altrettante spade in pugno strinse:
11408. tal nel campo infieriva il grande Enea
11409. poi che calda di sangue ebbe la spada.
11410. E d'un tratto balzò contro i cavalli
11411. traenti la quadriga di Ninfèo.
11412. Come quelli lo videro avanzarsi
11413. terribile nell'ira a grandi passi,
11414. precipitosi diedero di volta
11415. per lo spavento, e, rovesciando il duce,
11416. trascinarono il carro alla marina.
11417. Nel mezzo allor sopra una bianca biga
11418. Lùcago si avanzò col suo fratello
11419. Ligere; con le redini reggeva
11420. questo i cavalli e Lùcago brandiva
11421. e roteava rapido la spada.
11422. Enea non tollerò tanto fervore
11423. impetuoso; balzò innanzi. apparve
11424. grande con l'asta in atto di colpire.
11425. Ligere a lui: «Non i cavalli vedi
11426. di Diomede, non d'Achille il carro,
11427. non i campi di Frigia; in questa terra
11428. finirai la tua guerra e la tua vita.»
11429. Tali detti sfuggirono allo stolto
11430. Ligere; non con detti il teucro eroe
11431. rispose, ma su lui l'asta scagliò.
11432. Mentre Lùcago. in atto di sferzare,
11433. pungeva con un dardo i due cavalli,
11434. mentre spingeva il pie' sinistro innanzi
11435. disponendosi all'urto, ecco, la lancia
11436. trapassò l'orlo al clipeo fulgente
11437. e l'inguine sinistro gli trafisse.
11438. Traboccò giù dal carro e sul terreno
11439. rotolò moribondo. Il padre Enea
11440. con pungenti parole a lui si volse:
11441. « Lùcago, non lentezza di cavalli
11442. il tuo carro tradi, non spauracchio
11443. apparso in mezzo a noi l'ha rovesciato:
11444. tu salti oltre le ruote e l' abbandoni! »
11445. Afferrò, così detto, i due cavalli;
11446. e il misero fratello, anch' ei dal carro
11447. sbalzato giù, tendea le palme inermi:
11448. «Per te, per chi ti generò sì forte,
11449. lasciami questa vita. eroe troiano.
11450. Abbi pietà d'un supplice! » Ed a lui
11451. che più e più lo supplicava, Enea:
11452. «Non così dianzi tu parlavi. Muori;
11453. non lasciare, fratello, il tuo fratello.»
11454. E con la spada gli trafisse il petto
11455. ove ha sede la vita. 11 teucro duce
11456. tal eccidio spargea per la pianura,
11457. infuriando simile a torrente
11458. e a torbida procella. E dall' assedio,
11459. ecco, il campo lasciando. eruppe fuori
11460. coi suoi guerrieri il giovinetto Ascanio.
11461. [GIOVE E GIUNONE]
11462. Giove frattanto si rivolse primo
11463. a Giunone dicendo: «O mia sorella
11464. e insieme dilettissima consorte.
11465. non t'ingannasti! Come tu pensavi,
11466. è Venere, non impeto di braccia
11467. né fierezza di cuor contro la morte,
11468. quella che assiste le troiane forze.»
11469. E sommessa Giunone a lui rispose:
11470. «Deh perché, mio bellissimo consorte
11471. così mi pungi mentre sono afflitta
11472. e timorosa dei tuoi detti acerbi?
11473. Se ancora avessi la virtù d' amore
11474. che m'ebbi un di. che avere oggi vorrei,
11475. tu non mi negheresti, onnipotente,
11476. ch'io Turno sottraessi alla battaglia
11477. e al padre Dàuno lo serbassi illeso.
11478. Ma or perisca e col buon sangue paghi
11479. le pene ai Teucri. Ed egli è pur di stirpe
11480. divina, e gli è trisàvolo Pilumno.
11481. e sovente colmò con larga mano
11482. gli altari tuoi di copi'osi doni.»
11483. Ed il signore dell'etèrio Olimpo
11484. brevemente così le rispondeva:
11485. «Se pel caduco giovine tu chiedi
11486. l'indugio d'una breve ora alla morte
11487. che gli sta sopra, e bene intendi ch'io
11488. così dispongo, fa' che Turno fugga.
11489. e stràppalo dal Fato che l'incalza.
11490. Fin qui posso assentir. Ma se si cela
11491. desio maggior nei preghi tuoi. se pensi
11492. che la guerra abbia fine, o le sue sorti
11493. mùtino, nutri una speranza vana.»
11494. E Giunone piangendo. «E che sarebbe
11495. se nel tuo cuore tu mi concedessi
11496. quel che ti è grave dar con le parole?
11497. Se questa vita gli restasse intatta?
11498. Una misera fine ora l'attende
11499. senza sua colpa, s'io dal ver non erro.
11500. Oh così fosse. ch'io sia stata giuoco
11501. d'una falsa paura e tu. che puoi,
11502. volga a segno migliore il tuo pensiero! »
11503. [IL SIMULACRO DI ENEA]
11504. Com'ebbe detto, giù dall'alto Cielo,
11505. sospingendo nell' aria una procella.
11506. rapida si calò cinta d'un nembo
11507. verso il campo laurente e l' armi d'llio.
11508. Poi la Dea rivesti d' armi dardànie
11509. (mirabile a vedersi!) un' ombra, vuota
11510. e senza corpo, di leggiera nube,
11511. in sembianze di Enea; finse lo scudo
11512. ed i pennacchi del divino capo;
11513. le diede un suono vano di parole
11514. senz' anima e un andar simile al suo.
11515. quali, si dice, vàgolano 1'ombre
11516. dopo la morte, quali errano i sogni
11517. che i nostri sensi illudono nel sonno.
11518. Ma dinnanzi alle file imbaldanziva
11519. 1'ombra esultante, e provocò l'eroe
11520. con l'armi e lo sfidò con le parole.
11521. L'insegui Turno e le scagliò da lungi
11522. l'asta fremente; ella voltò le spalle
11523. e torse il passo. Allor davvero Turno
11524. crede ch'Enea si ritraesse in fuga.
11525. e insuperbito si raccolse in cuore
11526. quella speranza. « Dove fuggi, Enea?
11527. Non disertar le pattüite nozze.
11528. Questa mia mano ti darà la terra
11529. che per l'onde del mar tanto cercasti.»
11530. Così gridava e l'inseguìa, brandendo
11531. la fulminea spada, e non si accorse
11532. che il suo sperar se lo portava il vento.
11533. Una nave per caso era là presso,
11534. fissata a piè di un'ardua scogliera
11535. con scale esposte e preparati ponti,
11536. nella quale re Osinio era venuto
11537. dalle terre di Chiusi. Ivi si ascose
11538. trèpida l'ombra del fuggente Enea
11539. nel più profondo; ma non men veloce
11540. l'insegui Turno. superò gl'inciampi
11541. e l'alto ponte sorvolò d'un balzo.
11542. Toccò appena la prua, che la Saturnia
11543. spezzò la fune e novamente sciolse
11544. e a ritroso pel mar trasse la nave.
11545. (E intanto Enea chiamava alla battaglia
11546. Turno ch' era lontano e mise a morte
11547. molti in cui si scontrò latini eroi.)
11548. Non cercò di nascondersi più oltre
11549. l'imagine leggiera: alto volando
11550. si mescolò con una fosca nube;
11551. ed un turbine trasse in alto mare
11552. Turno che, inconsapevole e non lieto
11553. d'essere salvo. si guardava indietro
11554. e alzò supplice al Cielo ambe le palme:
11555. «Di tale infamia, o Padre onnipotente,
11556. dunque credesti ch'io mi fossi degno
11557. e mi vuoi dare un simile castigo!
11558. Dove son tratto? Donde son partito?
11559. Qual fuga è questa! Quale in patria io torno!
11560. non rivedrò le patrie mura
11561. ed i campi laurenti? E che faranno
11562. quelle falangi d'uomini venute
11563. con me, per la mia guerra? Ed ho potuto
11564. lasciar tutti, o vergogna!, a orrenda morte,
11565. ed io li veggo sperdersi, e li sento
11566. cader gemendo? Che farò? Qual terra
11567. si aprirà fino al fondo a inabissarmi?
11568. V ènti, siatemi voi misericordi!
11569. È Turno stesso che così v'implora:
11570. contro le rupi, contro le scogliere
11571. trascinate la nave o nelle secche
11572. d'una sirte spietata, ove non giunga
11573. Rùtulo mai né la mia fama infame.»
11574. Così dicea, nell'animo ondeggiando
11575. tra le due vie: se folle di vergogna
11576. ei dovesse gettarsi su la spada
11577. e affondar nelle coste il crudo ferro;
11578. dovesse lanciarsi in mezzo all'onde
11579. ed a nuoto cercando il curvo lido
11580. ancor contro le teucre armi tornare.
11581. Egli tentò tre volte ambe le vie,
11582. e tre volte la massima Giunone
11583. lo placò pietosa e lo trattenne.
11584. E infine per il mare egli fu tratto
11585. dal flusso favorevole e dall'onde
11586. all'antica città del padre Dàuno.
11587. [STRAGI DI MEZÈNZIO]
11588. Mezènzio intanto, per voler di Giove,
11589. impetüoso entrò nella battaglia
11590. e assalse i Teucri ormai vittoriosi.
11591. Gli mosser contro le tirrènie schiere;
11592. erano intorno a lui con tutte l'ire,
11593. erano intorno a lui con tutti i dardi.
11594. Qual rupe, che nel mare ampio si avanza
11595. contro gli urti del vento, esposta all'onde,
11596. tutti sostiene gl'impeti e gl'insulti
11597. del pèlago e del ciel, ma immota resta;
11598. Ebro abbatté, figliuol di Dolicàone
11599. con Làtago e con Palmo che fuggiva;
11600. a Làtago schiacciò con un immane
11601. masso la faccia, e lasciò Palmo andare
11602. zoppicante, col pòplite reciso;
11603. poi diede a Làuso l'armi ed il cimiero
11604. che se ne ornasse gli òmeri ed il capo.
11605. E il frigio Evante uccise ed il compagno
11606. e coèvo di Pàride Mimante.
11607. che d'Àmico era nato e da Teàno
11608. la notte in cui la Cissea regina,
11609. una face sognando, aveva dato
11610. Pàride in luce; ma costui dormiva
11611. nella terra dei padri, e quello invece
11612. nella terra laurente oscuro giacque.
11613. Come, cacciato dai morsi dei cani
11614. giù pei monti un cinghial che per molt' anni
11615. sicuro dimorò sopra il pinoso
11616. Vèsulo o negli stagni di Laurento
11617. ove ingrassava tra boscose canne.
11618. quando dà nelle reti, ecco, si arresta
11619. e feroce grugnisce e arruffa il dorso,
11620. né alcuno ha cuor di farglisi più presso
11621. e di affrontarlo, ma con dardi e grida
11622. da lontano l'incalzano sicuri;
11623. nessuno di color che giustamente
11624. odiavan Mezènzio aveva ardire
11625. di muovere su lui con l' arme in pugno,
11626. ma l'urgean con saette ed alte grida;
11627. verso ogni parte impavido Mezènzio
11628. faceva fronte, e digrignando i denti
11629. si scrollava dal tergo le saette.
11630. Da Còrito vetusta il graio Acr6ne
11631. era venuto, profugo lasciando
11632. non ancora compiuti i suoi sponsali.
11633. Or come da lontano egli lo vide,
11634. con purpùrea veste e rosse penne
11635. donate a lui dalla promessa sposa,
11636. tutto turbare il folto delle schiere.
11637. come leon digiuno che si aggira
11638. cacciato dalla rabbia della fame
11639. per boschi profondissimi, se mai
11640. intravveda un fuggente capriolo
11641. un cervo che superbo erge le corna,
11642. esulta, schiude la gran gola, rizza
11643. la chioma, su le viscere si avventa,
11644. e il sangue insozza l'avida sua bocca;
11645. non altrimenti si scagliò Mezènzio
11646. impetuoso nelle schiere ostili.
11647. Cadde il misero Acròne, e nel morire
11648. percoteva scalciando il negro suolo
11649. e insanguinando la spezzata lancia.
11650. Ma sdegnò di colpire Oròde in fuga
11651. trafiggendolo a tergo; uomo contr'uomo.
11652. non di sorpresa ma col forte braccio
11653. gli mosse incontro, l' assali, lo vinse;
11654. poi premette col piede e con la lancia
11655. sopra il caduto:«Amici, il grande Oròde.
11656. ch'era gran parte della guerra, è vinto!».
11657. Conclamarono i suoi con un seguace
11658. lieto peana. Allor colui morendo:
11659. «Non a lungo godrai della vittoria,
11660. chiunque sii. senza vendetta mia.
11661. Te pure aspetta un simile destino;
11662. presto cadrai su questi stessi campi.»
11663. E a lui con sogghignante ira Mezènzio:
11664. «Or muori tu. Per me, poi, se la veda
11665. il padre dei Celesti, il re del mondo.>>
11666. Disse e dal corpo fuor ritrasse il dardo :
11667. una dura quiete e un ferreo sonno
11668. cadde a quello su gli occhi, e la pupilla
11669. gli si rinchiuse nell' eterna notte.
11670. Cèdico tolse Alcàtoo di vita
11671. e Sacràtore Idaspe; indi RapOne
11672. prostrò Partènio ed il fortissim' Orse;
11673. Messàpo. Clònio ch'era stramazzato
11674. pel cader del cavallo ed Erichète.
11675. figliuolo di Licàone, pedone.
11676. Venìa pedone anche Àgide : l' uccise
11677. Vàlero, ricco del valore avito;
11678. Sàlio Trònio abbatté, Nealce Sàlio
11679. con l'asta e il dardo che da lungi insidia.
11680. [ENEA CONTRO MEZÈNZIO]
11681. Marte ormai bilanciava atroci lutti
11682. e morti alterne; che uccidean del pari,
11683. cadean nel pari i vincitori e i vinti,
11684. e agli uni e agli altri ignota era la fuga.
11685. Nella reggia di Giove avean gli Dei
11686. pietà di quella vana ira d'entrambi
11687. e dei travagli agli uomini serbati;
11688. stavan da un lato V enere e dall' altro
11689. la Saturnia Giunone a contemplarli,
11690. mentre pallida in mezzo alle migliaia
11691. infieriva Tisìfone. Ma torvo
11692. Mezènzio, una possente asta squassando,
11693. nel campo si sfrenò. Come Orione,
11694. quando a piedi si avanza e si apre il varco
11695. in mezzo all'acque di Nerèo profonde,
11696. grande sul mar con l'òmero sovrasta,
11697. o, recando tra mano un orno annoso
11698. dagli alti monti, per il suol cammina
11699. e nasconde la testa entro le nubi;
11700. tal. grande in armi si av anzò Mezènzio.
11701. Come lo scorse tra le folte schiere,
11702. Enea si accinse a muovere su lui.
11703. lmperterrito attese il gran nemico
11704. quegli. immoto in sua mole; indi con gli occhi
11705. misurò il tratto che bastava all'asta:
11706. <<La destra, e l' asta che bilancio al getto,
11707. or propizii mi sian, soli miei Numi.
11708. Làuso! Fo voto che tu stesso resti
11709. vivo trofèo che vestirà le spoglie
11710. strappate al corpo del predone Enea.»
11711. Così disse Mezènzio e da lontano
11712. scagliò la lancia; essa volò stridendo,
11713. ma, sviata dal clipeo, più oltre
11714. giunse a colpir tra il fianco e il ventre Antòre,
11715. l'insigne Antòre, d'Ercole compagno,
11716. che giunto d'Argo al seguito di Evandro
11717. nell' itala città s'era fermato.
11718. Cadde abbattuto da un'altrui ferita
11719. lo sventurato, e volse gli occhi al cielo
11720. e la dolce Argo ricordò morendo.
11721. Allora il pio Enea vibrò la lancia,
11722. e questa trapassò l'incurvo cerchio
11723. che tre bronzei strati. uno di lino
11724. e tre ne aveva di taurina pelle,
11725. e colpi basso l'inguine ma oltre
11726. non penetrò. Contento allora Enea
11727. d'aver veduto il sangue del tirrènio.
11728. trasse pronto la spada e impetuoso
11729. all'eroe vacillante, ecco, fu sopra.
11730. Cupamente gemette a quella vista
11731. per la pietà del suo diletto padre
11732. Làuso, ed il volto gli si empì di pianto.
11733. [MORTE Dl LÀUSO]
11734. Non io qui tacerò l' acerbo evento
11735. della tua morte e la tua bella impresa;
11736. non io qui. memorando adolescente,
11737. te tacerò, se a tanta opera mia
11738. serberà fede qualche età futura.
11739. Quegli, impacciato e debole, cedeva
11740. ritraendosi indietro e pur tentava
11741. di strappar dallo scudo il ferro ostile.
11742. S' avventò il giovinetto entro la mischia
11743. e. mentre Enea levava alta la destra
11744. nell'atto di colpir. si fece sotto
11745. alla sua spada e mandò il colpo a vuoto.
11746. L'aiutaron con grida alte i compagni.
11747. aste e frecce scagliando e da lontano
11748. tentando di respingere il nemico.
11749. sì che l'eroe. protetto dallo scudo
11750. del suo figliuolo, si traesse indietro.
11751. Enea, fremendo. si tenea coperto.
11752. Come , allorché precipitano i nembi
11753. con rovesci di grandine, dai campi
11754. fuggono gli aratori ed i coloni,
11755. e il viandante in un sicuro asilo
11756. si cela, lungo gli argini del fiume
11757. sotto l' arco di un' eccelsa rupe,
11758. fin che piove sul suol, per ripigliare
11759. l'opra diurna col tornar del sole;
11760. così d'ovunque oppresso dagli strali
11761. reggeva Enea la bellica tempesta
11762. fin che tutta cessasse. e contro Làuso
11763. egli inveiva e Làuso minacciava:
11764. « Dove corri a morire? E perché tenti
11765. un'impresa maggior delle tue forze?
11766. T'inganna. incauto. la pietà! » Ma quegli
11767. sempre più forsennato imbaldanziva;
11768. e più cresceva l'ira furibonda
11769. nel guerriero dardànio, e ormai le Parche
11770. per Làuso raccogliean l'ultime fila.
11771. Ecco, Enea gli cacciò nel pieno petto
11772. la grande spada e tutta ve l'immerse.
11773. Trapassò la sua lama anche lo scudo,
11774. arme troppo leggiera alle minacce;
11775. anche la veste, che la genitrice
11776. ricamata gli avea con oro fino;
11777. e allora il petto gli si empi di sangue,
11778. l'anima allora abbandonò le membra
11779. e via per l'aure fuggi mesta all'Ombre.
11780. Ma quando l' Anchiside ebbe veduto
11781. gli occhi del morituro e le sue guance.
11782. le guance orribilmente impallidite,
11783. gemette di pietà nel cuor profondo
11784. e la mano gli tese, in cuor trafitto
11785. da un sentimento di dolor paterno :
11786. «Or qual cosa può darti il padre Enea
11787. che più sia degna. misero fanciullo,
11788. di tanta nobiltà, di tanta gloria?
11789. L'armi che amasti siano tue; ti rendo,
11790. se ciò ti è grato, al cenere ed all'Ombre
11791. degli avi tuoi. Ma questo ti consoli
11792. della misera morte. o sventurato:
11793. che tu cadi per man del grande Enea.»
11794. Poi. rampognando i suoi compagni incerti,
11795. l'alzò dal suolo ove intridea di sangue
11796. le sue chiome acconciate all'uso etrusco.
11797. [RISCOSSA E MORTE DI MEZÈNZIO]
11798. Intanto in riva al Tiberino fiume
11799. il genitore si tergea con l'acqua
11800. la sua ferita ed appoggiato a un tronco
11801. ristorava le membra. Appesa a un ramo
11802. lungi pendea la gàlea di bronzo,
11803. giacevano le gravi armi sul prato.
11804. Eletti eroi gli stavano d' intorno;
11805. pallido, anelo ei reclinava il capo
11806. e la gran barba gli spiovea sul petto.
11807. Spesso chiese di Làuso, e molti messi
11808. inviò per chiamarlo e per ridirgli
11809. la volontà dell'inquieto padre.
11810. Ma i compagni portavano piangendo
11811. adagiato su l' armi il morto Làuso,
11812. grande abbattuto da una gran ferita.
11813. Presago di sventura, in cuor da lungi
11814. riconobbe quei gemiti. Cosparse
11815. la canizie di polvere, protese
11816. le palme al cielo, si gettò sul figlio.
11817. ((Sì grande in me del vivere la brama
11818. fu dunque, figlio mio. ch'io sopportai
11819. che per me si offerisse a colpi ostili
11820. chi di me nacque? lo, genitore tuo,
11821. son fatto salvo dalla tua ferita?
11822. Vivo per la tua morte? Or sì mi coglie
11823. vera sventura; or. misero. mi strazia
11824. ben profonda ferita. Ed io pur sono
11825. che il tuo nome insozzai coi miei delitti,
11826. figlio. Che fui cacciato, a tutti inviso.
11827. dal trono avito e dall'avito scettro.
11828. Alla mia patria ed al furor dei miei
11829. ben dovevo una pena; oh avessi dato
11830. per ogni morte la mia vita infame!
11831. Or invece son vivo e non ancora
11832. ho abbandonato gli uomini e la luce.
11833. Li lascerò! » Si alzò sul fianco infermo
11834. E, sebben tarde per la fonda piaga
11835. fosser le forze, non perde coraggio
11836. e si fece condurre il suo cavallo.
11837. Era questo il suo vanto e il suo conforto.
11838. sempre con questo aveva vinto in guerra.
11839. Triste lo vide e gli parlò. dicendo:
11840. ((O Rebo. a lungo (se v'è cosa alcuna
11841. che quaggiù duri a lungo) abbiam vissuto.
11842. Oggi riporterai vittorïoso
11843. d'Enea le spoglie e il sanguinante capo
11844. vendicando con me l'ucciso Làuso,
11845. o, se nulla varrà la forza nostra,
11846. meco morrai; che certo avrai disdegno,
11847. valoroso, di patire il cenno
11848. d'uno straniero e dàrdani padroni.»
11849. Disse, in groppa balzò, come soleva
11850. si pose in sella, empì d'acuti strali
11851. ambe le mani; il grande elmo di bronzo
11852. brillava irsuto della chioma equina.
11853. E così corse rapido tra l'armi;
11854. la vergogna, il dolore e la follia
11855. commiste gli fervevano nel cuore.
11856. Ed allora tre volte e con gran voce
11857. Enea chiamò; lo riconobbe Enea
11858. e pregò lieto: «Così faccia il Padre
11859. degli Dei, così faccia il grande Apollo
11860. che tu cominci a misurarti meco! »
11861. Questo sol disse e gli si fece incontro
11862. fiero con l'asta. E l'altro. «A che minacci
11863. or che il figlio mi hai tolto, o disumano?
11864. Questa, per trarmi a perdermi, tu avevi
11865. unica via. Noi non temiam la morte,
11866. non abbiamo rispetto a nessun Dio.
11867. Cessa, però ch'io vengo per morire;
11868. ma prendi intanto questi doni.» Ei disse,
11869. ed un'asta avventò contro il nemico;
11870. poi un'altra ne trasse e un' altra ancora
11871. galoppandogli intorno in largo giro;
11872. ma l'aureo scudo tutte le reggeva.
11873. Tre volte cavalcò volgendo a manca
11874. e saettando intorno al fermo Enea;
11875. tre volte il teucro eroe rivolse intorno
11876. la selva immane sopra il bronzeo scudo.
11877. Ma infine, stanco di sì lungo indugio
11878. e di sveller da se tante saette,
11879. stretto qual era in disegual battaglia,
11880. dopo lungo esitare alfine irruppe,
11881. e nella fronte. fra le cave tempie.
11882. al cavallo guerriero ei l'asta infisse.
11883. Si alzò dritto il quadrupede, battendo
11884. con gli zòccoli l'aria, e sul caduto
11885. suo cavaliere si abbatte pur esso
11886. e prono sopra gli gravò col petto.
11887. D'un grido immenso empiron tutto il cielo
11888. Teucri e Latini. Gli fu sopra Enea
11889. sguainando la spada. «Or dov' è>>, disse,
11890. «l'aspro Mezènzio e il suo feroce ardire?>>
11891. Ed il tirrènio, che guardando in alto
11892. mirò il cielo con gli occhi e si riebbe:
11893. «A che m'insulti e mi minacci morte,
11894. nemico acerbo? Non mi rechi offesa
11895. nel trucidarmi. Non con tal pensiero
11896. son venuto a combattere, non tale
11897. patto il mio Làuso teco mi concluse.
11898. Ma questo solo, se v' è grazia alcuna
11899. per i vinti nemici, io ti domando:
11900. fa' che il mio corpo sia coperto in terra.
11901. So che intorno implacabili mi stanno
11902. l'ire dei miei; tu toglimi, ti prego,
11903. a quel loro furore, e tu concedi
11904. ch'io sia compagno al figlio entro il sepolcro.>>
11905. Così dicendo la sua gola offerse
11906. consapevole al ferro, e in un sanguigno
11907. fiotto su l'armi l'anima diffuse.
11908. LIBRO XI
11909. [IL TROFEO DI GUERRA]
11910. L’Aurora intanto ascese fuor dal mare;
11911. e il padre Enea, da tante morti afflitto
11912. e già tutto sollecito al pensiero
11913. di seppellire i suoi, sui primi albori
11914. sciolse vittorioso i voti ai Numi.
11915. E prima in alto luogo egli dispose
11916. un alto tronco di polita quercia.
11917. e in onore del grande Armipotente
11918. la rivestì di quelle fulgide armi
11919. che del duce Mezènzio eran le spoglie:
11920. v'impose poi la gàlea cruenta
11921. e i tronconi dell'aste e la lorica
11922. tante volte percossa e trapassata:
11923. affisse a manca il clìpeo di bronzo
11924. e al collo vi adattò l'eburnea spada.
11925. Gli si strinsero intorno in fitto stuolo
11926. i duci suoi con gridi di vittoria.
11927. ed egli disse: <<La maggior fatica.
11928. prodi, è compiuta; lungi ogni timore
11929. per quello che rimane. Ecco le spoglie,
11930. le prime spoglie d'un signor superbo!
11931. Per opra di mia mano, ecco Mezènzio!
11932. Or contro il re, contro i latini muri
11933. è dischiusa la via; sian pronti i cuori,
11934. pregustate, sperate la battaglia,
11935. sì che non vi sorprenda inerzia alcuna,
11936. sì che non vi ritardi alcun timore
11937. quando gli Dei ci avranno dato il cenno
11938. di strappare le insegne e uscir dal campo.
11939. Affidiamo alla terra, in questa attesa,
11940. gl'insepolti cadaveri dei nostri,
11941. poiché quest' onoranza unica vale
11942. giù nel basso Acheronte. Andate! Offrite
11943. gli estremi onori ai generosi eroi
11944. che questa patria a noi col sangue han data.
11945. E prima si rimandi alla dolente
11946. città d'Evandro il corpo di Pallante,
11947. il forte eroe che la giornata negra
11948. rapì, sommerse con acerba morte.»
11949. [IL COMPIANTO PER PALLANTE]
11950. Così disse piangendo, e volse i passi
11951. verso la casa ove giacea composta
11952. e vigilata dal vegliardo Acète
11953. la salma dell' esànime Pallante.
11954. (Scudiero un tempo del parràsio Evandro,
11955. fu dato Acète, con non pari auspicio,
11956. come compagno a quel diletto alunno.)
11957. Tutti i famigli e le troiane turbe
11958. erano intorno, con le iliache donne
11959. sciolte, pur come d'uso, il mesto crine.
11960. Ma come entrò per l' alta porta Enea,
11961. Si percossero il petto alzando al cielo
11962. un infinito gemito, e la reggia
11963. tutta echeggiò del luttuoso grido.
11964. Egli vide la testa abbandonata,
11965. vide il niveo volto di Pallante
11966. e la ferita della lancia ausònia
11967. che gli squarciava il delicato petto,
11968. e in lagrime proruppe e così disse:
11969. «Dunque il destino, o misero fanciullo.
11970. ti tolse a me quando ridea più lieto,
11971. sì che tu non vedessi il nostro regno
11972. né tornassi in trionfo al suol paterno?
11973. Io non questo, partendo, al padre Evandro
11974. di te promisi, allor ch' ei mi abbracciava
11975. e mi avviava a questo grande imperio,
11976. e trepido ammoni che avrei trovato
11977. genti feroci e acèrrime battaglie.
11978. Ed egli forse. lusingato ancora
11979. dalla vana speranza, anche fa voti
11980. e su gli altari accùmula le offerte;
11981. noi tristemente con inani onori
11982. seguitiamo l'esànime fanciullo
11983. che non deve più nulla al suo destino.
11984. Tu, misero vedrai l'acerba morte
11985. del figlio! È questo il nostro bel ritorno,
11986. i trionfi aspettati, ecco, son Questi,
11987. Questa è la gran promessa che ti diedi!
11988. Ma non spento da ignobili ferite
11989. tu lo vedrai. Non bramerai tu, padre.
11990. perché salvo fu il figlio, orrenda morte.
11991. Ahimè, quale presidio, ausònia terra;
11992. Iulo, quale presidio, ahimè, tu perdi! »
11993. Così diceva in lagrime; ed ingiunse
11994. che si levasse il corpo miserando,
11995. e mandò seco mille eletti eroi
11996. che seguitando l'ultime onoranze
11997. fosser presenti al lagrimar paterno :
11998. lieve conforto al suo dolore immenso
11999. ma ben dovuto al triste genitore.
12000. Allor pronti intrecciarono gli eroi
12001. con ramoscelli d'àlbatro e di quercia
12002. un flèssile graticcio per la bara.
12003. e disposero infine un vel di fronde
12004. sopra il giaciglio. Su Quel letto agreste
12005. collocarono in alto il giovinetto,
12006. simile a fior di tènera viola,
12007. simile a fior di languido giacinto
12008. che fu spiccato da virginee dita:
12009. non ancora ha perduto il suo splendore
12010. né la forma natia, ma l' alma terra
12011. più non lo nutre né vigor gl'infonde.
12012. Allora il padre Enea recò due drappi
12013. intessuti con porpora e con oro,
12014. che, tutta lieta della sua fatica,
12015. la sldònia Didone aveva un tempo
12016. fatti per lui con le sue stesse mani.
12017. trapungendo la trama a fili d' oro.
12018. ln un dei drappi, come onore estremo,
12019. egli ravvolse il giovine; dell'altro
12020. velò le chiome ch'eran sacre al rogo,
12021. ed inoltre vi aggiunse e in lunga fila
12022. fece seguire le infinite prede
12023. della pugna laurente: armi e cavalli
12024. che Pallante avea tolti ai suoi nemici.
12025. Legò sul tergo i polsi ai prigionieri
12026. che destinava in olocausto all' Ombre
12027. per irrorare col lor sangue il rogo,
12028. e ingiunse ai duci di portare i tronchi
12029. vestiti delle ostili armi predate
12030. e coi nomi nemici in essi incisi.
12031. Accasciato dagli anni ivi fu tratto .
12032. anche il misero Acète; or si sfregiava
12033. coi pugni il petto ed or con l'unghie il viso,
12034. e tutto alfine si abbatte sul suolo.
12035. Carri di sangue rùtulo perfusi
12036. seguian; piangendo, spoglio delle insegne,
12037. seguiva Ardente, il suo destrier di guerra,
12038. e grandi gocce gli scorrean pel volto.
12039. Portavano altri la sua lancia e l'elmo,
12040. che il resto, già, l'aveva preso Turno
12041. vittorioso. Lùgubre falange,
12042. seguiano duci dàrdani e tirrènii
12043. egli Àrcadi con l'armi in giù rivolte.
12044. Come fu tutto quel corteo seguace
12045. molto innanzi avanzato, Enea ristette
12046. ed aggiunse con gemiti profondi:
12047. <<Al campo, ad altre lagrime, or ci chiama
12048. lo stesso Fato dell' orrenda guerra;
12049. grande Pallante, addio! Per sempre addio! »
12050. Tacque, e rivolto verso l' alte mura
12051. fece ritorno negli accampamenti.
12052. [LA TREGUA]
12053. Giunti eran già dalla città latina
12054. messi con rami di velato ulivo,
12055. per implorare ch' ei rendesse i corpi
12056. seminati dal ferro in tutti i campi,
12057. che consentisse lor d' essere chiusi
12058. entro una tomba, e che benigno fosse
12059. (poi che guerra non v' è con chi fu vinto
12060. e ritolto alla luce) a quei che un tempo
12061. ospiti aveva e suoceri chiamati.
12062. 11 buono Enea benignamente accolse
12063. la lor giusta preghiera ed anche aggiunse
12064. queste parole: « Quale indegna sorte
12065. vi trav olse, Latini. in tanta guerra
12066. sì che sdegnaste l' amicizia nostra?
12067. Pace mi domandate per i morti
12068. che la sorte di guerra vi ritolse?
12069. Anche ai vivi io concederla vorrei!
12070. Né venni qui se non perché mi assegna
12071. questa dimora e questa sede il Fato,
12072. e non contro la gente è la mia guerra.
12073. Ruppe il re vostro gli ospitali accordi;
12074. anzi, all'armi di Turno ei si commise.
12075. Era ben meglio che qui Turno solo
12076. affrontasse la morte. E s'ei con l'armi
12077. vuol finire la guerra e fuor gettarci,
12078. qui doveva, con me, pugnar con l'armi.
12079. Quegli sarebbe di noi due vissuto
12080. a cui un Nume, o la sua destra, avesse
12081. conceduto di vivere. Or partite,
12082. e date i morti cittadini al rogo.»
12083. Ei disse; quelli tacquero stupiti
12084. e fra lor si guardarono nel volto.
12085. Allora Drance, che, maggiore d'anni,
12086. sempre osteggiava con le accuse e gli odii
12087. il più giovine Turno, alla sua volta
12088. così gli rispondeva: «O eroe troiano
12089. grande per fama e ancor più grande in guerra,
12090. con che lodi eguagliarti io posso ai Numi?
12091. Dovrò prima ammirar la tua giustizia
12092. l'opera di guerra? Ecco, rechiamo
12093. grati alla patria queste tue parole
12094. e, se Fortuna ce ne porga il modo,
12095. te faremo congiunto al re Latino.
12096. Altre alleanze si ricerchi Turno.
12097. A noi sia grato erigere la mole
12098. delle mura fatali e trasportare
12099. sopra gli òmeri nostri i teucri massi! »
12100. Questo egli disse, e unànimi al suo dire
12101. tutti gli altri assentian. Dodici giorni
12102. pattuirono allora, e in quella tregua
12103. Teucri e Latini impunemente insieme
12104. si aggiraron pei colli e per le selve.
12105. Sonò percosso il fràssino dal ferro
12106. delle bipenni; rovesciavan pini
12107. già eretti al ciel, fendevano con biette
12108. gli orni, le querce, gli odorosi cedri
12109. e li traean sui cigolanti plàustri.
12110. [IL PIANTO DI EVANDRO]
12111. E già la Fama, che teste nel Lazio
12112. annunziava vincitor Pallante,
12113. messaggera in suo vol di tanto lutto
12114. empia la reggia e la città di Evandro.
12115. Si affollarono gli Àrcadi alle porte
12116. con le funebri faci, all'uso antico;
12117. splendea la via di fiamme in lunga fila
12118. e rigava di luce i campi intorno.
12119. Ecco, innanzi venendo, il frigio stuolo
12120. si unì con la gemente àrcade schiera,
12121. e, come entrar li videro le donne
12122. dentro la cerchia, empirono di grida
12123. la città costernata. Allor non valse
12124. forza nessuna a trattenere Evandro;
12125. egli accorse nel mezzo, e sul deposto
12126. fèretro si gettò sopra Pallante
12127. e gemendo e piangente a se lo strinse.
12128. A gran fatica lo lasciò parlare
12129. finalmente il dolore : «Oh non tu questo
12130. promettesti, Pallante, al genitore,
12131. ma di più cautamente avventurarti
12132. nelle pugne feroci! lo ben sapevo
12133. quanto sia forte il primo amor di gloria
12134. e dei primi cimenti il dolce onore.
12135. Oh infausto primo giov anil cimento!
12136. Della guerra vicina ahi duro saggio!
12137. Oh voti e preci mie non esaudite
12138. da nessun dei Celesti! E te felice
12139. del morir tuo, santissima consorte,
12140. che non fosti serbata a questo strazio.
12141. Ed io vinsi, vivendo, il mio destino;
12142. io, genitore tuo, ti sopravvivo!
12143. Oh se dietro le teucre armi alleate
12144. mi avesse un' asta rùtula abbattuto!
12145. lo sarei morto, e questa mesta pompa
12146. me, non Pallante, or qui riporterebbe.
12147. Non voi, Teucri, ne accuso o il nostro patto,
12148. e non le destre ospitalmente unite;
12149. questo era il Fato che alla mia vecchiezza
12150. si riserbava. Se un' acerba morte
12151. attendeva il mio figlio, or mi sia dolce
12152. ch'egli cadde uccidendo i Volsci a mille
12153. mentre apriva ai Troiani il suol latino!
12154. Né io, Pallante, renderti potrei
12155. più degni onor che non ti han reso Enea,
12156. i grandi Frigi, i duci etruschi, tutta
12157. l'etrusca armata. Portano i superbi
12158. trofei di quelli che il tuo braccio uccise,
12159. e anche tu qui saresti immane tronco
12160. nell'armi. o Turno. s'eran pari gli anni.
12161. se gli davano gli anni egual vigore.
12162. Ma perché i Teucri, misero, io trattengo
12163. lungi dall' armi? Andate e riferite
12164. fedelmente al re vostro il mio messaggio.
12165. S'io pur trascino ancor questa mia vita
12166. fatta odiosa or che Pallante è spento,
12167. n'è cagion la tua destra; essa, ben sai,
12168. Turno or deve al figliuolo e al genitore;
12169. alla tua gloria ed alla tua fortuna
12170. sol questo manca. Non per la mia vita
12171. chiedo tal gioia, né potrei; ma voglio
12172. giù recarla tra l'Ombre al mio figliuolo.»
12173. [LE ESEQUIE DEI CADUTI]
12174. L'Aurora intanto ai miseri mortali
12175. avea recato la divina luce
12176. riconducendo l' opre e la fatica,
12177. e già Tarconte e il padre Enea sul lido
12178. costruivano i roghi. Ivi ciascuno
12179. trasportava i cadaveri dei suoi
12180. all'usanza dei padri: acceser, sotto.
12181. fùmidi fuochi, e tutto il ciel di vasta
12182. caliginosa tènebra s'involse.
12183. Tre volte. cinti nelle splendide armi,
12184. mossero a cerchio intorno ai roghi accesi,
12185. tre volte circuirono a cavallo
12186. le luttùose fiamme funerali,
12187. alto ululando. Sparsero di pianti
12188. l' armi e il terreno, e fino al cielo ascese
12189. il clangor delle tube e l' urlo umano.
12190. Ed alcuni gettavano alle fiamme
12191. le spoglie tolte ai Rùtuli abbattuti:
12192. le adorne spade, i finimenti, gli elmi
12193. e le rapide ruote; altri le cose
12194. che ai lor morti compagni eran più care:
12195. i clipei, le loro armi fallaci.
12196. Ed allora immolarono alla Morte
12197. molti giovenchi, molti irsuti porci;
12198. su le vampe sgozzarono le greggie
12199. predate ai campi e stettero sul lido
12200. a contemplare i lor compagni ardenti,
12201. vegliando ai roghi, né sapean staccarsi:
12202. fin che l'umida Notte il ciel rivolse
12203. tutto trapunto di fulgenti stelle.
12204. Ed essi pure i miseri Latini
12205. ersero innumerabili le pire.
12206. Seppellirono in parte i molti eroi
12207. e in parte li portarono ai villaggi
12208. prossimi o li mandarono a Laurento.
12209. Poi cremarono gli altri, immenso mucchio
12210. d'informe strage, senza numerarli
12211. e senza onori; splendean tutti intorno
12212. di frequenti bagliori i vasti campi.
12213. E quando il terzo di tolse dal cielo
12214. 1'ombre notturne, tratti giù dai roghi
12215. i mucchi delle ceneri e dell'ossa,
12216. li chiusero nel tiepido terreno.
12217. Ma il più grande clamor, la più gran parte
12218. di quel lutto infinito empia le case
12219. e l'urbe del ricchissimo Latino.
12220. Quivi matrone e spose miserande,
12221. anime di sorelle dolorose
12222. e fanciulletti dei lor padri orbati
12223. tutti maledicean l'orrenda guerra
12224. e le nozze di Turno, alto chiedendo
12225. che con l'armi egli solo, ei sol col ferro
12226. scendesse in campo, ei che per se voleva
12227. signorìa su l'ltalia e i primi onori.
12228. E su questo insistea Drance maligno,
12229. e affermava che Turno, egli soltanto,
12230. era chiamato a scendere a tenzone.
12231. Ma molti invece, con contrario avviso,
12232. stavan per Turno: erano sua difesa
12233. il gran nome di Amata e l' alta gloria
12234. che gli avevan meritata i suoi trionfi.
12235. [LA RISPOSTA DI DIOMÈDE]
12236. Allora, in mezzo al conflagrar di queste
12237. passïoni e di questi urti discordi,
12238. dalla grande città di Dïomede
12239. sopraggiunsero afflitti i messaggeri
12240. con la risposta: nulla avea giovato
12241. ogni lor arte, a nulla erano valsi
12242. l'oro né i doni né le lunghe preci;
12243. cercassero i Latini altre alleanze
12244. chiedessero pace al re troiano.
12245. AI re Latino allor, nel lutto immenso,
12246. ogni ardire mancò; l'ira dei Numi
12247. l'ammoniva coi tumuli recenti
12248. che per espressa volontà del Fato
12249. era venuto il dàrdano guerriero;
12250. ond' egli convocò nell' alta reggia
12251. i primati del regno a gran consiglio.
12252. Vennero tutti, per le vie gremite
12253. affluendo al palagio. In mezzo a loro,
12254. maggiore per età, primo di scettro,
12255. sedea torbido in volto il re Latino;
12256. ed ai legati che tornavan d' Arpi
12257. comandò ch' esponessero il messaggio
12258. che avean recato, e in ordine ed intero
12259. ogni responso. Allor si fe' silenzio,
12260. e Vènulo, al suo cenno obbediente,
12261. così diede principio al suo parlare.
12262. « Cittadini, vedemmo Diomède
12263. e le argòliche tende, e, superate
12264. tutte le traversie del gran viaggio,
12265. la man toccammo da cui fu prostrata
12266. la terra d'llio. 11 vincitor fondava
12267. nei campi dell'iàpige Gargàno
12268. una città che Argiripa ha chiamata
12269. dal nome stesso dell'avita gente.
12270. Come fummo introdotti a lui dinnanzi
12271. e invitati a parlar, gli offrimmo i doni,
12272. gli dicemmo la patria e il nome nostro,
12273. chi sono quelli che ci dànno guerra
12274. e qual cagione ci traeva ad Arpi.
12275. Poi ch'ebbe udito, placido rispose:
12276. O antichi Ausònii, fortunate genti
12277. della terra Saturnia, or qual destino
12278. vi spinse a uscire dalla vostra pace,
12279. vi sollecita, ignari, a muover guerre?
12280. Noi tutti che col ferro violammo
12281. le terre d'llio (e non dirò dei mali
12282. che combattendo sotto l'alte mura
12283. soffrimmo allora e quali eroi travolse
12284. il Simoènta), noi per ogni terra
12285. patimmo angosce orribili. pagammo
12286. tutto il fio delle colpe. Oh, Priamo stesso
12287. sarebbe stato a noi misericorde.
12288. Lo sa la stella infausta di Minerva
12289. e l' eubòica rupe e il Caferèo
12290. vendicatore. Dopo quella guerra
12291. fummo sbalzati per diversi lidi:
12292. esulò fino alI' ultime colonne
12293. di Proteo l' Atride Menelao.
12294. i Ciclòpi dell'Etna Ulisse vide.
12295. Racconterò dei rovesciati lari
12296. d'Idomenèo? Dirò dell' abbattuto
12297. regno di Neottòlemo? Dei Locrii
12298. che han preso stanza su le libie rive?
12299. E il duce micenèo dei grandi Achèi
12300. giacque egli stesso al varco della soglia
12301. sotto la destra della sposa infame:
12302. un drudo vinse il vincitor dell' Asia.
12303. Ed anche a me non tolsero gli Dei
12304. di vedere, tornando ai patrii altari,
12305. il sospirato tàlamo e la bella
12306. mia Calidòne? E orribili portenti
12307. mi perseguono ancora: i miei perduti
12308. compagni (oh lor tristissimo castigo!)
12309. che, conversi in uccelli, al ciel su penne
12310. s'inalzarono o vagano su fiumi
12311. e d'ululi di pianto empion gli scogli.
12312. Questo, ben questo attendermi dovevo
12313. fin da quel tempo che assalii col ferro,
12314. forsennato, i Celesti e violai
12315. con una piaga Venere divina.
12316. Non traetemi a simili battaglie.
12317. lo non ho coi Troiani inimicizia
12318. da che pèrgamo cadde, e non mi allieto
12319. nella memoria dei passati affanni.
12320. Codesti doni, che dal patrio suolo
12321. v oi mi portate, offriteli ad Enea.
12322. Stemmo a fronte un dell'altro aspri nell'armi
12323. ed insieme pugnammo; a me credete,
12324. che lo provai, com'egli grande assurga
12325. sopra lo scudo, con che gran tempesta
12326. vibri la lancia. Se la terra Idèa
12327. avesse dato altri due duci eguali,
12328. sarebbero essi i Dàrdani piombati
12329. su le inàchie contrade; essa la Grecia
12330. per contrario destino or piangerebbe.
12331. Per tutto il tempo che passammo ai muri
12332. dell' ardua Troia. la vittoria greca
12333. fu nelle mani d'Ettore e d'Enea,
12334. da lor tardata fino al decimo anno;
12335. entrambi per coraggio, entrambi insigni
12336. per forza d'armi. ma più giusto Enea.
12337. ln alleanza con qualunque patto
12338. congiungete le destre ed evitate
12339. che l'armi più si scontrino con l'armi.
12340. Or insieme hai sentito, ottimo padre,
12341. qual è il responso del Tidìde e quale
12342. l'animo suo su quest'immensa guerra.»
12343. [LA PROPOSTA DI RE LATINO]
12344. Com'ebbero ciò detto i messaggeri,
12345. via per le bocche dei turbati Ausònii
12346. trascorse un vario susurrìo, siccome.
12347. quando i massi rallèntano il veloce
12348. corso di un fiume, un mùrmure risuona
12349. su dal gùrgite chiuso, e intorno intorno
12350. fremon le rive all'empito dell'acque.
12351. Si placarono gli animi. il sussurro
12352. cessò dei labbri, e il re dall' alto soglio
12353. prima i Numi invocò, poi così disse:
12354. «Già vorrei, o Latini (ed era il meglio),
12355. così grave faccenda aver disposta;
12356. non consiglio tener nell' ora estrema
12357. quando i nemici stringono le mura.
12358. Noi combattiamo un'insensata lotta
12359. contro figli di Numi, invitti eroi
12360. che non si fiaccan per battaglia alcuna,
12361. che non cessan dal ferro anche se vinti.
12362. Se poteste nutrir qualche speranza
12363. nel richiedere aiuto all' armi etòlie,
12364. lasciàtela; in voi soli or confidate.
12365. Ma ben vedete: esigua è la speranza,
12366. v' è sotto gli occhi e con la man toccate
12367. sotto quale sfacelo il nostro sforzo
12368. giaccia disfatto. Non accuso alcuno:
12369. fu. quant'esser potea, sommo il valore;
12370. tutto, con tutte le sue forze, il regno
12371. ha combattuto. Or ascoltate attenti:
12372. io vi esporrò con rapide parole
12373. qual nell'incerto evento è il mio pensiero.
12374. L' agro antico vicino al fiume etrusco
12375. è mio retaggio; si distende a occaso
12376. fin oltre il territorio dei Sicàni;
12377. lo seminano i Rutuli e gli Aurunci,
12378. che col vòmere esercitano i duri
12379. colli, trattando a pascolo le alture.
12380. Tutto il suolo, e la plaga alta e selvosa
12381. del monte. ceda all'amistà dei Teucri;
12382. stipuliamo con loro equa alleanza
12383. e compagni prendiamoli nel regno;
12384. prendan qui sede se ne han tanta brama,
12385. edifichino qui le loro mura.
12386. Se poi vogliono tendere alle sedi
12387. di un' altra gente, se disposti sono
12388. a dipartirsi dalla nostra terra,
12389. con italiche ròveri intessiamo
12390. (tutto il legname è già su la marina)
12391. venti navigli o più, se n'han bisogno;
12392. essi diranno il numero e la foggia
12393. delle carene; noi daremo bronzo,
12394. opre, arsenali. È mio pensiero, infine,
12395. che cento scelti nobili oratori,
12396. porgendo innanzi il ramo della pace,
12397. rechino i detti miei, stringano accordi,
12398. masse d'oro e d'avorio offrano in dono,
12399. e la sella e la tràbea, che insegne
12400. son di questo mio regno. Or discutete
12401. e provvedete al rüinoso evento.»
12402. [L'INVETTIVA DI DRANCE]
12403. E Drance allora, come sempre avverso,
12404. che la gloria di Turno èragli causa
12405. d'obliqua invidia e di punture acerbe,
12406. uomo ricco di beni e più di lingua
12407. ma dappoco nell' armi e assai valente
12408. consigliatore pronto alle sommosse
12409. (gli conferia la nobiltà materna
12410. un'origine ond'egli era superbo,
12411. ma dubbia era l' origine del padre).
12412. sorse e con questi detti aspri l' assalse
12413. rincalzando gli sdegni: «Or ci consulti,
12414. buon re, su cosa che a nessuno è oscura,
12415. che bisogno non ha di mie parole.
12416. Ciò che gli eventi chieggono. lo sanno
12417. tutti. ma sol bisbigliano. Conceda
12418. libertà di parlar. lasci la bòria
12419. quel tracotante condottier nefasto
12420. per il cui torvo umore (io voglio dirlo
12421. anche s'ei mi minacci offesa e morte)
12422. cader vedemmo tanto fior d'eroi,
12423. tutta vedemmo la città nel lutto,
12424. mentr'ei, pronto alla fuga, urtava il campo
12425. teucro e con l' armi impauriva il cielo.
12426. Ai molti doni, ottimo re, che vuoi
12427. che si assegnino e mandino ai Troiani,
12428. anche un altro ne aggiungi, e non vi sia
12429. vïolenza d'altrui che ti distolga:
12430. padre, dà la tua figlia a degne nozze
12431. e a sì nobile genero; la pace
12432. confermerai con alleanza eterna.
12433. Ma se tanto terror l' anime stringe,
12434. che si supplichi lui, che da lui stesso
12435. grazia s'invochi. Ei ceda, egli ridoni
12436. al sovrano e alla patria il lor diritto.
12437. Perché getti sì spesso in mezzo ai rischi
12438. i cittadini miseri del Lazio,
12439. tu, cagione ed autor di tanti mali?
12440. Non dalla guerra la salvezza avremo;
12441. pace tutti chiediamo, e della pace
12442. l'unico, o Turno, inviolabil pegno.
12443. Ed io primo fra tutti, io che tu pensi
12444. che nemico ti sono, e tal sia pure,
12445. ecco, ti prego : abbi pietà dei tuoi!
12446. L'ire deponi, e poi che ti han respinto
12447. vattene. Troppe morti ormai vedemmo
12448. nella sconfitta, troppo vasti campi
12449. già spopolammo. Ma se gloria agogni,
12450. se ti covi nel seno un tanto ardire,
12451. e la dote regale hai tanto a cuore,
12452. osa, ed esponi il tuo sicuro petto
12453. contro il nemico. Noi, anime vili,
12454. per dare a Turno una regal consorte,
12455. sì, lasciamoci abbattere nei campi,
12456. turba indegna di pianto e di sepolcro!
12457. Ed anche tu, se hai qualche forza ancora,
12458. se nulla è in te della virtù latina,
12459. orsù, guardalo in faccia: egli ti chiama! »
12460. [LA REPLICA DI TURNO]
12461. A quei detti avvampò l'ira di Turno;
12462. ruggì, proruppe dal profondo petto:
12463. «Sempre larga abbondanza hai di parole,
12464. Drance, quando la guerra opere chiede.
12465. e sempre il primo, nei consigli, sei!
12466. Or non di ciarle è d'uopo empir la Curia,
12467. che a te volan dal labbro alte e sicure
12468. fin che il vallo dei muri ancor trattiene
12469. fuor dell'urbe il nemico e non ancora
12470. i fossati traboccano di sangue.
12471. Tuona a tua posta con la tua facondia,
12472. Drance; accusami dunque di paura,
12473. poi che il tuo braccio ha tanti mucchi alzati
12474. di Teucri uccisi, ha empito intorno i campi
12475. di guerreschi trofèi! Suvvia, fa' prova
12476. di ciò che possa una virtù gagliarda:
12477. non lontani di qui sono i nemici;
12478. tutte d'intorno accerchiano le mura.
12479. Vieni, dunque; affrontiamoli. Ristai?
12480. sempre a¥rai la tua virtù guerriera
12481. nella lingua ventosa e nei fugaci
12482. piedi? lo respinto? E vi sarà chi dica,
12483. svergognato, ch'io fui mai respinto,
12484. quando abbia visto il T evere rigonfio
12485. di teucro sangue, tutta giù crollata
12486. nella sua stirpe la casa di Evandro,
12487. di tutte l' armi gli Àrcadi spogliati?
12488. Non così, non così mi han conosciuto
12489. Bizia, l'enorme Pàndaro ed i mille
12490. che in un sol giorno, chiuso nelle mura
12491. e circondato dal nemico vallo,
12492. vittorioso al Tàrtaro io mandai.
12493. Non dalla guerra la salvezza avremo?
12494. Canta codeste ciance al teucro duce.
12495. stoltissimo, e ai tuoi! Seguita pure
12496. a tutto perturbar d'alto sgomento,
12497. a celebrar la forza di una gente
12498. vinta due volte, ad avvilir le forze
12499. del re Latino! Or anche i duci achèi,
12500. or Diomède e il larissèo Pelide
12501. temon l' armi dei Frigi, e indietro il fiume
12502. Àufido fugge dall' adriaco mare!
12503. Ed anche se si finge pauroso
12504. (perfida astuzia) delle mie minacce,
12505. aggrava in me, nel suo terror, le accuse.
12506. Oh non temere! Non sarà giammai
12507. che di mia man tu perda una tal vita.
12508. Teco, in codeste membra, abiti e resti.
12509. A te, padre, or mi volgo e al tuo consiglio
12510. magnanimo. Se ormai più non riponi
12511. speranza alcuna nelle forze nostre.
12512. se d' ogni parte siamo abbandonati,
12513. se siamo già per un rovescio solo
12514. sgominati del tutto. e la fortuna
12515. risorgere non può, pace si chieda
12516. e inermi si protendano le mani.
12517. Benché... Se un poco del valore antico
12518. restasse, oh lieti nella lor sciagura
12519. e magnanimi spiriti io direi
12520. quanti. per non veder. cadder morendo
12521. e con la bocca morsero la terra.
12522. Ma se forze ci restano, se abbiamo
12523. giovini ancora intatti e se al soccorso
12524. genti e terre d'ltalia ancor son pronte;
12525. se a prezzo di gran sangue anche il nemico
12526. ebbe vittoria (hanno i lor morti anch' essi
12527. ed eguale per tutti è la rovina).
12528. perché cedere vili al primo scontro?
12529. E perché la paura empie le membra
12530. prima ancora che squillino le trombe?
12531. Già molte cose il tempo e la vicenda
12532. dei mutevoli giorni han vòlte in meglio,
12533. e la Fortuna, coi ritorni alterni,
12534. molti or deluse ed or ripose in alto.
12535. Noi non avremo alcun soccorso d' Arpi
12536. né dall'Etòlio, ma Messàpo avremo
12537. e l' àugure Tolùnnio e i condottieri
12538. inviatici qui da tante genti;
12539. né tarda gloria cingerà gli eroi
12540. scelti nel Lazio e nei laurenti campi;
12541. e v'è Camilla, della volsca gente.
12542. che conduce uno stuol di cavalieri
12543. in folte schiere fulgide di bronzo.
12544. Che se i Teucri sol me chiamano in campo,
12545. se ciò vi aggrada, s'io mi oppongo tanto
12546. al comune vantaggio. oh la vittoria
12547. non così le mie mani aborre e fugge
12548. che per tale speranza io mi ricusi
12549. di tentare ogni impresa. Io gli andrò contro
12550. arditamente. se pur egli valga
12551. il magnanimo Achille ed armi indossi
12552. che Vulcano foggiò con le sue mani.
12553. A Latino mio suocero ho votato
12554. questa mia vita ed a voi tutti. io, Turno,
12555. che per valore non sarò secondo
12556. a ncssun altro degli antichi eroi.
12557. Enea chiama me solo? E bene io voglio
12558. ch'egli mi chiami! E non sarà mai Drance
12559. che. se l'ira dei Numi è sopra noi,
12560. COll la morte la plachi, o che, se questa
12561. sarà gloria e virtù, me la ritolga.»
12562. [L'ANNUNCIO DELL' ASSALTO]
12563. Quelli così trattavano discordi
12564. dell'evento dubbioso; e intanto Enea
12565. mosse dal campo con le sue falangi.
12566. Ecco, giunse alla reggia in gran tumulto
12567. ed empì la città d'alto terrore
12568. l' annunzio, già per tutta la campagna
12569. scendevano dal Tevere in serrato
12570. ordine i Teucri e le falangi etrusche.
12571. Subitamente perturbati e scossi
12572. furono tutti gli animi ed i cuori,
12573. esasperata si raccese l'ira.
12574. Armi ognuno chiedeva impaziente,
12575. armi fremeano i giovini; i vegliardi
12576. piangeano e mormoravano; e per tutto
12577. sonava al cielo un gran clamor discorde,
12578. come se cala un nuvolo d'uccelli
12579. sopra un bosco profondo, o se nel fiume
12580. del pescoso Padusa i rauchi cigni
12581. fanno schiamazzo dai loquaci stagni.
12582. Colse Turno l'istante: «Or ecco», ei disse;
12583. «radunate consigli, o cittadini;
12584. restate assisi a celebrar la pace.
12585. Essi con l'armi irrompono nel regno!»
12586. Più non disse, ma sorse e balzò fuori
12587. impetuoso dall'eccelsa reggia.
12588. «Vòluso», comandò, «prendi le schiere
12589. dei Volsci e guida i Rùtuli! Messàpo,
12590. Cora. Catillo. armate i cavalieri
12591. e lanciateli fuori alla campagna!
12592. Parte rafforzi i passi delle mura
12593. ed òccupi le torri, e tutto il resto
12594. venga agli ordini miei nella battaglia.»
12595. Già si precipitavano alle mura
12596. da tutta la città. Latino stesso,
12597. turbato in cuore al luttuoso evento,
12598. lasciò i gravi propositi e il consiglio,
12599. e si accusò di non avere accolto
12600. e prontamente unito a se nel regno
12601. come genero proprio il teucro Enea.
12602. Si scavavano fosse oltre le porte,
12603. travi si trasportavano e macigni.
12604. mentre la rauca bùccina squillava
12605. il cruento segnal delle battaglie.
12606. Allor anche le donne ed i fanciulli,
12607. varia corona, cinsero le mura:
12608. tutti adunava l'ultimo cimento.
12609. E la regina, in mezzo a gran corteggio
12610. di matrone, ascendea verso la rocca,
12611. doni recando al tempio di Minerva,
12612. e accanto a lei, coi suoi belli occhi bassi,
12613. venia la causa di sì gran sciagura,
12614. la vergine Lavinia. Entraron tutte,
12615. sparsero il tempio di vapor d'incensi
12616. e pregavano meste all' alta soglia:
12617. «O vergine Tritònia. armipotente
12618. Dea della guerra, spezza tu la spada
12619. del predone di Frigia e di tua mano
12620. stèndilo prono sotto l' alte porte! »
12621. Si armava Turno rapido a battaglia;
12622. vestito della rùtila corazza
12623. irta di squamme bronzee, racchiuse
12624. le gambe già negli schinieri d' oro,
12625. avea cinto la spada, a capo ignudo
12626. dall' alta rocca splendido nell' oro
12627. discendeva a gran corsa, e in cuor fremeva
12628. già fingendosi a fronte il suo nemico;
12629. come destrier che i vincoli spezzando
12630. s'invola, alfine libero, dal chiuso.
12631. e ormai signore degli aperti campi
12632. verso i pascoli corre e verso i branchi
12633. delle polledre; o, solito a tuffarsi
12634. nel noto fiume. esulta balza freme
12635. con la cervice alteramente eretta,
12636. e sul collo e sul dorso il crin gli ondeggia.
12637. [CAMILLA E TURNO]
12638. lncontro a lui con la falange volsca
12639. accorreva Camilla, e su la porta
12640. leggermente balzò dal suo cavallo;
12641. tutta la sua coorte al par di lei
12642. scivolò per le selle e scese a terra.
12643. Poi disse: «Turno, se a buon dritto il forte
12644. ha fiducia in se stesso. oso e prometto
12645. di assalir sola le troiane schiere,
12646. di marciar sola sui cavalli etruschi.
12647. Lascia ch'io tenti col mio stuolo il primo
12648. urto guerriero; tu coi fanti resta
12649. e tieni la città fermo alle mura.»
12650. Turno fissò la vergine tremenda
12651. e rispose: «O fanciulla, onor d'Italia,
12652. qual grazia dirti o renderti potrei?
12653. Poiché l'animo tuo vince ogni cosa
12654. meco or tu dunque il compito dividi.
12655. Enea, come ci annunziano la fama
12656. e i messaggeri, con maligna insidia
12657. ha spinto innanzi i cavalier leggieri
12658. a battere d'intorno la campagna,
12659. mentre a traverso il valico egli cala
12660. su la città dalle deserte alture.
12661. Nei sinuosi passi della selva
12662. io dispongo un agguato, ad impedirgli
12663. con armate falangi ambi gli sbocchi.
12664. Affronta dunque i cavalieri etruschi
12665. in aperta battaglia, e saran teco
12666. il feroce Messàpo ed i latini
12667. manipoli e le schiere di Tiburto;
12668. prendi il loro comando.»» Ei disse, e punse
12669. similmente Messàpo e gli altri duci
12670. alla battaglia; e andò verso il nemico.
12671. lvi è una curva e tortuosa valle
12672. atta in guerra ad agguati insidiosi;
12673. d'ambo i lati la serrano le falde
12674. dei monti, fitte di boscaglie oscure;
12675. vi corre un malagevole sentiero
12676. e conducono in essa anguste gole
12677. e difficili varchi. ln cima al monte
12678. uno spiazzo la dòmina, nascosto
12679. e sicuro ricetto: o che si voglia
12680. avventarsi da destra o da sinistra
12681. contro il nemico, o là fermarsi in alto
12682. a rotolare giù grandi macigni.
12683. Là si diresse il giovine, passando
12684. per sentieri a lui noti; occupò il luogo
12685. e si appiattò nel bosco insidioso.
12686. [LA VERGINE GUERRIERA]
12687. Diana allor nelle superne sedi
12688. a se fece venire Opi veloce,
12689. una delle sue vergini compagne
12690. e del sacro suo coro; a lei si volse
12691. con mesta voce e: «Vergine»», le disse,
12692. «muove Camilla a una crudel battaglia
12693. e invano delle nostre armi si cinge.
12694. Più di tutte mi è cara. E non è nuovo
12695. questo amor mio per lei, non è dolcezza
12696. che d'improvviso mi commuova il cuore.
12697. Allor che l' odio al suo poter superbo
12698. cacciò di trono Mètabo e lo spinse
12699. a uscir dall'antichissima Priverno,
12700. seco ei portò compagna dell' esilio
12701. e dei rischi di guerra una bambina,
12702. e lei, mutando il nome di Casmilla
12703. sua genitrice, nominò Camilla.
12704. Tenendosela in collo egli correva
12705. lunghe giogaie di deserti monti,
12706. mentre d'intorno lo premean gli ostili
12707. dardi, ed i Volsci trascorrean diffusi
12708. in volanti drappelli. Alla sua fuga,
12709. ecco. si oppose il tùrgido Amasèno
12710. che spumeggiava a sommo delle rive.
12711. tante piogge dal cielo eran dirotte.
12712. A gettarvisi a nuoto allor si accinse,
12713. ma, trepidando per il sacro peso
12714. della bimba, esitava. E appena in tempo,
12715. dopo molto pensar, questo risolse.
12716. Al gran lanciotto, che tra man teneva
12717. saldo, nodoso e rafforzato al fuoco,
12718. egli appese la figlia entro una scorza
12719. di sughero selvatico e nel mezzo
12720. ben la legò; poi la librò gagliardo
12721. nella sua mano e disse vòlto al cielo :
12722. O divina dei boschi abitatrice.
12723. vergine Latònia. io genitore
12724. a te voto costei per tua seguace;
12725. stretta ai tuoi dardi per la prima volta
12726. fugge su l'aure, supplice, il nemico.
12727. Ti prego, o Diva: come tua ricevi
12728. questa che all'aure incerte ora si affida!
12729. Disse e il braccio ritrasse e con gran forza
12730. il lanciotto scagliò. Crosciavan l'onde,
12731. e sopra il gorgo rapido, col dardo
12732. stridulo, andò la misera Camilla.
12733. E Mètabo, più presso ora premuto
12734. dall'incalzare delle turbe ostili.
12735. nel fiume si gettò: poi, trionfante.
12736. con la fanciulla, dono di Diana,
12737. l'asta da un verde cèspite divelse.
12738. Non casa, non città fra le sue mura
12739. l' accolse mai, ché nella sua fierezza
12740. egli giammai non si sarebbe arreso;
12741. anzi, visse la vita dei pastori
12742. su per le solitudini dei monti.
12743. Ivi, tra selve e orride spelonche,
12744. nutrìa la figlia di ferino latte
12745. mungendo su le sue tènere labbra
12746. le poppe d'una libera cavalla.
12747. E quando poi la piccola stié ritta
12748. con le piante dei piedi, ai primi passi,
12749. le armò la mano d' un acuto strale
12750. e all' òmero le appese arco e saette.
12751. Non nastri d'oro al crine o lunga vesta,
12752. ma giù dal capo le scendea sul dorso
12753. una pelle di tigre. E fin d'allora
12754. ella vibrò con tenerella mano
12755. püerili saette e intorno al capo
12756. rotando andò la frombola sottile,
12757. e gru strimònie e bianchi cigni uccise.
12758. E molte madri invan nei borghi etruschi
12759. la bramarono nuora! Ella. contenta
12760. della sola Diana, intemerata
12761. coltiva l' armi ed il virgineo fiore.
12762. Oh non si fosse indotta a tale impresa
12763. e avventurata ad affrontare i Teucri!
12764. Ancor cara compagna a me sarebbe.
12765. Ma. poiché già l'incalza acerbo fato,
12766. presto, ninfa. dall'ètere discendi
12767. sul suol latino, ove con tristi auspicii
12768. la mischia sciagurata ora s'ingaggia.
12769. Tieni: leva una freccia punitrice
12770. dalla farètra. e quei che con ferita
12771. violerà quelle sue sacre membra.
12772. sia troiano o italico, del pari
12773. me ne ripaghi il fio col proprio sangue.
12774. Io poi trasporterò dentro una nube
12775. la salma della misera e le intatte
12776. armi nella sua patria, in un sepolcro.»
12777. Così disse D'iana; Opi, calando
12778. tutta in un negro turbine ravvolta,
12779. risonò per le lievi aure del cielo.
12780. [LA BATTAGLIA EQUESTRE]
12781. Intanto il teucro esercito avanzava
12782. verso le mura, coi tirrènii duci
12783. e con tutto lo stuol dei cavalieri
12784. ripartiti fra loro in torme eguali.
12785. Scalpitando fremev ano i destrieri
12786. per tutto il piano, or qua or là volgendo
12787. ed alle tese redini ribelli;
12788. irto era il piano di ferrate lance,
12789. splendea delle brandite armi la terra.
12790. E a lor volta Messàpo ed i Latini
12791. velocissimi e Cora e il suo fratello
12792. e l' ala della vergine Camilla
12793. contro loro avanzarono nel campo;
12794. e lontano, le destre ritraendo,
12795. vibravan dardi e protendean le lance;
12796. e sempre più terribile fremeva
12797. l'incalzar dei cavalli e dei guerrieri.
12798. Già gli uni e gli altri s' erano fermati
12799. a un tiro d' asta, e a un tratto alto gridando
12800. incitarono i fervidi cavalli,
12801. e fitti intorno piovvero gli strali
12802. simili a neve e fecero ombra al cielo.
12803. Si scagliarono primi in pronto assalto
12804. Tirreno e Aconte, e con le lance in resta
12805. con fragor ruinoso un contro l'altro
12806. ruppero i petti dei cavalli: Aconte
12807. fu sbalzato di sella e lungi cadde
12808. come fulmine o sasso di balestra,
12809. e l'anima nell'aere disperse.
12810. Le schiere si turbarono. i Latini
12811. volsero in fuga e con gli scudi al tergo
12812. alla città voltarono i cavalli.
12813. lncalzarono i T eucri; in testa Asila
12814. trascinava le squadre. Erano ormai
12815. già vicini alle porte; ed i Latini
12816. riopposero i docili cavalli
12817. rinnovellando l'urlo di battaglia;
12818. or fuggivano quelli e molto indietro
12819. si ritrassero a briglie abbandonate.
12820. Così si muove in flusso alterno il mare.
12821. che ora si precipita sul lido
12822. e spumeggiante supera gli scogli
12823. spingendo i sinuosi orli dell' onde
12824. a dilagar su le remote arene.
12825. or si ritira rapido all'indietro
12826. e ringoiando i rotolati sassi
12827. lascia con lento rifluir la riva.
12828. Due volte i Teucri spinsero i Latini
12829. fuggitivi alle mura e due. respinti.
12830. si rivolsero indietro riguardando
12831. e con l' armi parandosi le spalle.
12832. Ma quando, ritornate a un terzo assalto.
12833. tutte si mescolarono le schiere,
12834. ed uom contr'uomo stettero, feroce
12835. sorse la mischia; e gemere si udiva
12836. di moribondi, e si vedean travolti
12837. entro flutti di sangue armi ed eroi,
12838. e destrier semivivi avvoltolarsi
12839. commisti insieme nell'umana strage.
12840. Orsiloco scagliò (che non osava
12841. muov ere contro Rèmolo) la lancia
12842. sul suo cavallo e gli feri l' orecchio;
12843. s'impennò furioso il corridore
12844. e impaziente si drizzò col petto
12845. agitando nell' aria alte le zampe;
12846. quei fu sbalzato e rotolò sul suolo.
12847. Catillo rovesciò giù dal cavallo
12848. lolla ed il grande d'animo e di corpo
12849. e d'armi Erminio. che avea bionde chiome
12850. sul capo nudo e nude avea le spalle,
12851. né di colpi temeva, e gran bersaglio
12852. offeria di se stesso all'armi ostili.
12853. L' asta vibrata gli oscillò tra l'ampie
12854. scàpole. e in due lo ripiegò lo strazio.
12855. Negro scorreva in ogni parte il sangue:
12856. gareggiav ano in armi a dar la morte
12857. e dall' armi chiedean la bella morte.
12858. [L'AMÀZONE ITALICA]
12859. Ma nel cuor della strage infurïava
12860. col seno inerme offerto alla battaglia
12861. la faretrata amàzone Camilla.
12862. Or avventava i flèssili suoi dardi,
12863. or brandìa con la destra infaticata
12864. salda bipenne: le tinnìan sul dorso
12865. con l'arco d'oro l'armi di Dïana;
12866. ed anche se talor si ritraeva
12867. incalzata da tergo, ella fuggendo
12868. vibrava dal rivolto arco gli strali.
12869. Eran con lei la vergine Larina,
12870. Tulla, Tarpèa con la sua bronzea scure;
12871. le predilette italiche seguaci
12872. che la diva Camilla in proprio onore
12873. s'era prescelte, ancelle in pace e in guerra,
12874. e simili alle Amàzoni treìcie
12875. quando galoppan sopra il Termodonte
12876. pugnando con le loro armi dipinte,
12877. quando intorno a Ippòlita ed al carro
12878. della marzial Pentesilèa che torna,
12879. femmineo stuolo dai lunati scudi,
12880. esultano in tumulto alto ululante.
12881. Chi primo allor, chi ultimo abbattesti
12882. con i tuoi colpi, vergine feroce?
12883. Quanti prostrasti morituri al suolo?
12884. Cadde per primo Eunèo figlio di Clizio;
12885. le stava a fronte. e con la lunga lancia
12886. ella gli ruppe e gli trafisse il petto;
12887. egli. fuor vomitando onde di sangue,
12888. traboccò, morse la cruenta terra
12889. e si contorse su la sua ferita.
12890. Poi Liri uccise e Pàgaso, che insieme
12891. s'abbatterono al suolo, uno nell'atto
12892. che giù sbalzato raccogliea le briglie
12893. del cavallo inciampato, e mentre l'altro
12894. porgea soccorso al ruinante amico
12895. tendendogli la destra disarmata.
12896. Poi l'lppòtade Amastro aggiunse a questi
12897. e da lungi colpi. curva su l'asta,
12898. Cromi. Arpàlico. Tèrio e Demofonte;
12899. quante vibrò la vergine saette,
12900. tanti eroi frigi caddero. Da lungi,
12901. su pugliese destriero e in armi strane,
12902. Òrnito si avanzava, un cacciatore
12903. che su gli òmeri vasti avea la pelle
12904. d'un giovenco selvaggio; aveva in capo
12905. la gran bocca dischiusa e le mascelle
12906. e i denti candidissimi d'un lupo;
12907. brandia per arma un rustico schidione
12908. e si aggirava in mezzo alle caterve
12909. sovrastando su lor di tutto il capo.
12910. Ella lo colse (né fu gran fatica.
12911. che il drappello fuggiva) e lo trafisse,
12912. e con animo acerbo anche soggiunse:
12913. «Pensavi. etrusco, di cacciar le fiere
12914. nelle tue selve? Or è venuto il giorno
12915. che con armi femminee rintuzza
12916. le ciarle vostre. Pure all'Ombre avite
12917. tu porterai questa non umil gloria:
12918. che per man di Camilla or qui cadesti.»
12919. Poi Orsiloco e Bute, i due più grandi
12920. Teucri, ella assalse; colpi Bute a tergo
12921. figgendogli la cùspide tra l' elmo
12922. e la lorica, ove appariva il collo
12923. del cavaliere e onde pendea lo scudo
12924. sul braccio manco; eluse invece Orsiloco,
12925. che fuggì innanzi in largo cerchio e poi
12926. strinse il cerchio e inseguì l'inseguitore;
12927. indi a lui, che pregava e scongiurava,
12928. levandosi in arcioni alta, su l' armi
12929. e su l'ossa addoppiò colpi di scure;
12930. caldo il cervello gli rigò la faccia.
12931. Le venne innanzi, ed atterrito stette
12932. alla sùbita vista, il bellicoso
12933. figlio d' Àuno cultor dell' Appennino,
12934. non ultimo fra i Liguri nell' arte
12935. (fin che il Fato assentì) d' ordire inganni.
12936. Come vide che ormai più non poteva
12937. né sottrarsi correndo alla battaglia
12938. né disviar la vergine incalzante,
12939. ei ricorse alla frode e astuto disse:
12940. «Gran vanto il tuo! Sei donna, ma ti affidi
12941. alla rapidità di un corridore.
12942. Rinunzia al corso. scendi meco a terra.
12943. vieni a lottare a piedi, a corpo a corpo.
12944. Vedrai che gioverà la vana gloria.»
12945. Quella allora, furente ed infiammata
12946. d'acre dispetto, diede il suo cavallo
12947. a una compagna e gli si pose. a piedi,
12948. con armi eguali intrepida di fronte.
12949. sol con la spada e con lo scudo liscio.
12950. Il giovine crede con quell'inganno
12951. d'averla vinta; rapido rivolse
12952. le briglie. s'involò. fuggi lontano,
12953. col ferrato calcagno affaticando
12954. l'animoso corsier. «Ligure sciocco.
12955. ti gonfi invano nella tua superbia.
12956. Inutilmente, o traditor. tentasti
12957. l'arti native, né codesta frode
12958. salvo ti rende al tuo bugiardo padre.»
12959. Così disse; di corsa. in un baIeno,
12960. sorpassò velocissima ii cavallo.
12961. lo prese al freno, l'assali di fronte
12962. e nel sangue nemico ebbe vendetta:
12963. come il sacro sparviero a vol raggiunge
12964. rapido, da un dirupo, una coiomba
12965. sublime tra le nuvole, e l'afferra
12966. e la tien saldamente e la dilania
12967. con gli artigli uncinati; e giù dal cielo
12968. piovono il sangue e le divelte piume.
12969. [TARCONTE]
12970. Tutto con occhio vigile mirava
12971. il Genitor degli uomini e dei Numi
12972. alto sedendo su l' eccelso Olimpo,
12973. e con acuti stimoli riscosse
12974. Tarconte etrusco alle battaglie e all'ire.
12975. E tra le stragi e le ondeggianti schiere
12976. Tarconte cavalcò; con vario accento
12977. tutti a nome chiamando, egli raccese
12978. i fuggenti squadroni alla battaglia.
12979. «O insensibili sempre e inerti Etruschi,
12980. qual timore codardo or vi sorprende?
12981. Una femmina sgòmina e respinge
12982. e disperde le schiere? A che la spada,
12983. a che impugniamo queste inutili armi?
12984. Ma pur non siete tOrpidi ai diletti
12985. e alle gioie notturne; e quando i curvi
12986. flauti di Bacco annunciano le danze,
12987. voi correte ad attendere le mense
12988. riboccanti di coppe e di viv ande
12989. (questo vi piace, questo voi cercate).
12990. fin che propizio l' àuspice vi annunzii
12991. il sacrificio e fin che dal profondo
12992. bosco la pingue vittima vi chiami. »
12993. Disse e spinse nel folto il suo cavallo.
12994. pronto anch' egli a morire; e furibondo
12995. si avventò contro V ènulo, di sella
12996. lo trasse giù, forte lo strinse, in corsa
12997. via lo portò tenendolo sul petto.
12998. Sorse un alto clamore, ed i Latini
12999. volsero gli occhi. Ardente egli volava
13000. per il piano portando armi e guerriero;
13001. ecco. e troncato il ferro dalla punta
13002. della lancia di lui frugò le parti
13003. meno difese per ferirlo a morte;
13004. ma reluttando quei tenea la destra
13005. lungi dal collo e oppose forza a forza.
13006. Come un' aquila fulva alto volando
13007. tiene e stringe coi piedi. e con gli artigli
13008. forte uncina un serpente onde fe' preda;
13009. ma il serpe si divincola ferito
13010. con spire sinuose, irto di squamme,
13011. protendendo la bocca sibilante,
13012. e quella più e più preme il ribelle
13013. col rostro e intanto batte il ciel con l'ali;
13014. così Tarconte dallo stuol tibùrzio
13015. trionfante correa con la sua preda.
13016. All'esempio del duce e al suo successo
13017. irruppero i Meònidi all'assalto.
13018. [ARRUNTE]
13019. lntanto Arrunte, già votato a morte,
13020. con arte circuì, pronto a colpire,
13021. la veloce Camilla, ed esplorava
13022. il momento propizio. Ovunque ardente
13023. si gettasse la vergine tra l'armi.
13024. muto veniva sui suoi passi Arrunte;
13025. ove il piede volgea nel dipartirsi
13026. da un nemico abbattuto, ivi di furto
13027. pronto piegava il giovine le briglie.
13028. Or questi àditi or quelli ed ogni parte
13029. egli intorno percorse, ed agitava
13030. tenacemente l'infallibil lancia.
13031. Insigne risplendea nell' armi frigie
13032. Clorèo, già sacerdote di Cibèle,
13033. e cavalcava un corridor schiumante,
13034. coperto d'una pelle a bronzee squamme
13035. a mo' di penne e con le fibbie d' oro.
13036. Splendente di straniero ostro ferrigno
13037. egli scoccava dal suo licio corno
13038. frecce cretesi; d' oro aveva l'arco
13039. giù per gli òmeri il vate, e un elmo d'oro,
13040. e avea con oro fulgido annodati
13041. anche la cròcea clàmide e i drappeggi
13042. crepitanti del lino, e ricamati
13043. la tunica e i barbarici schinieri.
13044. La cacciatrice vergine, o volesse
13045. affigger le troiane armi in un tempio,
13046. volesse vestir quell'auree spoglie,
13047. inseguiva lui solo in tutto il vasto
13048. contrastar delle mischie. e cieca e incauta
13049. imperversava in mezzo alla battaglia,
13050. nel donnesco desio di quella preda.
13051. Ed ecco. alfine dall'agguato Arrunte,
13052. colto il momento, liberò lo strale
13053. e ai Celesti inalzò questa preghiera:
13054. «O Apollo, sommo degli Dei, custode
13055. del sacrato Soratte, a cui rendiamo
13056. noi primi il culto, a cui alimentiamo
13057. con cataste di pino il sacro fuoco,
13058. e poi nel nostro pietoso ardore
13059. incediamo a piè nudi entro le fiamme
13060. su l'alte brage; onnipotente padre,
13061. fa' che questa vergogna or si cancelli
13062. dall'armi nostre. Non le spoglie chieggo,
13063. non il trofèo della fanciulla vinta,
13064. non preda alcuna (altre, ben altre gesta
13065. mi daran gloria). Pur che cada vinto
13066. sotto i miei colpi quel crudel flagello,
13067. io contento sarò di far ritorno
13068. inglorioso alla città paterna.»
13069. L'intese Febo; egli assenti che in parte
13070. si avverasse il suo voto, e l'altra parte
13071. mandò dispersa all'aure fuggitive:
13072. gli concede che di sorpresa, a morte.
13073. egli prostrasse la fanciulla incauta.
13074. ma non gli consenti che l'alta patria
13075. rèduce lo vedesse; e la sua voce
13076. fu dispersa tra i vènti e le procelle.
13077. [LA MORTE DI CAMILLA]
13078. Come dunque vibrata sibilò
13079. l'asta per l'aure. gli animi e gli sguardi
13080. di tutti i Volsci corsero ansiosi
13081. alla regina. Ed ella non si avvide
13082. del ronzio che per l'aere veniva
13083. né dell' asta precipite pel cielo;
13084. fin che volando l'asta la raggiunse
13085. sotto il seno scoperto e molto addentro
13086. s'infisse e bevve il suo virgineo sangue.
13087. Accorsero a sorreggerla le ancelle
13088. trepide, mentre già si abbandonava.
13089. Fuggi commosso più di tutti Arrunte
13090. fra letizia e timor, che non ardiva
13091. più di fidare ormai nella sua lancia
13092. né di affrontare l'armi di Camilla.
13093. E come il lupo, dopo aver ucciso
13094. un mandriano o un grosso toro. conscio
13095. del suo misfatto. rapido ripara
13096. fuor d'ogni via, negli alti monti, prima
13097. che lo raggiungan le saette ostili,
13098. e, con la coda ripiegata e stretta
13099. di sotto al ventre, pavido s'imbosca;
13100. non altrimenti trepido si tolse
13101. dagli occhi Arrunte, e pago di fuggire
13102. si mescolò nel folto delle schiere.
13103. Ella moriva. Volle estrarsi il dardo.
13104. ma fin nell' ossa era confitto al fianco
13105. con profonda ferita il ferreo stile.
13106. Esangue si accasciò, vennero meno
13107. rigide nella morte le pupille,
13108. sparve dal volto il bel color vermiglio.
13109. Così spirando ad Acca si rivolse.
13110. la più fedele delle sue compagne
13111. cui solea confidare i suoi pensieri,
13112. e così le parlava: <<Acca sorella,
13113. non reggo più; la piaga aspra mi vince
13114. ed ogni cosa intorno mi si annera.
13115. Sàlvati. e reca a Turno il mio messaggio
13116. ultimo: mi subentri nella pugna
13117. e ricacci i Troiani dalle mura.
13118. Ed ora addio.» Mentre così parlava
13119. abbandonò le redini e cedendo
13120. scivolò sul terreno. A poco a poco
13121. gelide le si sciolsero le membra;
13122. ella piegò languidamente il collo.
13123. piegò la testa vinta dalla morte.
13124. e l'armi, ecco. le caddero, e la vita
13125. fuggi con un slngulto irata all'Ombre.
13126. Un immenso tumulto allor ascese
13127. a ferire le stelle; or che caduta
13128. era Camilla s'inasprì la pugna;
13129. tutte ad un tempo irruppero le forze
13130. dei Teucri, tutti i condottieri Etruschi,
13131. tutti d'Evandro gli àrcadi squadroni.
13132. [LA VENDETTA DI DIANA]
13133. Ma Opi, scolta vigile di Trivia.
13134. sedea da tempo sopra un alto colle
13135. contemplando impassibile la pugna.
13136. E allorché da lontano, in mezzo all'urlo
13137. dei furibondi eroi, vide Camilla
13138. crudelmente percossa dalla morte,
13139. gridò gemendo dal profondo petto:
13140. <<Troppo, ahi troppo terribile è la pena
13141. che pagasti, o fanciulla, all'ardimento
13142. di provocare i Teucri alle battaglie.
13143. Non ti giovò di venerar Dïana
13144. nelle selve solinghe, e non ti valse
13145. di portar su le spalle i nostri dardi.
13146. Pure non ti lasciò la tua regina
13147. senza onor nella morte; il tuo morire
13148. glorioso sarà per ogni gente;
13149. non si dirà che tu cadesti inulta.
13150. Quei che ti violò con la ferita
13151. or te ne paga il fio con giusta pena.~~
13152. Grande alle falde d' un eccelso monte
13153. era il sepolcro di Dercènnio. antico
13154. re di Laurento, un tùmulo di terra
13155. da un'ilice frondosa incoronato.
13156. Ivi in un balzo rapido ristette
13157. la bellissima vergine, ed Arrunte
13158. dal tùmulo spiò. Come lo vide
13159. gonfio di vana gloria e lieto in cuore:
13160. «Perché, gli disse, in altra parte fuggi?
13161. Vieni qui, vieni qui, dove morrai
13162. e avrai un premio degno di Camilla.
13163. E tu morrai per l' armi di Diana? ~~
13164. Disse la Trace; quindi estrasse il dardo
13165. rapido fuor dalla farètra d'oro;
13166. iraconda piegò l' arco di corno
13167. e a se lo trasse fin che i curvi capi
13168. si congiunsero, ed ella ebbe toccato
13169. con la manca la cùspide di ferro
13170. e con la destra e con la corda il seno.
13171. Ed ecco. nello stesso attimo Arrunte
13172. udi per l'aria stridere la freccia
13173. e senti il ferro trapassargli il petto.
13174. Lo lasciarono i suoi senza curarlo,
13175. mentre spirava nei singulti estremi,
13176. sperduto nella polvere dei campi;
13177. Opi a vol riascese all' alto Olimpo.
13178. [LA ROTTA LATINA]
13179. Prima fuggì, caduta lei, la schiera
13180. leggiera di Camilla; indi turbati
13181. volsero in fuga i Rùtuli ed Atina;
13182. duci dispersi e abbandonate schiere
13183. davan le spalle galoppando in salvo
13184. verso le mura. Non alcuno valse
13185. a trattenere o fronteggiare i Teucri
13186. impetuosi che spargean la morte;
13187. lenti avean gli archi su le curve spalle;
13188. gli zoccoli battevano la molle
13189. terra in quàdruplo tonfo di galoppo.
13190. Torbido negro polveroso nembo
13191. salìa verso le mura, e dalle mura,
13192. il seno percotendosi, le donne
13193. di femminei clamori empiano il cielo.
13194. A quei che primi irruppero di corsa
13195. entro le porte, il flutto ostil fu sopra
13196. e con lor si mischiò; né furon salvi
13197. da una misera morte, anzi alla soglia
13198. delle patrie lor mura, entro l'asilo
13199. delle lor case caddero trafitti
13200. e la vita esalarono. Allor molti
13201. chiuser le porte e non ardìano aprirle
13202. per accogliere i supplici compagni;
13203. e ne nacque una strage miseranda
13204. fra quelli che impedian con l'armi il passo
13205. e quelli che correano incontr o all'armi.
13206. E sotto gli occhi e nel cospetto stesso
13207. dei lor parenti in lagrime, gli esclusi
13208. furono nella calca furibonda
13209. precipitati al fondo delle fosse,
13210. a briglia sciolta, disperati, ciechi,
13211. si avventarono e diedero di cozzo
13212. nelle porte sbarrate. E fin le donne
13213. (come le mosse vero amor di patria,
13214. come pugnar già videro Camilla)
13215. dalle mura nell'ultimo cimento
13216. avventavano già dardi su dardi.
13217. e a precipizio, con robusti pali
13218. e con pertiche al fuoco acuminate,
13219. sopperivano il ferro e innanzi a tutti
13220. volean morire per le patrie mura.
13221. Funestissimo nunzio. Acca frattanto
13222. là tra le selve riempiva Turno
13223. di crudel turbamento: i V olsci in rotta,
13224. morta Camilla, imperversanti i Teucri
13225. e dilaganti col favor di Marte.
13226. lo sgomento diffuso entro le mura.
13227. Ei forsennato (come il nume avverso
13228. volle di 6iove) abbandonò le cime
13229. assedi'ate dei selvosi colli.
13230. Appena fuor di vista era disceso
13231. nella pianura, quando Enea pervenne
13232. nella selva sgombrata, e varcò il giogo
13233. e fuor si trasse dalla selva oscura.
13234. Rapidi entrambi con le loro schiere
13235. tendevano così verso le mura
13236. né molto più distavano tra loro;
13237. ed ecco, nello stesso attimo, Enea
13238. scorse il terren di polvere fumante
13239. ed intravvide le laurenti schiere;
13240. e Turno anch'egli riconobbe Enea
13241. fiero tra l'armi e intese di lontano
13242. marciare i fanti, fremere i cavalli.
13243. Sarebber scesi subito a battaglia;
13244. ma Febo ormai già roseo tingeva
13245. nell'onda ibèra i suoi corsieri stanchi
13246. e tramontando radducea la notte.
13247. Si accamparono allor sotto Laurento
13248. e si cinsero intorno di trincee.
13249. LIBRO XII
13250. [TURNO E LATINO]
13251. Poi che fiaccati nell'infausta pugna
13252. vide i Latini cedere, e gli sguardi
13253. tutti vide in lui fissi a domandargli
13254. l'adempimento della sua promessa.
13255. Turno implacabilmente arse e fremette
13256. di magnanimo ardir. Come un leone.
13257. se nei punici campi i cacciatori
13258. gli han rotto il petto con mortal ferita.
13259. soltanto allora alla battaglia insorge
13260. e impavido squassando il crin possente
13261. spezza lo strale dell' assalitore
13262. e rugge dalla gola insanguinata.
13263. tal si gonfiava e divampava in Turno
13264. la violenza. Allora al re si volse
13265. e: «Turno è pronto» gli gridò fremendo;
13266. «non i codardi Enèadi potranno
13267. disdirsi ormai. non venir meno al patto.
13268. lo scendo in campo. Tu prepara. o padre,
13269. il sacrificio; fòrmula gli accordi.
13270. caccerò nel Tàrtaro con questa
13271. mano il dardànio disertor dell. Asia
13272. (restino assisi e guardino i Latini)
13273. e solo laverò l'onta comune.
13274. ch'ei vinti vi opprima. e gli sia data
13275. come sposa Lavinia.» E il re Latino
13276. così gli disse con pacato cuore:
13277. «O magnanimo eroe. quanto più grande
13278. di valore indomabile tu sei.
13279. con più gran cura provvedere io debbo.
13280. più cautamente ponderar gli eventi.
13281. Tuoi sono i regni del tuo padre Dàuno
13282. e molte terre da te prese in guerra,
13283. e ricco d'oro e d'animo è Latino;
13284. altre spose non umili di stirpe
13285. sono nel Lazio e nel laurente suolo.
13286. Lascia che apertamente io ti discopra
13287. e ascolta queste cose a dir non lievi.
13288. Non ad alcuno degli eroi latini
13289. m'era concesso di sposar Lavinia:
13290. l'annunziavano tutti, uomini e Numi.
13291. Solo per amor tuo, sol per amore
13292. del comune lignaggio e per i pianti
13293. dell' afflitta consorte io tutti ruppi
13294. gl'impegni, tolsi al genero la sposa,
13295. empia guerra gli mossi. E ben tu vedi,
13296. Turno, quali sciagure e quanta guerra
13297. mi opprimono per ciò, quali travagli
13298. primo fra tutti sopportar tu devi.
13299. Fummo vinti due volte in gran battaglia
13300. e a stento difendiamo entro le mura
13301. le speranze d'ltalia; ancor del nostro
13302. sangue le tiberine onde son calde,
13303. e biancheggiano d'ossa i campi intorno.
13304. Perché sempre esitar? Per quale insània
13305. mutar consiglio? S'io già son disposto,
13306. Turno caduto, a collegarmi ai Teucri,
13307. perché fin d'ora, ch'egli è vivo e salvo,
13308. io termine non pongo alla contesa?
13309. E che diranno i consanguinei Rùtuli
13310. e ltalia tutta se te mando a morte
13311. (ma i detti miei disperda la F ortuna!),
13312. te che chiedi mia figlia e le sue nozze?
13313. V edi gli eventi incerti della guerra;
13314. abbi pietà del genitore annoso,
13315. mesto nella lontana Ardea natia.»
13316. Non piegò questo dir l'ira di Turno,
13317. che anzi grandeggiò, fatta più aspra
13318. dal lenimento. Alfin pote parlare
13319. e gli rispose: «Ottimo re, deponi
13320. il pensiero di me; lascia. ti prego,
13321. ch'io pattuisca per l'onor la morte.
13322. Anch'io, signore, anch'io con la mia destra
13323. avvento strali di non molle ferro,
13324. ed anche ai colpi miei tien dietro il sangue.
13325. Lungi sarà la sua divina Madre
13326. che in un femmineo vel chiuda il fuggiasco,
13327. celandosi ella stessa in ombre vane.»
13328. [AMATA E LAVINIA]
13329. Ma la regina in lagrime, atterrita
13330. da quella nuova forma di battaglia,
13331. pur tratteneva il genero animoso,
13332. già decisa a morir. «Turno, per queste
13333. lagrime, per i meriti di Amata,
13334. se pur cari ti sono (or tu la sola
13335. speranza sei, tu l'unico riposo
13336. della vecchiezza misera, in te solo
13337. stanno il regno e l'onore, a te si appoggia
13338. la ruinante casa di Latino),
13339. sol questo chiedo : non pugnar col teucro!
13340. Qualunque sia la morte che ti attende
13341. da tal contesa. anche me. Turno, attende :
13342. lascerò teco l' odiosa luce;
13343. non lo vedrò mio genero e signore.»
13344. Le parole materne udi Lavinia,
13345. sparsa di pianto le infiammate gote,
13346. che un vivido rossor come di fuoco
13347. pronto le corse e le avvampò la faccia.
13348. Come chi violasse indico avorio
13349. con porpora sanguigna, e come bianchi
13350. gigli rosseggian misti a molte rose,
13351. tali colori avea Lavinia in volto.
13352. Ei turbato d' amore il guardo fisse
13353. nella fanciulla e più si accese all' armi;
13354. e alla regina rapido rispose:
13355. «Non con lagrime, o madre. io te ne prego,
13356. non salutarmi con sì tristo augurio
13357. mentre scendo ai cimenti aspri di guerra;
13358. che non mi è dato ritardar la morte.
13359. Va' nunzio. ldmOne, al dàrdano signore
13360. con questo mio sgradevole messaggio:
13361. non appena domani in ciel rosseggi
13362. su le ruote purpuree l'Aurora,
13363. non spinga contro noi l' armi troiane:
13364. armi rùtule e teucre abbiano posa.
13365. Decideremo noi, col sangue nostro,
13366. tutta la guerra; là. su quel terreno.
13367. contenderemo per Lavinia sposa».
13368. [VIGILIA D'ARMI]
13369. Com'ebbe detto, rapido alla reggia
13370. corse, chiese i cavalli e si compiacque
13371. nel vederseli fervidi dinnanzi;
13372. Orizia stessa li avea dati in dono
13373. al re Pilumno, sì che nel candore
13374. vincessero le nevi, al corso i vènti.
13375. Àlacri vi attendevano gli aurighi,
13376. battendo con le palme i risonanti
13377. petti, lisciando i colli e le criniere.
13378. Ed egli allora agli òmeri si avvolse
13379. una lorica scintillante d' oro
13380. e di bianco oricalco; indi si cinse,
13381. pronti al maneggio. il clipeo. la spada
13382. ed il cimiero dalla fiammea cresta :
13383. quella spada che a Dàuno genitore
13384. un dì foggiò lo stesso Dio del fuoco
13385. e rovente tuffò nell'onda stigia.
13386. Indi afferrò con impeto una lancia
13387. poderosa, che in mezzo della reggia
13388. stava appoggiata ad una gran colonna,
13389. spoglia di guerra d'Àttore l'aurunco;
13390. la squassò, la vibrò, così le disse:
13391. «O mia lancia che mai non deludesti
13392. la mia chiamata, è l'ora! Àttore sommo
13393. già ti brandia: la destra man di Turno
13394. ora t'impugna. Dammi tu ch'io prostri
13395. l'effeminato corpo del troiano,
13396. e che con mano valida gli squarci
13397. e gli strappi l'usbergo. e che nel fango
13398. gl'insozzi quelle chiome inanellate
13399. col calamistro e màdide di mirra! »
13400. Tal furor l'agitava. e nell'ardore
13401. dal volto gli sprizzavano scintille.
13402. gli occhi gli balenavano di fuoco
13403. come quando, apprestandosi alla pugna,
13404. emette il toro orribili muggiti,
13405. e a prova aguzza le sue corna all'ira
13406. contro una pianta, e vibra colpi al vento,
13407. già pronto a pugnar turba l'arena.
13408. Né men feroce alla battaglia e all'ira
13409. Enea nelle materne armi esultava.
13410. lieto nel cuore suo per quella sfida
13411. che avrebbe posto termine alla guerra.
13412. E confortava il trepidante lulo
13413. e tutti i suoi. rammemorando i Fati,
13414. e inviò con messaggi al re Latino
13415. certa conferma ai pattuiti accordi.
13416. [IL CAMPO DEL DUELLO]
13417. Già l' aurora seguente illuminava
13418. l'alte cime dei monti, ed i cavalli
13419. del Sole, erotti dal profondo mare,
13420. soffiavan per le nari alte la luce,
13421. che già ministri rùtuli e troiani
13422. sotto le mura della gran Laurento
13423. disponevano il campo alla tenzone,
13424. e alzavano nel mezzo erbosi altari
13425. pei sacrifici degli Dei comuni;
13426. altri il fuoco portavano e le pure
13427. acque, col limo intorno intorno ai lombi avvolto
13428. e con le tempie cinte di verbena.
13429. Dalle porte avanzò l'armata ausònia
13430. in pilate foltissime falangi;
13431. si affrettarono in varie armi di contro
13432. tutte le teucre e le tirrènie schiere,
13433. cinte di ferro come se feroce
13434. le chiamasse una pugna. Ed anche i duci
13435. volteggiavano in mezzo alle migliaia
13436. splendidi nella porpora e nell' oro:
13437. Mnestèo prole di Assàraco, ed Asila.
13438. e Messàpo figliuolo di Nettuno,
13439. domator di cavalli. Ad uno squillo
13440. furon tutti ai lor posti, e sul terreno
13441. piantaron l'aste e posero gli scudi.
13442. Donne, invalidi vecchi, inerme volgo,
13443. di veder desiosi, usciron tutti;
13444. si sparsero pei tetti e su le torri
13445. e stettero a guardar dall'alte porte.
13446. [GIUNONE E GIUTURNA]
13447. Ma Giunone, sul monte or detto Albano
13448. (non nome allor né culto avea né fama)
13449. d'alto guardando, contemplava il campo
13450. ed entrambi gli eserciti dei Teucri
13451. e dei Laurenti, e l'urbe di Latino.
13452. E a un tratto si rivolse alla sorella
13453. di Turno (anch'ella Dea, preposta ai laghi
13454. ed ai fiumi sonanti); e le diceva:
13455. «Ninfa, onore dei fiumi, all' amor nostro
13456. sopra tutte gratissima, tu sai
13457. che, tra quante latine ebbero mai
13458. le nozze ingrate del possente Giove,
13459. io te sola prescelsi, e che ti assunsi
13460. di buon grado nel Cielo: odi, Giuturna,
13461. né farne colpa a me, la tua sventura.
13462. Fin che assentian le Parche e la Fortuna
13463. corso propizio alle latine sorti,
13464. sempre Turno io difesi e le sue mura;
13465. or vedo che con impari destino
13466. ei si cimenta, e che gli stanno sopra
13467. forze nemiche e delle Parche il giorno.
13468. lo non posso mirar codesto patto
13469. né tal tenzone con questi occhi miei.
13470. Se tentare vuoi tu pel tuo fratello
13471. qualche mezzo che valga, osa! Tu puoi.
13472. Miseri! Forse avran miglior destino.>>
13473. Disse, e Giuturna sciolse gli occhi al pianto
13474. ed il bel seno a lungo si percosse.
13475. «Non è tempo di lagrime», le disse
13476. la Saturnia Giunone. «Orsù, t' affretta:
13477. strappa il fratello, se tu puoi, da morte,
13478. raccendi la mischia e turba il patto.
13479. Son io, son io che t'incito ad osare!>>
13480. Così le disse e la lasciò sospesa
13481. e in cuor trafitta di crudel ferita.
13482. [IL PATTO GIURATO]
13483. Ed ecco i re. Con maestoso aspetto
13484. venìa Latino su la sua quadriga,
13485. e alle fulgide tempie avea recinti
13486. dodici raggi d'òr, segno del Sole
13487. àvolo suo; sopra una biga bianca,
13488. impugnando due larghe aste di ferro,
13489. Turno seguiva. Quindi il padre Enea,
13490. il fondator della romana stirpe,
13491. folgoreggiante col sidèreo scudo
13492. e con l'armi divine; e seco Ascanio,
13493. l'altra speranza della grande Roma,
13494. vennero innanzi dall'accampamento;
13495. ed in candida veste un sacerdote
13496. spinse e accostò presso l' altare acceso
13497. un piccol nato di setosa scrofa
13498. e un'intonsa agnelletta. Ed essi allora,
13499. con gli sguardi rivolti al Sol nascente,
13500. cosparsero su l' ostie il salso farro
13501. e, lor rasi col ferro i ciuffi in fronte,
13502. con le coppe libarono l'altare.
13503. E il pio Enea pregò col brando in pugno:
13504. «Sia testimonio, or qui l'invoco, il Sole
13505. e questa terra per cui già soffersi
13506. tanto travaglio, e il Padre onnipotente,
13507. e tu sposa Saturnia (ora, ti prego,
13508. sii più benigna, o Diva) e tu, Mavorte
13509. inclito Dio che tutte le battaglie
13510. con la tua signoria volgi e governi;
13511. e invoco i fiumi e le sorgenti e quante
13512. sono divinità nell' alto Cielo
13513. e quante sono nel ceruleo mare:
13514. se la vittoria a Turno ausònio arrida,
13515. sia convenuto: alla città di Evandro
13516. vinti noi torneremo, uscirà Iulo
13517. fuor della terra, né gli Enèadi mai
13518. riprenderanno contro voi la guerra,
13519. né questo regno in armi assaliranno.
13520. Ma se a noi la vittoria esito lieto
13521. concederà (questo più credo, questo
13522. col cenno lor confermino gli Dei),
13523. io non vorrò che gl'ltali ai Troiani
13524. siano soggetti o chiederò l'imperio;
13525. si congiungano allor con leggi eguali
13526. i due popoli invitti in lega eterna.
13527. lo darò i riti e i Numi; abbia Latino
13528. suocero l' armi, il suocero conservi
13529. il supremo comando. Ed i Troiani
13530. una nuova città mi fonderanno
13531. cui da Lavinia sarà dato il nome.»
13532. Così per primo Enea; così Latino
13533. seguitò poscia (e con lo sguardo al Cielo
13534. la sua destra levò verso le stelle):
13535. «Io giuro, Enea, per questi stessi Numi,
13536. per il mar, per la terra e per le stelle,
13537. per la duplice prole di Latona
13538. e per Giano bifronte e per la possa
13539. dei Numi inferni e per il santuario
13540. del duro Dite; questo ascolti il Padre
13541. che sancisce col fulmine gli accordi.
13542. Ecco, io tocco l' altare e invoco i Numi
13543. e le fiamme interposte, a testimonio:
13544. nulla giammai, qualunque sia l'evento,
13545. romperà questa pace e questi accordi;
13546. non mi distoglierà dal mio consiglio
13547. potenza alcuna, anche se giù sommerga
13548. e sprofondi la Terra in un diluvio,
13549. anche se il Ciel nel Tàrtaro si abissi;
13550. come è ver che il mio scettro (ei nella destra
13551. lo scettro aveva) non darà più rami,
13552. non ombrose darà frondi leggiere,
13553. poi che reciso dal suo vivo ceppo
13554. non ha più madre e lasciò braccia e chiome
13555. sotto i colpi del ferro; albero un tempo,
13556. l' opera dell'artefice lo cinse
13557. poi di metallo fulgido, per modo
13558. che or lo portano in pugno i re Latini.»
13559. Così tra loro in mezzo ai duci astanti
13560. fermarono gli accordi. lndi sul fuoco
13561. svenarono le vittime sacrate,
13562. ne strapparono i visceri ancor vivi
13563. e con colmi bacini empiron l'are.
13564. [GLI INCITAMENTI DI GIUTURNA]
13565. Ma già da tempo ai Rùtuli il duello
13566. appariva ineguale, e varii moti
13567. più turbavano i cuori, or che più presso
13568. così diversi li vedean di forze.
13569. E li traeva a ciò lo stesso Turno,
13570. che si avanzava con tacito passo
13571. e venerava supplice l'altare
13572. con occhi bassi, di pallor soffuso
13573. nel volto e nelle membra giovanili.
13574. Come Giuturna sua sorella vide
13575. crescere quel susurro e fluttuare
13576. gli spiriti mutevoli del volgo.
13577. simulando l'aspetto di Camerto
13578. (che discendea di nobil ceppo d'avi
13579. e avea gran nome dal valor paterno
13580. ed era ei pur fortissimo nell'armi).
13581. si aggirò tra le schiere e con accorta
13582. parola seminò voci diverse:
13583. <<Non arrossite, Rùtuli, di esporre
13584. per tanti forti l' anima di un solo?
13585. Pari non siam di numero e di forze?
13586. Ecco, tutti son qui, Àrcadi e Teucri,
13587. sono qui le fatali etrusche schiere
13588. nemiche a Turno. Se scendiamo in campo,
13589. saremo due per un nemico solo.
13590. Ed egli, Turno, andrà famoso ai Numi
13591. votandosi alle loro are, ma sempre
13592. resterà vivo nelle bocche umane;
13593. noi, che qui ci restiamo inoperosi
13594. seduti a terra, perderem la patria
13595. e a superbi signori obbediremo.»
13596. Più e più s'infiammava a questi detti
13597. l' animo dei guerrieri, ed un susurro
13598. corse le file; si mutaron tutti
13599. quei di Laurento ed i Latini stessi.
13600. Quelli che già speravano la fine
13601. delle pugne e la pace, or volean guerra;
13602. piangean la sorte misera di Turno,
13603. annullati volean tutti gli accordi.
13604. E nell'alto del cielo allor Giuturna
13605. fece apparire un più terribil segno,
13606. di cui nessuno mai più minaccioso
13607. turbò le menti italiche, e le illuse
13608. con apparenza d' augural prodigio.
13609. Ecco volare il fulvo uccel di Giove
13610. nel purpureo cielo e dar la caccia
13611. a uno stormo d'uccelli schiamazzanti
13612. per la riviera; calò giù su l' acque
13613. e ghermi con gli artigli avidamente
13614. il più bello dei cigni. Erano intenti
13615. gl'ltali; e dalla fuga, ecco, gli uccelli
13616. si rivolsero tutti in gran clamore
13617. ed oscurando l' aere con l' ali
13618. in fitta nube assalsero il nemico;
13619. finche, vinta dall' impeto e dal peso,
13620. l'aquila v enne meno, e dagli artigli
13621. lasciò cader la preda in mezzo al fiume
13622. e in alto fra le nuvole disparve.
13623. [NUOVA BATTAGLIA: ENEA FERITO]
13624. Salutarono i Rùtuli l' auspicio
13625. gridando e si apprestarono a battaglia;
13626. e parlò primo l' àugure Tolùnnio:
13627. «Questo, questo invocai con tanti voti.
13628. ed or l'accolgo e riconosco i Numi!
13629. Io, io vi guido! L'armi riprendete.
13630. miseri cui un perfido straniero
13631. dà caccia e guerra come a vili uccelli
13632. forzando e devastando i vostri lidi.
13633. Poi fuggirà, poi volgerà le vele
13634. via. lontano. sul mare. Orsù. stringete
13635. unànimi le schiere, ed in battaglia
13636. difendete il re vostro a voi rapito.»
13637. Disse, corse in avanti e sui nemici
13638. scagliò la lancia; sibilò stridendo
13639. l' arma e fendette l'aere sicura.
13640. Ecco, un ululo immenso risonò;
13641. tutte si scompigliarono le file
13642. e avvamparono i cuori in gran tumulto.
13643. L' asta volò. Fermi per caso a fronte
13644. eran nove bellissimi fratelli
13645. che una tirrènia fedel moglie sola
13646. aveva dati all' àrcade Gilippo;
13647. quella colse un di loro, un giovinetto
13648. bello di forme e splendido nell' armi,
13649. nel mezzo, dov e il bàlteo contesto
13650. si strofina sul ventre, ed il fermaglio
13651. ne congiunge, addentandoli, i due capi;
13652. gli trapassò le coste e lo prostese
13653. su la fulvida arena. I suoi fratelli.
13654. schiera animosa che il dolor sospinse,
13655. brandiron l'aste, strinsero le spade,
13656. s' avventarono ciechi. Allor su loro
13657. corsero le falangi dei Laurenti.
13658. e densi dilagarono di nuovo
13659. dall' altro lato gli Agillini, i Teucri,
13660. gli Àrcadi dalle pinte armi; era in tutti
13661. solo un ardor: decidere col ferro.
13662. Depredarono l' are (una tempesta
13663. torbida di saette empiva il cielo
13664. e crosciava un diluvio di ferro),
13665. e asportarono pàtere e braceri.
13666. Fuggi, ecco, Latino, e seco lrasse
13667. gli Dei dal patlo violalo offesi.
13668. Ed alcuni aggiogarono i lor carri
13669. d'un sallo balzarono in arcioni
13670. irrompendo coi brandi sguainali.
13671. Messàpo, ardente di annullar l'accordo.
13672. assalse e urtò col suo cavallo Auleste,
13673. tirrènio re con le regali insegne:
13674. questi, fuggendo, giù precipitò
13675. miseramente, e gli òmeri ed il capo
13676. batté su l'ara che gli stava a tergo.
13677. Volò Messàpo fervido, con l'asta
13678. che un'antenna pareva, alto in arcioni:
13679. gli assestò, mentre molto egli pregava,
13680. un fiero colpo e gli gridò: «L'hai preso!
13681. Ecco pei grandi Numi ostia migliore.>>
13682. Accorsero gl'Ilalici, e le membra
13683. calde ancora spogliarono. Di contro
13684. afferrò Corinèo sopra l'altare
13685. un tizzo acceso, e ad Èbiso, che gli era
13686. sopra a ferirlo, diè la fiamma in viso:
13687. balenò la gran barba incendiata
13688. con gran puzzo d'arsiccio. Allor si spinse
13689. sul nemico turbato e con la manca
13690. nel crine l'abbrancò; poi col ginocchio
13691. forte l'oppresse, l'inchiodò sul suolo,
13692. dritta nel fianco gli cacciò la spada.
13693. Podalìrio inseguìa col brando ignudo
13694. Also pastor, che nelle file prime
13695. correa tra l'armi, e già gli stava sopra;
13696. ma questi si rivolse, alzò la scure,
13697. per mezzo gli spaccò la fronte e il mento
13698. e tutte l'armi gli rigò di sangue:
13699. una dura quiete e un ferreo sonno
13700. cadde a quello su gli occhi, e la pupilla
13701. gli si rinchiuse nell' eterna notte.
13702. Ma il pio Enea levò la destra inerme
13703. col capo ignudo. alto chiamando i suoi:
13704. «Dove correte? Perché mai codesto
13705. repentino furor? Frenate l'ire!
13706. Già sancito è l'accordo e già son tutte
13707. stabilite le norme; a me soltanto
13708. spetta la pugna; solo a me si lasci.
13709. Sgomberate il timore: io solo valgo
13710. con la mia destra a rinsaldare il patto.
13711. Turno, per questi riti, è ormai già mio. »
13712. Ecco, e mentre dicea queste parole
13713. una saetta stridula volando
13714. colpì l'eroe; ma non si seppe mai
13715. da qual mano o da quale arco scoccata,
13716. né se il caso o se un Nume attribuisse
13717. gloria sì grande ai Rùtuli; che ignoto
13718. sempre l' autor restò della ferita
13719. né mai alcuno se ne ascrisse il vanto.
13720. [STRAGI DI TURNO]
13721. Arse Turno di sùbita speranza
13722. Impetuosa, quando scòrse Enea
13723. fuor della mischia, e sgomentati i duci;
13724. chiese l'armi e i cavalli, e con un balzo
13725. fu sopra il carro ed impugnò le briglie.
13726. Volò pel campo, molti prodi uccise,
13727. molti giù ne travolse moribondi,
13728. e col carro passò su le falangi
13729. rapide ai fuggenti aste scagliò.
13730. E come quando Marte ebbro di strage
13731. lungo le fredde correntie dell'Ebro
13732. fa sonare lo scudo ed entra in guerra
13733. sfrenando i ferocissimi cavalli
13734. (essi innanzi allo Zèfiro ed al Noto
13735. sui campi aperti volano, e rimbomba
13736. dello scàlpito lor l'ultima Tracia,
13737. e i fantasmi dell'orrido Terrore,
13738. l'lre. le lnsidie fan corteggio al Nume);
13739. così Turno lanciava i suoi cavalli
13740. fumanti di sudore entro le mischie,
13741. sui nemici trafitti aspro insultando;
13742. spruzzavan sangue i zòccoli veloci
13743. e calcavano insieme arena e sangue.
13744. Avea da lungi Stènelo prostrato.
13745. e poi Tàmiro e Folo a corpo a corpo;
13746. da lungi poi gl'Imbràsidi fratelli
13747. Glauco e Lade, che il licio Ímbraso stesso
13748. avea nutriti e parimenti instrutti
13749. a combattere in singola tenzone
13750. e a superare col cavallo i vènti.
13751. Da un'altra parte entrò fra l'armi Eumède.
13752. dell'antico Dolone illustre figlio,
13753. che l'àvolo col nome. e con l'ardire
13754. e con la destra rinnovava il padre
13755. (quei che per esplorare il campo achèo
13756. richiese in premio il carro del Pelide,
13757. ma per tale ardimento Diomede
13758. lo ripagò di ben diverso premio.
13759. e i cavalli d'Achille ei più non chiese).
13760. Or come Turno da lontan lo vide
13761. nel campo aperto, lo ferì da prima
13762. pur di lontano con un dardo alato;
13763. i cavalli fermò, balzò dal carro.
13764. fu sul caduto eroe già moribondo,
13765. e calcandogli il collo con un piede
13766. gli tolse il brando fulgido. e nel fondo
13767. della sua gola l'arrossò, dicendo:
13768. «Ecco, Teucro: misura poi quei campi
13769. e quell'Espèria che cercasti in guerra,
13770. lungo disteso. Hanno codesto premio
13771. quelli che provocarmi osan col ferro,
13772. e fondano così le loro mura.»
13773. Gli diè compagni a colpi d' asta Asbite,
13774. Clòreo, Darète, Sibari e Tersiloco.
13775. e poi Timète, giù sbalzato a terra
13776. dal collo del cavallo imbizzarrito.
13777. E come quando il soffio dell' edònio
13778. Bòrea mugghiando per il mare Egèo
13779. incalza i flutti al lido, e dove ei giunge
13780. si sperdono le nuvole del cielo;
13781. tali a Turno cedean, dove passava,
13782. e rotte si sperdevano le schiere;
13783. l'impeto lo traeva. e urtava il carro
13784. l'aria e squassava il suo cimier volante.
13785. Non tollerò Fegèo quel furibondo
13786. impeto, si gettò contro la biga
13787. e con la destra a se piegò le bocche,
13788. spumanti ai freni, dei cavalli in corsa.
13789. Così sospeso ai freni e trascinato,
13790. la larga lancia lo colpi nel fianco
13791. scoperto, ruppe il duplice tessuto
13792. della lorica. a fior di pelle il punse.
13793. Non di meno. opponendogli lo scudo.
13794. rivolto egli correa contro il nemico
13795. stretta la spada in man per assalirlo,
13796. fin che l'urtò precipite la ruota
13797. col giro velocissimo dell'asse
13798. e al suol lo stese. Gli fu sopra Turno,
13799. e tra il basso dell'elmo e l'orlo a sommo
13800. della lorica gli recise il capo,
13801. e il tronco abbandonò sopra l'arena.
13802. [IL DITTAMO CRETESE]
13803. Or, mentre Turno seminava stragi
13804. Vittorioso, avevano Mnestèo
13805. e il fido Acate in compagnia di Ascanio
13806. tratto dal campo il sanguinante Enea,
13807. che appoggiava alla lancia i passi alterni.
13808. Egli sdegnato si sforzò di trarre
13809. fuor dalle carni la saetta infranta
13810. e chiese il più sollecito rimedio:
13811. tagliassero col ferro la ferita,
13812. frugassero entro, ov'era fitto il dardo,
13813. e lo restituissero alla pugna.
13814. A fianco gli era già Iàpige Iàsio.
13815. sopra tutti ad Apòlline diletto
13816. che tempo addietro. per amor di lui.
13817. gli aveva offerto l'arti sue divine:
13818. cetra, presagio, rapide saette.
13819. E quello allor, per differir la fine
13820. del già morente genitore, elesse
13821. la conoscenza del poter dell'erbe,
13822. gli usi del medicare e l'esercizio
13823. inglorioso di quest'arte oscura.
13824. Stava poggiato alla grand' asta Enea,
13825. alle lagrime immobile, gemendo
13826. acerbamente, fra uno stuol di eroi
13827. e con Ascanio addolorato al fianco.
13828. Il vecchio, nella tunica ravvolto
13829. secondo l'uso di Peòne, invano
13830. con la mèdica mano adoperava
13831. e con le vigorose erbe di Febo,
13832. e invan tentava con le dita il dardo
13833. mordendolo col fòrcipe tenace,
13834. che non gli sorrideva la fortuna
13835. né l'aiutava di consiglio Apollo;
13836. e più e più crescea l' orrida furia
13837. nei campi e più vicino era il periglio;
13838. già torbido di polvere era il cielo.
13839. già i cavalli eran sopra, e le saette
13840. piovean fitte nel campo; alto saliva
13841. l'ululo cupo degli eroi pugnanti
13842. e dei morenti nella mischia orrenda.
13843. Allor la madre Venere, commossa
13844. dall'indegno dolor del suo figliuolo,
13845. spiccò sul monte crètico dell' Ida
13846. uno stelo di dittamo. chiomato
13847. di foglie adulte e di purpùrei fiori:
13848. pianta ben nota alle selvagge capre
13849. ferite al tergo da volanti strali.
13850. Questo, racchiusa in un'oscura nube,
13851. ella recava, e lo posò nell'acqua,
13852. e la potenza mèdica v'infuse;
13853. poscia i salùbri succhi dell' ambròsia
13854. e l'odorante panacèa vi sparse.
13855. Con quella linfa medicò l'ignaro
13856. Iàpige la ferita, e d'improvviso
13857. fuggì via dalle membra ogni dolore;
13858. si stagnò il sangue al fondo della piaga,
13859. uscì la freccia docile seguendo
13860. senza sforzo la mano, e rinnovate
13861. tornarono al lor primo uso le forze.
13862. «L'armi, presto. all'eroe! Perché ristate?"
13863. Iàpige disse e primo accese i cuori
13864. contro il nemico. «Ciò non è l' effetto
13865. d'arte maestra o di virtù mortale;
13866. non la mia mano, Enea, ti ha risanato.
13867. Opera qui, di me più grande, un Dio
13868. e ti rimanda a più gagliarde imprese.»
13869. Già quello impaziente di battaglia,
13870. cinti alle gambe gli schinieri d'oro,
13871. brandìa fremente la corrusca lancia;
13872. ed ecco, al fianco si adattò lo scudo
13873. e l'usbergo sul torso, e tutto in armi
13874. abbracciò Ascanio ed a traverso l' elmo
13875. lo sfiorò con un bacio; indi gli disse:
13876. «Figlio, impara da me l'opra e il valore,
13877. dagli altri la fortuna. Or nella guerra
13878. è tua difesa la mia destra sola
13879. e ti conduce a gloriosi acquisti;
13880. ma quando giunga poi l'età matura
13881. fa' che te ne ricordi; e ti sian sprone,
13882. rammemorando la virtù degli avi,
13883. Enea tuo padre ed Ettore tuo zio.»
13884. [ENEA TORNA ALLA BATTAGLIA]
13885. Disse, e grande balzò fuor dalla porta
13886. squassando con la destra un'asta immane;
13887. Mnestèo e Antèo con fitto stuolo, e gli altri,
13888. tutti eruppero fuori. Allor fu il campo
13889. una torbida nube polverosa.
13890. e scossa al calpestìo tremò la terra.
13891. Li vide uscir, da un balzo opposto, Turno;
13892. e gli Ausòni li videro ed a tutti
13893. un brivido di gelo andò per l'ossa;
13894. udì Giuturna e riconobbe il rombo,
13895. prima fra tutti, e fuggì via tremando.
13896. Egli volava per l'aperto campo
13897. e la fosca sua schiera èragli dietro.
13898. Come il nembo al crosciar della procella
13899. dall'alto mar precipita sul lido
13900. (ed, oh come presago!, inorridisce
13901. l'animo degli agricoli: ruina
13902. e sterminio sarà d'alberi e messi
13903. tutt'intorno spazzando), e verso i lidi
13904. volano innanzi alto mugghiando i vènti:
13905. tale il duce retèo contro il nemico
13906. spinse in serrati cùnei le schiere.
13907. Colpì Timbrèo di spada il grave Osiri,
13908. Mnestèo trafisse Arcèzio, Acate a pezzi
13909. fece Epulone. Gìa trafisse Ufente:
13910. e cadde anch'egli l'àugure Tolùnnio
13911. che avea scagliato il primo dardo ostile.
13912. Salìa l'ululo al cielo: alla lor volta
13913. davano in fuga i Rùtuli le terga
13914. polverose. Ma sdegno ebbe l' eroe
13915. di colpire i fuggiaschi, e non percosse
13916. chi gli si oppose di piè fermo in armi;
13917. sol nell'atra foschìa Turno ei cercava,
13918. sol con Turno combattere volea.
13919. Questo temendo, la viril Giuturna
13920. rovesciò tra le redini Metisco
13921. ch'era auriga di Turno, a terra steso
13922. l'abbandonò lontano dal timone,
13923. indi, preso il suo posto ed impugnando
13924. le redini ondeggianti, in tutto assunse
13925. la voce, il corpo e l'armi di Metisco.
13926. Come la nera rondine volteggia
13927. per un grande palagio signorile
13928. e fende a volo gli atrii superbi
13929. per raccogliere il piccolo suo pasto
13930. e il nutrimento del loquace nido,
13931. e va stridendo per gli spazïosi
13932. portici e sopra l' orlo degli stagni,
13933. tale Giuturna per le schiere ostili
13934. trascorrea coi cavalli, e in ogni parte
13935. spingeva il cocchio rapido volante,
13936. or qua or là mostrando il suo germano
13937. vittorioso, senza mai lasciare
13938. che combattesse; e volò via lontana.
13939. Né men ritorte vie per assalirlo
13940. su le sue tracce percorreva Enea,
13941. e a traverso le schiere sgominate
13942. lo chiamava a gran voce. E quante volte
13943. ei mise gli occhi sopra il suo nemico
13944. e tentò di raggiungere correndo
13945. la fuga degli alìpedi cavalli.
13946. tante Giuturna via ritorse il carro.
13947. Or che fare? Ondeggiava inutilmente
13948. con diverso tumulto, e il suo pensiero
13949. si dibatteva tra consigli opposti.
13950. Ecco Messàpo che, passando in corsa,
13951. nella mano sinistra avea brandite
13952. due flèssili aste dalla ferrea punta,
13953. una librarne con sicuro colpo
13954. e scagliarla su lui. Ristette Enea,
13955. si ripiegò sul pòplite, nell'armi
13956. tutto si chiuse; pur la rapida asta
13957. sfiorò la sommità del suo cimiero
13958. e le creste del vertice divelse.
13959. Allor nel petto gli si accrebbe l'ira!
13960. Costretto da quel colpo insidïoso
13961. e vedendo che il carro ed i cavalli
13962. eran diretti da tutt'altra parte.
13963. chiamò più volte testimonio Giove
13964. e gli altari del patto vïolato;
13965. poi si lanciò nel folto della mischia.
13966. e spaventoso, col favor di Marte
13967. seminando una cieca orrenda strage,
13968. tutte allentò le redini dell'ira.
13969. [STRAGI DI ENEA E DI TURNO]
13970. Or qual Dio ridirà tanto furore
13971. e nel mio verso canterà le stragi
13972. e le morti dei duci, in tutto il campo
13973. sparse da Turno e dal troiano eroe?
13974. Giove, e volesti che in sì vasta furia
13975. si urtasser genti nate a eterna pace?
13976. Enea (valse lo scontro a contenere
13977. e ad ordinar l'irrompere dei Teucri)
13978. colpì nel fianco il rutulo Sucrone
13979. che fe' breve difesa, e per le coste,
13980. siepe del petto, ove più pronta è morte,
13981. l' attraversò con la cruenta spada.
13982. Turno trasse di sella Àmico e il suo
13983. fratel Dïore, e li affrontò pedone;
13984. trafisse l'uno, che l'urgea, d'un lungo
13985. colpo di lancia, l'altro con la spada,
13986. e appese al carro e via portò le teste
13987. recise che grondavano di sangue.
13988. In uno scontro solo, Enea ne spinse
13989. tre nella morte: Tànäi, Talòne
13990. e il possente Cetègo; ed anche uccise
13991. il mesto Onìte figlio d'Echïòne
13992. e della madre Peridìa: trafisse
13993. Turno i fratelli giunti dalle licie
13994. terre di Apollo e il giovine Menète:
13995. un àrcade che invano odiò le guerre
13996. e che su le pescose acque di Lerna
13997. aveva l' arte e il povero suo tetto
13998. né conosceva fasto di potenti,
13999. mentre suo padre arava campi altrui.
14000. Come mugghiano, accesi in due diverse
14001. parti, gl'incendii in una secca selva
14002. e nei sonanti arbusti dell'alloro,
14003. due spumosi rapidi torrenti
14004. che piombano dai monti alla pianura
14005. devastando ciascuno in suo cammino;
14006. non meno impetüosi erano entrambi
14007. Turno ed Enea tra l' armi; ora il furore
14008. dentro ferveva, e n'erano squassati
14009. gl'indòmiti lor petti; ora con tutte
14010. le forze essi correvano a colpire.
14011. Enea sbalzò dal carro e al suol protese
14012. con un gran masso a turbine lanciato
14013. Murrano, che trisàvoli vantava
14014. e antichi nomi d'àvoli e una stirpe
14015. discesa tutta per i re latini;
14016. lo travolsero sotto alle tirelle
14017. ed al giogo le ruote, e l'incitato
14018. zòccolo degl'immèmori cavalli
14019. con replicato scàlpito l' oppresse.
14020. Quello si oppose ad Illo impetüoso
14021. che fremente irrompeva, e gli diresse
14022. un giavellotto nelle tempie d' oro:
14023. l'asta per l'elmo entrò fin nel cervello.
14024. Né la tua destra ti scampò da Turno,
14025. tra i Greci fortissimo Cretèo;
14026. né i Numi suoi difesero Copenco
14027. dall' assalto di Enea, che al ferro offerse
14028. libero il petto, e nulla all'infelice
14029. valse il riparo del suo bronzeo scudo.
14030. Anche te videro, Èolo. cadere
14031. le campagne laurenti e con le spalle
14032. per largo spazio premere la terra;
14033. cadevi tu, che non avean prostrato
14034. le falangi dei Greci e non Achille
14035. distruggitor del regno priamìde.
14036. Era il termine qui della tua morte;
14037. un gran palagio sotto l'Ida avevi,
14038. avevi un gran palagio anche a Lirnesso.
14039. e in suol laurente il tuo sepolcro avesti.
14040. Così tutte le schiere erano a fronte.
14041. i Dardànidi tutti ed i Latini,
14042. Mnestèo, Seresto fervido, Messàpo
14043. domator di cavalli, il forte Asìla,
14044. le armate etrusche, gli Àrcadi d'Evandro:
14045. erano tesi in uno sforzo estremo
14046. tutti i guerrieri, senza sosta o indugio
14047. tutti accaniti nella mischia immane.
14048. [L'ASSALTO A LAURENTO]
14049. La bellissima Madre allora indusse
14050. nell' animo di Enea questo consiglio :
14051. volger con mossa rapida lo sforzo
14052. contro le mura e la città, turbando
14053. con un colpo improvviso i cuor latini.
14054. Mentre frugava qui e là con gli occhi
14055. cercando Turno in mezzo alla battaglia,
14056. lungi egli scorse la città, tranquilla
14057. e ancora immune dall'immensa guerra.
14058. D'un tratto l'infiammò la visione
14059. di battaglia maggior: chiamati i duci
14060. Mnestèo, Sergesto e il valido Seresto,
14061. egli ascese un'altura; ivi si accolse
14062. lo stuol dei Teucri senza pur deporre
14063. armi né scudi, e gli fe' calca intorno.
14064. E dall'altura in mezzo a tutti ei disse:
14065. <<Siate pronti al mio cenno; è con noi Giove.
14066. Nessuno indugi all' improvviso attacco.
14067. Oggi distruggerò, se non vorranno
14068. subire giogo e servitù di vinti,
14069. questa città che suscitò la guerra,
14070. e il regno stesso di Latino; al suolo
14071. io raderò le lor fumanti case.
14072. dovrei dunque attendere che Turno
14073. si degni di raccogliere la sfida
14074. e voglia, vinto, ritentar la prova?
14075. Qui, compagni, è il principio, è qui la mèta
14076. dell'empia guerra. Fuoco, orsù, recate,
14077. ed alle fiamme richiedete il patto.»
14078. Ei così disse; e tutti àlacri in gara
14079. si ordinarono a cùneo, puntando
14080. in fittissimo stuol contro le mura.
14081. Ecco le scale, ecco guizzar le fiamme.
14082. Corsero altri alle porte a trucidare
14083. le prime guardie, altri scagliarono armi
14084. e oscurarono il ciel con le saette.
14085. Ed egli stesso, in mezzo ai primi, Enea
14086. la sua destra levò contro le mura,
14087. e accusava a gran voce il re Latino,
14088. ed invocava testimonii i Numi
14089. che ancora era sforzato alla battaglia,
14090. che gl'Itali due volte eran nemici
14091. e già due volte avevan rotto i patti.
14092. I trèpidi abitanti eran discordi:
14093. questi chiedean che la città si aprisse
14094. spalancando ai Dardànidi le porte.
14095. e trascinarono anzi su gli spalti
14096. lo stesso re; gli altri con l' armi in pugno
14097. corsero alla difesa delle mura.
14098. Così, quando un pastore in un poroso
14099. tufo uno sciame spia d' api raccolte,
14100. e tutto l'empie di pungente fumo,
14101. quelle trepidamente errando vanno
14102. entro le loro cèrëe trincee
14103. e con vasto stridore aguzzan l'ire;
14104. nell'alveare il puzzo atro si avvolge.
14105. ronza la rupe del rinchiuso mùrmure,
14106. il fumo per le aperte aure si esala.
14107. .
14108. [IL SUICIDIO DI AMATA]
14109. Or sopravvenne ai miseri Latini
14110. anche un'altra sciagura e dal profondo
14111. tutta di strazio la città percosse.
14112. Come dalle sue stanze ebbe veduto
14113. il nemico avanzare, invasi i muri,
14114. ed ai tetti le fiaccole volare.
14115. e non rùtule schiere in parte alcuna
14116. né squadroni di Turno opporsi a loro,
14117. la regina pensò che morto ei fosse
14118. nella battaglia; e col pensier travolto
14119. da improvviso dolore ella si disse
14120. cagione, colpa, origine dei mali;
14121. e, nel tristo furore altro gridando,
14122. già forsennata e risoluta a morte,
14123. strappò da se le sue purpuree vesti
14124. e intrecciò di sua mano e a un' alta trave
14125. sospese un laccio orribile di morte.
14126. Come tal scempio seppero le meste
14127. donne latine, fu Lavinia prima,
14128. la sua figliuola, a lacerarsi a furia
14129. i fiorenti capelli e il roseo volto,
14130. poi tutte l'altre a smaniare intorno:
14131. vasta sonava d'ululi la reggia.
14132. Quindi l’annunzio lùgubre si sparse
14133. per la città; furon turbati i cuori;
14134. venne con veste lacera Latino
14135. e, scosso al fato della sua consorte
14136. e al ruinar della città, d'immonda
14137. polvere offese la canizie sparsa,
14138. e s' accusò di non avere accolto
14139. e prontamente unito a se nel regno
14140. come genero proprio il teucro Enea.
14141. [LA RISCOSSA DI TURNO]
14142. Turno intanto inseguìa pochi fuggiaschi
14143. combattendo all' estremo orlo del campo,
14144. ma ormai più fiacco e sempre meno lieto
14145. delle vittorie dei suoi due cavalli.
14146. Gli recò il vento quel clamor commisto
14147. d'ignoto orrore; gli ferì l'orecchio
14148. l'urlo confuso, il lùgubre susurro
14149. della città. «Perché sì vasto lutto,
14150. ahimè, turba le mura? E qual frastuono
14151. da Laurento, laggiù, alto si leva?»
14152. Disse e trasse le redini e smarrito
14153. così ristette. Gli rispose allora
14154. la sua sorella, che avea preso il volto
14155. dell' auriga Metisco e che reggeva
14156. i cavalli, le redini ed il carro:
14157. «Turno, da questa parte incalza i Teucri,
14158. dove più la vittoria apre una via;
14159. vi son altri, laggiù, che ben potranno
14160. difendere le case. Enea martella
14161. su gl'Itali e dà loro aspra battaglia;
14162. e meniamo anche noi con man feroce
14163. stragi nei Teucri. Uscirai fuor dall' armi
14164. non di morti minore e non di gloria.»
14165. «O sorella, già ben ti riconobbi, »
14166. Turno le disse, «quando or ora ad arte
14167. turbasti il patto e qui venisti in guerra;
14168. ed or ti celi invan dell' esser Dea.
14169. Chi dunque ti mandò dall' alto Olimpo
14170. a sopportare sì tremende prove?
14171. Forse perché vedessi il fato atroce
14172. del fratello infelice? Or che farò?
14173. Quale fortuna mi promette scampo?
14174. Io stesso vidi innanzi a me Murrano
14175. (né ho più altri che mi sia sì caro)
14176. a gran voce invocandomi cadere,
14177. grande abbattuto da una gran ferita.
14178. Cadde per non veder la mia vergogna
14179. anche il misero Ufente, ed i Troiani
14180. han già preso il cadavere e le spoglie.
14181. E lascerò distruggere le case
14182. (questo solo rimane!) e con la destra
14183. non smentirò le dicerie di Drance?
14184. E volgerò le spalle, e questa terra
14185. vedrà Turno fuggiasco? E sì gran male
14186. dunque il morire? Siate voi benigne.
14187. Ombre, se avversi i Sùperi mi sono.
14188. Io scenderò tra voi anima pura,
14189. anima ignara di cotal vergogna,
14190. non indegno giammai dei miei grandi avi! »
14191. Ancor parlava, ed ecco a lui venire
14192. su schiumante corsier, di tra i nemici,
14193. Sace ferito da una freccia in viso,
14194. e cader giù, pregando Turno a nome :
14195. <<In te, gran Turno, è la salvezza estrema;
14196. pietà dei nostri! Enea fulmina in armi
14197. e l' alte rocche italiche minaccia
14198. per atterrarle e tutto empir di morte;
14199. già fino ai tetti volano le faci.
14200. In te gli occhi, in te i volti hanno i Latini.
14201. Mèdita ancor lo stesso re Latino
14202. qual di voi due suo genero egli chiami
14203. ed a quale alleanza alfin si pieghi.
14204. E la regina, che fra tutti fida
14205. sempre ti fu, di propria man si uccise
14206. ed atterrita rifuggì la luce.
14207. Soli Messàpo ed il gagliardo Atina
14208. tengon testa alle porte; intorno a loro
14209. d'ogni parte si serrano falangi
14210. in una ferrea messe irta di spade;
14211. e tu queste deserte erbe carreggi.»
14212. Turno stupì; con gli occhi a terra, muto,
14213. confuso al quadro di sì varii eventi,
14214. egli ristette. Gli ferveano in cuore
14215. la vergogna, il dolore e la follia
14216. e amore dalle Furie esagitato
14217. e virtù consapevole. Ma quando
14218. fuggiron l' ombre e in lui tornò la luce,
14219. egli torvo girò gli occhi infiammati
14220. verso le mura, ed alto su le ruote
14221. alla grande città volse lo sguardo.
14222. Un turbinoso vortice di fiamme
14223. ondeggiando salia dai tavolati
14224. e avvolgeva la torre; era la torre
14225. ch'ei con travi compatte aveva eretta,
14226. posta su ruote, d'alti ponti armata.
14227. <<I Fati ormai mi vincono, sorella.
14228. Non trattenermi. Dove il Dio mi chiama,
14229. dove mi chiama la nemica sorte,
14230. avanzerò. Voglio affrontare Enea,
14231. tutti soffrir gli strazii della morte.
14232. Non più, sorella, mi vedrai codardo.
14233. Lasciami infuriar nel mio furore.»
14234. Disse, dal carro balzò pronto a terra,
14235. si scagliò tra i nemici in mezzo all'armi,
14236. e lasciata la misera sorella
14237. rapido irruppe a corsa entro le file.
14238. Come un masso dal vertice di un monte
14239. ruinando precipita, se il vento
14240. via lo divelse o lo scalzò la pioggia
14241. la vecchiezza sotto lo corrose,
14242. e in impeto infrenabile si abbatte
14243. giù per l'erta e rimbalza e via travolge
14244. seco gli armenti, gli uomini, le piante;
14245. così per le falangi scompigliate
14246. Turno precipitò verso le mura,
14247. ove il suolo più intriso era di sangue.
14248. ove per l' aria più stridean gli strali;
14249. e accennò con la mano alto gridando.
14250. <<Basta, Rutuli, ormai; frenate l'armi,
14251. Latini! È mia, comunque, la Fortuna!
14252. È giusto ch'io per tutti il patto adèmpia
14253. e decida col ferro la contesa.»
14254. Tutti usciron dal mezzo e fecer largo.
14255. [IL DUELLO]
14256. Udì il nome di Turno il padre Enea;
14257. lasciò le mura, lasciò l'alte torri,
14258. ogni indugio troncò, tutte interruppe
14259. l'opere, ed esultante di letizia
14260. terribilmente risonò nell' armi:
14261. siccome l'Ato e l'Èrice, siccome
14262. freme di corruscanti ìlici e gode
14263. di erigersi col vertice nivale
14264. il gran padre Appennino alto nel cielo.
14265. Or tutti a gara, Rùtuli e Troiani.
14266. quei che dall'alto difendean le mura,
14267. quei che a colpi d' ariete dal basso
14268. le percotean, si volsero a guardare
14269. e deposero l'armi dalle spalle.
14270. Anche Latino si stupì, mirando
14271. quei due possenti eroi, nati in lontane
14272. parti del mondo, star così di fronte
14273. e misurarsi nel combattimento.
14274. Essi, come fu libero il terreno
14275. nel piano aperto, rapidi correndo
14276. e scagliàtesi l'aste da lontano,
14277. con i sonori clìpei di bronzo
14278. vennero all'urto. Rimbombò la terra,
14279. si addoppiarono i colpi delle spade,
14280. si confusero insiem forza e fortuna.
14281. Come nella gran Sila o sul Taburno
14282. a corna basse nell'assalto ostile
14283. cozzan due tori (pavidi i custodi
14284. stanno, l' armento è muto di terrore,
14285. e le giovenche attendono dubbiose
14286. quale sarà dei pascoli il signore,
14287. quale dei due seguiterà la mandra);
14288. quelli addòppiano i colpi un contro l' altro
14289. e puntandosi figgono le corna;
14290. gran sangue inonda gli òmeri ed i colli;
14291. tutta al fragor la prateria rimugghia;
14292. tali il dàunio guerriero e il teucro Enea
14293. con gli scudi cozzavano, ed il cielo
14294. tutto sonava del fragore immenso.
14295. Giove stesso inalzò le due bilance
14296. con l'ago al mezzo e su v'impose i loro
14297. due diversi destini, ed osservava
14298. a qual dei due fosse la pugna avversa,
14299. dove il peso mortal giù strapiombasse.
14300. E Turno allor, credendosi sicuro,
14301. in un balzo di tutta la persona
14302. con la spada levata alto si aderse
14303. e colpì: conclamarono i Troiani,
14304. conclamarono trepidi i Latini,
14305. e stettero sospese ambe le armate.
14306. Ma la sua spada perfida s'infranse
14307. lasciando il valoroso a mezzo il colpo,
14308. ond'ei cercò salvezza nella fuga:
14309. egli fuggì più rapido dell'Èuro.
14310. quando in mano si vide un'elsa ignota
14311. e si trovò la destra disarmata.
14312. È fama che quand'egli impetüoso
14313. balzò sul carro pronto per la pugna,
14314. dimenticasse la paterna spada
14315. e nella fretta si appigliasse al ferro
14316. dell' auriga Metisco. E questo a lungo
14317. gli era bastato fin che i Teucri sparsi
14318. rivolgevan le spalle; or ch'egli stava
14319. di contro alle vulcànie armi del Dio,
14320. volò in pezzi nell'urto il mortal brando
14321. come fragile ghiaccio; i suoi frammenti
14322. splendeano sparsi nella fulva arena.
14323. Così Turno correa lungi pel campo
14324. forsennato fuggendo ed intrecciava
14325. or qua or là volubili rigiri;
14326. che i Teucri d'ogni parte in folto cerchio
14327. lo cingean, lo chiudeva un largo stagno
14328. da una parte, e dall' altra alte le mura.
14329. Ed anche Enea, sebbene il suo ginocchio
14330. rallentato dal colpo di saetta
14331. gli rendesse difficile la corsa,
14332. lo perseguiva e impetüoso urgeva
14333. col piede il piede al trèpido fuggiasco.
14334. Tale il veltro, se un cervo abbia scovato
14335. cui precluda la fuga un corso d'acque
14336. un vermiglio pennuto spauracchio,
14337. con la corsa l'incalza e coi latrati;
14338. e quello, impaurito dall'insidia
14339. e dall' acque profonde, in mille giri
14340. fugge e rifugge; l'urge àlacre il veltro
14341. con fauci aperte, e già gli è sopra, e come
14342. già lo tenesse crocchia le mascelle,
14343. e resta al morso inutile deluso.
14344. Sorse un grande urlo; n'echeggiò d'intorno
14345. la riva e il lago, ne fu pieno il cielo.
14346. Quello insieme fuggiva e insiem garriva
14347. Tutti, e per nome tutti li chiamava,
14348. la sua spada ben nota a lor chiedendo.
14349. Enea di contro morte minacciava
14350. e pronta strage a chi si avvicinasse,
14351. e terrore aggiungeva al lor terrore
14352. giurando di distruggere le mura;
14353. e, sebbene ferito, aspro incalzava.
14354. Cinque giri compirono correndo
14355. e tanti ne rifecero, ché lieve
14356. non era il premio, non da giuoco vano:
14357. sangue e vita di Turno era la posta!
14358. Era quivi già sorto, a Fàuno sacro,
14359. un oleastro dalle foglie amare:
14360. legno un dì venerabile ai nocchieri
14361. scampati ai flutti, che al laurente Nume
14362. erano usati affiggere i lor doni
14363. e le lor vesti appendere per voto.
14364. Ma i Dardànidi avevano abbattuto
14365. senza ritegno quella sacra pianta
14366. per sgomberare il campo alla tenzone.
14367. Quivi l'impeto allora avea portata
14368. l' asta di Enea, qui stava essa confitta
14369. tenacemente dentro la radice.
14370. Sopra vi si curvò, con le sue mani
14371. il Dardànide volle indi strapparla
14372. e almen con essa cogliere il nemico
14373. che non potea raggiungere nel corso.
14374. Allora Turno folle di terrore
14375. gridò: «Fàuno, pietà, te ne scongiuro;
14376. e tu ritieni il ferro, ottima Terra,
14377. s'io fui sempre devoto al vostro culto
14378. che i Teucri con la guerra han profanato.»
14379. Né chiese invano l'opera del Dio,
14380. ché a lungo v'indugiò, ché a lungo Enea
14381. lottò contro la ràdica tenace,
14382. ma con tutte le forze egli non valse
14383. a disserrare quella lignea morsa.
14384. Mentr' egli nello sforzo aspro insisteva,
14385. la Dàunia Diva rïassunse il volto
14386. dell' aurìga Metisco, e pronta accorse
14387. e ridiede la spada al suo fratello.
14388. Crucciata allora Venere, che tanto
14389. si concedesse ad una ninfa audace,
14390. si fece presso e dal profondo ceppo
14391. l'asta divelse. E i due guerrieri, eretti,
14392. rinnovellati d'armi e di coraggio,
14393. l'un fidente nel brando, aspro e possente
14394. l'altro con l'asta, stettero di fronte
14395. anelanti negl'impeti di Marte.
14396. [IL PATTO TRA GIOVE E GIUNONE]
14397. Il signor dell' Olimpo onnipotente
14398. si rivolse frattanto alla Saturnia
14399. che da una roggia nuvola guardava:
14400. «Or quando cesserai? Che più ti resta?
14401. E tu pure lo sai, tu lo confessi:
14402. è l' indìgete Enea dovuto al Cielo,
14403. sarà dai Fati assunto fra le stelle.
14404. Che trami ancor? Con che speranza indugi
14405. su le gelide nuvole? Fu giusto
14406. che un colpo umano vïolasse un Nume,
14407. che fosse resa a Turno (e che poteva
14408. Giuturna senza di te?) la tolta spada
14409. e ad un vinto si desse animo nuovo?
14410. Orsù, desisti e al mio pregar t' arrendi;
14411. che sì grande dolor più non ti roda
14412. nel tuo segreto, e dal tuo dolce labbro
14413. non mi vengano più tristi querele!
14414. Giunta è l'ora suprema. Hai ben potuto
14415. i Dàrdani sbalzare in terre e mari,
14416. accendere una guerra miseranda,
14417. macchiar la reggia, funestar le nozze.
14418. Or ti divieto di tentar più oltre.»
14419. Così Giove parlò; così rispose
14420. con occhi bassi la saturnia Dea :
14421. «Mi era noto, o gran Giove, il tuo volere,
14422. onde Turno ho lasciato e il suol latino;
14423. ché tu non mi vedresti ora patire
14424. nelle sedi del Cielo indegne offese,
14425. ma mi vedresti rùtila di fiamme
14426. laggiù, proprio di fronte alle falangi,
14427. trascinare i Troiani alla sconfitta.
14428. Io Giuturna incitai (sì, lo confesso)
14429. a dar soccorso al misero fratello,
14430. le permisi che tutto ella tentasse
14431. per la sua vita, non però che l'arco
14432. e che i dardi vibrasse; io te lo giuro
14433. per la fonte implacabile di Stige,
14434. col giuramento che agli Dei superni
14435. solo conviene. Or ecco, io mi ritraggo
14436. e aborrisco le pugne e le abbandono.
14437. Ma d'una cosa, che non è soggetta
14438. alle leggi del Fato, io ti richieggo
14439. pel Lazio, per la maestà dei tuoi!
14440. Quando (e sia pure) con felici nozze
14441. comporranno la pace e quando alfine
14442. stringeranno tra loro accordi e leggi,
14443. non voler che gli autòctoni Latini
14444. mutino il nome antico, e che troiani
14445. diventino e che nome abbian di Teucri,
14446. né che i popoli mutino linguaggio
14447. e fogge di vestire; Ilio è caduta:
14448. lascia che sia caduta anche nel nome.
14449. Ma il Lazio sia! Ma siano nei tempi
14450. gli albani re! D'italico valore
14451. viva potente la romana stirpe! »
14452. Il creator degli uomini e del mondo
14453. sorridendo così le rispondeva:
14454. «Oh ben tu sei di Giove la sorella,
14455. ben figlia di Saturno anche tu sei,
14456. tanto turbine d'ire agiti in petto!
14457. Ma placa ormai l'inutile furore;
14458. io ti concedo ciò che mi domandi
14459. e vinto e di buon grado a te mi arrendo.
14460. Serberanno gli Ausònii il lor linguaggio
14461. e i costumi antichissimi: il lor nome
14462. sarà qual è; soggiaceranno i Teucri
14463. solo corporalmente a lor commisti;
14464. io darò loro costumanze e riti
14465. religiosi e con un nome solo
14466. farò tutti Latini. E le progenie,
14467. che commiste così di sangue ausònio
14468. ne sorgeranno, le vedrai salire
14469. per la pietà su gli uomini e sui Numi,
14470. e nessun altro popolo del mondo
14471. ti colmerà di più devoti onori.»
14472. Ella lieta annüì, mutata in cuore;
14473. indi lasciò la nuvola ed il cielo.
14474. [IL SINISTRO AUGURIO]
14475. Meditava frattanto il Genitore
14476. altro disegno, onde stornar la Ninfa
14477. dalla lotta del misero germano.
14478. Dire sono chiamati i due flagelli
14479. ch'a un parto sol la tenebrosa Notte
14480. diè fuor con la tartàrëa Megèra
14481. cingendole di spire di serpenti
14482. e aggiungendo ai lor dorsi ali ventose.
14483. Esse appaiono presso il limitare
14484. e innanzi al trono dell'irato Giove
14485. e accrescono negli uomini il terrore,
14486. quando il re degli Dei medita morti
14487. e terribili stragi, e con la guerra
14488. meritamente la città spaura.
14489. Una di queste rapida dal Cielo
14490. Giove allora mandò, che si mostrasse
14491. come presagio funebre a Giuturna.
14492. Come turbine scese ella sul mondo.
14493. Non altrimenti che per nube freccia
14494. spinta da nervo (che un feroce Parto
14495. che un Cìdone armò d' atro veleno
14496. e a colpo immedicabile vibrò)
14497. stridula e non visibile trapassa
14498. l'ombre leggiere, così mosse e scese
14499. su la terra la figlia della Notte.
14500. E com' ella mirò l'ilìaco stuolo
14501. e quel di Turno, pronta si restrinse
14502. nella piccola forma dell' uccello
14503. che posandosi spesso a tarda notte
14504. su tombe e su comignoli deserti
14505. spande per l'ombre il suo sinistro canto.
14506. Mutàtasi così, volò la Furia
14507. dinnanzi a Turno e rivolò stridendo
14508. e sferzandogli il clìpëo con l' ali.
14509. Ed a Turno un insolito torpore
14510. pien di spavento rallentò le membra,
14511. e nell' orrore si drizzò la chioma
14512. e si strozzò la voce nella gola.
14513. Ma, come riconobbe di lontano
14514. la Dea dall' ali stridule, Giuturna
14515. si strappò disperata il crin disciolto,
14516. con l'unghie lacerandosi la faccia
14517. e il seno percotendosi coi pugni :
14518. «Or che giovar ti può la tua sorella
14519. Turno? Che resta a questa tua crudele?
14520. Or come a te prolungherei la luce?
14521. Come oppormi a tal mostro? Ecco, dal campo
14522. già mi ritraggo. Deh, non mi atterrire,
14523. ch'io già trèpido tutta, orrendo uccello!
14524. Ben riconosco il battito dell'ali
14525. e lo strepito tuo, nunzio di morte,
14526. e, non m'inganno!, gli ordini superbi
14527. del magnanimo Giove. È questo il premio?
14528. A che mi diede un vivere immortale?
14529. Perché mi tolse di poter morire?
14530. Fine avrebbe lo strazio, ed io tra l'Ombre
14531. andrei compagna al misero fratello.
14532. Immortale? O fratello, e qual mia cosa
14533. or dolce senza te più mi sarebbe?
14534. Quale or sarà voragine profonda
14535. che inabissi me Dea tra l'Ombre inferne?»
14536. Così disse la Diva; il capo involse
14537. nella sua veste cèrula, e gemendo
14538. nel più profondo gorgo si nascose.
14539. [MORTE DI TURNO]
14540. Ma incalzava di fronte il padre Enea
14541. sfolgorando la grande arborea lancia,
14542. e gli gridò con iraconda voce:
14543. «Che indugi, Turno? Esiti dunque ancora?
14544. Non nella corsa: a corpo a corpo, in armi
14545. feroci qui combattere si deve.
14546. Mùtati pure in ogni forma; aduna
14547. tutta la maestrìa, tutto il coraggio;
14548. sollèvati a vol fino alle stelle
14549. chiùditi nel grembo della terra.»
14550. L'altro il capo crollò: «Non gli arroganti
14551. tuoi detti mi spaventano, o feroce;
14552. mi atterriscono Giove e i Numi ostili.»
14553. Tacque, intorno guardò, vide un gran masso,
14554. un immenso antichissimo macigno
14555. che per confine sul terren giaceva
14556. a dirìmere agricole contese.
14557. L'alzerebbero a stento su le spalle
14558. dodici scelti eroi quali la terra
14559. oggi li crea: con pronta man l'eroe
14560. l'afferrò per lanciarlo sul nemico,
14561. in corsa impetüosa alto insorgendo.
14562. Ma non al corso e al muoversi né all' atto
14563. d'inalzare il gran masso e di librarlo
14564. se ritrovò: tremarono i ginocchi,
14565. gelido al cuore si rapprese il sangue.
14566. E il masso, per le vane aure rotando,
14567. non giunse al segno, non recò percossa.
14568. Come a notte nel sogno, allor che grava
14569. sugli occhi nostri languida quïete,
14570. ci sembra di volere avidi invano
14571. correre, ma impotenti a mezzo sforzo
14572. precipitiamo, e immobile è la lingua
14573. né ci reggono più le note forze
14574. né parole ci vengono né voce;
14575. così, comunque ei col valor tentasse
14576. tutte le vie, la fiera Diva a Turno
14577. il successo negò. Sensi discordi
14578. allor gli contrastarono nel cuore.
14579. Egli guardava i Rùtuli e le mura.
14580. e titubava pavido, tremando
14581. per il colpo imminente, e non vedeva
14582. per dove sfuggire o con qual forza
14583. muovere sul nemico; e non il carro
14584. scorgeva più né la sorella auriga.
14585. Ma, mentr' egli indugiava, Enea con gli occhi
14586. colse il punto propizio, e di lontano
14587. librò l'asta fatale e la scagliò
14588. con l'impeto di tutta la persona.
14589. Non mai così rimbombano macigni
14590. avventati da macchine campali,
14591. e non così del fulmine gli schianti
14592. crosciano. Come torbida procella
14593. volò l'asta che in punta avea la morte,
14594. squarciò gli ultimi cerchi dello scudo
14595. settemplice ed i lembi dell'usbergo,
14596. si conficcò stridendo nella coscia.
14597. Cadde a terra colpito il grande Turno
14598. sui ginocchi piegato. Alto gemendo
14599. si levarono i Rùtuli, e al clamore
14600. tutti d'intorno mugghiarono i monti,
14601. echeggiarono a lungo alte le selve.
14602. Quegli, volgendo supplice da terra
14603. gli occhi e protesa ad implorar la destra,
14604. disse: «L'ho meritato, e non mi dolgo;
14605. usa il tuo dritto. Ma, se pure alcuna
14606. pietà d'un padre misero ti tocca
14607. (anche per te fu tale il padre Anchise),
14608. ti prego: abbi pietà del vecchio Dàuno
14609. e me rendi, o, se vuoi togliermi il sole,
14610. rendi il mio corpo ai miei. Tu mi vincesti,
14611. e a te sconfitto tendere le palme
14612. mi han veduto gli Ausònii; è tua Lavinia;
14613. non spingere più oltre il tuo furore.»
14614. Stette esitante il fiero Enea nell'armi,
14615. rivolse gli occhi, raffrenò la destra,
14616. e già già cominciavano quei detti
14617. a raddolcirlo, e più e più tardava,
14618. quando all'òmero splendere gli vide
14619. con le borchie ben note, infausta preda,
14620. il bàltëo del giovine Pallante;
14621. l'avea Turno trafitto e su la spalla
14622. or ne portava quel trofèo di guerra.
14623. Egli fisse lo sguardo in quella spoglia
14624. che raccendeva il suo crudel dolore,
14625. e infurïò terribile nell'ira:
14626. <<Delle spoglie dei miei dunque vestito
14627. tu dalle mani mi uscirai? Pallante
14628. qui te colpisce, te Pallante immola
14629. e nell' empio tuo sangue ha sua vendetta! »
14630. Così dicendo impetüoso immerse
14631. nel suo petto la spada. Allor le membra
14632. gelide si disciolsero, e la vita
14633. fuggì con un singulto irata all'Ombre.
INDICE DEI NOMI, DEI LUOGHI E DELLE COSE
NOTEVOLI
Abante: capo etrusco di Populonia ucciso da Làuso x,245, 616
Abari: guerriero ucciso da Eurialo nella strage notturna IX,
494
Acate: comandante di una delle navi di Enea, e suo fido amico
e compagno. L'espressione fido Acate è poi divenuta proverbiale per
denotare un amico affettuoso e sempre vicino - I, 253 e passim
Acca: la più fida amica di Camilla XI, 1184
Aceste: mitico re della Sicilia, figlio del fiume siculo Crinio e
della troiana Acesta, e fondatore di Segesta, in Sicilia,dove si era stabilito
dopo la caduta di Troia, o poco prima- I, 282 e passm
Acete: guerriero etrusco che veglia la salma di Pallante
Achemènide: personaggio ignoto a Omero e quindi
probabilmente d'invenzione virgiliana come tutto l'episodio che si riferisce
a lui III, 872 e segg
Acheronte (fiume del dolore) uno dei quattro fiumi infernali;
gli altri tre erano lo Stige (fiume dell'odio), il Flegetonte (fiume del fuoco),
il Cocito (fiume del pianto) VI 431 e segg e passim
Acidàlia: epiteto di Venere, dal monte Acidalio in Boezia, ove
la Dea si bagnava con le Grazie I, 1056 e passim
Aclidi: àclidi, corti giavellotti acuminati alle due estremità, con
una correggia di cuoio fissata nel mezzo VII 1059
Acmon: Limesio, figlio di Clizio e tratello di Meneste - X 186
Acragrante: l'odierna Agrigento, situata su un colle, famosa per
i suoi cavalli, che vinsero spesso nei giuochi d'Olimpia III, 1038
Acrone: di Corinto, guerriero ucciso da Mezenzio X 1043
Adrasto: uno dei sette contro Tebe. Gli altri erano Tideo,
Partenopeo, Polinice, Capaneo, Ippomedonte, Anfiarao VI, 687
Afri: africani; discinti perché usavano vesti mal chiuse VI,
1038-39
Africo: vento libeccio, apportatore di tempesta
Agatirsi: popolo della Scizia, che usava tatuarsi il volto e le
membra (dipinti) IV 215
Agilla: altro nome della città di Cere (oggi Cerveteri),
nell’Etruria meridionale VII, 944-45 passim
Aiace d'Oileo: guerriero greco della Lòcride, che partecipò alla
guerra di Troia, e, durante la presa della città, oltraggiò Cassandra, la
fatidica figlia di Priamo Onde Minerva sterminò lui e le sue navi presso gli
scogli del Caferèo, punta dell'isola di Eubea (Negroponte) I, 60 68
Aiace Telamonio: figlio di Telamone re di Salamina, il
maggiore eroe dell'esercito greco dopo Achille. Dopo la contesa fra lui e
Ulisse per le armi di Achille, essendo queste state assegnate a Ulisse,
diventò preda delle Furie e si uccise. Ma una tempesta, poi, tolse le armi
dalla poppa della nave di Ulisse, e le fece cadere in mare: esso le portò al
promontorio Rèteo presso Troia, sulla tomba di Aiace.
Alba: detta Lunga, distrutta da Tullo Ostilio I, 392
Albùnea (cascata) fonte che si riteneva in comunicazione
diretta con l’inferno e che scatiriva presso l’Aniene sotto Tivoli, con una
cascata solforosa e perciò biancastra. In un bosco sotto la cascata era
l'oracolo di Fauno VII, 116
Alcanore: fratello di Meone figlio di Forco, colpito da Enea X,
488
Alcide: patrolìmico di Ercole, dal nome del nonno Alceo VI,
181, e passim
Aleso: di origine greca, fu compagno di Agamennone. Capo
degli Aurunci e alleato di Turno fu ucciso da Pallante VII 1048; X, 592
Alete: capo troiano al seguito di Enea I, 176 e passim
Alfèo: fiume dell'Elide innamorato della fonte Aretusa, la
inseguì: ella si ritugiò sotto il mare, all'isola d'Ortigia nel golfo di Siracusa,
ed ivi il fiume la raggiunse, mescolando le sue con le acque di lei. A
Siracusa zampilla ancora una fonte, detta appunto Aretusa a cui la
leggenda suddetta si riferisce: le sue acque, forse a causa di terremoti che
aprirono qualche meato sono oggi salmastre E ciò ben si accorda con la
leggenda, che fa passare l' Alfeo tra le acque del mare - III, l025-28
Alletto: Vedi Erinni
Allia: fiumicello presso Roma, famoso per la sconfitta che i
Romani vi ebbero dai Galli di Brenno (390 a C,) VII, 1040
Almone: pastore figlio di Pirro VII, 771
Aloidi: i due gemelli Oto ed Efialte, nati dalle nozze di
lfimedia, moglie di Aloeo e di Nettuno Vollero tentar la scalatadel Cielo,
sovrapponendo il monte Pelio all'Ossa (Tessaglia),ma furono saettati da
Apollo - VI, 838 41
Also: pastore guerriero XII, 437
Amasèno: fiumicello che, per Priverno e per il territorio dei
Volsci, sbocca in mare presso Terracina VII, 994; XI, 789
Amastro: figlio di Ippota, fu ucciso da Camilla XI, 974
Amata: moglie di re Latino, sorella della ninfa Venilia, e perciò
zia di Turno VII, 78 e passim
Amatunta: città dell'isola di Cipro sacra a Venere come Palo e
Idàlio - X, 72
Amàzoni: donne abitanti della Scizia, lungo il fiume
Termodonte; guerreggiavano a cavallo; portavano lancia, scure,p iccoli
scudi in forma di luna, e una tracolla d'oro; tenevano nudo il seno destro
per maneggiare più liberamente le armi. Loro regina era Pentesilèa - I,
721-26
Amicla: città fra Gaeta e Terracina Virgilio chiamandola
silente la conlonde con l' Amicla greca, i cui abitanli ebberola proibizione
di parlare dei nemIcI (i Dori), di cui si annunziava sempre lalsamente il
sopraggiungere E, quando giunsero, nessuno si trovb pronto, e la citfa fu
presa X, 817
Amico: guerriero troiano e sterminatore di fiere ucciso da
Turno I, 325; IX, 1114
Ampsanto (vallèa) l' odierna regione del lago d' Ansante
nell'Irpinia, ove si credeva fosse uno degli ingressi dell' Averno VII, 817
Anchise: principe troiano, che era stato amato da Venere; dalla
loro unione nacque Enea. Essendosi vantato di ciò, fu punito da Giove col
fulmine, che lo rese paralitico I, 908-10 e passim
Ancile: scudo oblungo usato specialmente nelle danze
guerresche dei Salii. Secondo la leggenda, innanzi a Numa cadde dal Cielo
uno scudo come pegno della futura grandezza di Roma; per impedire che
fosse rubato, egli ne fece costruire altri undici eguali VII, 269; VIII, 951
Anco Marzio: favori oltremodo il popolo perchè lo aiutasse a
usurpare il trono a Tullo Ostilio VI, 117374
Androgèo: figlio di Minosse che, recatosi ad Atene e avendovi
vinto in tutte le gare, fu per gelosia ucciso Per questo Minosse condannò
gli Ateniesi (Cecròpidi da Cècrope, antico re mitico di Atene e londatore
dell' Acropoli) a mandare ogni anno sette fanciulli e sette fanciulle in pasto
al Minotauro, VI, 29
Andròmaca: la moglie di Ettore; loro figlio era Astianatte, che,
presa Troia, fu per consiglio di Ulisse gettato dall'alto delle mura II, 673;
III 453 e segg
Anfitrionide: vedi Ercole
Angizia: sorella di Medea, che insegnò ai Marsi l'uso delle
erbe medicinali, era venerata in un bosco presso il lago Fucino VII, 1099
Aniene: il Teverone, affluente del Tevere, che divide il Lazio
dalla Sabina
Anio: signore di Delo e ministro di Apollo III, 119
Anna: sorella di Didone IV, 13 e passim
Antandro: città alle falde del monte Ida, a sud di Troia, nel
golfo Adramitteno III, 8
Antemna: città sabina VII, 919
Antènore: amico di Priamo che, caduta Troia, venne col suo
popolo degli Èneti in Italia, prima di Enea; e, risalito l' Adriatico lungo la
costa liburnica (fra l'llliria e l'lstria), vi fondò Padova, ove ancora la
tradizione venera e custodisce il suo sepolcro - I, 352
Anteo: comandante di una nave di Enea - I, 265
Anteo: guerriero latino ucciso da Enea X, 812
Antifate: figliastro di una tebana e di Serpedonte. Guerriero
troiano IX, 1008
Antore: compagno di Ercole, nativo di Argo, ucciso da
Mezenzio X, 1126
Anùbi: Dio egizio con la testa di cane VIII, 1004
Anxure: guerriero ucciso da Enea X, 788
Ànxuro (Giove) protettore di Anxur, città della costa, oggi
Terracina - VII, 1161
Àpici lanosi: i berretti conici di lana portati dai Flàmini,
sacerdoti delle maggiori divinita VIII, 950
Aquilone: vento di tramontana
Arasse: fiume di Armenia, le cui acque impetuose non
sopportavano ponti VIII, 1043
Àrdea: capitale dei Rùtuli, nel Lazio, a sud est della foce del
Tevere VII, 598 e passim
Are: isolotti scogliosi (detti di Egimuro) che sorgono nel golfo
di Cartagine I, 157
Argileto: quartiere di Roma sotto il Campidoglio, che
significherebbe Argi letum, morte di Argo, straniero ospite di Evandro che
aveva tentato di togliergli il regno; onde fu ucciso dal popolo VIII, 501-2
Argiripa: vedi Arpi
Arpi: una delle città fondate da Diomede quando si stabilì in
Italia; il fondatore l'aveva prima chiamata Argiripa, da Argo sua patria XI,
354-55
Arpie: mostri favolosi (Celeno, Orchìpede, Aello),
personificazione delle tempeste. Erano state mandate da Giove a disturbare
i pasti di Finèo, profeta tragico che rivelava gli arcani degli Dei; ma poi
due figli del vento Bòrea le cacciarono di là, conducendole nelle due
isolette dello Ionio, dette Strofadi - III, 317 e segg e passim
Arrunte: guerriero etrusco uccisore di Camilla. Opi, seguace di
Diana, si vendicò uccidendolo - XI, 1095
Arturo: la coda dell'Orsa, la più bella stella della costellazione
di Boote, il cui sorgere e tramontare portava burrasca I, 1094
Asila: capo etrusco uccisore di Corineo X, 255
Asio: guerriero troiano X, 181
Assaraci: i due fratelli al seguito di Enea X, 182
Assaraco, Ilo: figli di Troo, figlio di Dàrdano I, 413 e passim
Astianatte: liglio di Ettore e di Andromaca, fu latto precipitare
dalle mura di Troia per consiglio di Ulisse II, 675
Astir: capo etrusco alleato di Enea X, 261
Atamante: guerriero greco nascosto nel ventre del cavallo
introdotto in Troia II, 395
Ati: capostipite della "gens Atia"
Atina: città dei Volsci VII, 917
Atlante: figlio del titano Giapeto e di Climene
Ato: monte della penisola Calcidica; oggi monte Athos
Attore: capo degli Aurunci vinto da Turno XII, 137
Attore: guerriero troiano che soccorre la madre di Eurialo IX,
723
Auleste: capo etrusco alleato di Enea, ucciso da MessapoX,
300; XII, 415
Àulide: porto della Beozia, da cui salparono i Greci, per
muovere contro Troia IV 620,
Aurunci: antIca denominazione degli Ausones VII, 296 e
passim
Austro: vento di sud, detto anche Noto; il nostro
Scirocco;generalmente apportatore di burrasca
Automedonte: scudiero e auriga dei cavalli del Pelìde II, 703
Aventino: figlio di Ercole e di Rea sacerdotessa, eroe latino
VII, 956
Bacco: figlio di Giove e di Sémele. Incoronato di edera , alloro
e pàmpini. Aveva gli epiteti di Bromio, Lièo, Lenèo, Libero. Le sue feste
rumorose e orgiastiche si chiamavano trietèriche o triennali - VII, 558-89,
e passim
Baia: la celebre stazione termale dei Romani, vicina a Cuma e
perciò detta anch'essa euboica IX, 1028
Barce: nutrice di Sicheo - IV 931
Bellona: sorella di Marte (vedi) e Dea della guerra, VII, 456
Benàco: nome antico del lago di Garda X, 298
Berecinzia: vedi Cibèlo
Beroè: moglie di Tamario Doriclo, sotto le cui spoglie si cela
Iride V 880
Bizia: Iratello di Pandaro, {iglia di Alcanore, peri per manodi
Turno nell'accampamenlo troiano - IX, 971
Bòrea: vento di nord
Briarèo: gigante dalle cento braccia, figlio del Cielo e della
Terra VI 420
Bronte: ciclope che lavora nell'officina di Vulcano VIII, 605
Bruto: vendicò Lucrezia che era stata oltraggiata da Sesto
Tarquinio e iniziò il regime repubblicano VI, 1176
Bute (vedi Erice) discendeva da un famoso pugilatore, Amico
re dei Bèbrici, popolo della Bitinia V 529
Bute: armigero di Anchise sotto le cui spoglie Apollo compare
ad Ascanio. Fu ucciso da Camilla - IX, 920: XI, 997
Caco: gigantesco mostro di aspetto terrifico, il quale, essendo
figlio di Vulcano vomitava fuoco dalla bocca. La tradizione lo laceva
dimorare in una caverna del monte Aventino nei cui dintorni compiva ogni
sorta di ruberie e di delitti VIII, 278 e segg
Cadùceo: la verghetta di Mercurio, con cui il Dio guidava le
anime nell'oltretomba (Tàrtaro, Orco) IV 349-54
Caferèo: vedi Aiace d'Oileo I, 60-63; XI, 374 76
Caico: comandante di una nave della flotta di Enea - I, 266;IX,
50
Caièta: nutrice di Enea - VII, 1
Calcante: celebre indovino che accompagnò i Greci alla guerra
troiana II, 152 e passim
Calibèe (masse) masse di ferro incandescente, quali si lavorano
dai Càlibi popolo del Ponto - VIII, 599
Calidòne: Diana, offesa perché Eneo, re dell'antica Calidone in
Etolia, non le aveva offerto i dovuti sacrifici, mandò col consenso di
Giove, un cinghiale a devastargli il territorio VII, 439-40
Camerina: contro il volere dell'oracolo, fu prosciugata la
palude che si stendeva intorno alla città Cosi i nemici, secondo una
leggenda, poterono passare sul terreno asciutto e la distrussero III, 1033
Camerto: greco ucciso da Enea - X, 814
Camilla: figlia del re Metabo fuggito dalla città di
Priverno,consacratasi a Diana, tu a capo della talange volsca ed uccisa da
Arrunte XI, 624 e passim
Caone: Troiano fratello di Eleno, - III, 508
Caònia: regione dell'Epiro; oggi territorio di Santi Quaranta-
III, 509
Càos: l'immenso vuoto degli abissi, da cui turono generati
Gea(la Terra), il Tartaro, Eros (l' Amore), l'Erebo e la Notte; e da cui
derivarono l'Etere e il Giorno, Urano (cielo) e il Ponto(mare) - VI, 386
Capi: il mitico fondatore di Capua II, 55 e passim
Capi: troiano uccisore di Priverno e comandante di una nave di
Enea - I, 265 e passim
Capri: astri della costellazione dell' Auriga, che sogliono recare
tempesta quando sorgono (ottobre) e quando tramontano (novembre), IX
965
Càrii: popoli dell' Asia Minore VI, 1039
Carine: il più sontuoso quartiere della Roma augustèa, sul colle
Esquilino III, 523
Carmenta: ninfa madre di Evandro (da carmen, vaticinio,
avendo ella avuto virtù profetiche) VIII, 488
Caròn: o Caronte, il noto traghettatore dei morti su l'
Acheronte; era figlio dell'Erebo e della Notte VI, 436, 473
Castore: guerriero troiano X, l82
Catèie: picche germaniche VII 1075
Catillo: fratello di Cora, giovane auriga, entrambi fratelli di
Tiburte VII, 916; XI, 672
Catone: il Vecchio, detto anche Censore (m. nel 149 a C )VIII,
960
Caulona: l'odierna Castro Vetere III, 823
Cèculo: fondatore di Preneste (oggi Palestrina), concepito dalla
scintilla; fu deposto dalla madre presso il tempio di Giove,e, trovato sul
focolare dalle fanciulle che si recavano ad attingere acqua, fu creduto figlio
di Vulcano VII 984 e segg
Celenna: luogo della Campania, come Batulo, Rufra e Abella
(oggi Avella) VII, 1971 e segg.
Cenèo: bellissima fanciulla amata da Nettuno da cui ottenne
poi di essere mutata in uomo, e in tale forma compì molte imprese, anche
contro i Centauri. Uccisa da questi riprese nell'Inferno il primitivo sesso
VI, 645 47
Centauri: i noti mostri metà uomini e metà cavalli, nati da
Issione e da Nefele (nuvola), che abitavano la Tessaglia VI, 419 e passim
Ceràuni: monti dell'Epiro - III, 753
Cèrbero: mostruoso cane con tre teste che vigilava l'entrata
nell'Inferno VI 602-11
Cere: fiumicello che bagnava Agilla (v ) nella bassa Etruria;e
anche città posta sul fiume VIII, BS3
Cerere: la Dèmetra dei Greci, Dea delle biade e madre di
Prosèrpina; sorella di Giove, di Giunone, di Nettuno, di Plutone
Cesto: sorta di grande guanto fatto di strisce di cuoio in cui
erano cuciti pezzi di ferro, per il pugilato V 97
Cetego: guerriero rutulo ucciso da Enea XII, 729
Chimera: mostro con testa di leone e corpo di capra, che
vomitava fuoco; fu uccisa da Bellerofonte VI 422
Cibèlo: monte della Frigia, ove era venerata la Dea Cibèle
madre di Giove e gran Madre degli Dei, detta anche Berecinzia dal popolo
dei Berecinzii (Frigia) che avevano per lei un culto particolare. I sacerdoti
di lei, Coribanti, usavano, nei riti o Misteri, cembali di bronzo; e la Dea
procedeva su un carro tirato da due leoni - III, 166-70 epasstm
Cicno: re dei Liguri, ammirò molto Faetonte di cui pianse
lungamente la morte, onde fu tramutato in cigno (In quella stessa
occasione le sorelle di Faetonte furono mutate in pioppi). Suo figlio
Cupavone, duce dei Liguri alleati con Enea, porta sul cimitero penne di
cigno, in memoria X, 267-85
Cidone: cretese, da Cidone città dell'isola XII 1227
Cillènio: epiteto di Mercurio che era nato sul monte
Cillène,nell' Arcadia IV 364
Cimotòe: una delle Nereidi, divinità marine I, 203
Cinto: monte dell’isola di Delo IV 216
Circensi (giuochi) il ratto delle Sabine non avvenne durante i
Ludi Circenses che non erano stati ancora istituiti ma durante le Consualia,
feste in onore del dio Conso. Virgilio si compiaceva di simili anacronismi,
per riportare a tempi remotissimi le varie istituzioni romane VIII 910-11
Cisseo: il padre di Ecuba moglie di Priamo. Ella ebbe un sogno
in cui le parve di generare da una fiaccola; gli indovini predissero la
nascita di un figlio (che fu Paride) che avrebbe contratto un matrimonio (e
fu con Elena), che sarebbe stato incendio e rovina della sua patria VII,
460-2 e altrove
Clàmide: larga sopravveste di lana, trapunta d'oro; e anche
mantello di guerra o di parata III, 722 e passim
Clàrio: città della Lidia, ove era un tempio d' Apollo, tra boschi
di lauro III, 542
Claro: originario della Licia, fratello di Sarpedonte e di
Temone X, 184
Claudio: sabino sceso a Roma dopo la cacciata dei re con 5000
clienti, fu accolto fra i patrizi col nome di Appio Claudio, formando la
tribù e la gente Claudia, tanto famosa che Virgilio la fa risalire al tempo di
Enea VII, 1024-47
Clelia: la celebre fanciulla che, data in ostaggio a Porsenna,
fuggì attraversando a nuoto il Tevere VIII, 93233
Clizio: guerriero eolio al seguito di Enea, ucciso da Turno IX,
1117
Cloanto: duce di Scilla, amico di Enea. Da lui discenderà la
famiglia dei Cluenzii I, 323 e passim
Cloreo: sacerdote di Cibele e guerriero troiano XI, 1108
Cocito: vedi Acheronte
Cocle: Orazio Coclite (cioè cieco di un occhio), celebre per la
difesa del ponte Sublicio VIII, 930 31
Cora: fratello di Catillo giovane argivo VII, 976 e passim
Corebo: figlio di Migdone, promesso sposo di Cassandra e
difensore di Troia II, 510
Corineo: raccoglie le ossa di Miseno in un'urna VI, 332-37;
XII, 427
Corinto: distrutta da L Mummio nel 146 a C dopo la vittoriosa
conquista della Grecia VI 1211
Còrito: vedi Dardanidi III, 259 e passim
Cornigera (corrente) i fiumi si rappresentavano con testa o
corna di toro VII, 113
Cortina: Il timpano o caldaia che si poneva sul tripode di Delfo
e dai cui suoni si traevano augurii III 136-37
Cosso: A. Cornelio Cosso vincitore dei Veienti nel 428 a C
,che riportò le seconde spoglie opime: le prime erano state riportate da
Romolo VI, 1219
Creteo: amico delle Muse guerriero di Enea ucciso da Turno
IX 1118
Creùsa: figlia di Priamo e di Ecuba e moglie di Enea II, 931 e
passim
Crustumèrio: città della Sabina VII, 918
Cupavone: duce dei Llguri al seguito di Enea X 268
Curèti: i primi abitatori leggendari di Creta III, 198
Curi: luogo della Sabina, patria di Numa Pompilio VI, 1173
Dai: popoli del Caspio - VIII, 1042
Dànae: vedi Inaco VII, 595
Dardanidi: i discendenti di Dàrdano mitico eroe italico di
Còrito(l'umbra Cortona), figlio di Giove e di Elettra, emigrato in oriente.
[Una genealogia dei Dardànidi si può tracciare così: da Dàrdano nasce
Erittonio, da questi Troo; da Troo vengono tre figli, Ilo, Assaraco e
Ganimede (vedi); da Ilo nasce Laomedonte e da questi,con altri, Priamo;
da Assàraco nasce Capi e da questi Anchise]
Darete: pugilatore e guerriero troiano V 523; XII, 516
Deifobo: figlio di Priamo, che aveva sposato Elena dopo la
morte dI Paride VI, 708 e segg
Demofonte: guerriero troiano ucciso da Camilla XI, 976
Demoleonte: guerriero vinto da Enea durante la guerra troiana
V 378
Dindimo: monte della Frigia sacro a Cibèle
Diomède: eroe greco, figlio di Tidèo (onde la denominazlonedi
Tidide), che regnò in Argo sotto la suprema signoria di Agamennone (che
risiedeva in Micène)
Dionèa (madre) figlia di Dione; Venere III, 30
Diore: fratello d' Amico ucciso da Turno V 427; XII 722
Dire: le tre Furie XII, 1210
Dittèi: cretesi , da Dicte montagna dell'isola III, 260 epassim
Dòlopi, Mirmidoni: popoli della Tessaglia, guidati alla guerra
troiana da Achille e da Neottòlemo Pirro, suo figlio II, 9, 1148
Dònisa, Olèaro, Paro: isole delle Cicladi, Paro era famosa per i
suoi marmi bianchi III, 190 91
Doriclo: nativo della regione del monte Tmaro in Epiro, marito
di Beroè, V 881
Doto, Galatea: nereidi, figlie di Nereo - IX, 149
Drance: latino, capo degli ambasciatori inviati ad Enea, per
chiedere la tregua, e avversario di Turno XI, 174
Driopi: abitanti della Dòride, presso il Parnaso IV, 214
Eaco: èaco, un altro figlio di Giove, re dell'isola di Egina,
padre di Peleo che poi generò Achille (v ); da lui furono denominati Eàcidi
i discendenti
Ebalo: èbalo, figlio della ninfa Sebetide (nata dal Sebeto) e di
Telone, che coi suoi Telèboi (popolo dell' Acarnania) si era stanziato
nell'isola di Capri VII, 1064-73
Ebro: fiume della Tracia, oggi Maritza I, 465 e altrove
Ecate: ècate, vedi Diana IV 747-48, 892-94
Ecuba: la moglie di Priamo; madre di cento figli, metà maschi
e metà femmine. Ma è numero generico convenzionale; Omero nell'Iliade
parla di 50 figli e 12 figlie Il 741
Egeòne: altro nome di Briareo X, 818
Egida: scudo di Giove, negro perchè suscita tempeste. Fatto
con la pelle della capra Amaltèa, dal cui latte era stato nutrito Giove
quando, appena nato, fu nascosto dalla madre Rea; dal vocabolo greco aix-
aigòs capra, lo scudo si chiamò ègida VII, 513
Egida: la corazza di Minerva, ornata intorno di serpenti, e
recante al centro la testa di Medusa, una delle tre Gòrgoni (v) VIII, 620
Elena: figlia di Giove e di Leda (moglie di Tindaro re di
Sparta) e sorellastra dei gemelli Càstore e Pollùce, figli legittimi di Tindaro
e di Leda
Eleno: figlio di Priamo indovino come la sorella Cassandra.
Caduta Troia, tra i prigionieri di Pirro, che lo condusse in Epiro insieme
con Andròmaca. Quando Pirro fu ucciso da Oreste, ‘Eleno gli successe nel
regno e nel possesso di Andròmaca, che fece sua moglie III, 452 e segg
Elenore: fanciullo figlio della schiava Licinnia, ucciso dalle
schiere di Turno IX, 785
Elettra: la ninfa amata da Giove, figlia di Atlante. Dàrdano era
nato da lei. Altra liglia di Atlante era Maia che fu madre di Mercurio dal
quale nacque Evandro. Cosi Evandro ed Enea erano cugini, e provenivano
dal ceppo di Atlante VIII, 200 11
Elettro: lega di oro e d'argento VIII 576
Elimo: troiano al seguito di Aceste V 102 431
Elòro: fiumicello presso capo Pachino. Alla foce inonda le
terre III 1030
Ematione: guerriero perito nella mischia tra Latini e Troiani
IX, 822
Emilio Paolo: vincitore di Perseo re di Macedonia VI, 1208
Emonide: ministro di Febo e sacerdote di Diana X, 774
Encèlado: uno dei Giganti che tentarono di lottare con Giove,e
furono da questo abbattuti: fulminato, fu sepolto sotto l'Etna III, 585 e
passim
Entello: pugilatore amico di Aceste V 550
Eòe: dal greco Eos: dell’ Aurora, orientali - I, 715
Epèo: vedi Troia II, 397
Epito: prode difensore di Troia II, 509
Erbèso: guerriero ucciso da Eurialo durante la strage notturna
IX, 494
Ercole: il celeberrimo eroe della stirpe dorica (Eracle dei
Greci). Figlio naturale di Giove e di Alcmèna, moglie di Anfitrione re di
Tirinto. Perseguitato dalla gelosa Giunone strozzò, quando era ancora nella
culla, due serpenti mandati da lei per ucciderlo, compiendo poi, al servizio
del tiranno Euristeo, le celebri dodici fatiche. L'ultima e la più grave di
queste fu la sua discesa all'Inferno, ove da Plutone ebbe il permesso di
portare con sé Cerbero il tricipite custode, perché riuscisse a domarlo
senza armi. Ercole lo strinse alle 3 gole e lo incatenò traendolo tuori
dall'Inferno; e qui lo ricondusse dopo averlo mostrato a Euristeo. Altra sua
impresa fu la spedizione contro Troia, che egli distrusse per vendicarsi del
re di essa Laomedonte (v.). Dopo infinite altre vicende, fu assunto in
Cielo, ove ebbe in moglie Ebe, coppiera degli Dei, e il dono dell'eterna
giovinezza V 587 e passim
Erebo: Una delle divinità infernali, che si intende anche per il
regno stesso delle Ombre IV 746
Erètro: l'odierna Monterotondo VII, 1032
Erice: figlio di Bute e di Venere, e quindi fratello di Enea per
parte di madre Pugilatore di gran forza, fu vinto e ucciso da Ercole dopo
aver fondalo la città di Erice su l'omònimo monte nell' angolo nord ovest
della Sicilia. Qui Enea fondò il celeberrimo tempio di Venere Ericina, di
cui si ammirano ancora le imponenti rovine V 35 e passim
Erìdano: fiume leggendario, che fu identificato con Rodano,
Reno e poi col Po VI, 947
Erifle: sedotta dal dono di una collana d'oro indicò a Polinice il
luogo ove suo marito, l'indovino Anfiarào, s'era nascosto per non andare
alla guerra dei Sette contro Tebe: per ciò ella fu poi uccisa dal figlio
Alcmèone VI 642
Erimante: guerriero troiano ucciso da Turno IX 1015
Erimanto: monte dell' Arcadia, ove Ercole uccise il cinghiale
che lo infestava VI, 1161
Erinni: dette anche Eumenidi, in latino Furie, originariamente
erano le Dee della maledizione, che perseguitavano i rei di delitti nefandi;
in senso più largo sono le Dee della discordia, e ispiratrici del furore
omicida. Avevano le chiome fatte di serpenti. Erano tre: Alletto, Tisifone,
Megera II, 504
Ermione: figlia di Menelao re di Sparta (Lacedemone) e di
Elena (figlia di Leda); era stata promessa sposa a Oreste, figlio di
Agamennone III, 500
Ermo: fiume della Licia VII, 1045
Èrniche (vette): le montagne degli Ernici, ricche di ruscelli;
capoluogo ne era Anagni VII 992
Esperidi: le mitiche figlie di Atlante, nel coi giardino
crescevano gli alberi dalle frutta d'oro, vigilate da un drago IV, 707
Èspero: la stella della sera, cara a Venere come Lucifero, stella
del mattino
Etiope contrada: la terra sud occidentale dell' Africa, che
toccava con un lato l’Oriente, con l'altro l'Occidente IV 702
Eumede: figlio di Dolone ucciso da Turno XII, 493
Eumelo: annunziatore dell'incendio delle navi troiane nel porto
di Drepano in Sicilia V 941
Eumènidi: le Forie: vedi Erinni VI, 410
Eurialo: troiano al seguito di Enea. Vinse la gara di corsa in
Sicilia. Amico di Niso, morì assieme a lui nella sortita contro il campo
latino V 424
Euripilo: celebre indovino della Tessaglia, che come Calcante
partecipò alla gUerra di Troia II, 173
Euristeo: vedi Ercole VIII, 427
Eurizione: arciere troiano fratello di Pandaro V 698
Euro: vento di levante
Euròe: dell'Euro III, 793
Euròta: fiume del Peloponnèso, che bagna Sparta ove era vivo
il culto di Diana I, 733
Evadne: moglie di Capaneo, uno dei Sette contro Tebe; si gettò
sul rogo del marito, dopo che questi cadde fulminato da Giove VI, 641
Evandro: personaggio leggendario, che si diceva fosse venuto
dall' Arcadia e avesse fondato la città di Pallanteo dal nome del suo avo
Pallante; in quegli stessi luoghi ove poi sorse Roma. Secondo Livio, il
nome di Palatinum, o mons Palatinus, deriva da Pallanteum VIII, 77
Evante: guerriero frigio ucciso da Mezenzio X, 1018
Fabrizio: Il famoso dittatore che pur essendo poverissimo non
si lasciò corrompere dai doni di Pirro VI, 1216
Fado: guerriero latino ucciso da Eurialo nella strage notturna
compiuta al campo nemico IX 494
Faetonte: epiteto del Sole, che vale “splendente”. Secondo una
leggenda, era figlio del Sole: avendo una volta avuto dal padre il permesso
di guidare il suo carro, non seppe reggerne i cavalli, e si avvicinò troppo
alla Terra producendovi gravi danni; onde Giove lo fulminò precipitandolo
nell'Erìdano. Le sorelle di lui, le Eliadi, lo piansero a lungo, finché furono
tramutate in pioppi X, 274
Fàlere: piccole borchie metalliche, per ornamento del petto dei
guerrieri, e anche del petto e della fronte dei cavalli V 445 e fjasstm
Faleri: Troiano ucciso da Turno IX, 1100
Farro: mistura di cruschello e di sale che si spargeva sulla testa
delle vittime prima del sacrificio II,201
Febe: l'aspetto femminino di Febo: la Luna X, 314
Fedra: figlia di Minosse e moglie di Teseo, amò Ippolito suo
figliastro; da lui respinta lo accusò a Teseo, il quale chiese vendetta a
Nettuno. Questo Dio, mentre Ippolito era sul cocchio lungo il mare, fece
apparire un mostro, che spaventò i cavalli, sì che Ippolito fu travolto e
morì. Fedra, per rimorso, si uccise VI, 642; VII, 1109
Fenèa (città) Fenèo, antica città dell' Arcadia VIII, 243
Fenice: maestro di Achille e suo compagno nella guerra troiana
II, 1113
Ferònia: antica divinità italica; amata da Giove VII, 1162,
Fescennini: di Fescènnia, città etrusca; come i Falischi della
città di Falerio; gli abitanti di Soratte monte che domina Falerio; quelli del
territorio Flavinio, sul corso del Tevere; quelli della regione del Cimino,
pure presso Falerio; quelli di Capena, città tra il Soratte e il Tevere VII
1009 e segg
Filottete: eroe della guerra troiana, fondatore della città di
Petelia III, 603
Flegiàs: fu padre di Issione e incendiò il tempio d' Apollo in
Delfo VI 891
Forbante: sotto le cui spoglle si cela il Sonno e inganna
Palinuro che cade in mare e perisce V 1196
Forco: Dio marino, figlio del Mare e della Terra, fratello di
Nereo V 348
Furie: vedi Erinni
Galèri: berretti VII, 999
Galeso: vecchio contadino che cerca di mettere pace tra Latini
e Troiani VII, 777
Gèa: nome greco della Terra; da questa e da Urano (il Cielo)
nacquero i Titani; Giove li fulminò e li precipitò nell'inferno VI, 836
Gela: l'odierna città siciliana, sul fiume Gela (oggi Ghiozzo)
III, 1035
Geloni: popoli della Scizia VIII, 1039
Getiche (campagne): la Tracia, abitata dai Geti, ove Marte
Gradivo aveva un culto particolare III, 52
Gìa: comandante della nave <<Chimera>> della flotta di Enea
I, 323
Giàro, Mìcono: due isolette vicine a Delo - III, 112-15
Giuturna: ninfa sorella di Turno; fu amata da Giove che in
compenso le concesse l'immortalità XII, 199 e passim
Glauco: vecchio Dio marino profetico - V 1170. Fu padre di
Deifobe, la Sibilla di Cuma VI, 48
Glauco, ecc.: eroi dell’Iliade. Idèo era auriga e scudiero di
Priamo VII, 691-94
Gòrgoni: le tre figlie del Dio marino Forco: Stèno, Euriale e
Medusa. Avevano le chiome fatte di serpentelli, e impietrivano con lo
sguardo chi le guardava. Furono uccise da Perseo VI 423
Gradivo: vedi Marte III, 51
Grinèo: appellativo di Apollo, dal bosco presso la città di
Grinio, nell' Asia Minore, dove aveva un tempio IV 499
Iadi: figlie di Atlante, una costellazione della testa del Toro.
Erano foriere di mal tempo I, 1094
Iàpige: vento di nord est che spira dalla Iapigia (penisola
salentina) - XI, 353
Iàsio: fratello di Dàrdano: vedi Dardanidi III, 255
Ida: il monte che sovrasta Troia III, 168 e passim
Ida: monte dell'isola di Creta ove Giove fu generato da Cibèle
III, 157
Idàlio: monte dell'isola di Cipro, sacra a Venere I, 998
Idèo: attributo troiano di Giove, perché venerato sul montelda
(Asia Minore) e perché nato e allevato sul monte Ida in Creta; l'epiteto è
attribuito anche a Cibele VII, 196
Ideo: auriga di Priamo: è un'ombra che Enea incontra
nell'Inferno VI, 694
Idmone: araldo di Turno - XII, 108
Idomeneo: re di Creta, che prese parte alla guerra Troiana.
Tornato in patria, ne fu cacciato per aver sparso il sangue del suo figliuolo
in un sacrificiio agli Dei. Virgilio lo dice littio, da Lictos, città dell'isola di
Creta - III, 182 e 600
Ifito: troiano compagna di Enea II, 643
Ilia: sacerdotessa di stirpe ilia, cioè troiana, e della tamiglia
reale; figlia di Numitore, re spodestato del fratello Amulio. Virgilio in ciò
segue Ennio, che fa Ilia la madre dei due gemelli, non Rea Silvia (la quale
sarebbe invece stata amata da Ercole generando Aventino) I, 396
Ilioneo: ambasciatore di Enea inviato a Latino I, 175 epasstm
Ilo: figlio di Troo, ombra che Enea incontra nei Campi Elisi
VI, 933
Inàchia: epiteto di Argo, da Inaco suo fondatore VII, 408
Inaco: il fondatore di Argo (o di Micène; le due città sono
spesso scambiate dai poeti). Suo discendente fu Acrisia, padre di Danae, la
quale, secondo una tradizione, approdò in Italia, vi sposò il re Pilumno
fondatore e re di Ardea e antenato di Turno. E’ rappresentato da Virgillo
come Dio fluviale, e perciò in atto di versare acqua da un’anfora VII,1149-
50
Infula: ornamento del capo di sacerdoti e di vestali, e segno di
consacrazione e di inviolabilità. Era una benda di lana avvolta largamente
intorno alla fronte, o a foggia di diadema, bianca e scarlatta. Era tenuta
ferma mediante la vitta, i capi della quale pendevano in giù da ambo le
parti III, 121; X 776
Io: figlia di Inaco, era stata amata da Giove; Giunone per
vendetta la mutò in mucca e le diede a guardia Argo, mostro dai cento
occhi VII, 1146 50
Ipani: difensore di Troia II, 509
Ipocoonte: famoso arciere figlio di Irtaco V, 695
Ippolita: una delle Amazoni, come Pentesilèa, sua sorella;
entrambe figlie di Marte XI, 955
Ircàne: dell'Ircània, regione asiatica presso il Caspio IV 531
Ismària: la Tracia, dal monte Ismaro X, 508
Issione: re dei Làpiti in Tessaglia. Offese Giunone durante un
banchetto organizzato da Giove - VI, 867
Italo: eroe epònimo degli Itali come Sabino, che fu re mitico
dei Sabini VII, 255
Lade: fratello di Glauco, figlio del licio Imbraso, fu ucciso da
Turno XII, 489
Laerte: il padre di Ulisse III, 413
Lago: guerriero ucciso da Pallante X, 550
Làmiro - Lamo - Serrano: guerrieri al seguito di Turno uccisi
da Niso dopo la sua sortita notturna al campo Latino IX, 480
Laocoonte: fratello di Anchise e sacerdote di Nettuno II 65-67,
303-340.
Laodamia: moglie di Protesilao. Ucciso questo da Ettore sotto
Troia, ottenne di evocarne l'ombra, che poi seguì nell'Inferno VI, 641
Laomedonte: re di Troia. Nettuno e Apollo costruirono per lui
la cittadella, Pèrgamo, ma egli negò loro la pattuita mercede; onde Nettuno
espose la figlia di lui Esìone a un mostro marino. Egli chiese allora il
soccorso di Ercole, promettendogli i cavalli avuti da Giove in cambio del
rapito Ganimede; ed Ercole uccise il mostro. Ma egli mancò ancora alla
parola data, onde Ercole se ne andò minacciando guerra. E guerra fece
poco dopo, in unione con Peleo, Telamone e altri eroi greci; la città fu
presa, e Laomedonte fu ucciso con tutti i suoi figli tranne Priamo, che
ricostruì e fece rifiorire la città IV 794 e passim
Làpiti: Issione re dei Làpiti e suo figlio Piritòo; il primo osò
oltraggiare Giunone; il secondo tentò con Teseo di rapire Prosèrpina
dall'Inferno. Il popolo dei Làpiti fu sterminato dai Centauri, per opera di
Marte, sdegnato perchè non era stato invitato alle nozze di Piritòo (v.),
loro re, con Ippodamia VI, 867; VII 436-37
Laride: eroe caduto nella mischia tra Troiani e Latini. Era
fratello di Timbro X 563
Larissèo: di Larissa, città della Tessaglia; della regione era re
Achille II 301 e passim
Latino: figlio di Fauno e di Marica ninfa Laurente, re del Lazio
VII, 63 e passim
Latona: donna amata da Giove, da cui generò Apollo e Diana
nell'isola di Delo ai piedi del monte Cinto I, 739 e passim
Laurento: città sede del re del Lazio, Latino, al tempo
dell'arrivo di Enea in Italia: sorgeva a sud delle foci del Tevere VI, 1290 e
passim
Làuso: il figlio di Mezènzio, giovinetto eroe immolàtosi per
salvare la vita del padre VII, 94648; X, 1145 1217
Lavinia: figlia di Latino re del Lazio, sposa ad Enea dopo la
morte di Turno I, 387 e passim
Lavinio: città del Lazio fondata da Enea, dal nome di Lavinia,
figlia di Latino, re del Lazio, da lui presa in moglie dopo il suo vittorioso
duello con Turno I, 387 e passim
Lebèti (dodonèi): lebèti, cioè grandi bacini di bronzo per
acqua, simili a quelli che si sospendevano alla querce del tempio di Giove
in Dodona (Epiro), ov' era un celebre oracolo. Dai suoni che essi, percossi,
rendevano, si traevano i vaticinii III, 697
Lèlegi: popoli dell' Asia Minore VIII, 1040
Lemnèo (padre): Vulcano, molto venerato nell'isola di Lemno
VIII, 647
Lenèo (onor): il vino. Lenèo era uno degli epiteti di Bacco IV
300
Lerna: palude dell' Argòlide, ove viveva un'idra dalle molte
teste, che fu uccisa da Ercole VI, 417-18; VI, 1156; VIII, 438
Lete: fiume dell'Eliso, che infondeva l'oblio, come lo Stige,
fiume dell' Antinferno VI, 1010-13
Leucaspi: personaggio che Enea incontra nell'Inferno VI,484
Leucàte: promontorio scoglioso dell'isola di Lèucade, oggi
Santa Maura
Libero: il nome italico di Bacco VI, 1157
Lica: guerriero latino ucciso da Enea X, 812
Licaone: nato a Cnosso (Creta), si segnalò come artefice IX,
437
Lici: popolo dell' Asia Minore, che partecipò alla difesa di
Troia, sotto la guida di Oronte I, 166
Licie (sorti) gli oracoli di Apollo nella città di Pàtara, nella
Licia IV 511
Licinia: schiava, madre di Elenore che essa inviò alla guerra
Troiana IX, 786
Licurgo: antico re di Tracia, che si era opposto violentemente
(immite) all'introduzione del culto di Bacco onde fu punito con la pazzia e
con la morte - III, 22
Lidio: della Lidia (Asia Minore). È in Virgilio epiteto del
Tevere in quanto attraversa l’Etruria, abitata da Lidii.
Lièo: uno dei nomi di Bacco (il greco Diòniso), Dio del vino I
1006; IV 91
Ligere: fratello di Lucago ucciso da Enea X, 835
Liguri: avevano fama di astuti e fallaci X, 269; XI, 1012
Lilibèe (secche) i bassifondi presso il capo Lilibèo, ove sorge
Marsala III, 1040
Limo: veste attraversata da una striscia obliqua di porpora che
copriva il corpo dei sacerdoti dai fianchi fino a terra XII, 174
Linceo: guerriero Troiano ucciso sullo spalto
dell'accampamento di Turno IX, 1109
Lituo quirinale: la verga ricurva usata dagli àuguri, e che usò
anche Romolo (Quirino) nel fondare Roma VII, 268
Lucago: fratello di Ligere, ucciso da Enea - X, 834
Lupercale: grotta del Palatino ove è fama che la lupa allattasse
Romolo e Remo. Era cosi chiamata perché dedicata a Lupercus, deità
pastorale degli antichi Italici, che fu poi identificata con Pan Licèo. Dio
arcadico, cioè della stessa regione da cui proveniva Evandro, e con Fàuno.
Popolari erano in Roma le feste Lupercalia, che si celebravano in febbraio
VIII, 498-500
Luperci: i sacerdoti di lupercus, che nelle feste lupercali
correvano ignudi
Macaone: capo greco, entrò in Troia nascosto nel cavallo di
legno II, 396
Mago: guerriero latino ucciso da Enea X, 752
Maia: figlia di Atlante che fu amata da Giove, e ne ebbe il
figlio Mercurio, messaggero degli Dei. Vedi Elettra - I, 432; VIII, 205
Malèa: promontorio meridionale del Peloponneso, molto
temuto dai naviganti V, 278
Mani: le anime dei morti, purificate e glorificate, diventavano
spiriti immortali col nome di Manes, che significa tanto le anime dei morti
quanto gli Dei degli Inferi: le lapidi mortuarie si intestavano Dis Manibus -
III, 95 e passim
Manlio: Tito Manlio Capitolino, che, dopo la sconfitta dei
Romani su l' Allia, difese il Campidoglio contro i Galli VIII, 934-942
Marcello: M. Claudio Marcello, vincitore dei Galli Insùbri, di
cui uccise il duce Viridomaro, consacrandone poi le spoglie a Ouirino (222
a C), e che più tardi fiaccò per il primo la superiorità dei Cartaglnesi
nell'ltalia meridionale e in Sicilia; riportò le terze spoglie opime (vedi
Cosso). Il Marcello ricordato da Virgilio nei vv 1241-75 del libro VI è un
altro M. Claudio Marcello, figlio di Ottavia sorella d' Augusto, il quale lo
aveva adottato successore nell'Impero; giovine di mirabili speranze, morto
nel 23 a C , appena diciannovenne. La sua morte fu un lutto pubblico VI,
1233-40 e 1241-75
Marìca: ninfa incantatrice, che era venerata presso Minturno
VII, 65
Marpèsia: del monte Màrpeso, nell'isola di Paro VI 674
Marrùvia (gente): i Marsi, il cui capoluogo era Marruvio, e che
obbedivano al re Archippo VII 1087
Massico: capo etrusco X, 240
Massico terreno: regione vitifera della Campania, ai piedi del
Mons Massicus, oggi Marso VII, 1052
Mavorte: vedi Marte XII, 253
Medonte: ombra che Enea incontra nell'inferno VI, 691
Megarico (golto) il golfo di Augusta ove sorgeva la città di
Megara III, 1018
Megèra: una delle tre Furie II, 1214
Mèlite: una delle Nerèidi V 1173
Mèmnone: figlio di Titone e dell' Aurora, che guidò
dall'oriente gli Etiopi in aiuto dei Troiani; fu ucciso da Achille I, 719 e
llassim
Meneste: fratello di Acmon Lirnesio X, 187
Meone: figlio di Forco, ucciso da Enea X, 486
Meònia: nome antico della Lidia X, 205 e llassim
Merope: guerriero Troiano abbattuto da Turno IX, 1015
Messàpo: capo delle genti dell'Etruria meridionale, alleato dei
latini; personaggio probabilmente d'invenzione virgiliana VII, 1003 e segg
e passim
Metisco: auriga di Turno XII, 660
Metto Fufèzio: dittatore degli Albani, il quale, avendo tradito i
Romani alleati, fu per ordine di Tullo Ostilio attaccato a due quadrighe che
furono lanciate in sensi opposti VIII,919-24
Mezènzio: re della bassa Etruria, padre di Làuso; risiedeva
nella città di Agilla oggi Cervèteri VII, 945; VIII 686e segg ; X, 1001 e
segg
Micène: capitale del regno omonimo, nella Grecia meridionale,
sede di Agamènnone, assoggettata con tutta la Grecia dai Romani nel 146
a C - I, 414 e passim
Minosse: giudice dell inferno e fratello di Radamanto VI, 621
Miseno: trombettiere di Enea III, 363
Mnesteo: amico di Enea, comandante della “Pristi". Da lui
prese nome la “gens” Memmia VI 414 e passim
Monèco: oggi Monaco presso Nizza, donde Cesare mosse
contro Pompeo (suo genero, avendo sposato Giulia figlia di Cesare) VI,
1196
Monte Severo: località della Sabina, come Tètrica, Fòruli,
Caspèria; della Sabina erano pure il fiume Imella e il Farfa VII, 1035
Mòrini: popoli della Gallia VIII, 1041
Mummio (L. Acaico): distruttore di Corinto VI, 1205
Murrano: guerriero ucciso da Enea - XII, 752
Muse: figlie di Giove e di Mnemòsine, Dee del canto; era sacro
a loro un bosco del monte Elicona nella Beozia, e il monte Parnaso nella
Fòcide. Erano nove: Clio, musa della poesia e della storia, Calliope (dalla
bella voce) dell'elegia; Urania della poesia astronomica e didascalica;
Melpomene, della tragedia; Talìa, della commedia; Tersicore, della danza;
Erato, della poesia amorosa; Euterpe, della lirica; Polimnia, dell'inno
religioso
Musèo: cantore ateniese, contemporaneo di Orfeo VI, 958
Mutusca: forse l'odierno Monteleone Sabina VII, 1032
Nar: l'odierno Nera, affluente del Tevere, dalle acque sulfuree
e biancastre VII 750
Nariziani: vedi Locrii
Naute: vecchio troiano dotato di virtù profetiche V 996
Nealce Salio: guerriero che si distingue tra Troiani e Latini X,
1091
Neottòlemo (Pirro): figlio di Achille, entrò in Troia nascosto
nel cavallo di legno II, 395
Nerèo: vecchio Dio marino figlio del Ponto (il Mare) e di Gea
(la Terra), padre delle Nereidi ninfe del mare fra le quali Tètide, la madre
di Achille che ottenne da Vulcano le armi per il figlio II, 618 e passim
Nersa: città ignota degli Equi, sull'Aniene VII, 1080
Nettùnia: di Nettuno. E’ epiteto della città di Troia II, 921 e
passim
Nisa: monte e città dell'India, ove Bacco fu allevato e d'onde
mosse a percorrere la Terra su un cocchlo a cui erano aggiogate due tigri
VI, 1159
Nisèa: una Nereide, come Spio, Cimòdoce e Talia V 1174
Niso: figlio della ninfa cacciatrice Ida e di Irtaco. Comandante
delle sentinelle troiane ed amico di Eurialo V 423; IX, 252
Nòmadi: i Nùmidi VIII 1038
Nomento: l'odierna Mentana VII, 1033
Noto: vento di sud (vedi Austro)
Nubigeni: i Centauri, Ileo e Folo, nati da Issione e da una
Nuvola VII, 979
Numa (Pompilio) nativo di Curi, re e sacerdote Romano VI
1163
Numano (Remulo) sposo della sorella minore di Turno fu
ucciso da un dardo scagliato da Iulo che si meritò le lodi di Apollo IX 853
Numico: piccolo fiume laziale tra il territorio laurente e la foce
del Tevere VII 203-04 e passim
Numitore: re albano VI 1106
Numitore: fratello di Meone e di Alcanore figli di Forco X 494
Ocno figlio della protetessa Ma{7to e del Tevere letiuScO
fiume); tondò la città che dal nome della madre si disse Ma{7lova Virgilio
vuoI tar credere che questa fosse la capitaledi una confederazione di dodici
città etrusche, ma tale qualità spetta forse a Felsi{7a IBologna) Le tre stirpi
sarebberol Greci, gli Umbri e gli Etruschi X, 287 e segg
Omole, Otri: (òmole) montagne della Tessaglia VII, 981
Onite: figlio di Echione e di Peridia ucciso da Enea XII, 730
Orco: per i Romani (anche Dite), e Ade per i Greci, sono gli
Dei delle ombre: si intendono anche per il regno stesso - II, 587 e passim
Orèadi: ninfe delle montagne, seguaci di Diana I, 735 epassim
Oricalco: metallo prezioso di natura ignota (platino?) XII 128
Orione: cacciatore di statura gigantesca, figlio di Nettuno.
Ucciso da Diana, fu tramutato In costellazione, la quale, nascendo a mezzo
dell'estate e tramontando al principio dell'inverno fu creduta foriera di
venti e tempeste I, 787; III, 770 e passim
Orizia: moglie del vento Bòrea, che soggiornava nella Tracia,
famosa per i suoi cavalli - XII 120
Ornito: Etrusco ucciso da Camilla mentre fuggiva XI, 980
Oronte: comandante dei Lici, amico e alleato di Enea I,166;
VI, 485
Orse: le due Orse, maggiore e minore, ciascuna di sette stelle
(in figura di carri), onde il nome di Septemtriones I,1094; III, 769
Ortigia: nome antico di Delo III 187 e 219
Pactòlo: fiume della Lidia, che aveva le arene ricche d' oro X,
207
Pafo: Città dell'isola di Cipro, ove Venere aveva sede e tempio
I, 610 e passim
Palamède: figlio di Nauplio re dell'Eubea e discendente di
Belo, scoprì la frode di Ulisse (che si era finto pazzo per non andare alla
guerra troiana); di qui l’odio di Ulisse che nascose nella tenda di Palamède
una finta lettera di Priamo con una somma di denaro quale prezzo del
tradimento; Palamede fu condannato a morte II 126
Palemòne: aveva nome Melicerte, ed era figlio della moglie di
Atamante, Ino. Quando questa, perseguitata dal marito, si gettò in mare,
anche Melicerte la seguì; furono onorati entrambi come divinita marine,
Melicerte col nome di Palemòne, Ino col nome di Leucotèa - V 1170
Palico: eroe locale della regione dell'Etna; l'ara sua è detta mite
perchè a Palico non si sacrificavano vittime umane IX, 843
Palinuro: il pilota di Enea III, 307, 764; V 19 e 1194-1237; VI,
489-554
Pallàdio: statua di pallade Minerva, armata di elmo, asta e
scudo, che si diceva caduta dal cielo; era credenza troiana che la città
sarebbe stata sicura fin tanto che la sacra statua rimanesse sulla rocca II,
247-50 e passim
Pallante: figlio del re Evandro, alleato di Enea, fu ucciso da
Turno VIII, 155 e segg e passim
Pallantèo: vedi Evandro
Pàndaro: celebre arciere che, avendo colpito con una freccia
Menelao, duellante con Paride per risolvere la contesa troiana, fece sì che
la guerra si riaccendesse V 699 - Un altro Pàndaro, fratello di Bizia,
combatte con Turno, e ne è ucciso, nella battaglia del libro IX (971 e
segg.)
Panope: amico di Aceste V 431
Panopèa: una delle Nerèidi, le cinquanta figlie di Nereo e di
Dòride V, 348 e 1173
Pantagia: l'odierno fiumicello Porcari, in Sicilla presso Lentini
III, 1017
Panto: tiglio di Otri e sacerdote di Febo II, 476
Partenopeo: uno dei sette contro Tebe VI 686
Patrono: nato in Acarnania (Epiro), era al seguito di Enea V
429
Pelia: troiano amico di Enea e difensore di Troia II, 643
Pelopèe: costruite da Pèlope (figlio di Tantalo), emigrato dall'
Asia nella penisola greca che fu da lui chiamata Peloponneso. E’ epiteto
attribuito alle città di Argo e di Micène II, 295
Pelòro: lo stretto di Messina ove è il capo Pelòro III, 617
Penati: gli Dei domestici detti anche Dei Lari. Era loro
santuario il focolare domestico destinato ai riti religiosi come alla
preparazione del pasto.
Peneleo: greco uccisore di Corebo, sposo promesso di
Cassandra II 628
Pentèo: re di Tebe. Per essersi opposto all'introduzione del
culto di Bacco, ne fu punito con la pazzia. Euripide nelle Baccanti lo
rappresenta in preda a furioso delirio per il quale crede di vedere due Soli
"ed una doppia Tebe" IV,686-87
Pentesilèa: vedi Amàzoni I, 721
Peònie: di Peone, medico degli Dei, più tardi identificato con
Apollo VII, 1114-15
Pergamo: la rocca (cittadella) di Troia II, 823 e passim
Perifante: greco amico di Pirro II, 702
Perifante: figlio di Epito, il maestro d'armi di Ascanio V, 769
Petèlia: città del Bruzzio (Calabria) fondata da Filottète,
cacciato da Melibèa (Tessaglia) sua patria, dopo il suo ritorno dalla guerra
troiana III, 6024
Pico: Dio della fecondità dei campi, mentre Saturno, suo
padre, è il Dio delle sementi. Fu tramutato in picchio dalla maga Circe -
VII, 67 e 270
Pilumno: vedi Inaco - IX, 4 e passim
Piracmon: ciclope che presta la sua opera nell'officina di
Vulcano VIII, 605
Pirgo: nutrice dei figli di Priamo V, 915
Piritoo: assieme a Teseo scese all'inferno per tentare il
rapimento di Prosérpina VI, 566
Pirro: vedi Dòlopi II, 692 e passim
Pisa: era stata fondata in Etruria da coloni greci dell'omonima
città, posta sul fiume Alfèo - X 259-60
Pistrice: mostro marino III, 64
Plemirio: l'odierno promontorio di Gigante, all'entrata del
golfo di Siracusa; è fortemente battuto dal mare (ondoso) III,1022
Plutone: il re dell'Inferno, fratello di Giove, chiamato anche
Dite, Orco ecc.
Polidoro: uno dei figli di Priamo affidato all'educazione del re
di Tracia che l’uccise per le sue ricchezze quando cadde Troia.
Polifete: ministro di Cerere VI 692
Pollùce: figlio di Giove e di Leda, e perciò immortale, cedette
la metà dell'immortalità propria al fratello Càstore che era mortale essendo
stato generato da Tindaro. Per ciò essi passavano alternatamente un giorno
sulla terra e un giorno nell'Olimpo. Sono entrambi detti Diòscuri (figlio di
Giove) VI, 175
Portùno: Dio marino che spingeva in porto le navi V 350
Potizio: ordinatore delle feste Erculee presso Evandro VilI 392
Procri: moglie di Cèfalo, fu da lui uccisa inavvertitamente,
mentre di nascosto ella lo seguiva durante una caccia VI 639
Pròteo: Dio marino dell’isola di Faro (Egitto)
Quirino: è il Marte sabino, Dio della tribù sabina stabilitasi sul
monte Quirinale; nella fusione di questa con la tribù dei Ramni fu
identificato con Romolo, eroe epònimo dei Romani - I, 424
Quiriti, o Curiti: gli abitanti della Sabina Curi VII, 1031
Radamanto: mitico re di Creta; era fratello di Minosse e
risiedeva in Cnosso VI, 815
Ramnete: re e indovino grato a Turno, ucciso da Niso IX, 465
Rea: secondo una leggenda, Ercole, rapiti gli armenti a Gerione
(vedi Ercole), si recò in Italia presso il re Evandro ed ivi ebbe il figlio
Aventino da Rea Silvia. Romolo e Remo, quindi, non nacquero da costei,
ma da un'altra principessa troiana, Ilia; cosi Virgilio ritenne, seguendo
Ennio VII, 960
Remo: capo al seguito di Turno, ucciso da Niso
Reso: guerriero troiano, a cui Diomede e Ulisse rapirono,
mentre dormiva, i cavalli; secondo un oracolo, Troia non sarebbe stata
presa se questi avessero gustato i pascoli di Troia e bevuto l'acqua dello
Scamandro (Xanto) - I, 691-96
Retea: del promontorio Retèo: per troiana - VI, 724 e passim
Retèo: promontorio della Troade sull'Ellesponto
Reto: guerriero ucciso da Eurialo nella sortita notturna assieme
all'amico IX, 494
Rifeo: troiano amico di Enea II, 508
Romolo (Marzio): figlio di Ilia, della stirpe di Assaraco e di
Marte; re di Roma VI 1119
Romulidi... Curiti: i primi discendenti di Romolo, i secondi
provenienti da Curi, città sabina - VIII, 912
Rosolani campi: in quel di Rieti VII, 1034
Sabèi: provenienti dall Arabia Sabèa (Yemen), ritenuta
ricchissima di metalli preziosi, di avorio e di aromi I, 613
Sace: guerriero rutulo XII, 928
Sacrani: popoli di Ardea VII, 1155
Sacratore (Idaspe): guerriero ucciso da Cedico X, 1084
Sagaride: domestico di Mnesteo V 382
Sàguli: mantelli listati con strisce di metallo colorato VilI 945
Sàlii: i dodici sacerdoti di Marte istituiti da Numa. Avevano
come loro distintivo gli scudi sacri (ancilia) che percuotevano con lance e
mazze, danzando e cantando inni. Virgilio fa risalire la loro istituzione a
Evandro VII, 416 e passim
Salio: nativo di Tegea, città dell' Arcadia, al seguito di Enea V
429
Salmòneo: re dell'Elide, che pretendeva onori divini, e imitava
Giove e i suoi tuoni VI, 842-57
Sarpedonte: o Sarpèdane, eroe licio, figlio di Giove e di
Europa, e fratello di Minosse e di Radamanto, I, 142; X, 678
Saticulani: di Saticula, città sui monti tra Campania e Sannio -
VII, 1058
Sàtura (palude) nelle paludi Pontine, - VII, 1165
Saturnia: vedi Giunone
Saturno: uno dei più antichi Dei nazionali d'Italia, detta perciò
Saturnia. Era il protettore e il fondatore dell'agricoltura italica; fu più tardi
identificato con Crono dio greco, padre di Giove, e si favoleggiò che,
privato da Giove del regno, andò peregrinando, finchè giunse in Italia, nel
Lazio, ove si nascose (latuit, onde il nome Latium) - I, 839 e passim
Scamandro: vedi Xanto
Scèa: denominazione della porta occidentale di Troia - II,904;
III, 529
Scilla: figlia di Nettuno; bellissima fanciulla, fu amata da
Glauco, Dio marino, a cui ella si rifiutò. Egli allora si rivolse a Circe e
questa, mentre la fanciulla si tuffava nel mare, la trasformò in un mostro
con sei teste e dodici zampe, che si fermò su uno scoglio dello stretto di
Messina, presso la costa calabrese I, 289; III, 631
Selinunte: città morta, presso Castelvetrano; di essa sono
ancora visibili le grandiose rovine III, 1040
Seresto: uno dei capi troiani IV 414; IX, 245
Sergesto: compagno di Enea e comandante della nave
Centauro. Da lui uscì la casa Sergia I, 751 e passim
Serrano: C Attilio Serrano, duce nella prima guerra punica,che
stava arando quando gli annunziarono la sua elezione a console (257 aC)
VI, 1217
Serrasti: popolazione delle terre irrigate dal Sarno VII, 1070
Sicanio (seno): il golfo di Siracusa III, 1022
Sidicine: presso Teano - VII, 1055
Sigèo, -a: il mare intorno al promontorio Sigeo, sulla costa
troiana verso l'Ellesponto e il mar Egeo II, 467 e passim
Silvano: divinità italica dei boschi e, per l'affinità che ha con
Fauno, anche degli armenti VIII, 860
Silvia: custode degli armenti del re Latino, era figlia di Tirro
VII 706
Silvio: figlio di Enea e di Lavinia, cosi chiamato perchè nato
nelle selve. Fondò Alba Lunga, che fu poi regnata da Proca, Capi,
Numitore, Silvio, Enea VI, 1100-02
Simoènta: fiumicello della Tròade, affluente dello Scamandro
I, 143 e passim
Sinone: greco prigioniero dei Troiani. Col suo falso racconto
contribuì a persuadere i Troiani a introdurre il cavallo di legno nella città
Sirio: la costellazlone della canicola, che sorge al principio di
luglio III, 216
Sonno: Dio benefico, fratello gemello di Tànato, Dio della
morte; loro parenti erano i Sogni, che secondo Omero abitavano di la
dall'Oceano, in una dimora con due porte, una di corno, l'altra d'avorio; da
questa, essendo l'avorio un corpo opaco,uscivano i sogni falsi e ambigui;
da quella, essendo il corno trasparente, i sogni veri e di facile esplicazione
VI, 1286
Soratte: monte a nord di Roma. Vi si venerava il dio
Sorano,identificato poi con Apollo Per sacrificare a lui, i sacerdoti
camminavano a piedi nudi su carboni accesi - XI, 1131
Sterope: ciclope dell'officina di Vulcano VIII, 605
Stigio (Giove): Plutone, il Dio della regione sotterranea dei
morti
Strimònie: del fiume strimone (oggi Struma), nella Tracia X,
385; XI, 837
Stròfadi: vedi Arpie
Sulmone: cavaliere al seguito di Volcente ucciso da Niso IX,
594
Taburno: monte del Sannio (Campania) XII, 1015
Tago: cavaliere al seguito di Volcente ucciso da Niso IX 602
Tapso: l'odierna penisoletta di Bagnoli III, 1017
Taranto: detta erculea perché si riteneva fondata da Taras,
figlio di Ercole III, 820-21
Tarconte: comandante delle forze etrusche VIII, 717
Tarpea: amazzone amica di Camilla XI, 948
Tarpea: il mons Tarpeius, nome originario del Campidoglio,
dal nome della giovine Tarpeia, che, secondo la leggenda, consegnò le
chiavi della rocca al re sabino Tito Tazio VIII, 5035
Tarquito: figlio di Fauro e della ninfa Driope, ucciso da Enea
X, 797
Tàrtaro: la regione sotterranea del morti in genere, e in
particolare la parte di essa ove sono puniti i rei di colpe nefande VI, 789 e
segg e passim
Tazio (Tito) re dei Sabini VIII, 913
Temone: originario della Licia, fratello di Claro e di
Sarpedonte, guerriero al seguito di Enea X, 184
Termodonte: fiume della Cappadocia ove dimoravano le
Amazoni XI, 953
Terra (madre) la Terra era madre dei Titani e dei Giganti (Cèo
era un titano, Encèlado un gigante): la Terra, per vendicarsi dell'uccisione
di questi fatta da Giove col fulmine, procreò la Fama IV 256-58
Tersiloco: ombra che Enea incontra nell'Inferno VI, 691
Teseo: eroe ateniese che si recò a Creta e vi uccise il
Minotauro, con l'aiuto di Arianna e di Dèdalo. Scese anche all'Inferno
insieme con Piritòo, suo amico, col quale tentò di rapire Prosèrpina VI,
1878 e passim
Tessandro: guerriero greco nascosto nel ventre del cavallo di
legno introdotto in Troia II, 394
Teti o Tetide: la figlia di Nereo, madre di Achille V 1172
Tiade: Baccante o Mènade. Nelle feste triennali di Bacco in
Tebe venivano tratti fuori dal tempio gli arredi sacri e portati in
processione sul vicino monte Citerone; ivi accorrevano le Baccanti a
celebrare l'orgia (cerimonia sacra in onore del Dio) IV, 435-39
Tiberino: il Dio del fiume Tevere VIII, 47 e segg, e passim
Tiburte: fratello di Catillo e di Cora, nipoti tutti di
Anfiarao(llno dei sette cadllti sotto Tebe), che, venuti in ltalia, vi
londarono Fibur (Tivoli) - VII, 976 e segg
Tidèo, Partenopeo, Adrasto: tre dei sette eroi che mossero
contro Tebe; gli altri furono Polinice, Capanèo, Ippomedonte, Anfiarào; vi
morirono tutti, tranne Adrasto, che restò pallido per tutta la vita, a causa
dell'immensa strage che aveva veduto in quella guerra - VI, 685-87
Tidìde: vedi Diomede
Tifei (fulmini): i fulmini con cui Giove colpi Tifèo (o Tifone),
uno dei Titani che gli avevano mosso guerra per detronizzarlo; secondo
una tradizione rimase sepolto sotto il monte dell'Isola di Ischia I, 975
Timàvo: fiume veneto formato da sette sorgenti, che si getta
nell' Adriatico tra Aquileia e Trieste, prorompendovi impetuoso I, 356
Timbrèo: una delle denominazioni di Apollo, dalla valle di
Timbra presso Troia, ove era un famoso tempio al Dio III, 126
Timbro: fratello di Laride, morto in battaglia ucciso da Pallante
X, 563
Timete: fu il primo ad avvistare il cavallo di legno
abbandonato sul lido dai Greci II, 51 - Timete Icetonio fu guerriero al
seguito di Enea X, 181
Tirinzio: vedi Ercole VII, 961
Tirro: pastore dei reali armenti e guardia delle regie campagne
di Latino VII, 703
Tisifone: vedi Erinni VI, 801 e passim
Titole: figlio di Laomedonte (vedi Nettunia) fu per la sua
bellezza rapito dall'Aurora, che chiese per lui l'immortalità, ma non l'eterna
giovinezza; onde egli invecchiò, finché rimase di lui soltanto la voce. L'
Aurora chiese a Vulcano le armi per il loro figlio Mèmnone (v.) IV 856 e
passim
Toante: guerriero greco nascosto nel ventre del cavallo di
legno introdotto in Troia II, 395
Toante: guerriero troiano ucciso da Aleso X, 597
Tolunnio: àugure latino XI, 620; XII, 369
Torquàto: fece uccidere nel 340 a C il figlio perché si era
battuto con un nemico, nonostante il suo divieto VI, 1187
Tràbea: corto mantello rosso dei re e degli àuguri VII,267 e
800: XI 484
Triclinio: tre divani, disposti ciascuno davanti a un lato della
mensa; il quarto lato era lasciato libero perché i servi potessero offrire le
portate. Il divano centrale era riservato ai commensall più ragguardevoli I,
1023; IV 126
Tricorpore (mostro): Gerione, mitico re di Spagna, che aveva
tre teste e sei braccia; possedeva un armento di buoi che egli pasceva di
carne umana. Ercole lo uccise, e si portò via l'armento.
Tritone: divinita marina, figlio di Nettuno e di Anfitrite, col
corpo terminante in forma di pesce, e col petto e le zampe anteriori come
di cavallo. Gli era attribuita una conchiglia marina (concha) in cui egli
soffiava producendo un fragore che sollevava le tempeste e le placava I,
207 e passim
Tritònia: uno degli epiteti di Minerva, da Tritone, nome di un
fiume di Beozia e di un fiume di Tessaglia (oltre che di un lago della
Cirenaica); in questi tre luoghi si asseriva fosse nata la Dea II 258
Trivia: vedi Diana
Troia ed Ecalia: Ercole distrusse Troia per vendicarsi del re
Laomedonte, che mancò alla promessa di dargli in moglie Esìone sua
figlia. Distrusse Ecàlia per un motivo eguale, avendo il suo re Eurito
rifiutata a lui la figlia Iole, già promessagli VIII, 425
Tròilo: giovanissimo figlio di Priamo, ucciso da Achille I, 698
Tulla: amazone compagna di Camilla XI 948
Turno: re dei Rùtuli, figlio di Dàuno e della ninfa Venilia;
fratello di Giuturna. Capitale del suo regno era Àrdea VII, 78 e passim
Ucalegonte: uno dei seniori di Troia II, 466
Ufente: fiume che attraversa le paludi Pontine sboccando a
Terracina VII, 1079
Umbrone: sacerdote e medico inviato da Archippo in aiuto ai
Latini VII, 1090
Velini: abitanti di Velia, nella Magna Grecia, in Lucania, che
avevano trucidato il naufrago Palinuro VI, 529
Velino: il fiume che affluisce nel Nera formando la cascata
delle Marmore (presso Terni) VII, 950
Venilia: ninfa laziale, madre di Turno X, 111
Vènulo: ambasciatore dei Latini a Diomede VIII, 13; XI,346
Vesta: figlia di Rea e di Saturno, e quindi sorella di Giove e di
Giunone; la verginale Dea protettrice del focolare domestico e del focolare
dello Stato
Vèsulo: l' odierno Monviso X, 1029
Virbio: figlio di Ippolito (vedi Fedra) e della ninfa Aricia VII,
1102 e segg
Volcente: capo di trecento cavalieri latini in aiuto a Turno IX,
535
Voluso: comandante delle schiere dei Volsci XI, 670
Xanto: altro nome dello Scamandro, uno dei due fiumicelli
della Tròade I, 696
Zèfiro: vento di ponente, che porta tempeste I, 190 e passim